Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla lettera che mons. Viganò ha indirizzato tempo fa a Leone XIV. Buona lettura e diffusione.
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La lettera di monsignor Carlo Maria Viganò a papa Leone XIV per un incontro chiarificatore che possa portare alla revoca della scomunica inflitta all’ ex nunzio negli Stati Uniti sotto papa Francesco, non può restare inascoltata.
Non può essere ignorata dal papa che nel primo anno di pontificato ha lavorato per riunificare la Chiesa e superare le lacerazioni dell’ epoca bergogliana.
Le posizioni di Viganò, piaccia o no, hanno rispecchiato quelle di tanti cattolici che hanno visto la Chiesa piegarsi all’ agenda del nuovo ordine mondiale, e hanno visto soprattutto un attacco senza precedenti contro la tradizione millenaria da parte di una setta modernista con sede in Germania che ha condizionato pesantemente il pontificato bergogliano attraverso l’agenda Kasper e tenta di condizionare anche Leone.
E oggi quegli stessi cattolici ritengono necessario correggere un percorso sinodale contraddistinto da pericolose derive moderniste che rischiano di luteranizzare il cattolicesimo come vorrebbe il cardinale Marx.
Monsignor Viganò non è un signor nessuno, è un ex nunzio apostolico, oltre che un amministratore efficiente e scrupoloso, che ai tempi del servizio svolto presso il Governatorato della Santa Sede ha dato prova di grandissima serietà e affidabilità, rimettendo in sesto le disastrate finanze vaticane.
È stato inviato negli Usa come nunzio apostolico proprio a causa del suo carattere inflessibile ed integerrimo che lo ha portato a scontrarsi con i poteri forti e gli ha impedito di scendere a compromessi.
Poi Viganò ha assunto posizioni discutibili, come la messa in discussione della legittimità degli ultimi pontefici, le accuse di modernismo contro Benedetto XVI, e una critica forse troppo eccessiva contro il Concilio Vaticano II, da lui visto soltanto in un’ ottica negativa e distruttrice della fede; ma non si può non riconoscergli coraggio, coerenza e soprattutto fedeltà alla tradizione della Chiesa.
L’ostilità nei suoi confronti da parte di Bergoglio, è probabilmente da ricondurre alle sue dure critiche contro la gestione, da parte del pontefice argentino, delle vicende che hanno avuto protagonista l’osceno cardinale Theodore Edgar McCarrick e alla denuncia della rete di coperture di cui ha goduto da parte del mondo dem americano, di ampi settori della Chiesa e dei circoli modernisti. Un porporato che, nonostante la scandalosa e immorale condotta sessuale, ha comunque plasmato gran parte dell’episcopato statunitense, ad iniziare da quegli stessi cardinali ultra progressisti creati da Francesco come Cupich e Tobin.
Viganò dovrà probabilmente rivedere diverse sue posizioni, ma con Leone XIV c’è la possibilità concreta di recuperare il suo dissenso e creare le condizioni per un ritorno nella Chiesa. Il fatto che Viganò manifesti l’intenzione di incontrare Leone, è una dimostrazione evidente di come il monsignore riconosca in lui una guida autorevole e credibile, lasciando aperta la porta ad un suo riconoscimento come legittimo successore di Pietro.
Altrimenti perché sentire il bisogno di rivolgersi al pontefice se non per ricucire una ferita che fa certamente soffrire Viganò e le cui responsabilità non possono certo essergli attribuite integralmente, considerando tutto ciò che di incredibile e di sconvolgente è accaduto durante il pontificato di Francesco.
Sarebbe certamente un errore rifiutare un confronto a priori e chiudere le porte in faccia ad un vescovo che ha contribuito comunque a riconfermare nella fede tanti fedeli smarriti negli anni della grande confusione bergogliana, anni in cui la fede cattolica ha conosciuto un grande inverno come denunciato da tanti autorevoli uomini di Chiesa, non ultimo il compianto Camillo Ruini. Non si tratta di riaccogliere a tutti i costi Viganò a braccia aperte e fare finta che non sia successo nulla, ma comprendere le ragioni del suo allontanamento da quella Chiesa che ha servito per lunghi anni e non escludere a priori le condizioni per raccogliere lui e i tanti fedeli che lo seguono, nel recinto di Pietro.
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5 commenti su “Se Leone XIV Rifiuta di Incontrare Mons. Viganò Commette un Grande Errore. Americo Mascarucci.”
https://www.aldomariavalli.it/2026/06/18/monsignor-vigano-cosi-prevost-svela-involontariamente-la-frode-sinodale/amp/. : sempre grande mons. Viganò, che chiarisce come gli scomunicatori ( Prevost, Tucho Fernandez, ecc.) siano già essi stessi scomunicati, cioè si siano autoscomunicati dalla Chiesa Cattolica, quella vera, preconciliare e, occupando tutte le sedi ex cattoliche per realizzarvi la propria controchiesa o, meglio, antichiesa, in realtà scomunicano da questo carrozzone in aperto tradimento e apostasia chi non è in comunione con loro ed il loro nefasto CV II, entrambi realtà di cui tutto si può dire, tranne che siano espressione di cattolicità. Quindi queste scomuniche, già comminate a mons. Viganò, a don Claudio Crescimanno ( che dice di fregarsene ampiamente, considerandole solo propaganda giornalistica) e in un prossimo futuro forse anche a mons. Strickland, in realtà sono patenti di accertata cattolicità, medaglie al valor cattolico, di cui NSGC renderà merito ai prelati oggi scomunicati, e di cui chiederà ragione agli scomunicatori. Sinceramente, non vorrei essere nei panni di questi ultimi, quel giorno. LJC
Caro Mascarucci,
a me pare che le ultime dichiarazioni di mons. Viganò aiutino a comprendere anche perché il Papa non abbia ritenuto opportuno riceverlo.
Un incontro presuppone almeno un punto di partenza comune: il riconoscimento reciproco di appartenere alla medesima Chiesa e il riconoscimento dell’autorità che ciascuno riveste al suo interno.
Ma se si afferma pubblicamente che esiste una “chiesa post-conciliare” diversa dalla Chiesa cattolica, che il Papa ne sarebbe il capo e che una sua eventuale scomunica costituirebbe addirittura una patente di ortodossia, allora viene meno il presupposto stesso del dialogo.
Per anni mons. Viganò ha rivendicato la propria cattolicità, la propria comunione con la Chiesa e il proprio rispetto per il Papato come istituzione divina. Tuttavia, dichiarazioni come queste sembrano andare in una direzione diversa. Perché non si limitano a criticare decisioni, documenti o orientamenti pastorali: mettono in discussione l’identità stessa della Chiesa visibile e dell’autorità del Romano Pontefice.
Mi chiedo allora dove siano finite tutte quelle affermazioni sulla fedeltà alla Chiesa e sull’obbedienza al Papato che egli stesso ha più volte richiamato nelle sue lettere e nei suoi interventi pubblici.
Qualcuno potrebbe obiettare che il Papa riceve persone che cattoliche non sono: ortodossi, protestanti, ebrei, musulmani, rappresentanti di altre religioni o perfino non credenti. Certamente. Ma il punto è che nessuno di costoro pretende di essere più cattolico del Papa, . Il dialogo con chi appartiene ad altre confessioni o religioni avviene nella chiarezza delle rispettive posizioni.
Qui invece la situazione è diversa. Ci troviamo davanti a qualcuno che continua a richiamarsi alla propria identità cattolica mentre, nello stesso tempo, definisce la Chiesa guidata dal Papa una realtà diversa dalla vera Chiesa cattolica. È questa contraddizione a rendere particolarmente difficile il dialogo.
Sant’Atanasio combatté l’arianesimo senza mai sostenere che la Chiesa fosse diventata un’altra religione. Rimase nella Chiesa e lottò per la fede della Chiesa. Qui, invece, si arriva a contrapporre una presunta “Chiesa preconciliare” alla Chiesa cattolica concreta che continua a vivere nella successione apostolica e nella comunione con il Papa.
Per questo non credo che la questione sia semplicemente disciplinare. Se si nega che il Papa appartenga alla vera Chiesa, non si può poi stupirsi se il Papa ritiene che non vi siano le condizioni per un incontro. Un dialogo autentico può esistere solo quando entrambe le parti riconoscono almeno la stessa casa come propria con i ruoli diversi: l’uno il vicario di Cristo, l’altro un vescovo, solo per l’ordinazione fra l’altro ex nunzio apostolico..Il che è tutto dire
“… commette un grave errore”?, caro Mascaruccio, io credo invece che esegua meticolosamente gli ordini ricevuti dal suo predecessore ( di cui disse di aver sentito aleggiare lo spirito sopra di sé durante la messa di intronizzazione) e da chi ormai controlla e comanda tutti i centri di potere dell’Occidente euroatlantico (UE, OMS, ONU, Canada, Australia, Vaticano, ecc.). Chi viene messo lì, sia eletto o meno, viene subito richiamato all’ordine, all’obbedienza al NWO, al Nuovo Ordine Mondiale. Quindi inutile scervellarsi, arrovellarsi, si rischia un esaurimento nervoso. Assumendo questa realtà incontestabile come assioma, postulato, tutto ciò che accade, e accadrà, si spiega e si comprende benissimo. Sursum corda, piccolo resto, ci incoraggiano da Lassù, ché dopo questa notte di tregenda arriverà l’alba radiosa del giorno del Signore…ma non sarà un bel giorno, quello, per lorsignori e per tutti i loro complici, collaborazionisti, servitori. Christus Vincit! LJC
Caro Mascarucci,
avrà certamente letto quanto affermato da mons. Viganò (articolo recentissimo su questo blog):
“essere scomunicati dalla chiesa conciliare e sinodale è una patente di ortodossia cattolica. Se Prevost fosse il capo della chiesa d’Inghilterra, o di una setta calvinista, o di un movimento pentecostale o di un culto amazzonico, parlerebbe diversamente? No.”
Lei rileva il desiderio di Viganò di “ricucire una ferita”???!!!
Con chi?, Con Prevost che non è cattolico e probabilmente nemmeno papa?
Viganò vorrebbe essere riaccolto nella lobby woke sanpietrina?
E’ proprio vero: la mente umana è un abisso!!!
MI SCUSO , ma l’errore Papa Leone l’ compiuto NON CHIAMANDO LUI Viganò , prima , anzi subito Stesso errore fatto con FSSPX .
Manon è preoccupato della Unità della Chiesa più che della Salvezza delle anime ?