Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo id cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni, pensieri maturati in una notte. Buona lettura e meditazione.
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Mi giro, mi rigiro nel letto, non riesco a prendere sonno, il caldo degli inferi in terra (altroché cambiamento climatico) mi serra il respiro e sento un pungolo scavarmi nel cuore, un chiodo feroce che mi impedisce la quiete. Non posso chiudere gli occhi nel riposo. Scrivi, Benedetta, scrivi. Mi giro ancora. Riprovo a dormire. Niente.
Negli occhi, nell’anima un’immagine, sempre quella: Prevost e Smith, uno accanto all’altra. Lui, con il sorriso consueto, ridens lo chiamo, lei con un ghigno quasi tra le treccine di una falsa bambina vecchia. Ma no, non è questo, non è quel loro sorridere vuoto, senza sguardo che mi inquieta, no, no, è la loro postura, quei gesti che paiono innocenti e sono invece studiati, pensati, pieni di significato. Mi alzo, bevo, scendo, scrivo. E spiego qui sotto.
Nella foto lui, con una mano, nasconde la Croce di Gesù che porta appesa al collo; lei mostra invece, su un legaccio, il tao francescano. E domani, sabato, lui sarà ad Assisi per il solito, vacuo, camminar per la pace. Pacifismo, bandiere arcobaleno: l’alter Christus, suo malgrado (il dolcissimo Francesco, innamorato di Dio “mio tutto”) usato come sostituto di Gesù.
Si nasconde la Croce, si mostra un’altra croce, una croce umana. E forse, un domani, si dirà che la Santa Eucarestia non serve, che è solo simbolica, che bisogna essere chiesa in uscita, in uscita dalla Verità e dalla Tradizione. Non meditare i Novissimi (di cui nessunissimo più parla), non consolare i Cuori trafitti di Gesù e di Maria, prostrati in ginocchio davanti al Santissimo, nossignore, bisogna manifestare, sfilare, gridare (anche Francesco buttò dalla torre le ricchezze di suo padre…) fare eventi mondani. Protestare. Come durante il Sessantotto. Assisi, città dell’ecumenismo di Giovanni Paolo II e ora del nuovo cattosessantottesimo…
Ma il pacifismo degli hippie non è del Signore. La pace che dona Gesù non è quella del mondo, ma è la pace del cuore, cioè la contrizione, il pentimento, la purificazione, la conversione e quindi il ritorno al Creatore. La pace del mondo ne è conseguenza come rifiuto della contro-creazione dell’angelo ribelle, che ha fatto dell’inversione la nuova realtà. Una realtà accettata, rincorsa dagli uomini che sempre e da sempre vogliono fare non la volontà del Padre, ma la loro piccola, egoistica volontà, rincorrendo i piaceri di tutti i tipi, della carne, spirituali, intellettuali…
Ecco, ho scritto e mentre il cuore ritorna nell’ovile di Dio, penso alla mia nuova statuina di Padre Pio che recita: “Padre Pio, prega per noi”. Sì, prega per noi, santo Pio da Pietrelcina, tu che ai tuoi figli spirituali hai detto di restare nella Fede dei nostri padri e di non ascoltare più nessuno. Sì, Faith of our fathers, cantavo da bambina in Irlanda, è questa l’unica strada per rimanere radicati nel Signore.
Ora vado a dormire.
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1 commento su “Padre Pio, Guida Sicura nella Chiesa del Cattossessantottismo. Benedetta De Vito.”
Cara Benedetta, come mi sento spiritualmente vicino a lei ! anch’io scrivo nel cuore della notte spesso, quando mi sveglio all’improvviso: mezz’ora, un’ora, bastano per buttare giù i concetti fondamentali di un articolo, sempre in stenografia ( eredità scolastica), per poi rileggerli, limarli, assemblarli nei ritagli di tempo libero, in giornata (un vecchio adagio recita infatti “in una casa c’è sempre da fare”, spese, pagamenti, figli e nipoti, ecc). Affinità elettive? non saprei, ma forse è l’ispirazione del nostro caro Angelo Custode, che riusciamo a sentire meglio la notte, quando non siamo distratti dalle mille occupazioni quotidiane. Ricordo una frase di un poeta stilnovista, credo, che fa più o meno così “….e come ‘l cor mi ditta dentro, io vo significando”. LJC