Ida Friederike Görres. Una Voce Profetica per il Nostro Tempo. Giulio Ferri.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Hiulio Ferri, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su una figura trascurata dell’universo cattolico. Buona lettura e condivisione.

§§§

Ida Friederike Görres. Una voce profetica per il nostro tempo

di Giulio Ferri

Ogni epoca della Chiesa conosce uomini e donne che, pur senza occupare posti di governo o esercitare particolari autorità, riescono a leggere il proprio tempo con una lucidità sorprendente. Non sono necessariamente i personaggi più famosi, né quelli che riempiono le pagine dei manuali di storia. Talvolta sono figure appartate, quasi dimenticate, che tuttavia continuano a parlare alle generazioni successive con una forza inattesa.

Una di queste è certamente Ida Friederike Görres, scrittrice, saggista e pensatrice cattolica di lingua tedesca, il cui nome oggi è conosciuto soltanto in ambienti piuttosto ristretti. Eppure, leggendo le sue opere, si ha spesso l’impressione di trovarsi davanti a una donna che aveva intuito, con decenni di anticipo, molte delle tensioni che oggi attraversano la Chiesa.

Nata nel 1901 a Rathenow, in Germania, Ida Görres trascorse parte della propria giovinezza in ambienti culturali molto diversi tra loro. Dopo un percorso spirituale complesso approdò al cattolicesimo, al quale aderì con convinzione profonda e con una straordinaria passione intellettuale. Studiò storia, letteratura e filosofia, dedicandosi successivamente alla riflessione teologica e spirituale, pur rimanendo una laica. Morì nel 1971 lasciando numerosi saggi, articoli e opere dedicate soprattutto alla santità, alla vita spirituale e al rinnovamento della Chiesa.

Non fu una teologa nel senso accademico del termine. Non insegnò nelle università e non partecipò ai grandi dibattiti dogmatici del Novecento. La sua forza consisteva piuttosto in una rara capacità di cogliere il rapporto tra la vita concreta del cristiano e il mistero della Chiesa. Per lei il cristianesimo non era anzitutto un sistema di idee, ma una vita trasformata dalla grazia.

Uno dei temi che attraversano tutta la sua opera è la vocazione universale alla santità. Molto prima che il Concilio Vaticano II la formulasse esplicitamente nella Lumen gentium, Ida Görres insisteva sul fatto che la santità non costituisce il privilegio di pochi mistici o religiosi, ma la chiamata ordinaria di ogni battezzato. Tuttavia, ed è qui la sua originalità, essa rifiutava ogni forma di sentimentalismo. La santità non coincide con il benessere interiore, con la serenità psicologica o con l’autorealizzazione. Essa passa attraverso la conversione, la lotta spirituale, la fedeltà quotidiana e, soprattutto, l’accoglienza della Croce.

Per Görres il santo non è una persona eccezionale nel senso mondano del termine. È semplicemente un uomo o una donna che permette a Cristo di vivere pienamente in lui. Da qui nasce anche la sua critica a una religiosità superficiale, ridotta a emozione, devozione esteriore o semplice appartenenza sociologica. La fede autentica esige una trasformazione profonda della persona.

Un secondo grande tema del suo pensiero riguarda la Chiesa come mistero. Ida Görres amava profondamente la Chiesa, ma proprio per questo non esitava a denunciarne le debolezze. Rifiutava sia il trionfalismo sia il disfattismo. La Chiesa è santa perché è il Corpo di Cristo; nello stesso tempo è composta da uomini peccatori e porta continuamente i segni della loro fragilità. Questa tensione non deve scandalizzare il credente, ma neppure essere banalizzata. L’amore autentico verso la Chiesa non consiste nel negarne le ferite, bensì nel viverle come occasione di maggiore fedeltà.

Particolarmente interessante è anche la sua riflessione sul rapporto tra autorità e responsabilità personale. Ida Görres nutriva un profondo rispetto per il Magistero e per la gerarchia ecclesiastica, ma rifiutava una concezione passiva dell’obbedienza. Il cristiano non è chiamato a spegnere la propria intelligenza. Al contrario, deve formare la coscienza alla luce della fede e partecipare responsabilmente alla vita della Chiesa. L’obbedienza autentica nasce dall’amore per la verità, non dalla semplice ricerca della tranquillità.

Questa impostazione la portò talvolta a formulare osservazioni severe sulla mediocrità spirituale che vedeva diffondersi in molti ambienti ecclesiali. Non si trattava di ribellione, ma di una sofferenza autentica per una Chiesa che, a suo giudizio, rischiava di adattarsi troppo facilmente alla mentalità dominante.

Ed è proprio questo il punto che rende Ida Görres sorprendentemente attuale.

Viviamo in un’epoca nella quale la crisi della Chiesa viene spesso interpretata quasi esclusivamente in termini organizzativi. Si discute di riforme istituzionali, di nuove strutture, di modelli di governance, di sinodalità, di strategie pastorali, di comunicazione. Tutto questo può avere certamente una sua importanza. Ma Ida Görres probabilmente ci ricorderebbe che nessuna riforma esterna può sostituire la conversione del cuore.

La vera crisi della Chiesa non nasce anzitutto da problemi amministrativi.

Nasce dalla diminuzione della santità.

Quando diminuisce la preghiera, quando si affievolisce il senso del peccato, quando la vita sacramentale diventa routine, quando Cristo non occupa più il centro dell’esistenza, allora anche le migliori riforme rischiano di diventare semplici esercizi organizzativi.

Credo che Ida Görres guarderebbe con una certa preoccupazione anche a un’altra tendenza del nostro tempo: la progressiva riduzione del cristianesimo a progetto culturale o sociale. Oggi si parla molto di dialogo, di inclusione, di ecologia, di giustizia, di pace. Sono temi importanti, che appartengono certamente alla dottrina sociale della Chiesa. Ma se vengono separati dalla chiamata alla santità e dalla vita soprannaturale, finiscono per perdere il loro fondamento più profondo.

Per Görres il cuore del cristianesimo non è costruire semplicemente un mondo migliore.

È condurre gli uomini all’unione con Cristo.

Tutto il resto discende da questa realtà.

Forse è proprio qui che la sua voce assume oggi un valore quasi profetico. In una stagione nella quale la Chiesa sembra talvolta preoccupata soprattutto di risultare credibile agli occhi del mondo, Ida Görres ci ricorda che la sua vera credibilità nasce dalla santità dei suoi figli. Non sono le strategie pastorali ad aver convertito l’Europa. Non sono stati i programmi. Sono stati i santi.

E questo rimane vero anche oggi.

La Chiesa non uscirà dalla crisi semplicemente elaborando documenti migliori o perfezionando le proprie strutture. Ne uscirà quando tornerà a generare uomini e donne innamorati di Cristo, capaci di vivere il Vangelo fino in fondo, senza compromessi e senza timore di apparire controcorrente.

Per questo motivo vale ancora la pena leggere Ida Friederike Görres.

Non perché abbia offerto soluzioni tecniche ai problemi ecclesiali.

Ma perché continua a ricordarci che la domanda decisiva non è quale Chiesa desideriamo costruire.

La domanda è molto più semplice e molto più impegnativa:

stiamo davvero diventando santi?

 

——————————-

La bibliografia italiana di Ida Friederike Görres è purtroppo piuttosto esigua. Molte delle sue opere più importanti non sono mai state tradotte, oppure sono uscite in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta e oggi sono reperibili quasi esclusivamente nel mercato dell’usato o nelle biblioteche.

Ecco i principali titoli disponibili in italiano.

  1. Il peso degli altri
    • Editore: Morcelliana
    • Anno: 1953
    • Titolo originale: Des andern Last
    • Traduzione di Maria Luisa Rossi e Maria Belardetti Maraschini.
  2. È probabilmente il libro più facilmente reperibile in biblioteche e cataloghi dell’usato. È una profonda meditazione cristiana sulla responsabilità reciproca, sulla comunione dei santi e sul portare i pesi gli uni degli altri.
  3. Il volto nascosto. Santa Teresa di Lisieux
    • Traduzione italiana di Das verborgene Antlitz (The Hidden Face).
    • Pubblicata in Italia in una vecchia edizione oggi fuori catalogo.
  4. È considerata da molti il suo capolavoro. Non è una semplice biografia di santa Teresa di Lisieux, ma uno studio psicologico, spirituale e teologico di straordinaria profondità.
  5. Saggi e articoli
  6. Alcuni suoi scritti sono comparsi, nel corso degli anni, su riviste cattoliche italiane o in raccolte dedicate alla spiritualità e al laicato. Tuttavia non esiste, almeno allo stato attuale, un’edizione italiana completa dei suoi saggi ecclesiologici più importanti.
Le opere più importanti purtroppo ancora non tradotte

Dal punto di vista del pensiero ecclesiale, sono soprattutto queste quelle che meriterebbero una traduzione:

  • Gespräch über die Heiligkeit (Dialogo sulla santità, 1931)
  • Die leibhaftige Kirche (La Chiesa vivente o La Chiesa in carne e ossa, 1950)
  • Von Ehe und von Einsamkeit (Del matrimonio e della solitudine, 1949)
  • Im Winter wächst das Brot (Il pane cresce d’inverno, 1970)
  • Was Ehe auf immer bindet (Ciò che rende il matrimonio indissolubile, 1971)
  • §§§

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28 commenti su “Ida Friederike Görres. Una Voce Profetica per il Nostro Tempo. Giulio Ferri.”

  1. Don Pietro Paolo

    A.,
    Continui pure a sparare dalla trincea del Suo anonimato; Ma, avendo evidentemente bisogno di quel buon paio d’occhiali che consiglia agli altri, continua ostinatamente a sbagliare bersaglio.

  2. Concordo, carissima Adriana.
    Ma io mi riferivo al Mito in cui è scritto:
    “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!”,
    la cui verità, almeno per me è indiscutibile.
    Sappiamo poi che i simboli, animali e non, possono avere una doppia valenza.
    Il lupo è un simbolo della luce: da lyke, appunto luce secondo una certa interpretazione,
    ma, voltando la medaglia, indica anche la voracità. Esistono infatti,
    e sono numerosissime, le “anime di lupo”,
    la cui voracità non si limita ai cibi, bensì soprattutto quel malsano desiderio
    auto-divoratore di credersi “umilmente” al di sopra di ogni sospetto.
    Ciao!

  3. Don Pietro Paolo

    Cara Adriana 1,

    vedo che, oltre alla zoologia e ai bestiari medievali, adesso si dedica anche alla veggenza. Pretende di conoscermi, di sapere chi sono, come sarei fatto e perfino dove esercito. Peccato che le sue ricostruzioni siano lontane dalla realtà.

    Forse la frequentazione della cosiddetta “signora” è contagiosa: quando mancano gli argomenti, ci si rifugia nelle allusioni e nelle fantasiose “rivelazioni”.

    E poi mi domando: ammesso e non concesso che Lei sappia davvero chi sono, che cosa dovrebbe fare? Mi pare una minaccia piuttosto innocua, oltre che alquanto puerile.
    Sa, potrei fare anch’io un Suo ritratto, ricavandolo da ciò che scrive. E temo che non ne uscirebbe un’immagine particolarmente lusinghiera. Ma preferisco discutere le idee, non le persone.
    Piuttosto si occupi della Sua persona e del Suo bene. Le insinuazioni le lascio volentieri a chi non ha altro da offrire.

    1. Caro don,
      permalosetto eh? Eppure avevo sottolineato che Adolfo Celi era un uomo prestante, autorevole,( quando non, addirittura, autoritario nelle sue brillanti performances cinematografiche ), cosa che dovrebbe rendere la sua “umiltà cristiana” ampiamente soddisfatta. Se lei fa veramente di cognome Floridia, come rivelò un giorno su pressione di alcuni lettori di “Stilum Curiae”, allora la sua sede di proselitismo è facile da individuare. E’ parroco della parrocchia “Resurrezione” in Vittoria. Se ho sbagliato, mi “corrigerà”. P. S. Che c’entra la- o una- signora? Come al solito mostra grande difficoltà nel distinguere le persone, e le loro argomentazioni. Un nuovo paio di occhiali?

      1. Don Pietro Paolo

        Caro dott. Tosatti, la mia risposta è un po’ lunghetta, ma credo di aver il diritto di replica in modo esaustivo
        Adriana 1,

        vedo che, esauriti gli argomenti, si è riciclata detective. Mi chiedo però: detective di che cosa? Del fatto che un sacerdote abbia una parrocchia? Una scoperta davvero sensazionale.
        Ma che brava, merita un grande applauso..
        Quanto al cognome e all’incarico pastorale, non ho mai fatto mistero della mia identità. Non capisco, quindi, quale sarebbe la grande rivelazione. Se, per un certo periodo, non ho reso pubblico il mio cognome, è stato semplicemente perché desideravo che la mia presenza qui fosse giudicata per ciò che scrivevo, non per la mia persona, evitando anche di coinvolgere chi mi sta vicino.

        E, poi, perché dovrei nascondermi? Credo di non aver mai fatto del male a nessuno. Non ho nulla di cui vergognarmi. Ho servito fedelmente la Chiesa di Cristo; sono stato obbediente anche a costo di pagare ingiustamente e ho sempre fatto il mio dovere, sia da semplice cristiano sia da ministro di Cristo. Per Sua conoscenza, molte persone che frequentano il blog di Tosatti già mi conoscono e, anche se non scrivono pubblicamente, mi contattano in privato.

        Dopo questo “clamoroso” scoop, che cosa dovrei aspettarmi? Mi dica pure. Qual è il passo successivo? Minacce dirette? Agguati? O dobbiamo attendere calunnie ben orchestrate
        Vedete come siete caduti in basso. Tutta la vostra cultura enciclopedica, che sfoggiate a ogni piè sospinto, e quella vostra ironia sprezzante, che tradisce la vostra prosopopea, crollano come un castello di sabbia. Quando vengono meno gli argomenti, vi rifugiate nelle fantastiche allusioni personali e nella ricerca dell’identità dell’interlocutore.

        Così, anziché svergognare me — e di che cosa, poi, non saprei — finite per svergognare voi stessi, mostrando tutta la vostra debolezza e la vostra tracotanza. È il destino di chi, non riuscendo a confutare le idee, tenta di colpire le persone: segno non di forza, ma di un’evidente sconfitta nel confronto.

        A questo punto, però, non sarebbe giusto e doveroso che fosse Lei a rivelare chi si nasconde dietro il nome di “Adriana 1”? Vede, non è che ci tenga particolarmente, perché io mi confronto non tanto con le persone, che rispetto, quanto con le loro idee.

        Una volta mi ha definito Parenzo, oggi mi paragona ad Adolfo Celi. Domani chissà. Le lascio volentieri questo passatempo.

        Quanto al resto, una precisazione è doverosa: io non faccio proselitismo, anche se spero che tutti gli uomini si convertano e riconoscano Gesù come il Verbo Incarnato di Dio, il Cristo e Signore, che la Sacra Scrittura e la Chiesa Cattolica annuncia e proclama.. Servo il Vangelo nella parrocchia che la Chiesa mi ha affidato e, quando mi è possibile, anche al di fuori di essa. Lo faccio con amore, non per costruire un seguito personale, ma per annunciare Cristo, sforzandomi di essergli il più fedele possibile.

        Quanto alla “signora” -che potrebbe essere verosimilmente “signore” -, non mi pare di aver inventato alcunché. È una Sua affezionata alleata: la chiama confidenzialmente “Adry”, “Adrianella” e, insieme al Suo amico nipponico, si sostengono reciprocamente e intervengono spesso all’unisono. Non hanno niente in comune se non l’odio verso il Romano Pontefice e la verso la Chiesa di Romana. Se poi desiderate convincere gli altri che si tratti di semplici coincidenze, siete liberissimi di farlo.

        Infine, dopo il vostro “scoop” sul mio cognome e sulla mia parrocchia, dovrei forse sentirmi intimidito? Mi dispiace deludervi.

        Il Signore ci ha già avvertiti: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). San Paolo ricorda di aver sopportato persecuzioni, oltraggi, percosse, prigionie e naufragi per il Vangelo (cfr. 2Cor 11,23-28). E il libro della Sapienza descrive con impressionante attualità il giusto perseguitato:

        «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri e del tutto differenti sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, Egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà» (Sap 2,12-20), Meditate gente, meditate..

        Perciò, né gli “scoop”, né le allusioni personali, né eventuali intimidazioni mi spostano di un millimetro. Continuerò a servire la Chiesa e ad annunciare il Vangelo con la serenità di chi sa di dover rendere conto a Dio, non ai commentatori di un blog.

        Resta però una constatazione. Dalle Sue argomentazioni e da quelle del Suo inseparabile partner emerge una concezione della Chiesa che ha ben poco a che vedere con quella cattolica. Di cattolico, mi permetta, non se ne avverte neppure il profumo.

        1. Caro don Pietro Paolo,
          lei sa che non ho fatto parola sugli eventuali contrasti che lei ha avuto col suo superiore, ritengo non siano affari miei. Ma, siccome pareva non intendesse rispondere sul semplice dato dell’ ubicazione della sua chiesa, ( così come in passato, rifuggiva dal rivelare il suo cognome- che ci volle un carro di buoi per trascinarla a dirlo-), l’ho anticipata. Se l’ho paragonata ad Adolfo Celi è solo per quella certa somiglianza fisica e di autorevolezza che contraddistingue entrambi: uno con la scrittura, l’altro con la recitazione; se l’ho paragonata al “fratello maggiore” Parenzo, è stato per le incongruenze che caratterizzano le uscite di quel personaggio, un po’ troppo pieno di sé. Anche ora, per esempio, lei ripudia il compito del proselitismo come di un lacerto ripugnante di un passato religioso millenario. Forse perchè questo divieto del proselitismo è farina recente del sacco di Papa Bergoglio? Ma allora, perdoni, che ci sta a fare un prete? A che scopo sfornare prolisse citazioni del Catechismo senza motivarle? intende dialogare in codesto modo? Più che di dialogo, nel suo caso, si può parlare di monologo ripetitivo di un testo appreso “par coeur” che lei è convinto possa convincere ipso facto i lettori solo perchè lo sciorina dall’alto del suo metaforico ambone. Non è questo un modo alquanto sgraziato, sgarbato e rozzo di fare- comunque- del proselitismo alla sciagurata specie dei laici? Ma, almeno quelli battezzati, non sono forse essi stessi sacerdoti, re e profeti, come ben spiegano i frati domenicani? perciò, libertà al dialogo fraterno, possibilmente intriso di quella gioia che può rampollare solamente quando essi- laici- si sentano accolti ed amati. Con la perenne mutria, le reticenze, la prosopopea, mi creda, non si lascia spazio né al dialogo né al proselitismo…a meno che non si aspiri a copiare l’integralismo dei severi imam divenuti, oggi, tanto di moda. Capisco che la situazione è confusa sotto i cieli delle religioni- specie di quelle abramitiche- ma.. si rilassi. Prenda esempio dalle gerarchie che fanno cyclosport per entrare in chiesa, o dipingono pareti sacre con la medesima disinvoltura con cui dipingono ii cervelli di molte suore, o giocano al lotto delle donne Vescove e dei sacerdoti gai, oppure cantano le Sure del Corano in simpatica comunione con loro colleghi islamici, oppure si dedicano con cura ad affari molto “secretati”. C’è da scegliere, non si abbatta!

          1. Don Pietro Paolo

            Adriana 1,

            vedo che, ancora una volta, ha preferito aggirare le domande piuttosto che rispondere.

            Dice di aver anticipato la rivelazione della mia parrocchia. Mi permetta: a chi giovava questa “indagine”? Ai lettori o forse al Suo inseparabile sodale? La Sua attività da detective mi ricorda piuttosto Gezabele che, con astuzia e sotterfugi, preparò il terreno per impadronirsi della vigna di Nabot (1Re 21). Non sto certo paragonando le persone, ma il metodo: non si confutano le idee, si cerca di colpire la persona.
            Lei accenna ai miei rapporti con il Vescovo. Ebbene, non si è mai trattato di contrasti dottrinali – ammesso che di contrasti si possa parlare –, ma esclusivamente di questioni pastorali. E sa qual è la differenza tra me e molti commentatori di questo blog? Che io ho obbedito. Pur ritenendo alcune decisioni ingiuste, non ho alimentato campagne contro il mio Vescovo, non ho fatto ricorso agli organismi competenti della Santa Sede, sebbene molti laici, sia in forma associata sia personale, abbiano liberamente scelto di farlo. Non ho fondato una “mia Chiesa”, non ho dichiarato eretici i miei superiori, non mi sono autoproclamato custode esclusivo della vera fede. Ho semplicemente fatto ciò che la Chiesa chiede a un sacerdote: obbedire. E credo che questo confermi, nei fatti, quanto sostengo da tempo.
            Quanto al “proselitismo”, vedo che continua a equivocare. Io non cerco adepti per me, come fanno i capi delle sette. Annuncio Cristo e la Chiesa. È ben diverso. Se poi qualcuno si converte al Vangelo, non diventa un mio seguace, ma un discepolo di Gesù Cristo.

            Lei mi rimprovera di citare il Catechismo. La ringrazio del complimento. Preferisco citare il Catechismo della Chiesa Cattolica piuttosto che blog, ipotesi personali o, peggio ancora, teorie filosofiche di matrice orientale che finiscono per minare alle fondamenta la visione cristiana. Del resto, è esattamente ciò che dovrebbe fare ogni cattolico e, a maggior ragione, un sacerdote. Se ritiene che quanto cito sia erroneo, lo dimostri nel merito. Finora, invece, ha preferito soffermarsi sul tono, sulla lunghezza dei miei interventi e perfino sulla mia presunta somiglianza con Adolfo Celi, evitando accuratamente di confrontarsi con gli argomenti.
            Mi parla di dialogo. Ma il dialogo presuppone risposte. Io Le ho posto domande precise: CHI E’ REALMENTE ADRIANA 1? Perché tante reticenze? Perché tanto interesse per la mia identità e nessuna disponibilità a chiarire la Sua? Non ho ricevuto risposta. Curioso: pretende trasparenza dagli altri, ma la nega a sé stessa.

            Infine, continui pure con le battute su “mutria”, “prosopopea” e “imam”. Sono espedienti retorici che fanno sorridere, ma non dimostrano nulla. Le idee si confutano con argomenti, non con caricature.

            Resto ancora in attesa di una risposta nel merito. Finora, alle domande ho risposto io. Lei, invece, continua a cambiar discorso.

        2. Caro Don,
          anche il “duello”, il”dibattito” scritto o verbale possiede una sua etica che rifugge dall’imbroglio. Perciò, a dare per primo. spiegazioni delle sue certezze tocca- in questo e in numerosi altri match- a lei.
          “Chiii sssei tuuu?” chiede ad Alice il Brucaliffo che, alla di lei risposta, aggiunge incavolato: “Una bambina??? Non conosco! “.
          Io le rispondo: “Un essere umano”. Temo che la sua risposta sarà uguale quella del Brucaliffo.

          1. Don Pietro Paolo

            Adriana 1,

            più La leggo e più, sinceramente, mi fa pena. Pur di far contento il suo “amico”, scende … e dí molto.

            Le avevo rivolto domande semplici, dirette e verificabili. Lei, invece di rispondere, ha tirato fuori Alice, il Brucaliffo e un’altra pagina di letteratura.

            Parla di etica del dibattito, ma sembra ignorarne la regola fondamentale: alle domande si risponde. È curioso che invochi il confronto e poi, puntualmente, appena il confronto entra nel merito, cambi scena e cambi copione.

            La verità è molto più semplice. Lei vuole sapere tutto degli altri, ma non vuole dire nulla di sé. Ha paura? Mi fa molto pensare… Se così non fosse, perché tante reticenze? Perché tanta curiosità per la mia identità, per il mio ministero, per i miei rapporti con il Vescovo, mentre della Sua non si può sapere nemmeno il nome? Fa la detective quando il bersaglio sono gli altri; quando, invece, una semplice domanda riguarda Lei, si rifugia dietro uno pseudonimo e una citazione letteraria.

            Pretende trasparenza dagli altri, ma rivendica opacità per sé. Chiede conto a tutti, ma non rende conto di nulla. È un curioso concetto di etica: valido per gli altri, facoltativo per sé. Ma del resto che cosa ci si poteva aspettare…

            Continui pure con il Brucaliffo. Io preferisco restare nel mondo reale, dove le idee si difendono con argomenti e le domande ricevono risposte. D’altra parte, è molto più facile prendere in prestito le battute di un personaggio di fantasia che trovare il coraggio di rispondere in prima persona.

            Le mie domande restano lì, immutate. Le Sue risposte, invece, continuano a smarrirsi tra le pagine di un romanzo. E, mi permetta, il lettore ormai se n’è accorto.

          2. Se le faccio pena vuol dire che qualcosa di umano- anche se difettoso per superbia- le è rimasto. Se però, col termine “lettore” allude alla sua persona, cade in errore. Lei non legge mai: finge di leggere mentre scorre con superficialità gli scritti altrui (non solo i miei).
            .Speravo che ” a buon intenditor poche parole”… Così non è. Vuole leggere esclusivamente parole della Chiesa? Ripeto anch’io, con Enrico: “Ha la signora Gabriella”. Si è esposta: la lodi o la confuti, ma, come presbitero, non le è lecito ignorarla.
            Quanto alle sue buffe illazioni: Enrico il sodale (o viceversa), conoscenza, se non addirittura frequentazione con La Signora perchè una volta mi ha chiamato Adry…meritano di esser sepolte sotto una lapide cimiteriale per non lasciare che lei si presenti – come prete- così ridicolmente contraffatto.
            Di che segreti da 007 vuole che vada in caccia? Degli eventuali segreti della sua esistenza non me ne importa “né bezo, né bagatin”. Io sono una persona qualunque: lei, invece è un personaggio pubblico, perciò è naturale che dichiari il suo nome e cognome, così come il luogo dove esercita.la sua professione ( specie se richiesto ) perchè, se non lo fa, non solo manca di urbanità e di empatia, ma instilla parecchi dubbi sulle autentiche fondamenta delle sue intemerate che vorrebbero farla apparire come una persona animosa, per non dire “eroica”. Ripeto anch’io, copiando il saggio viatico della Nonna: “Si calmi, si riposi, fa caldo… i troppi fumi in testa possono farle assai male”.
            Cari saluti, A.

  4. Esimio don P.P.,
    visto che per l’ennesima volta anguilleggia su tutta la linea
    le annuncio che data la sua mancata comunicazione della località in cui lei opera
    al servizio della lobby sanpietrina,
    la appellerò “Struzzo di Utopia” ad imitazione di lei che
    per “semplice ironia” definisce DON Minutella “micio di Carini”.
    I “ragionamenti” li lascio allo Struzzo di Utopia regolarmente smentiti dai FATTI.

  5. Gabriela Danieli

    Faccio presente che la teologa citata, quando afferma che si può disobbedire al papa, afferma qualcosa di gravemente contrario al S. Magistero infallibile della Chiesa:
    ▪️Infatti, Il CCC al n. 891-892 insegna che, per il DOGMA dell’infallibilità, il papa stabilito da Cristo é assistito dallo Spirito Santo non solo nelle definizioni dogmatiche, ma anche nel Suo Magistero “ordinario” che riguarda la fede e i costumi. Da qui l’OBBLIGO dei fedeli OBBEDIRE “SEMPRE” al papa stabilito da CRISTO: ultimo BXVI.

    Non certo ai due antipapi eretici progay stabiliti dalla Chiesa massonica di Satana e dei suoi servi che da 13 anni stanno DOMINANDO LE COSCIENZE dei fedeli MENTI per giustificare la dottrina eretica prlgbt dei due IMPOSTORI JMB e PREVOST, così come come ribadito in Apocalisse 13 e nel CCC n. 675.

    Basta vedere, come in questi ultimi anni almeno una 70ina di vescovi prevostiani hanno approvato e continuano ad approvare incontri di preghiera, “ritiri spirituali” e manifestazioni pro peccato impuro contro natura ⬇️ https://www.gionata.org/sitemap-appuntamenti/

    ▪️Solo qualche es.:
    Mons. Giampiero Palmieri ha istituito nel 2018 il gruppo lgbtqia MOSAIKO. 
    Antipapa Francesco lo aveva nominato vescovo ausiliare di Roma per il settore Est, e affidato il gruppo MOSAIKO anche a *Don Angel Luis Alba (Cappellano Università Tor Vergata).
    https://mosaikocristianilgbt.wordpress.com/chi-siamo/

    🔹 Mons. Savino ammette di aver celebrato e amministrato SACRILEGALMENTE l’eucaristia alle coppie gay presenti, durante il Giubileo lgbt in Vaticano con L’OK dell’antipapa PREVOST:
    https://youtu.be/PZAAnfCCpXU?is=GinhXT-n3WQAcwwp

    ◾Solo alcuni dei prossimi appuntamenti organizzati da MOSAICO e LA TENDA DI GIONATA:

    🔷 24 – 25 OTTOBRE 2026 FRASCATI – ROMA‼️ 
     2° ASSEMBLEA NAZIONALE della Rete Sinodale, sul tema:
    Che significa oggi sognare, praticare e costruire non un’altra Chiesa, ma una Chiesa ALTRA?
    https://mosaikocristianilgbt.wordpress.com/prossimi-appuntamenti-2026/

    🔷 RITIRO SPIRITUALE LGBTQIA A BELLUNO
    Appuntamenti Archivi – Progetto Gionata
     28-30 agosto 2026 a Santa Giustina BELLUNO
    Il progetto Rùah, cristiani LGBT+ del FRIULI-VENEZIA GIULIA e del VENETO è felice di presentare il weekend di crescita umana e SPIRITUALE con esperienze di BIO-DANZA…
     https://www.gionata.org/category/appuntamenti/

    🔹P. Martin assieme alla Tenda di Gionata organizza il Giubileo LGBTQ in Vaticano con l’ok di Prevost. https://www.repubblica.it/vaticano/2025/09/07/news/james_martin_intervista_giubileo_lgbtq-424831449/amp/

    E non solo in Italia:
    🔷 “SINODO” per cristiani LGBTQ+ in SPAGNA: nell’OTTOBRE 2026 si ritroveranno per camminare insieme – Progetto Gionata 
    https://share.google/l8Bwehsh2aRLEpomq

    🔹NUDI dipinti con la bandiera arcobaleno davanti alla cattedrale di Gran Canaria: il VESCOVO José Mazuelos, ha assicurato di non essere contrario all’iniziativa ». 
    – INFOVATICANA https://share.google/cD4iRLGtV6pIPs23R

    🔹ALBUQUERQUE, Nuovo Messico — L’arcivescovo John Wester di Santa Fe, Nuovo Messico, noto per le sue posizioni radicalmente a favore della COMUNITÀ LGBT, ha rilasciato lunedì una dichiarazione in difesa della costruzione di una moschea all’interno dell’arcidiocesi, in risposta alle preoccupazioni espresse dai fedeli.
    Nella dichiarazione del 27 LUGLIO 2026 L’ARCIVESCOVO Wester, che ha una lunga storia a favore della comunità LGBT, ha risposto alle preoccupazioni dei fedeli riguardo a una proposta di costruzione di una MOSCHEA , affermando “falsamente” che è un luogo DIVINO dove si adora lo stesso Dio”.🙈
    https://www.lifesitenews.com/news/pro-lgbt-us-archbishop-claims-muslims-have-god-given-right-to-build-mosque/?utm_source=SOCIAL

    🔹 DEARBORN HEIGHTS, Michigan ( LifeSiteNews ) — L’arcivescovo Edward Weisenburger di Detroit ha partecipato e tenuto un discorso all’inaugurazione di una moschea e della nuova sede dell’Istituto ISLAMICO d’America (IIOA) la scorsa settimana, elogiando l’edificio e affermando falsamente che musulmani e cattolici adorano lo stesso Dio.
    https://www.lifesitenews.com/news/archbishop-of-detroit-praises-new-mosque-there-is-nowhere-i-feel-greater-kindness/

  6. Don Pietro Paolo

    Ringrazio Ferri per aver fatto conoscere ai lettori Ida Friederike Görres, che personalmente non conoscevo. Mi auguro che molti dei tanti lettori costantemente arrabbiati di questo blog facciano tesoro della lezione fondamentale che questa nostra sorella nella fede continua a offrirci: la vera riforma della Chiesa comincia dalla conversione personale.

    È sempre più facile pretendere la santità dagli altri – dal Papa, dai vescovi, dai sacerdoti e dai fedeli – che impegnarsi a diventare santi noi stessi. Eppure la Chiesa non è cresciuta grazie a polemisti, censori o autoproclamati giudici dell’ortodossia, ma grazie ai santi.

    Forse dovremmo tutti domandarci meno spesso se gli altri siano abbastanza santi e più spesso se lo stiamo diventando noi.

    1. 😅😅😅 che tenerezza!
      Ma … uno che non è diventato santo può continuare a sciorinare a pappagallo,
      agli altri che non sono santi
      un dottrina che, non essendo santo, non ha incarnato
      e quindi è soltanto un’astrazione che gli occupa la testa?
      Tra una stazione di partenza non santa e una stazione di arrivo non santa,
      la dottrina non si riduce ad un mucchio di chiacchiere?
      Ed il mucchio di chiacchiere non provoca, come di fatto accade,
      soltanto caos?

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Enrico,
        Lei chiede se uno che non è ancora diventato santo possa “sciorinare a pappagallo” la dottrina. La domanda è curiosa perché, se fosse vera la Sua tesi, dovrebbe smettere di parlare anche Lei, visto che non mi risulta sia ancora santo. A meno che, per la continua e instancabile pubblicità che al micio di Carini, questi non abbia deciso di premiarLa proclamandoLa santo con l’autorità del “gran prelato” che pretende di essere il vero Papa e di possedere il munus petrino. Se così fosse, mi permetta di ridere su una simile canonizzazione.
        Cristo non ha affidato il Vangelo a uomini già perfetti, ma a peccatori chiamati alla conversione. La santità è la meta, non il lasciapassare per annunciare la verità.

        Mi permetta poi un’osservazione. Se, come spesso fa, invita i lettori a seguire il signor Alessandro Minutella anziché il Papa riconosciuto dalla Chiesa, allora il problema non è chi ripete la dottrina cattolica, ma chi invita ad allontanarsi dalla comunione ecclesiale per seguire un ex sacerdote che si è posto in aperta rottura con essa.

        Io preferisco “ripetere” ciò che la Chiesa insegna da duemila anni piuttosto che rincorrere teorie nate ieri. Tra il Vangelo custodito dalla Chiesa e il “carisma” autoproclamato di un singolo visionario, continuo a scegliere il primo.

        Quanto al resto, il sarcasmo può strappare qualche sorriso, ma non sostituisce un argomento.

        1. Esimio don P.P., perdoni la franchezza.
          DON Alessandro Minutella, non “il signor Alessandro Minutella”.
          Ancora una volta lei si mostra sprezzante verso un suo confratello,
          sentendosi al sicuro nella lobby sanpietrina e libero di
          deridere “il micio di Carini”. Dovrebbe vergognarsi.
          DON Minutella NON E’ un “ex sacerdote”. Lei mente sapendo di mentire!
          Evidentemente la lingua batte dove il dente duole.
          Le consiglio di ridurre i suoi interventi:
          uno dopo l’altro svelano sempre più il lupo vestito da agnello.

          1. Don Pietro Paolo

            Caro Enrico,

            la franchezza è sempre benvenuta quando è accompagnata dalla verità.
            Lei insiste a chiamarlo “don” . per inciso le ricordo che in Sicilia il “don” viene anche dato ai capi mafiosi_ . Io preferisco attenermi ai fatti: Alessandro Minutella è stato dimesso dallo stato clericale dall’autorità della Chiesa cattolica. Lei quell’autorità non la riconosce e lo afferma apertamente; io, invece, sì. Per questo non c’è alcuna menzogna da parte mia, ma semplicemente due presupposti inconciliabili. La differenza è che il mio coincide con quello della Chiesa cattolica, il Suo con quello di un uomo che si è posto fuori dalla sua comunione. Mi accusa di appartenere alla “lobby sanpietrina”. Se con questa espressione intende la comunione con il Papa e con la Chiesa cattolica. la ringrazio: è esattamente ciò che ogni sacerdote cattolico promette il giorno dell’ordinazione.

            Quanto al “micio di Carini”, non era un’offesa, ma una semplice ironia. Del resto, chi pretende che un sacerdote dimesso dallo stato clericale sia il vero Papa, mentre tutti i cardinali, tutti i vescovi in comunione con Roma e oltre un miliardo di cattolici sarebbero nell’errore, dovrebbe forse mettere in conto anche qualche sorriso.

            Infine, Lei mi chiama “lupo vestito da agnello”. Curioso. Da mesi ricevo insulti, epiteti e accuse, mentre continuo a rispondere con argomenti e riferimenti alla dottrina della Chiesa. Finora, però, non ho visto una sola confutazione seria delle mie tesi: soltanto slogan, sarcasmo e attacchi personali.

            Le idee si confutano con la ragione, non con gli insulti. Su questo terreno, resto ancora in attesa.

          2. C’è Grabriela Danieli che soddisfa la sua richiesta di confutazione
            in maniera abbondantissima e lei la ignora oppure
            la confuta a sua volta.
            Non faccia il dritto, per favore!
            E poi glielo ripeto: i FATTI smentiscono senza possibilità di equivoco
            la sua strenua difesa della lobby sanpietrina che di cattolico non ha più nulla
            e che meno che mai ha l’autorità di scomunicare, quelli che non scendono
            compromessi con essa.
            Vorrei da oggi in poi appellarla come “lo struzzo di … “,
            mi faccia sapere la località, così anch’io potrò apostrofarla
            con “semplice ironia”.
            Ci conto. Se non mi comunica la località da aggiungere a
            “lo struzzo di …” mi sento autorizzato a ritenerla un ipocrita.
            Allora: “lo struzzo di ????”.

          3. Don Pietro Paolo

            Caro Enrico,

            vedo che continua a preferire i soprannomi agli argomenti: prima il “lupo”, ora lo “struzzo”. È un diritto, ma non è un ragionamento.

            Quanto alla signora Gabriela, Le lascio volentieri il compito di risponderle. Le sue affermazioni, ripetute in modo ossessivo, le conosciamo ormai tutti. Io non ho il tempo di inseguire ogni sua fisima. Se Lei le ritiene così convincenti, le faccia Sue e le difenda personalmente.

            Piuttosto, Le suggerisco di leggere con attenzione l’ultimo articolo di Antonio Romano sulla cosiddetta “sindrome del Grande Prelato”. Vi troverà una ricostruzione documentata di fatti che forse preferisce ignorare. Magari potrà essere un’occasione per confrontarsi con la realtà, invece che con gli slogan.

            Lei continua a parlare di “fatti”, ma quando si entra nel merito della dottrina, del diritto canonico o dei provvedimenti della Chiesa, le Sue risposte si riducono sempre a slogan contro la “lobby sanpietrina”. Non basta ripetere un’affermazione perché diventi vera.

            Quanto al soprannome che vorrebbe affibbiarmi, se questo è il livello del confronto, glielo lascio volentieri. Io continuerò a rispondere con argomenti. E, finora, quelli non li ha ancora confutati.

          4. Carissimo Enrico,
            è che a me i lupi stanno simpatici e sono estremamente leali nei duelli dove quello che si dichiara vinto viene risparmiato dal vincitore. Quanto allo struzzo che nasconde la testa nella sabbia, è solo uno dei tanti portati ( e pregiudizi ) dei Bestiari Medievali.
            ” Fissa il tuo cane negli occhi e tenta ancora di affermare che gli animali non hanno un’anima ” ( Victor Hugo ). Chissà se fu per questo che venne messo all’Indice?
            Perciò, ti prego caldamente di non offendere gli innocenti animali con simili paragoni.
            Se vuoi sapere dove esercita l’ineffabile canonista, te lo potrei dire io, ma aspetto che te lo riveli il Don in persona, in omaggio alla sua- ehm- ben nota umiltà, lealtà e franchezza. (N.B. Poichè esistono alcuni youtube dove figura da protagonista, ti posso rivelare, senza cadere nell’indiscrezione, che mostra una notevole somiglianza con il bravo attore Adolfo Celi, nato a Messina rip.).

        2. Quindi, caro Don,
          al contrario di quanto lei viene testè affermando, lei ritiene che il cervello bisogna spegnerlo in nome dell’obbedienza “cieca, pronta, assoluta” al capo e alla gerarchia di una ONG che ha dato il proprio sconsiderato e ignorante appoggio a tutte le faccende che servono a introiettare non Santità, ma denaro: clima, accoglienza a gogò, sacri-sieri…
          Per me, dare del “micio” a qualche umano non è affatto un insulto, ma una carineria affettuosa, un titolo di privilegio. Il Cristianesimo e , in particolare, il Cattolicesimo è sempre stato tanto duro con gli innocenti animali…(salvo che nei due episodi apocrifi ad esaltazione di S.Francesco).
          Mi creda: avrei votato volentieri con quel popolo che voleva canonizzare l’eroico Guildefort, il migliore e più fedele amico dell’uomo.

    2. Scusi don Pietro Paolo, ma l’ovvio non è un argomento di dibattito.

      Certamente ogni efficace “riforma”della Chiesa viene dalla conversione personale: dal deformata reformare al confirmata transformare con due passaggi intermedi.

      L’argomento piuttosto è quando, a differenza della protagonista dell’articolo, si vede solo un conformata conformare, cioè la conferma della conformità non alla santità ma al modo di pensare del mondo.

      Non è rivolto solo a lei, ma a me stesso: è davvero meritevole di sussulto qualsiasi moderatismo che confermi là conformità alla deformità e alla deformazione.

      Tutto lì.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro miserere mei,

        sono d’accordo con Lei che la conformità al mondo non possa mai essere il criterio della riforma della Chiesa. Ma è proprio qui che nasce il problema: chi stabilisce quando vi è una vera conformità al mondo e quando, invece, si tratta semplicemente di un giudizio personale?

        È precisamente per questo che ho richiamato Ida Görres. Perché il rischio più sottile non è solo quello di conformarsi al mondo, ma anche quello di trasformarsi in censori permanenti del Papa, dei vescovi, dei sacerdoti e di tutti coloro che non la pensano come noi, fino a identificare la santità con le proprie valutazioni.

        La storia della Chiesa mostra che i santi hanno certamente corretto gli errori, ma hanno cominciato sempre da sé stessi. Non hanno fondato la propria identità sul denunciare continuamente le infedeltà altrui, bensì sul lasciarsi convertire ogni giorno da Cristo.

        Per questo continuo a ritenere attuale la lezione della Görres: è molto più facile misurare la presunta deformità degli altri che lasciarsi riformare dalla grazia di Dio. Ed è questa seconda via che, alla lunga, rinnova davvero la Chiesa.

        1. Ecco: allora cominci lai a dare l’esempio:
          cominci da se se stesso, invece di bombardare a tappeto
          gli altri con le sue elucubrazioni.

        2. M auguro che abbia letto bene l’articolo.
          Ida vede e riconosce una a una le storture ecclesiali che oggi vengono classificate come cose buone.
          No, non lo sono.
          Questo non toglie nulla all’amore per la Chiesa santa e immacolata e all’umile sapersi nella Grazia che illumina una stagione così buia, sapendone portare la croce. Se ci saranno amore e umiltà, la Grazia muoverà alla santità.

          Le fette di salame sugli occhi non sono mai state la reliquia di nessun santo.

          1. Don Pietro Paolo

            Caro miserere mei,

            non nego affatto che Ida Görres abbia denunciato con lucidità molte storture ecclesiali. Sarebbe ingiusto attribuirle un ingenuo ottimismo.

            Il punto, però, è un altro. Riconoscere le storture non significa attribuire automaticamente alle proprie valutazioni il valore di giudizio definitivo sulla Chiesa, né tantomeno concludere che essa abbia perduto la sua autorità o che il Papa abbia cessato di essere Papa.

            Su questo, la Görres mi pare molto distante da certe derive contemporanee. Amò la Chiesa così com’era, con le sue ferite, senza collocarsi al di sopra di essa come giudice ultimo.

            Nessuno auspica di portare “fette di salame sugli occhi”. Ma neppure possiamo sostituire gli occhi della Chiesa con i nostri. La vigilanza è una virtù; l’autoproclamazione a tribunale permanente della Chiesa, invece, non lo è.

            La riforma autentica nasce sempre dalla verità unita alla comunione, mai dalla contrapposizione della propria coscienza all’autorità costituita da Cristo.

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