Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Giulio Ferri, a cui va il nostro grazie sincero. Il primo articolo della serie lo trovate a questo collegamento. Buona lettura e condivisione.
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Un solo Dio in tre Persone. La meravigliosa avventura del dogma della Santissima Trinità
di Giulio Ferri
Seconda parte
La Chiesa davanti al mistero: la battaglia per difendere la fede
La Chiesa dei primi secoli non dovette soltanto annunciare Cristo al mondo pagano. Dovette anche custodire con precisione il significato della rivelazione ricevuta dagli Apostoli. Quando una verità di fede entra nella storia, inevitabilmente incontra la fragilità del linguaggio umano. Gli uomini cercano di comprendere, di spiegare, di formulare. Questo sforzo è necessario, perché la fede non è irrazionale. Ma proprio qui nasce il rischio: quando il linguaggio umano pretende di correggere il mistero invece di servirlo.
La storia dei primi secoli cristiani è anche la storia di questa lotta: preservare ciò che Dio aveva rivelato, evitando che categorie filosofiche insufficienti deformassero il volto di Cristo. La domanda fondamentale era semplice e terribile allo stesso tempo: Chi è veramente Gesù? È veramente Dio? Oppure è soltanto la più grande creatura uscita dalle mani del Padre? Da questa domanda dipendeva tutto. Perché se Cristo non fosse veramente Dio, allora il cristianesimo sarebbe soltanto una grande religione morale fondata su un uomo straordinario.
Ma se Cristo è Dio fatto uomo, allora in Lui l’uomo incontra realmente Dio. La differenza non è marginale. È la differenza tra una filosofia religiosa e la salvezza.
Le prime deviazioni: il mistero che viene ridotto
Già nei primi secoli comparvero diverse interpretazioni che cercavano di rendere più semplice il mistero cristiano. Una delle prime fu il cosiddetto modalismo. Secondo questa concezione Dio sarebbe una sola Persona che si manifesta in modi diversi: a volte come Padre, a volte come Figlio, a volte come Spirito Santo. L’idea poteva sembrare salvaguardare l’unità di Dio. Ma aveva un problema enorme: cancellava la realtà delle relazioni presenti nel Vangelo.
Se Padre e Figlio fossero soltanto due modi diversi di apparire dell’unica Persona divina, allora la preghiera di Gesù al Padre diventerebbe incomprensibile. Il battesimo nel Giordano, dove il Figlio emerge dalle acque, il Padre parla dal cielo e lo Spirito discende come colomba, perderebbe il suo significato reale. Il Vangelo presenta invece una relazione. Non una rappresentazione. Il Padre ama il Figlio. Il Figlio ama il Padre. Lo Spirito Santo procede da questo mistero d’amore. La fede cristiana non parla di un Dio solitario che assume tre aspetti diversi. Parla di un Dio che è comunione eterna.
L’arianesimo: quando Cristo viene ridotto
La crisi più drammatica arrivò nel IV secolo con Ario, sacerdote di Alessandria. La sua teoria ebbe una diffusione enorme perché sembrava, almeno superficialmente, ragionevole. Ario voleva difendere la grandezza del Padre. Dio, nella sua concezione, era assolutamente unico e trascendente. Per questo il Figlio non poteva essere pienamente Dio come il Padre. Egli sarebbe stato la prima e più perfetta creatura, superiore a tutte le altre, ma comunque creata.
Una formula sintetizzava questa posizione: “Ci fu un tempo in cui il Figlio non era.” Per la Chiesa quella frase rappresentava un abisso. Perché significava negare il cuore stesso della fede. Se il Figlio è una creatura, anche se la più grande, allora l’uomo non è stato veramente raggiunto da Dio. La distanza infinita tra Creatore e creatura rimane intatta.
Ma il cristianesimo annuncia esattamente il contrario. “Dio si è fatto uomo”. Non un essere intermedio. Non un emissario superiore. Dio stesso è venuto incontro all’uomo. Come scriverà sant’Atanasio: Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare partecipe della vita divina. La salvezza cristiana è possibile solo perché Cristo è veramente Dio.
Nicea: una parola per difendere un mistero
Nel 325 l’imperatore Costantino convocò il Concilio di Nicea, il primo grande concilio ecumenico della storia della Chiesa. I vescovi riuniti non avevano il compito di inventare una nuova dottrina. Dovevano custodire la fede ricevuta. Il problema era trovare una formula capace di esprimere ciò che la Chiesa aveva sempre creduto: il Padre e il Figlio sono distinti, ma il Figlio possiede pienamente la stessa divinità del Padre. La parola scelta fu una parola greca destinata a entrare nella storia: Homoousios. Della stessa sostanza. Consustanziale. Il Figlio non è simile al Padre soltanto. Non è superiore alle altre creature. Non è una creatura privilegiata.
È Dio da Dio. Luce da Luce. Dio vero da Dio vero. Generato, non creato. Queste parole, ancora oggi presenti nel Credo che ogni domenica recitiamo durante la Messa, sono il frutto di una lunga battaglia teologica. Dietro una formula apparentemente breve vi sono anni di discussioni, sofferenze, incomprensioni e persino persecuzioni. La Chiesa non difendeva una parola. Difendeva Cristo.
Sant’Atanasio: la fedeltà alla verità contro il consenso del momento
Il grande difensore della fede nicena fu sant’Atanasio di Alessandria. La sua vita è una delle testimonianze più luminose della storia cristiana. Fu esiliato più volte. Fu osteggiato da imperatori e da numerosi vescovi favorevoli all’arianesimo. Per lunghi periodi sembrò che fosse quasi solo. Ma Atanasio comprese una cosa fondamentale: la verità rivelata non dipende dal numero di coloro che la sostengono. La fede non viene modificata perché una maggioranza preferisce una soluzione più semplice.
Una delle grandi tentazioni della storia della Chiesa è sempre stata quella di sostituire la fedeltà alla rivelazione con l’adattamento alle esigenze del momento. Atanasio rappresenta invece la figura del pastore che comprende che il primo compito non è essere approvato dagli uomini, ma custodire il deposito ricevuto. Per questo è rimasto nella memoria della Chiesa come il santo che preferì essere considerato divisivo dagli uomini piuttosto che infedele a Cristo.
Il mistero dello Spirito Santo
La definizione della divinità del Figlio non concludeva ancora il cammino. Restava una domanda: Chi è lo Spirito Santo? Nel Nuovo Testamento lo Spirito appare continuamente come protagonista della storia della salvezza. È presente nella creazione. Parla attraverso i profeti. Scende su Maria nell’Annunciazione. Discende su Gesù nel battesimo. È donato alla Chiesa a Pentecoste. Ma alcuni cristiani iniziarono a considerarlo soltanto una forza divina, un dono di Dio, un’energia spirituale. Anche qui la Chiesa dovette precisare.
Se lo Spirito Santo fosse soltanto una potenza impersonale, non potrebbe realmente introdurci nella vita di Dio. Ma Gesù parla dello Spirito come di qualcuno. Non qualcosa. Promette: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera.” Lo Spirito insegna. Consola. Intercede. A
Costantinopoli: la fede trinitaria compiuta
Nel 381 il Concilio di Costantinopoli completò il percorso iniziato a Nicea. La Chiesa proclamò definitivamente che anche lo Spirito Santo è vero Dio. Il Credo venne così completato nella forma che ancora oggi conosciamo. Crediamo in un solo Dio. Padre onnipotente. Nel Figlio unigenito. Nello Spirito Santo Signore e datore di vita. La fede cristiana aveva trovato il suo linguaggio. Non perché il mistero fosse stato spiegato completamente. Ma perché erano stati respinti gli errori che lo deformavano. Il dogma non chiude il mistero. Lo protegge.
Come un argine protegge un fiume affinché possa scorrere senza disperdersi. La Chiesa non pretende di possedere Dio. Confessa invece che Dio si è fatto conoscere. E questa conoscenza è infinitamente più grande di ciò che l’uomo potrebbe immaginare. La strada verso la comprensione della Trinità non è terminata. Dopo Nicea e Costantinopoli, la Chiesa dovrà ancora approfondire il significato delle parole “Persona” e “natura”. Sarà il grande contributo dei Padri della Chiesa e, in modo particolare, di sant’Agostino. La grande domanda ora diventa:
come parlare di un Dio che è uno senza essere solitario, e tre senza essere diviso? È la sfida intellettuale più alta della storia cristiana. Ed è qui che il pensiero cristiano raggiungerà una delle sue vette più luminose.
Continua…
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