Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Hiulio Ferri, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su una figura trascurata dell’universo cattolico. Buona lettura e condivisione.
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Ida Friederike Görres. Una voce profetica per il nostro tempo
di Giulio Ferri
Ogni epoca della Chiesa conosce uomini e donne che, pur senza occupare posti di governo o esercitare particolari autorità, riescono a leggere il proprio tempo con una lucidità sorprendente. Non sono necessariamente i personaggi più famosi, né quelli che riempiono le pagine dei manuali di storia. Talvolta sono figure appartate, quasi dimenticate, che tuttavia continuano a parlare alle generazioni successive con una forza inattesa.
Una di queste è certamente Ida Friederike Görres, scrittrice, saggista e pensatrice cattolica di lingua tedesca, il cui nome oggi è conosciuto soltanto in ambienti piuttosto ristretti. Eppure, leggendo le sue opere, si ha spesso l’impressione di trovarsi davanti a una donna che aveva intuito, con decenni di anticipo, molte delle tensioni che oggi attraversano la Chiesa.
Nata nel 1901 a Rathenow, in Germania, Ida Görres trascorse parte della propria giovinezza in ambienti culturali molto diversi tra loro. Dopo un percorso spirituale complesso approdò al cattolicesimo, al quale aderì con convinzione profonda e con una straordinaria passione intellettuale. Studiò storia, letteratura e filosofia, dedicandosi successivamente alla riflessione teologica e spirituale, pur rimanendo una laica. Morì nel 1971 lasciando numerosi saggi, articoli e opere dedicate soprattutto alla santità, alla vita spirituale e al rinnovamento della Chiesa.
Non fu una teologa nel senso accademico del termine. Non insegnò nelle università e non partecipò ai grandi dibattiti dogmatici del Novecento. La sua forza consisteva piuttosto in una rara capacità di cogliere il rapporto tra la vita concreta del cristiano e il mistero della Chiesa. Per lei il cristianesimo non era anzitutto un sistema di idee, ma una vita trasformata dalla grazia.
Uno dei temi che attraversano tutta la sua opera è la vocazione universale alla santità. Molto prima che il Concilio Vaticano II la formulasse esplicitamente nella Lumen gentium, Ida Görres insisteva sul fatto che la santità non costituisce il privilegio di pochi mistici o religiosi, ma la chiamata ordinaria di ogni battezzato. Tuttavia, ed è qui la sua originalità, essa rifiutava ogni forma di sentimentalismo. La santità non coincide con il benessere interiore, con la serenità psicologica o con l’autorealizzazione. Essa passa attraverso la conversione, la lotta spirituale, la fedeltà quotidiana e, soprattutto, l’accoglienza della Croce.
Per Görres il santo non è una persona eccezionale nel senso mondano del termine. È semplicemente un uomo o una donna che permette a Cristo di vivere pienamente in lui. Da qui nasce anche la sua critica a una religiosità superficiale, ridotta a emozione, devozione esteriore o semplice appartenenza sociologica. La fede autentica esige una trasformazione profonda della persona.
Un secondo grande tema del suo pensiero riguarda la Chiesa come mistero. Ida Görres amava profondamente la Chiesa, ma proprio per questo non esitava a denunciarne le debolezze. Rifiutava sia il trionfalismo sia il disfattismo. La Chiesa è santa perché è il Corpo di Cristo; nello stesso tempo è composta da uomini peccatori e porta continuamente i segni della loro fragilità. Questa tensione non deve scandalizzare il credente, ma neppure essere banalizzata. L’amore autentico verso la Chiesa non consiste nel negarne le ferite, bensì nel viverle come occasione di maggiore fedeltà.
Particolarmente interessante è anche la sua riflessione sul rapporto tra autorità e responsabilità personale. Ida Görres nutriva un profondo rispetto per il Magistero e per la gerarchia ecclesiastica, ma rifiutava una concezione passiva dell’obbedienza. Il cristiano non è chiamato a spegnere la propria intelligenza. Al contrario, deve formare la coscienza alla luce della fede e partecipare responsabilmente alla vita della Chiesa. L’obbedienza autentica nasce dall’amore per la verità, non dalla semplice ricerca della tranquillità.
Questa impostazione la portò talvolta a formulare osservazioni severe sulla mediocrità spirituale che vedeva diffondersi in molti ambienti ecclesiali. Non si trattava di ribellione, ma di una sofferenza autentica per una Chiesa che, a suo giudizio, rischiava di adattarsi troppo facilmente alla mentalità dominante.
Ed è proprio questo il punto che rende Ida Görres sorprendentemente attuale.
Viviamo in un’epoca nella quale la crisi della Chiesa viene spesso interpretata quasi esclusivamente in termini organizzativi. Si discute di riforme istituzionali, di nuove strutture, di modelli di governance, di sinodalità, di strategie pastorali, di comunicazione. Tutto questo può avere certamente una sua importanza. Ma Ida Görres probabilmente ci ricorderebbe che nessuna riforma esterna può sostituire la conversione del cuore.
La vera crisi della Chiesa non nasce anzitutto da problemi amministrativi.
Nasce dalla diminuzione della santità.
Quando diminuisce la preghiera, quando si affievolisce il senso del peccato, quando la vita sacramentale diventa routine, quando Cristo non occupa più il centro dell’esistenza, allora anche le migliori riforme rischiano di diventare semplici esercizi organizzativi.
Credo che Ida Görres guarderebbe con una certa preoccupazione anche a un’altra tendenza del nostro tempo: la progressiva riduzione del cristianesimo a progetto culturale o sociale. Oggi si parla molto di dialogo, di inclusione, di ecologia, di giustizia, di pace. Sono temi importanti, che appartengono certamente alla dottrina sociale della Chiesa. Ma se vengono separati dalla chiamata alla santità e dalla vita soprannaturale, finiscono per perdere il loro fondamento più profondo.
Per Görres il cuore del cristianesimo non è costruire semplicemente un mondo migliore.
È condurre gli uomini all’unione con Cristo.
Tutto il resto discende da questa realtà.
Forse è proprio qui che la sua voce assume oggi un valore quasi profetico. In una stagione nella quale la Chiesa sembra talvolta preoccupata soprattutto di risultare credibile agli occhi del mondo, Ida Görres ci ricorda che la sua vera credibilità nasce dalla santità dei suoi figli. Non sono le strategie pastorali ad aver convertito l’Europa. Non sono stati i programmi. Sono stati i santi.
E questo rimane vero anche oggi.
La Chiesa non uscirà dalla crisi semplicemente elaborando documenti migliori o perfezionando le proprie strutture. Ne uscirà quando tornerà a generare uomini e donne innamorati di Cristo, capaci di vivere il Vangelo fino in fondo, senza compromessi e senza timore di apparire controcorrente.
Per questo motivo vale ancora la pena leggere Ida Friederike Görres.
Non perché abbia offerto soluzioni tecniche ai problemi ecclesiali.
Ma perché continua a ricordarci che la domanda decisiva non è quale Chiesa desideriamo costruire.
La domanda è molto più semplice e molto più impegnativa:
stiamo davvero diventando santi?
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La bibliografia italiana di Ida Friederike Görres è purtroppo piuttosto esigua. Molte delle sue opere più importanti non sono mai state tradotte, oppure sono uscite in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta e oggi sono reperibili quasi esclusivamente nel mercato dell’usato o nelle biblioteche.
Ecco i principali titoli disponibili in italiano.
- Il peso degli altri
- Editore: Morcelliana
- Anno: 1953
- Titolo originale: Des andern Last
- Traduzione di Maria Luisa Rossi e Maria Belardetti Maraschini.
- È probabilmente il libro più facilmente reperibile in biblioteche e cataloghi dell’usato. È una profonda meditazione cristiana sulla responsabilità reciproca, sulla comunione dei santi e sul portare i pesi gli uni degli altri.
- Il volto nascosto. Santa Teresa di Lisieux
- Traduzione italiana di Das verborgene Antlitz (The Hidden Face).
- Pubblicata in Italia in una vecchia edizione oggi fuori catalogo.
- È considerata da molti il suo capolavoro. Non è una semplice biografia di santa Teresa di Lisieux, ma uno studio psicologico, spirituale e teologico di straordinaria profondità.
- Saggi e articoli
- Alcuni suoi scritti sono comparsi, nel corso degli anni, su riviste cattoliche italiane o in raccolte dedicate alla spiritualità e al laicato. Tuttavia non esiste, almeno allo stato attuale, un’edizione italiana completa dei suoi saggi ecclesiologici più importanti.
Le opere più importanti purtroppo ancora non tradotte
Dal punto di vista del pensiero ecclesiale, sono soprattutto queste quelle che meriterebbero una traduzione:
- Gespräch über die Heiligkeit (Dialogo sulla santità, 1931)
- Die leibhaftige Kirche (La Chiesa vivente o La Chiesa in carne e ossa, 1950)
- Von Ehe und von Einsamkeit (Del matrimonio e della solitudine, 1949)
- Im Winter wächst das Brot (Il pane cresce d’inverno, 1970)
- Was Ehe auf immer bindet (Ciò che rende il matrimonio indissolubile, 1971)
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1 commento su “Ida Friederike Görres. Una Voce Profetica per il Nostro Tempo. Giulio Ferri.”
Ringrazio Ferri per aver fatto conoscere ai lettori Ida Friederike Görres, che personalmente non conoscevo. Mi auguro che molti dei tanti lettori costantemente arrabbiati di questo blog facciano tesoro della lezione fondamentale che questa nostra sorella nella fede continua a offrirci: la vera riforma della Chiesa comincia dalla conversione personale.
È sempre più facile pretendere la santità dagli altri – dal Papa, dai vescovi, dai sacerdoti e dai fedeli – che impegnarsi a diventare santi noi stessi. Eppure la Chiesa non è cresciuta grazie a polemisti, censori o autoproclamati giudici dell’ortodossia, ma grazie ai santi.
Forse dovremmo tutti domandarci meno spesso se gli altri siano abbastanza santi e più spesso se lo stiamo diventando noi.