Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre akka vostra attenzione queste riflessioni su Darwin e la teoria che da lui ha avuto origine. Buona lettura e condivisione.
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Ma Darwin era proprio ateo o addirittura un creazionista?
Saperlo è importante perché renderebbe giustizia su quanto si è scritto finora sullo scienziato inglese e ridimensionerebbe, almeno in parte, la teoria dell’evoluzionismo
Antonello Cannarozzo
In un articolo pubblicato nel 1836 sul South African Christian Recorder, leggiamo di come il suo autore fosse entusiasta dell’opera dei missionari cristiani per aver aiutato, in tante parti del mondo, le popolazioni, allora tribali, a non praticare più sacrifici umani o infanticidi e tutto grazie alla forza del Vangelo.
Un articolo a carattere religioso che non colpisce di sicuro per la sua originalità, ma cambia prospettiva se scopriamo che l’autore è niente meno che il giovane Charles Robert Darwin, il padre dell’Evoluzionismo e in certo qual modo, suo malgrado, anche dello scientismo materialista.
Da questo articolo citato, e da altri documenti, si evidenzia il rapporto complesso e altalenante che lo scienziato ebbe tutta la vita verso la religione davanti alla maestà del Creato. Un aspetto per il quale sorge una domanda: ma Darwin era veramente, come è stato presentato; uno scienziato che considerava la religione solo una mera superstizione o per essa, invece, aveva una grande attenzione e rispetto? Un riscontro non semplice da dare, vista la complessità del tema.
Cominciamo ad affrontare l’argomento con una sua lettera dove rispondeva ad un avvocato, Francis McDermott, che gli chiedeva se in fondo credeva in Dio e lui rispose: “Mi dispiace di dover comunicarle che non credo nella Bibbia come una rivelazione divina, e quindi nemmeno in Gesù Cristo come il figlio di Dio”.
Una frase che di certo non ammetterebbe alcuna replica, ma è d’obbligo il condizionale, perché in realtà sono numerose anche le lettere in cui Darwin si pone molti dubbi: “Vedo, nel complesso – afferma – un disegno intelligente nella natura, crescita di complessità della vita e della storia che non è casuale, ma nel dettaglio mi sfugge”.
“La ragione – osserva ancora – Non riesce a risolvere questo problema e il mio giudizio (su Dio. ndr) è spesso fluttuante”.
Nella sua Corrispondenza, edito dall’università di Cambridge, in merito alla Creazione, troviamo questa riflessione: “Non riesco a vederci chiaro e d’altra parte non posso accontentarmi di vedere questo meraviglioso Universo e soprattutto la natura dell’uomo e di dedurne che tutto è il risultato di una forza cieca” – e aggiunge – “Non posso pensare che il mondo così come lo vediamo, possa essere il risultato del caso”.
Procedendo in questa analisi, ci permettiamo di chiosare, come sia chiaro come nel suo intimo fosse alla ricerca di qualcosa di più grande, uno scopo a questa vita e, infatti, in un’altra lettera pone una riflessione assai personale: “Percepisco nel mio intimo che l’intera questione è troppo profonda per l’intelligenza umana. È come se un cane tentasse di speculare sulla mente di Newton”.
Infine, passato quasi in sordina, abbiamo ciò che scrisse proprio nel suo libro più famoso l’Origine della Specie, dove afferma: “Supporre che l’occhio con i suoi inimitabili meccanismi per aggiustare il fuoco a differenti distanze, per far entrare quantità di luce variabili e per la correzione delle aberrazioni sferiche e cromatiche, possa essersi formato tramite la selezione naturale sembra, lo confesso, massimamente assurdo”.
Parole che affermano l’esistenza, se vogliamo escludere il concetto di Divinità dottrinale, certamente di una Forza o di una Intelligenza che esclude il caso considerato come una roulette nella formazione dell’universo e, a conferma di ciò, per lui l’esistenza dell’Eterno è: “Un tema che va ben al di là dell’orizzonte dell’intelletto umano”, come scrisse nel 1873 al professor Jacobus Isaac Doedes, teologo olandese presso l’università di Utrecht dove afferma tra l’altro:” L’impossibilità di concepire che quest’universo grandioso e meraviglioso, con i nostri sé coscienti, sia scaturito per caso, a me pare l’argomento principe a favore dell’esistenza di Dio”.
Una risposta dalla quale sembrerebbe essere quasi un ‘creazionista’, mentre nel sistema evoluzionista derivato dai suoi studi, abbiamo una certa dicotomia rispetto al suo pensiero più profondo, infatti, secondo la vulgata corrente delle sue teorie, si afferma che non essendoci un concetto di creazione o, quanto meno di un principio fondante, troviamo solo una dinamica casuale, senza una finalità definita, arrivando alla conclusione che le specie si adattano solo attraverso l’ambiente in cui vivono senza alcuno sviluppo prestabilito. Di fatto anche la vita umana è vista come un “accidente” del destino senza alcuna visione trascendente con ciò che tutto questo significa per il futuro dell’umanità.
Però sul Portale di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede, troviamo un Darwin, assai differente, da come è sempre stato presentato al grande pubblico. “L’evoluzione, in fondo, è il modo in cui Dio crea. L’idea di evoluzione è di casa nella teologia cristiana. Affinché il cosmo e la vita evolvano è necessaria una quantità positiva di informazione. Non credo sia possibile un’evoluzione biologica in un mondo materialista, senza informazione, senza direzione, senza progetto”.
Ciononostante, è diventato un simbolo del materialismo scientifico per i suoi eredi evoluzionisti, in una veste culturale che probabilmente non gli apparteneva, ma che negli anni trasformarono le sue teorie in una forte critica verso la religione in generale.
In questo ambito non meraviglia che le varie chiese cristiane abbiano sempre contestato questo sistema scientifico e con le sue definizioni apodittiche come la più famosa che vede l’uomo discendere dalle scimmie, una intuizione che tanti problemi creò, già in vita, allo stesso Darwin.
In estrema sintesi, lo scienziato non sosteneva proprio questo assunto, ma affermava che gli uomini, insieme alle scimmie, avessero avuto un antenato comune vissuto milioni di anni fa, dove attraverso le modifiche ambientali e biologiche si sarebbe operata una separazione (tutta ancora da dimostrare. Ndr) dove una specie rimase un semplice primate e l’altra si trasformò in ciò che attualmente chiamiamo Homo sapiens eliminando di conseguenza il mito di Adamo e di Eva e la relativa cacciata dal Paradiso.
Ciò che poteva sembrare solo un particolare evolutivo, in realtà minava il fondamento della religione stessa, almeno quella cristiana, perché, negando la verità biblica, veniva a cadere di fatto il peccato originale e con esso la necessità dell’Incarnazione di Cristo e il suo sacrificio di Redenzione, di fatto questa teoria avrebbe posto fine alla stessa dottrina cristiana. Insomma, una vera e propria rivoluzione non solo religiosa, ma anche di costume che sarebbe sfociata ben presto nella politica e nella cultura.
Concludendo queste brevi riflessioni sul rapporto che Darwin ebbe con il concetto di Dio, bisogna rileggere tutta la teoria evoluzionistica non come è diventata negli anni, una vera e propria ideologia che ancora oggi influenza molte discipline scientifiche, ma ad approfondire l’opera dello scienziato, ma questa volta senza altre inutili teorie sovrapposte.
La teoria darwiniana rimane uno dei pilastri della biologia moderna: grazie ai principi della teoria dell’evoluzione, è possibile comprendere meglio la diversità della vita e l’adattamento delle specie nel tempo. Il darwinismo continua ancora oggi a influenzare molte discipline scientifiche e a stimolare dibattiti anche al di fuori della comunità scientifica.
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