I$r@ele Ucc*ide in Modo Mirato i Giornalisti. Finkelstein, G@z@: non Posso Condannare il 7 Ottobre.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due post pubblicati su Facebook da Lavinia Marchetti, a cui va il nostro grazie, relativi alla tragedia che si sta compiendo in Medio Oriente. Buona lettura e condivisione.

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Il primo riguarda un episodio di cui Stilum si è occupato, in Libano. Per vedere il video cliccate sul collegamento.

L’OCCHIO CHE NON DEVE VEDERE
Droni israeliani e giornalisti “presi di mira” (e quasi sempre uccisi), da Gaza al Libano
di Lavinia Marchetti
Il 15 giugno 2026, a Kafr Tebnit, nel sud del Libano, il giornalista Hadi Hoteit stava filmando le rovine lasciate da un attacco israeliano. Indossava il giubbotto con la scritta PRESS e il casco, e la sua automobile portava gli stessi contrassegni. Un drone israeliano ha colpito il punto esatto in cui si trovava. Sei schegge lo hanno raggiunto, una al petto e le altre alle gambe. È sopravvissuto, operato d’urgenza, mentre il video di quell’istante faceva il giro del mondo (IFJ 2026).
Hoteit è uno dei tanti, e la sua sopravvivenza è quasi un’eccezione. Dal 7 ottobre 2023 il Comitato per la Protezione dei Giornalisti ha contato almeno 263 reporter e operatori dell’informazione uccisi tra Gaza, il Libano e i fronti vicini, la cifra più alta da quando l’organizzazione raccoglie questi dati, cioè dal 1992. Israele ha ucciso più giornalisti di qualunque altro governo nella storia recente, e questa resta la guerra più letale mai registrata per la stampa (CPJ 2026).
Il grosso di quei morti è caduto a Gaza, dove sono stati colpiti perfino i cronisti accampati nelle tende segnalate come stampa, e dove interi nuclei familiari di giornalisti sono stati cancellati. Il Libano, dal canto suo, conosce il caso che ha fatto giurisprudenza morale, quello di Issam Abdallah, videoreporter della Reuters, ucciso il 13 ottobre 2023 ad Alma al-Shaab insieme a un gruppo di colleghi in giubbotto PRESS. Due colpi, a trenta secondi l’uno dall’altro, caddero sullo stesso punto. Reporter Senza Frontiere, al termine di un’inchiesta visiva, ha concluso che il veicolo dei giornalisti era stato esplicitamente preso di mira, e Human Rights Watch ha parlato di uccisione deliberata (RSF 2023).
Le cifre, da sole, potrebbero passare per il prezzo cieco della guerra e del genocidio. I dati raccontano altro. Lo stesso Comitato ha accertato che almeno 75 di quei giornalisti sono stati colpiti in modo mirato dalle forze israeliane, per rappresaglia contro il loro lavoro (CPJ 2026). E vale la pena ricordare come funziona un drone. L’apparecchio resta in volo per ore e ingrandisce un volto a chilometri di distanza, al punto da distinguere una telecamera da un fucile. La scritta PRESS su un casco, da quell’altezza, si legge benissimo. Quando il colpo arriva proprio su chi porta quel segno, l’ipotesi dell’errore non regge e non in numero industriale. La precisione che dovrebbe risparmiare il civile diventa lo strumento che permette di scegliere il bersaglio, e di scegliere il testimone.
Impedire il racconto è una strategia antica, e adesso dispone di uno strumento quasi perfetto. Dove la stampa non arriva, la versione ufficiale resta l’unica, e i morti si riducono a numeri che nessuno reclama. La tutela che il diritto internazionale riconosce ai giornalisti, e che la scritta PRESS dovrebbe rendere visibile perfino dal cielo, si rovescia nel suo contrario quando quel segno serve a indicare dove colpire, solo gli israeliani, ad oggi, durante le guerre hanno letteralmente fatto una guerra privata con esecuzioni ripetute di giornalisti. Hadi Hoteit è sopravvissuto, e tornerà a filmare. Resta la domanda che il suo video consegna a chi lo guarda, la stessa che vale per i duecentosessanta tre nomi. Chi ha interesse a che non vediamo, e perché teme tanto un occhio? Io penso che il materiale che ci arriva da Gaza e dal Libano sia solo un’esigua percentuale di ciò che sta veramente succedendo laggiù. Crediamo di aver visto tutto, in realtà, temo, abbiamo visto molto poco dell’orrore che si sta consumando.
Fonti. International Federation of Journalists e Press TV sull’attacco a Hadi Hoteit (15 giugno 2026); Committee to Protect Journalists, aggiornamento dell’11 giugno 2026; Reporters Sans Frontières e Human Rights Watch sull’uccisione di Issam Abdallah (2023).

 

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Il secondo post è una citazione di Norman Finkelstein, storico ebreo americano:

NORMAN FINKELSTEIN:
“Se trattate le persone in questo modo, se le degradate, le umiliate, le assassinate, allora non sorprendetevi se accade una rivolta alla Nat Turner. Ed è esattamente ciò che ho detto riguardo al 7 ottobre.
Se sapevate, come io sapevo, ciò che era stato fatto alla popolazione di Gaza, il fatto che persino il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, Giora Island, nel 2004 abbia descritto Gaza come un enorme campo di concentramento. Oppure Mary Robinson, l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, che nel 2008 disse: «Un’intera civiltà viene distrutta. Non sto esagerando. Viene distrutta». Oppure, come disse The Economist nel 2023, proprio alla vigilia del 7 ottobre, quando definì Gaza una nave che affonda.
Di fronte a tutto questo, non potete sorprendervi del 7 ottobre. Non potete fingere di esserne scioccati. E si possono condannare le atrocità, ma proprio come gli abolizionisti non condannavano le rivolte degli schiavi, io non condannerò la rivolta dei detenuti di un campo di concentramento, nati dentro quel campo. Perché gli abitanti di Gaza che hanno sfondato i cancelli avevano perlopiù tra i venti e i ventidue anni. Erano nati in un campo di concentramento. Hanno languito in quel campo di concentramento, ed erano destinati e condannati a morire in quel campo”.
Per chi non conoscesse Norman Finkelstein è un politologo, saggista e conferenziere statunitense, nato a Brooklyn nel 1953 da genitori ebrei sopravvissuti alla Shoah. È diventato noto a livello internazionale con libri come Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, The Holocaust Industry, Beyond Chutzpah e Gaza: An Inquest into Its Martyrdom.

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