MORLION E IL SERVIZIO SEGRETO VATICANO “PRO DEO” |
I – LA QUESTIONE DEMOCRISTIANA IN GENERALE E MORLION |
| Nella scorsa puntata abbiamo visto come padre Felix Morlion nel suo libro: L’apostolato dell’opinione pubblica. Introduzione al movimento “Pro Deo” (Roma, Editrice Studium, 1947) spiega la natura, lo scopo e la metodologia del movimento “Pro Deo” che aveva appena fondato. |
| Inoltre, abbiamo visto che questo libro di Morlion, nel medesimo anno in cui fu pubblicato, fu commentato dalla famosa Rivista “Divus Thomas” (vol. 50, 1947, pp. 302-307). |
| Da questi due studi è apparso chiaro il carattere del Movimento “Pro Deo” incline non solo al 1°) “modernismo liturgico”, condannato da Pio XII nell’Enciclica Mediator Dei, 1947 (cfr. Morlion e la “Messa-beat”); ma anche al 2°) “modernismo sociale o politico” (condannato specialmente da Leone XIII, Enciclica Graves de communi re, 1901 e Pio X, Notre charge apostolique, 1910). |
| Ora il movimento “Pro Deo” ha avuto delle forti affinità e degli stretti legami con la “Democrazia Cristiana” (1943-1994) e con i movimenti a essa affini: il “Sillon” (1894-1910) e il “Partito Popolare Italiano” (1919-27). |
| Per capire il “caso Morlion” occorre conoscere la “questione democristiana” |
| Perciò, per capire bene la natura del movimento “Pro Deo” (cfr. L. Montuori, Felix A. Morlion e il servizio segreto vaticano Pro Deo, Chieti, Solfanelli, 2023) è necessario studiare la questione democristiana. |
| Prologo alla “questione democristiana” |
| Don Dario Composta scrive: “Il modello ideale ‘DC’ si potrebbe definire come politica progressista e aconfessionale” (D. Composta, Questione cattolica e questione democristiana, Cedam, Padova, 1987, pp. 25-26). |
| Don Composta distingue tre tipi di cattolici: |
| «a) i cristiano-sociali, che respinsero i princìpi della Rivoluzione francese, per aderire alla dottrina sociale e politica del Magistero ecclesiastico; b) i cristiano-liberali, che si fermarono a metà strada tra le idee della rivoluzione e l’insegnamento della Gerarchia cattolica, cercando di conciliar l’inconciliabile; ossia il Cattolicesimo col Liberalismo (come ha fatto intenzionalmente, in quanto agente segreto dell’OSS, Morlion); c) i democristiani, che, pur accogliendo un certo indirizzo o ispirazione vagamente cristiana, andarono un po’ oltre il cattolicesimo liberale, si mantennero laicisti e si orientarono verso teorie affini a quelle della rivoluzione francese»; i democristiani (e pure tra di loro ritroviamo Morlion) hanno come caposcuola in Francia: Lamennais, Saugner e Maritain e in Italia: Murri-Sturzo-De Gasperi. |
| Murri, Sturzo, De Gasperi e la “DC” |
| I democristiani – continua don Composta – “si erano convinti che il pensiero sociale cattolico in qualche modo avrebbe dovuto riconciliarsi con la situazione di fatto ed abbandonare l’intransigenza” (D. Composta, op. cit., pag. 36), come voleva il “Movimento Pro Deo”. |
| Don Romolo Murri, fondatore della ‘Lega democratica nazionale’, fu condannato assieme alla sua ‘Lega’, e scomunicato come modernista il 28 luglio 1906. Don LUIGI Sturzo fu più abile, perché non volle invischiarsi, in modo aperto, con il modernismo, anche se era di idee progressiste o modernizzanti, egli nel 1919 fondò il ‘PPI’, che fu severamente criticato da padre Agostino Gemelli, monsignor Francesco Olgiati e dal cardinal Pio Boggiani, Arcivescovo di Genova, che il 5 agosto 1920 pubblicava una ‘Lettera pastorale’ ove metteva in luce i gravi errori del ‘PPI’, insegnando che essi sono: a) l’emancipazione dalla Gerarchia ecclesiastica; b) l’esaltazione della libertà come valore assoluto in collusione coi liberali; c) la derivazione della loro teoria politica dai princìpi della rivoluzione francese. |
| Tali errori li ritroviamo condensati nella ‘DC’. |
| Alcide De Gasperi (che aveva sponsorizzato Morlion nella sua ascesa a Roma, 1943-44) – in un discorso tenuto a Bruxelles, il 20 novembre 1954, che irritò profondamente Pio XII, il quale da quel momento non lo volle mai più ricevere – aveva affermato che la ‘DC’ si fonda sulla triade: libertà, fraternità, democrazia, che sono l’eredità della rivoluzione francese. Le ragioni principali che sostengono la politica della ‘DC’ sono – secondo don Composta – due: |
| 1ª) il progressismo politico nella linea dell’azione; 2ª) l’aconfessionalità nella linea dei princìpi. |
- La prima ragione, ossia il progressismo, è una teoria ottimista circa la natura umana, che in campo politico si manifesta come fiducia illimitata di uno sviluppo economico civile e morale irresistibile.
- La seconda ragione è l’aconfessionalità della ‘DC’.
| Già don Sturzo il 19 marzo 1919 aveva pronunziato un discorso a Verona, in cui asseriva: “Il ‘PPI’ è nato come partito non cattolico, aconfessionale, […] a forte contenuto democratico, e che si ispira alla idealità cristiana, ma che non prende la religione come mezzo di differenziazione politica”. Idem Morlion e “Pro Deo”, che dopo la morte di Pio XII aggiorneranno la pratica e anche la dottrina (liturgica, politica e dogmatico/morale) dell’ambiente vaticano, precorrendo “L’aggiornamento” di Giovanni XXIII. |
| II – LEONE XIII E LA «DEMOCRAZIA CRISTIANA ITALIANA» |
| Per capire appieno la portata dell’azione dell’OSS e di Morlion occorre spiegare cosa fosse la “Democrazia Cristiana” italiana e il “Sillon” francese, condannati dalla Chiesa e propugnati da Morlion, che diffuse le loro malsane idee in ambiente ecclesiale. |
| L’Enciclica, «Graves de communi re» (1901) |
| In quest’Enciclica del 1901 papa Leone XIII affronta il tema della “Democrazia Cristiana”. Il Papa specifica sùbito che non intende con questo termine designare il partito politico, ma l’azione cristiana a favore delle classi più disagiate, ossia la “previdenza sociale popolare” (LEONE XIII, Enciclica Graves de communi re, in Tutte le Encicliche dei Sommi Pontefici, Milano, Dall’Oglio Editore, ed. V, 1959, 1° vol., p. 488). |
| Purtroppo, questo termine di “Democrazia Cristiana” è servito – dopo l’Enciclica in questione – a definire esattamente ciò che Leone XIII aveva proibito (“Non è lecito dare un significato politico alla Democrazia Cristiana”), ossia il partito politico d’ispirazione cristiana ma, laicista e persino “rivolto a sinistra”, pur essendo di “centro” … |
| Il Papa rinnova la condanna del socialismo e dei suoi gravi errori socio/politici. Al socialismo, che mette contro le classi sociali dei padroni e degli operai, spingendole all’odio di classe, il Papa contrappone la Democrazia Cristiana, UNICAMENTE COME “BENEFICA AZIONE CRISTIANA A FAVORE DEL POPOLO” (Ib., p. 489), che deve essere UNICAMENTE UN’ISTITUZIONE DI AIUTO ALLE CLASSI POVERE E LAVORATRICI, SOTTO GLI AUSPICI DELLA CHIESA e quindi non aconfessionale, come lo è stata la Democrazia Cristiana di De Gasperi. |
| Leone XIII contrappone l’«azione popolare cristiana», denominata Democrazia Cristiana, alla «Democrazia sociale» tendenzialmente socialista, che riprova. |
| Il Pontefice mette in guardia contro i pericoli del nome Democrazia cristiana, se non è utilizzato specificando la sua natura di PREVIDENZA POPOLARE CRISTIANA VERSO LE CLASSI UMILI e NON UN PARTITO POLITICO. |
| Infatti, l’appellativo di Democrazia cristiana 1°) può favorire l’errore secondo cui l’unica forma di governo lecita sarebbe la democrazia moderna; 2°) si occuperebbe di curare le infermità e gli interessi del solo popolo minuto, mentre tutte le classi hanno le loro infermità e devono essere oggetto d’azione sociale da parte della Chiesa e dei fedeli; 3°) tenderebbe in quanto democrazia moderna a sottrarsi all’Autorità ecclesiastica, scegliendo una forma laicista e aconfessionale, esattamente come ha fatto la “DC” di De Gasperi e l’azione spionistica di Morlion come agente dell’OSS infiltratosi in Vaticano, grazie alla “DC” di Murri, De Gasperi, Montini, Sturzo e Andreotti. |
| Il Pontefice insegna che la vera dottrina dell’«azione caritativa cristiana» (che può essere detta solo in questo senso «Democrazia Cristiana») è quello di professare, insegnare e diffondere la fede nell’Ordine soprannaturale; la virtù infusa di carità in vista del Cielo; la difesa del diritto di proprietà privata. |
| Perciò, papa Pecci, passa a spiegare perché non è lecito dare un senso politico al termine «Democrazia Cristiana». Egli spiega che le forme lecite di governo sono tre: monarchia, aristocrazia e “democrazia classica”. Invece, i rivoluzionari vorrebbero far credere alle masse che solo la “democrazia moderna”, che andrebbe chiamata più esattamente, con Aristotele e san Tommaso, “demagogia”, poiché reputa che il potere venga al governante dal popolo o dal basso e non da Dio o dall’alto e sia l’unica forma di governo buona per i tempi moderni. |
| Invece, il Vangelo trascende ogni fatto umano e ogni forma di governo e può convivere con tutte e tre le forme politiche (monarchia, aristocrazia e “democrazia classica”); purché facciano leggi giuste, ossia conformi alla legge divina e naturale. |
| Inoltre, la buona Democrazia cristiana, come azione sociale sotto la guida della Chiesa, non deve trascurare le classi più elevate, pur essendo principalmente rivolta a quelle più deboli perché più bisognose d’aiuto e non perché siano le uniche buone. Il Papa ricorda che ciò che si fa a favore dei poveri deve andare a vantaggio anche delle altre classi sociali. |
| Il fine della buona Democrazia cristiana, come movimento sociale diretto dalla Chiesa e non come partito politico aconfessionale, è quello di 1°) rendere meno dure le condizioni di vita di coloro che campano del lavoro manuale e umile e 2°) di aiutarli a vivere per il fine ultimo soprannaturale, ossia il Paradiso. Sia i poveri sia i ricchi devono sapere che il denaro senza Dio porta alla rovina. |
| Perciò, non devono ricercare la ricchezza come fine ultimo della vita, ma solo come mezzo, per vivere virtuosamente. Il Pontefice incita alla fondazione d’Istituzioni permanenti di previdenza sociale per responsabilizzare gli operai alla parsimonia e alla previdenza. |
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