Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Massimo Viglione, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulle dichiarazioni di un presule italiano. Buona lettura e diffusione.
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Qual è il Vangelo di mons. Lorefice?
Quello di un’altra religione
Mons. Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha detto che chi sostiene la remigrazione “è fuori dal Vangelo”.
Bisognerebbe chiedere a questo individuo di quale vangelo parla.
Qualcuno ha mai letto nel Vangelo che esiste un diritto all’invasione delle patrie e terre altrui e quindi un dovere a farsi invadere?
L’ospitalità, cristiana e non, è caratterizzata intrinsecamente dalla limitatezza non solo numerica degli “ospiti” che arrivano, ma anzitutto e costitutivamente dalla limitatezza temporale.
Un ospite è tale perché prima non c’era e prima o poi se ne va. Altrimenti, diventa il padron di casa.
Ma l’essere padron di casa esclude automaticamente in concetto di ospitalità, che prevede, certamente, il dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, di “vestire gli ignudi”, curare i malati, ecc., ma al contempo, appunto, la provvisorietà temporale di tale predisposizione all’aiuto del prossimo.
La carità consiste ovvero nell’aiutare il prossimo tutta la vita e sempre, in ogni occasione, ma non nel far diventare lo straniero il padrone di casa in casa altrui. Altrimenti, si diventa quel padre che dà una serpe ai figli, che è appunto quanto accade con il clero odierno vatican-secondista.
Faccio notare che perfino Benedetto XVI sottolineò che l’unico diritto, in materia, è quello a non emigrare.
Il Vangelo di Lorefice è semplicemente il Vangelo di Davos, del globalismo anti-umano che vuole dare le nostre terre e la nostra civiltà agli invasori, soprattutto islamici (ma non solo), vuole creare la razza unica meticcia, come previsto massonicamente da secoli, e vuole distruggere la fede cristiana e la nostra stessa civiltà.
Se c’è una cosa che è anti-vangelo è il vangelo di Lorefice. Che, sia chiaro, non è certo di Lorefice, bensì dell’immensa parte della gerarchia vaticansecondista, specie da Giovanni Paolo II in poi, il quale, durante gli anni Novanta, non tralasciò un solo Angelus domenicale senza invitare ad accogliere gli immigrati (a casa nostra).
So bene che nessuno vuole ricordare questo fatto, ma io loro ricordo perfettamente, perché ogni domenica a pranzo mi avvelenavo ascoltando il suo immancabile invito all’invasione delle nostre terre e patrie, tra un bacio al Corano e una visita in moschea (e in sinagoga pure).
Questi individui sono in perfetto accordo con il Corano, che prevede la conquista, anche violenta, del mondo non ancora islamizzato.
Pertanto, mentre gli imam (e roba simile) predicano l’invasione di quella che un tempo era la Cristianità, i preti di quella che un tempo era la Cristianità, fino al supremo vertice, predicano ogni giorno da decenni esattamente la stessa cosa.
Lorefice e soci, tutto sono fuorché sacerdoti del Vangelo, che insegna che l’amore e la carità sono sempre reciproche, mai unilaterali. Tradotto in concreto: io arrivo nella terra non mia solo se il padron di casa mi accoglie, nella misura temporale dell’accoglienza e rispettando completamente le sue leggi, i suoi usi e costumi, la sua proprietà e soprattutto le persone.
Nessuno al mondo, nemmeno un papa (anzi, lui meno di tutti) può abolire il settimo comandamento del decalogo (ovvero, della Legge naturale), che prevede la difesa della proprietà sotto attacco.
Mons. Lorefice, e con lui quasi tutto il clero odierno, è un uomo di un’altra religione, che non è più quella cattolica.
Quindi di un’altra Chiesa, che non è più quella cattolica.
Questa è la tragedia indicibile, inaccettabile, ingestibile.
Fuori dal Vangelo, ci sta lui. E con lui quasi tutta la gerarchia attuale.
La Chiesa di sempre ha sempre insegnato il valore sacro della Patria. Non dello Stato, che è cosa eminentemente differente (e infatti è lo Stato moderno rivoluzionario che ha sovvertito sia la legge naturale che quella di Dio, per poi suicidarsi in modo da farci invadere da decine di milioni di immigrati, in gran parte islamici) ed è causa integrante della tragedia in corso, ma della patria, della legittima difesa della società in cui si è nati e si vive, di cui si è parte, che si fonda sulle famiglie, ovvero sul sangue dei popoli, unite dalla stessa fede, lingua, storia, civiltà e terra.
Il resto, è Massoneria applicata.
E questa, come già detto, è un’altra religione.
E pure un’altra Chiesa.
Quella massonica, oggi trasformatasi nel globalismo totalitario, di cui Lorefice è voce di Sauron. Lui, e tutti gli altri della Gerarchia servi del mondialismo kalergyano.
Che, con il Vangelo, non ha nulla a che vedere, ma anzi, ne è l’antitesi.
(MV)
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7 commenti su “Remigrazione. Qual è il Vangelo di Mons. Lorefice? Quello di un’Altra Religione. Massimo Viglione.”
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ***ero forestiero e mi avete ospitato***, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ***ero forestiero e non mi avete ospitato***, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». (Matteo 25, 31-46)
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso». (Luca 10, 25-37)
Ricordiamo che la rivalità tra Samaria e Gerusalemme rendeva (già da molti secoli) reciprocamente ‘forestieri’ e ostili i membri della due ‘patrie separate’.
Accogliere il forestiero (anche quando ‘nemico’) è dunque perfettamente coerente con il messaggio evangelico e degno di lode; rifiutarsi di farlo è invece contrario al Vangelo e contribuirà alla propria condanna nel giorno del giudizio.
Tuttavia ‘accogliere il forestiero’ non equivale affatto ad ‘approvare le migrazioni di massa’, che per loro natura generano caos e ‘disintegrazione’ della società, come già segnalò lo stesso San Giovanni Paolo II e come ribadì in seguito, con più forza e chiarezza, Papa Benedetto XVI.
Chi però fa della propria (legittima, condivisibile e doverosa) contrarietà alle migrazioni di massa una giustificazione a un odio o a un’ostilità indiscriminata nei confronti dei migranti pecca gravemente contro la carità e, così facendo, smarrisce la Via.
Occorre quindi condannare la tratta degli esseri umani che caratterizza le migrazioni di massa, ma al contempo accogliere come fratelli e sorelle tutti quei migranti che, in un modo o nell’altro, sono ora qui con noi: essi sono in realtà il nostro ‘prossimo’, se solo siamo disposti ad accogliere l’invito di Cristo.
Attribuire a questi forestieri l’epiteto di ‘invasori’ è solo un modo iniquo per demonizzarli tutti indiscriminatamente, quando invece la maggior parte di loro sono persone oneste che cercano un futuro migliore; proprio loro sono le prime vittime del satanico ‘melting pot’ imposto dagli oligarchi… OCCIDENTALI, che a tutt’oggi controllano la finanza globale e gestiscono pure questo sporco ‘business’ con spietate logiche. Dunque il problema delle migrazioni di massa ha origine qui, nelle nostre Patrie d’Occidente, purtroppo svendute e asservite a un sistema di potere sempre più iniquo, predatorio e criminale, anche se prossimo al capolinea:
https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994
In questo contesto prendersela genericamente con i migranti porta solo a ulteriori disordini e divisioni sociali, aggravando la situazione senza mai affrontare il problema alla radice, che è proprio l’obiettivo delle oligarchie pro migrazioni di massa: le ‘guerre tra poveri’ servono proprio a tenere il popolo costantemente diviso cosicché lor signori possono continuare a fare i porci comodi loro a spese di tutti: migranti e autoctoni.
Pensi a non pedalare più’ in chiesa….
Il versetto nel Vangelo di Matteo così recita, quindi Cristo ciò insegna e per primo è salito sulla Croce. Gli Apostoli hanno seguito le orme del Maestro ed hanno insegnato ad altri martiri il Sacrificio estremo. Quindi Lorefice e la Gerarchia Vaticana ci insegnino il sacrificio mostrandoci la strada e intraprendendola loro in testa. Ove non succedesse, avremmo la prova principe dei lupi che mandano al macello gli agnelli.
Perfino Benedetto XVI sottolineò che…
Come a intendere che da lui non ci si dovesse attendere nulla di buono?
Invece, una volta ancora, ecco un’altra perla di buon senso e realismo cristiano, tutto rivolto al Cielo, ma sempre con i piedi per terra.
Sono state tantissime le perle che brillano tuttora, proprio mentre le si disprezza per interessarsi di vetri colorati.
Un forziere di fede, di Tradizione, di cultura e anche di diritto, spiazzando gli eversori interni, la banda dei lupi devastatori della vigna.
E’ questo il problema di MV e di tantissimi in sua compagnia.
D’accordo Professore, mi unisco alla sua denuncia, l’attuale gerarchia della Chiesa non appartiene al Corpo mistico di Cristo, non è la Chiesa visibile di Cristo ma quella di una chiesa(h) altra dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, la sua, di questa chiesa(h), è un’altra religione, quella della Religione Universale d’ispirazione massonica, non la cattolica.
“Lorefice e soci, tutto sono fuorché sacerdoti del Vangelo, che insegna che l’amore e la carità sono sempre reciproche, mai unilaterali”.
Per la verità, PURTROPPO, sta scritto: “ma io vi dico: amate i vostri nemici “.
Mt 5,44
Fatta questa riserva, concordo con la sostanza dell’articolo.
E’ vero, però amare i nostri nemici non significa che “tutto sia (comunque) perdonato”, quanto piuttosto di comprendere la loro debolezza, quindi riconrdarsi del peccato originale, che limita e vincola qualsiasi essere umano, non voler vendetta e soprattutto desiderare la loro salvezza eterna, che richiede anche la loro conversione.