Le Dimissioni di Benedetto XVI. Uno scherzo di Carnevale? Antonio Romano.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Antonio Romano, a cui va il nostro grazie, offre questa nuova ipotesi sulle dimissioni di Benedetto XVI…Buona lettura e condivisione.

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Le dimissioni di Benedetto XVI. Uno scherzo di carnevale.

In questi giorni si parla molto del nuovo libro di mons. Viganò, dove il portavoce della FSSPX scrive che tutti i papi «postconciliari, sono in stato di scisma con il papato», e li considera «nemici del papato». Personalmente considero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI due santi non scismatici, e pertanto sconsiglio vivamente di leggere questo articolo ai fanatici viganiani nemici del concilio. Ho già affrontato il tema delle dimissioni di Benedetto XVI nel mio libro del 2025, ma dato che la Cattedra di Pietro continua a essere occupata abusivamente tra la totale indifferenza di cardinali e vescovi – compreso Viganò –, non è certamente superfluo riprendere il tema.

A causa delle forti pressioni subite dalla “mafia di San Gallo” – che non è azzardato identificare con la “mafia vaticana” –, quando un appartenente alla loggia massonica Ur-Lodge Maat di nome Barack Obama ha bloccato i conti del Vaticano attraverso il codice SWIFT, Benedetto XVI ha capito che non c’erano più le condizioni per governare la Chiesa. La rinuncia di Ratzinger ha dato vita a una miriade di interrogativi di basso livello argomentativo, tuttavia c’è anche chi si è posto domande serie: perché il Papa non ha rivelato di essersi dimesso a causa delle pressioni massoniche diventate ormai insostenibili e si è inventato l’ingravescente aetate? Perché si è tirato indietro sapendo benissimo che il suo successore sarebbe stato un apostata che avrebbe predicato una nuova religione? Allo stesso modo dei bambini, vorremmo avere una risposta per tutto quello che non riusciamo a spiegarci, ma questo non ci è dato, e dobbiamo fidarci del disegno di Dio. In ogni caso Benedetto XVI ha escogitato un piano geniale per rendere invalido il conclave. Se il Papa avesse veramente rinunciato al munus petrino, il suo successore sarebbe stato validamente eletto, ma Ratzinger conosceva la cospirazione per mettere sul trono di Pietro un impostore, e per questo ha ideato una sofisticata dichiarazione per porsi in sede impedita (can. 412; cf 335), e rendere in questo modo nulla l’elezione del suo successore. Quello che Benedetto XVI ha rivelato a Vittorio Messori il 9 settembre 2015 dev’essere stato terribile, se durante un incontro pubblico avvenuto nel giugno 2016, lo stesso giornalista ha risposto così a un interlocutore: “neanche con le tenaglie, mi tirerà mai fuori quello che Ratzinger mi ha davvero detto”. Alcuni di quelli che non hanno accettato il piano di Benedetto XVI lo accusavano di rimbambimento, mentre negli anni successivi alle dimissioni, il sant’uomo dimostrava di essere pienamente lucido e consapevole del suo gesto. Nelle profezie di Malachia c’è scritto che Benedetto XVI (identificato come Gloria olivae) è l’ultimo Papa come lo abbiamo concepito finora, e dopo le dimissioni Peter Seewald domanda a Ratzinger cosa pensa di questa profezia. A rigor di logica, e senza esitazioni, Benedetto avrebbe dovuto rispondere che Francesco era il suo legittimo successore eletto da un regolare conclave, e quindi non bisognava credere a simili fantasiose profezie. Sorprendentemente Ratzinger ha risposto Tutto può essere. In effetti dopo la Declaratio dell’11 febbraio Benedetto ha ripetuto più volte che lasciava il “ministero petrino”, ma non il munus: «Il “sempre” è anche un “per sempre”, non c’è più un ritornare nel privato». Subito dopo specificava che non aveva smesso di fare il Papa: “La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”. Lo stesso ha ripetuto nella prefazione al libro pubblicato nel 2023, Che cos’è il cristianesimo: «Quando l’11 febbraio 2013 annunciai le mie dimissioni dal ministero del successore di Pietro, non avevo piano alcuno per ciò che avrei fatto nella nuova situazione». Se Benedetto avesse rinunciato al papato, l’elezione di Bergoglio sarebbe stata valida a tutti gli effetti, mentre Ratzinger ha composto un testo difficile da interpretare, scritto deliberatamente in un pessimo latino, ma studiato nei minimi particolari per dichiararsi in sede impedita, nella quale si conserva il munus, ma si perde il ministerium. Uno studioso della lingua latina del calibro di Matteo Corrias, ha definito la Declaratio un’opera di “ingegneria letteraria”. Inoltre è da escludere che Ratzinger abbia fatto confusione, perché non solo conosceva molto bene il latino, ma il Codice di Diritto Canonico del 1983 è stato curato e revisionato proprio da lui. Nel 2013 qualcuno si era accorto dell’irregolarità della rinuncia, ma solo dopo che è stata scoperta la falsificazione da parte della mafia vaticana della traduzione nelle altre lingue della Declaratio, sono iniziati degli studi approfonditi che hanno portato a risultati sorprendenti. Le dimissioni di Benedetto XVI sono invalide per molti motivi già egregiamente esposti da altri autori, e vorrei solo ricordarne qualche aspetto.

Primi tre motivi di invalidità.

Can. 332 – § 2: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio (munus), si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti». 1) Benedetto non ha letto una Rinuncia, bensì una Dichiarazione, ovvero una Decisione. 2) Non ha rinunciato al munus, ma solo al ministero attivo. 3) Per questi motivi la sua rinuncia al papato non è stata debitamente manifestata, e pertanto è nulla.

Quarto motivo.

   Il canone 332 è stato confermato da Giovanni Paolo II nella Universi Dominici Gregis: «76. Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta. 77. Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l’elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima, debbano essere osservate integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332, § 2 del Codice di Diritto Canonico».

Quinto motivo.

Se durante il rito nuziale cattolico lo sposo dicesse: “Io N., accolgo te, N., come mia sposa… ma non oggi, bensì tra 25 giorni alle ore 20”, l’atto giuridico sarebbe nullo per vizio di forma e di sostanza, perché un «atto puro» non può essere differito nel tempo, ma deve avere effetto immediato (can. 1102,2). A maggior ragione queste motivazioni si applicano nel caso della rinuncia di un Papa, dove l’actus juridicus purus non ammette elementi accidentali come termini, condizioni o modi.

Sesto motivo.

Mons. Gänswein ha scritto che il testo della Declaratio è stato rivisto e corretto dal cardinale Bertone e da mons. Gloder. Se consideriamo che successivamente lo stesso testo è stato manomesso dalla mafia vaticana attraverso false traduzioni, per conoscere le parole pronunciate da Benedetto XVI dobbiamo servirci esclusivamente dell’audio. Dopo indagini appropriate, si è compreso che il Pontefice ha denunciato una congiura ordita contro di lui: Per cui ben consapevole del peso di quest’atto dichiaro in piena libertà di rinunciare a mio danno (mihi) al ministerium di vescovo di Roma, successore di San Pietro, a causa del misfatto (commissum) di un manipolo (manus) di Cardinali nel giorno 19 aprile 2005, così che dal giorno 28 febbraio 2013, all’ora ventesima, la sede di Roma, la sede di San Pietro resti vuota (vacet). Non è un caso se nel giorno dell’elezione di “Papa Francesco”, sul balcone di San Pietro era presente il card. Godfried Danneels, membro di spicco della mafia di San Gallo.

Settimo motivo.

Benedetto afferma di essersi dimesso a causa dell’età avanzata. Nel 1994 Giovanni Paolo II incaricò il card. Fagiolo, in qualità di presidente del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi, di fare uno studio sulle implicazioni giuridiche ed ecclesiologiche sulla rinuncia del Papa. Il cardinale rispose: «in maniera tassativa e assoluta il Papa non potrà mai dimettersi a motivo della sola età». In quegli anni Ratzinger era prefetto della CDF, e conoscendo il responso del cardinale, lo ha usato a proprio vantaggio.

Ottavo motivo.

Il 28 febbraio Benedetto XVI avrebbe dovuto ratificare in maniera ufficiale la sua rinuncia al papato annunciata l’11 febbraio, e invece si è limitato a rivolgere un saluto informale ai pellegrini, dove sostituiva Sommo Pontefice con un’espressione forse usata qualche secolo fa, ma che oggi non ha più senso: “Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti; non sono più Pontefice Sommo della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più”.

Nono motivo.

La Declaratio è stata fatta sparire, e quindi non possediamo nessuna rinuncia firmata da Benedetto XVI canonicamente valida. Sollecitati da più parti, al Vaticano si sono rifiutati di dare risposte in proposito.

Decimo motivo.

Risulta perfettamente ozioso sostenere che le irregolarità nel compilare la Declaratio da parte del Pontefice abbiano influito sulla liceità e non sulla validità della rinuncia. L’idea secondo la quale Bergoglio è stato validamente eletto perché scelto dalla maggioranza dei cardinali senza nessuna opposizione, rimane puro opportunismo strategico. Allo stesso modo, sostenere che sebbene l’elezione fosse invalida, le eventuali carenze sono state di fatto sanate dall’esercizio attivo del ministero, è semplicemente una convenienza ideologica che non trova alcun riscontro nel CIC, e inoltre cozza contro la Universi Dominici Gregis (3). È superfluo aggiungere che alla mafia vaticana non interessava nulla del Diritto Canonico, perché era interessata solo a eliminare Benedetto XVI.

 

Lo scherzo di carnevale.

 

Ci siamo già chiesti perché Benedetto abbia scritto una Declaratio apparentemente ambigua e dai dubbi significati, ma una chiave di lettura abbastanza convincente non manca. Karl Valentin, pseudonimo di Valentin Ludwig Fey (1882-1948), era un cantante, attore e cabarettista molto ammirato da Joseph Ratzinger; basti pensare che quando era seminarista, percorse 15 km a piedi per andare al cimitero e pregare sulla tomba dell’attore. In Ultime conversazioni Ratzinger racconta che Hitler disse al comico: “«Signor Valentin, lei mi ha fatto spesso ridere di cuore». E lui: «lei invece non mi ha fatto ridere mai»”.  Il 4 gennaio del 1989, al card. Ratzinger fu conferito l’Ordine di Karl Valentin” dall’associazione carnevalesca Narrhalla, la più antica e celebre di Monaco. Il premio fu riconosciuto a Ratzinger in particolare per due motivi: 1) era il più illustre bavarese vivente ammiratore del comico; 2) per la sua capacità di interpretare lo spirito di Valentin: la sua logica capovolta, la scaltra ironia, la sottigliezza argomentativa, la capacità di autoironia e l’umorismo. Nel 1989 il cardinale era prefetto della CDF, apparentemente quanto di più distante possa esserci da un ordine buffonesco.

Ringraziando per l’onorificenza, il cardinale disse: “Un ordine buffonesco, mediante cui prendiamo in giro noi stessi e la serietà del gran mondo, è una buona cosa. Ed è anche per questo che l’ho ricevuto volentieri. Alcuni hanno esposto dubbi sul fatto che ciò si accordi con un’occupazione così seria come la mia. A me pare che vi ci si adatti benissimo, giacché, notoriamente, poter dire la verità è il privilegio dei folli. Alle corti degli antichi potentati, il giullare era spesso l’unico a potersi permettere il lusso della verità… E siccome per la mia occupazione mi accade di dover dire la verità, sono davvero felice di essere stato or ora accettato nella categoria di coloro i quali godono di quel privilegio… «Noi siamo folli per amore di Cristo»” (1Cor 4,10). Il 5 agosto 2006, è stata fatta questa domanda a Benedetto XVI: “Nel 1989 a Monaco Le è stata data l’onorificenza del Karl Valentin Orden. Quale ruolo hanno nella vita di un Papa lo humour e la leggerezza dell’essere?”. Risposta: “(ride) Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa, e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero. Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza”.

 

Il comico bavarese – definito anche il “Charlie Chaplin tedesco” – ha creato un tipo di comicità basata sul paradosso e lo scompaginamento letterale del linguaggio; amava i giochi di parole, a teatro iniziava con un malinteso, sviluppandolo durante la rappresentazione, e Benedetto lo ha imitato. Quando il 4 febbraio l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche ha dato l’annuncio di un Concistoro Ordinario Pubblico per l’11 dello stesso mese, motivato dalla causa di canonizzazione di alcuni santi,  lo scherzo di Ratzinger era già pronto da un pezzo. La Declaratio è stata pronunciata l’11 febbraio 2013, memoria della Madonna di Lourdes, ma anche lunedì di carnevale, lo stesso giorno nel quale è morto Valentin. Benedetto XVI si è preso gioco dei nemici della Chiesa e, senza rinunciare al papato, si è dichiarato in sede impedita, annullando automaticamente l’elezione di un nuovo Pontefice.

 

Nel mese di agosto LifeSiteNews ha ricordato l’iniziativa dell’ex magistrato Angelo Giorgianni, che l’11 marzo ha inviato al card. Parolin un esposto su due motivi d’invalidità del conclave 2025. Il 9 aprile, lo stesso magistrato ha spedito un altro esposto al Segretario di Stato Vaticano, su un terzo motivo d’irregolarità del conclave. L’iniziativa di Giorgianni è senz’altro apprezzabile, ma è ovvio che non riceverà alcuna risposta ragionevole da parte dei complici di Prevost. Meritano un plauso anche le iniziative di Andrea Cionci, ma le attenzioni che il giornalista ha ricevuto finora dal Vaticano sono solo potenti anestetici che, tra l’altro, non favoriscono un sereno risveglio. In questo stato di «sedazione canonica», Cionci immagina che la Santa Sede deporrà presto Leone XIV, e convocherà un conclave composto da cardinali scelti da Benedetto XVI (?!). È impensabile credere di poter risolvere l’attuale sede vacante in virtù delle iniziative del Vaticano, perché Satana non ha l’ardire di scacciare Satana: «Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi?» (Mt 12,26).

Il potere anticristico gestito da Leone XIV, giustamente denunciato sia da Viganò che da Cionci, potrà forse subire altri scismi, tuttavia resterà saldamente in piedi finché – come annunciato in molte profezie – verrà annientato dall’intervento potente e straordinario del Signore. Chi ha fede è avvertito: dobbiamo essere pronti a vivere tempi estremamente tenebrosi.

Antonio Romano

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