Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dall’amico e collega Vik van Brantegem, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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Lo scandalo Rupnik. Vatican News ha rimosse le opere dell’artista e teologo ex Gesuita
di Vik van Brantegem
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.06.2025 – Vik van Brantegem] – Kristina Millare ha riferito su Catholic News Agency il 9 giugno 2025 [QUI], che Vatican News rimosso le riproduzioni dei mosaici dell’ex Gesuita Don Ivan Rupnik dalle pagine del suo sito ufficiale. La scrittrice Amy Welborn ha pubblicato su X alcuni screenshot dell’articolo di Vatican News intitolato Memoria della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, prima e dopo la rimozione delle opere di Rupnik dal sito, avvenuto il 9 giugno 2025, senza alcuna spiegazione, quasi un anno dopo che Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Dott. Paolo Ruffini, aveva difeso a spada tratta il continuo utilizzo delle immagini da parte del suo dicastero, nonostante le continue proteste pubbliche.
Vittime e sostenitori hanno accolto con cauto favore la notizia della rimozione delle riproduzioni dei mosaici di Rupnik, spesso utilizzate da Vatican News per illustrare gli articoli sulle festività liturgiche, ma hanno osservato come gli sviluppi evidenziano quanta strada sia ancora da fare alla Santa Sede e nella Chiesa, per giungere ad una vera riforma della tutela della cultura e del sistema di giustizia ecclesiastica.
L’artista e teologo Rupnik era stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel giugno 2023 per il suo «ostinato rifiuto di osservare il voto di obbedienza». È stato accusato da circa due dozzine di donne, per lo più ex suore, di abusi spirituali, psicologici e sessuali, che sostengono siano stati commessi negli ultimi trent’anni, emersi a partire dal 2021. Rupnik avrebbe abusato delle sue vittime come parte del suo “processo creativo”; un fatto che – secondo i sopravvissuti, difensori delle vittime e osservatori ecclesiastiche – rende gli abusi di Rupnik inseparabili dalle sue opere “artistiche”, che si trovano nei santuari e nelle cappelle di tutto il mondo, fino a persino nel Palazzo Apostolico. Alcune vittime e sostenitori hanno definito l’opera di Rupnik “arte dello stupro”, chiedendo che venisse rimossa dai spazi sacri.
Kristina Millare ha osservato, che le recenti modifiche al sito di Vatican News del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede sono state apportate poco dopo l’Udienza concessa da Papa Leone XIV lo scorso 5 giugno ai membri della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. L’incontro, durato un’ora, ha segnato un momento significativo di riflessione, dialogo e rinnovamento dell’impegno incrollabile della Chiesa per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili [QUI]. Già una settimana dopo la sua elezione, il 14 maggio Papa Leone XIV aveva ricevuto in Udienza il Presidente della Commissione, il Cardinale Seán Patrick O’Malley, OFM Cap, Arcivescovo emerito di Boston.
Diversi leader ecclesiastici e gruppi Cattolici di tutto il mondo hanno chiesto con sempre maggiore insistenza la rimozione dei mosaici realizzati dall’ex Gesuita, amico protetto da Papa Francesco. Il 31 marzo, il Santuario di Nostra Signora di Lourdes in Francia ha annunciato la decisione di coprire i mosaici di Rupnik che si trovano all’ingresso della basilica di Nostra Signora del Rosario [QUI].
Invece, fino a sabato pomeriggio, le riproduzioni dei mosaici di Rupnik erano ancora presenti sulle pagine ufficiali del calendario liturgico di Vatican News, comprese quelle di alcune feste del presente mese di giugno 2025. Che le immagini sarebbero mai state rimosse era tutt’altro che scontato, finché non è diventato un fatto compiuto. Anzi, la loro presenza era una questione di politica dichiarata da parte del Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, nonostante le persistenti proteste globali contro il loro utilizzo.
Ricordiamo, che il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Dott. Paolo Ruffino – definito da Luigi Casalini sul blog MiL-Messainlatino.it [QUI] «un nuovo vergognoso difensore di Rupnik» – ha difeso l’uso dell’opera del sacerdote sloveno sui media della Santa Sede, in risposta alle domande dei giornalisti sull’uso continuato delle immagini di Rupnik da parte del suo dicastero, dopo aver pronunciato il discorso principale il 21 giugno 2024 in Atlanta, nell’ultimo giorno della Catholic Media Conference 2024, il principale evento annuale della Catholic Media Association negli Stati Uniti.
Le richieste di vittime e sostenitori della riforma si sono intensificate in seguito alle dichiarazioni di Ruffini, non solo per la rimozione delle immagini, ma anche per le sue dimissioni o il suo licenziamento. Ruffini, tuttavia, è rimasto al suo posto, così come le immagini di Rupnik, fino alla loro scomparsa lo scorso fine settimana.
Ruffini è rimasto sempre sulla sua posizione, anche dopo la lettera del Cardinal O’Malley del 28 giugno 2024, chiedendo ai Dicasteri della Curia Romana di non esporre opere dei presunti abusatori [QUI e QUI].
Laura Sgrò, una avvocato che esercita sia in ambito civile che ecclesiastico, e che rappresenta diverse vittime di Rupnik, sia a livello civile che canonico, ha dichiarato al sito Crux, che la rimozione delle immagini di Rupnik dal sito di Vatican News è un fatto positivo: «I miei clienti hanno accolto la notizia con favore. L’uso di tali immagini è stato ripetutamente denunciato dalle vittime che rappresento, che ne hanno ritenuto quantomeno inopportuno l’uso, in quanto fonte di ulteriore dolore per i miei assistiti». Sgrò ha affermato anche, che i suoi clienti «ripongono grande fiducia in Papa Leone XIV» e sono fiduciosi che Rupnik verrà rapidamente processato. Per molto tempo non è stato affatto certo che Rupnik avrebbe mai affrontato la giustizia per i suoi presunti crimini.
Anne Barrett Doyle di Bishop Accountability ha dichiarato al sito Crux, che considera la rimozione delle immagini di Rupnik dal sito di Vatican News «un piccolo ma positivo passo». Ha aggiunto: «Speriamo che questo sia solo l’inizio. Esortiamo Papa Leone XIV a ordinare una rapida conclusione del caso canonico contro Rupnik», definendo il ritardo nella giustizia nel caso di Rupnik «crudele e inutile», riaffermando che «Rupnik dovrebbe essere rimosso dal sacerdozio e il Papa dovrebbe sanzionare pubblicamente i suoi complici nella Curia, nella Diocesi di Roma, nei Gesuiti e nella Chiesa slovena». Anche se ha affermato, che «è improbabile che si verifichi un’azione così decisa», tuttavia, ha aggiunto che vede qualche motivo per sperare che Papa Leo XIV veda le somiglianze tra la presunta manipolazione pseudo-mistica e psicologica delle sue vittime da parte di Rupnik e «gli abusi sadici perpetrati dal Sodalitium Christianae Vitae», un gruppo peruviano violento soppresso per ordine di Papa Francesco solo una settimana prima della sua morte, avvenuta nell’aprile di quest’anno. Quando il Cardinal Prevost era Prefetto del Dicastero per i Vescovi, avrebbe avuto un ruolo significativo nel garantire la soppressione del Sodalitium, che conosceva bene dai tempi in cui era vescovo in Perù.
Rupnik era protetto da Papa Francesco e pare che le cose stanno cambiando con Papa Leone XIV. «La rimozione delle opere d’arte di Rupnik dal sito della Santa Sede è una correzione molto necessaria alla sconcertante riluttanza di Papa Francesco a sostenere pubblicamente le vittime di Rupnik», ha affermato Barrett Doyle, sottolineando come Papa Francesco abbia continuato a consentire l’esposizione delle opere d’arte di Rupnik non solo sulle piattaforme digitali ufficiali della Santa Sede, ma anche come sfondo ad alcuni dei suoi discorsi videoregistrati dal suo alloggio privato. Ha fatto riferimento all’utilizzo da parte di Papa Francesco di un brano di Rupnik in un videomessaggio registrato per i partecipanti ad un Congresso mariano ad Aparecida, in Brasile, nel giugno del 2023, anni dopo che le raccapriccianti rivelazioni sulle depravazioni di Rupnik erano diventate di dominio pubblico. «Si trattava di atti insensibili che infliggevano ulteriore dolore alle vittime di Rupnik», ha sottolineato Barrett Doyle: «Sembrava che Francesco volesse esprimere simpatia per l’artista e scetticismo riguardo alle affermazioni delle sue vittime».
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21 commenti su “Scandalo Rupnik. Vatican News – ora… – ha Rimosso le Opere dell’Artista ex Gesuita. Effetto Leone?”
@ d. PIETRO PAOLO. Da “Dei Verbum”:
“[il]magistero [.]non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’ASSISTENZA DELLO SPIRITO SANTO (mica noccioline!!), piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone [.] La Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre[.]
Gli apostoli [.] ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizione, [sulla] condotta santa del popolo di Dio e all’incremento della fede; [.]
Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo (repetita iuvant!!): cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse[.]”
È grave, direi diabolico quello che lei afferma con furbi giri di parole specie sulle Encicliche poichè un papa (vero ovviamente) nel suo magistero in materia di morale e di fede ha l’esclusivo aiuto del S.Spirito ( o no??? lei dice di no???). Lei, don pipì (è un vezzeggiativo amorevole e rispettoso, lo sappia, mi fa tenerezza come se fosse ancora col pannolino) davvero sbaglia gravemente, MOLTO GRAVEMENTE, nell’ultima accezione luciferina (“corretto”) che cito:
“Ciò che è stato insegnato in modo non definitivo può essere riformulato, chiarito, corretto.”
Transeat il “chiarire”: che ci sta a fare una enciclica che già chiarisce ex se? Vorrei vedere chiunque a “riformulare” una enciclica quale ad es. la Evangelium Vitae …ma “correggerla” è solo satanico il pensarlo!! Significa negare l’assistenza dello Spirito sul buon papa Bergoglio (lei la nega??? RISPONDA) sempre così ispirato dal cielo, non solo nella materiale Enciclica ma nella consolidata maturazione dottrinale della Chiesa in un suo legittimo papa, che nel tempo ha portato la Chiesa ad esprimerla in un proprio documento.
Lei fa finta di dimenticare che tutto il discorso de quo era nato nel contesto di una modifica o di un annullamento di un atto magisteriale di Bergoglio. Quindi una modifica o un annullo del documento ma anche la morale stessa da cui discende per un’altra morale (opposta??) e, come ho dichiarato, non è possibile per varie motivazioni. Specialmente in materia dottrinale a meno che lei voglia disconoscere l’agire fattivo dello Spirito (lo disconosce??). Ancor più se si si tratti di una cd. “enciclica” la cui fattispecie magisteriale -per tipica autorevolezza- supera le altre (come ad es. una Esortazione ap., che pur basandosi su una legge morale o su una verità di fede incontrovertibili, potrebbe avere un carattere pragmatico…). La Enciclica, pur non nel campo ufficiale della infallibilità, per la speciale assistenza del S.S. È di fatto, nella realtà, un insegnamento irreformabile nei principi insegnati dal Pontefice su questioni di fede/morale. Pertanto, il suo significato e messaggio sono “essenziali” e NON possono essere modificati, ma solo precisati, ribaditi mai “corretti”. La correzione implica infatti un eresia o un gravussimo errore dottrinale in materia di fede che ad un papa (vero) assistito dal Munus ( o lei lo nega?) nessuno potrebbe imputargli, ma neanche dimostrare storicamente si sia mai verificato, e questo è indipendente poi dalla sua infallibilità ex cathedra che NON è oggetto di questo commento.
Essendo “Dottrina ufficiale” l’Enciclica soprattutto è un atto del magistero della Chiesa e ne riflette la sua posizione ufficiale: un Insegnamento sul quale il Papa non può essere contraddetto e risulta concettualmente quindi IMMUTABILE nel contenuto essenziale nè non può essere alterato nel senso morale o di fede.
LO STROZZAPRETI ERETICI (e scismatici??) HA PERFETTAMENTE RAGIONE, non è il mio avvocato ma difende solo la verità e con essa la Verità: e a lei chi la difenderà quando le sarà chiesta ragione di aver difeso un falso papa abbandonando la Verità?
Alla Signora “di tutti i Popoli” (o di tutte le maschere?),
ho letto con attenzione – e con un certo sgomento spirituale – il suo messaggio, che si presenta come un’esortazione dottrinale, ma tradisce nei toni e nei contenuti un altro spirito. Sotto l’ostentazione di zelo e competenza, le sue parole sono percorse da sarcasmo, derisione e una sicurezza inquietante, che non lascia spazio né alla carità né al discernimento, ma solo a una polemica travestita da ortodossia.
Lei mi accusa di essere “diabolico”, “luciferino”, “gravemente in errore”, addirittura colpevole di negare l’assistenza dello Spirito Santo al Papa, per aver affermato – con presunti “giri di parole” – che un documento magisteriale può essere chiarito, riformulato o corretto. Ebbene: non ritratterò nulla di ciò che ho scritto, perché è quanto insegna la Chiesa cattolica.
Le ricordo che non ogni atto magisteriale è infallibile. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 892) e il documento Donum Veritatis (CDF, 1990) lo affermano chiaramente: il Magistero ordinario, anche se autentico, non è necessariamente irreformabile. Ciò significa che può essere oggetto – e lo è stato nella storia – di precisazioni, sviluppi, chiarimenti e, se necessario, anche di correzioni. La fede non si conserva con la rigidità, ma con la fedeltà dinamica alla verità rivelata, che lo Spirito Santo guida nella Chiesa “in tutta la verità” (Gv 16,13).
Lei confonde – volutamente o per ignoranza? – il Magistero ordinario con quello solenne infallibile, attribuendo al primo ciò che appartiene solo al secondo. Un’enciclica, per quanto autorevole, non è di per sé un atto dogmaticamente vincolante o irreformabile. E pretendere che ogni parola del Papa sia perfetta e definitiva, significa cadere in un ultramontanismo ideologico e strumentale: lo si proclama infallibile solo quando dice ciò che si vuole sentire, e lo si dichiara “falso papa” quando non lo si riconosce più come tale.
Lei scrive che correggere un’enciclica è “satanico”. Certamente, ma Io le rispondo, con carità e con chiarezza, che idolatrare ogni parola papale solo se corrisponde ai propri gusti teologici non è fede, ma superstizione. La vera fede distingue, discerne, obbedisce a Dio nella Chiesa, non contro la Chiesa.
Aggiunge che negare l’immutabilità dottrinale di un’enciclica significherebbe negare l’assistenza dello Spirito Santo. Ma anche questo è teologicamente infondato.
L’assistenza dello Spirito non implica che ogni atto magisteriale sia infallibile o definitivo, ma garantisce che la Chiesa nel suo insieme non venga meno alla verità rivelata.
Le encicliche, pur autorevoli, appartengono al magistero ordinario autentico, e per questo richiedono rispetto e ossequio, ma non sono per natura immutabili, salvo che contengano esplicite definizioni infallibili – cosa rarissima.
Lo Spirito non è garante di ogni parola, ma custode della fede nel tempo, anche attraverso chiarimenti e sviluppi che la storia della Chiesa ha sempre conosciuto.
Quanto poi al tono con cui si rivolge a me – “don pipì” –, mascherandolo da “vezzeggiativo amorevole”, non merita replica. Ma valga la parola del Vangelo: “Dall’abbondanza del cuore parla la bocca” (Mt 12,34). Se da quell’“orifizio orale” , il SUO, escono queste parole, si può intuire chiaramente la fonte da cui provengono.
Infine, lei difende con fervore uno che si firma “Strozzapreti” – pseudonimo che si commenta da sé – mentre lo stesso “Strozzapreti” difende lei. Curioso meccanismo: il difeso che difende il suo stesso difensore, in una narrazione tanto farsesca quanto autoreferenziale. Ma la Verità non ha bisogno né di nickname né di avvocati improvvisati. La Verità ha un volto: è Cristo, mite e umile di cuore. E la verità che si esprime con astio, scherno, insulto e settarismo non è più la Verità, ma la sua caricatura, spesso manovrata proprio da colui che divide: diabolos.
Lei mi accusa infine di apostasia e di complicità con un “falso papa”. Le domando: chi le ha conferito l’autorità di stabilire chi è Papa e chi non lo è? Chi l’ha incaricata di giudicare la Chiesa universale? Siamo forse passati da Pietro alla Signora “di tutti i Popoli”? O meglio, dal Papa alla “signora” Minutella?
Quanto a me, non devo difendere né un falso né un vero papa: difendo la Chiesa. La Chiesa intera, così com’è, anche nel suo volto ferito, anche nel suo cammino faticoso. Extra Ecclesiam nulla salus non è un motto da bandiera, ma una realtà mistica. E la verità cattolica non ha bisogno di urlare per essere vera, né di maschere per essere detta.
La saluto invitandola, se ha ancora un minimo di fede nella Parola, a leggere – e forse meditare – 1 Corinzi 13. Se lo fa, scoprirete forse – lei e “Strozzapreti” insieme – che la verità senza carità non salva. E che senza carità anche la più perfetta ortodossia diventa rumore inutile.
don Pietro Paolo
@ PÈPÈ Grazie amico mio francese!
@ LETTORI e Bloggers
Vorrei essere più precisa di quello che giustamente ha detto PÈPÈ: tutto ciò che sembra tuttora (e che purtroppo risulta agli atti della sede spostolica) essere “magistero” di Bergoglio NON può essere oggetto di modifica perchè significherebbe comunque avallarne la emissione ed efficacia, cioè che fu emesso legittimamente, quindi qualche sua parte e qualche effetto pregresso potrebbe essere ancora mantenuto valido.
No, un atto di un pontefice non legittimo è sempre nullo e rimane nullo (anche gli effetti sono nulli, anche se subiti) nè può essere annullato perchè NON ESISTE. È sufficiente che un papa vero (ma Prevost non lo è) provveda ad emettere una semplice “dichiarazione di nullita” dei VV. provvedimenti di Bergoglio cioè compreso anche il suo “magistero” e disponga di
far cancellare i relativi atti dagli Acta Apostolicae Sedis, non è necessaria nè può porre dei limiti alla constatazione di nullita se segua una disposizione che reintegri i diritti offesi ( ad es. scomuniche)o annulli i diritti accesi ( ad esempio nomine cardinalizie), poichè gli e gli altri sono sempre stati nulli, invalidi e inesistenti.
Molto semplice.
Se invece fosse fatto un “decreto di annullamento”, sarebbe giuridicamente errato perchè darebbe la sensazione di aver considerato solo l’illegittimità dei provvedimenti bergogliani, validi cioè fino ad annullamento, anche se l’annullamento avviene ex tunc, cioè fin dalla loro emissione. È contrario alle norme e alla logica annullare un atto nullo, che non esiste. Inoltre cito brevemente che provvedere
ad un annullamento, per alcune fattispecie giuridiche intraprese dal falso papa, potrebbe essere limitato dall’istituto della prescrizione. E In questo caso si determinerebbero importanti distinzioni fra la varia tipologia di atti nati ad esempio dall’azione di governo materiale (Ministerium) e quelli dalla azione spirituale (Munus) di Bergoglio… un ginepraio inimmaginabile e vasto per 12 anni di governo e al di sopra delle mie capacità giuridiche.
Tornando a Prevost, non lo farà ma se costui disponesse un decreto l’annullamento, automaticamente confermerebbe che Bergoglio fu papa valido e confermerà per sè stesso di ritenersi vero papa. Semplice no?!
Da quello che capisco mi sembra che a fronte della complessa gestione bergogliana (e a parte atti di mero governo, cioè di burocrazia spicciola tipo la nomina di piccoli personaggi o disposizioni di poco conto), Prevost come papa non canonicamente eletto non può fare modifiche o annullare nulla, ogni sua zione sarebbe egualmente nulla. Tuttavia se in forza del suo potere comunque conseguito emanasse un provvedimento di modifica sulle encicliche bergogliane, dimostrerebbe comunque la loro lecita esistenza e ancor prima la loro valida emissione, anche se per legge sono nulle ab ovo.
In altre parole Prevost comunque, pur con delle modifiche sul magistero precedente, dichiarerebbe valido il regno di Bergoglio.
Se Prevost invece, sempre in forza del potere rivestito, provvedesse ad annullare tutto in blocco, come molti di noi desideriamo peraltro, le azioni e documenti di Bergoglio, sbaglierebbe di nuovo poichè non occorre annullare ciò che è nullo di per sè, basterebbe “dichiarare” solo la nullità del pontificato di Bergoglio e quindi ogni suo atto. Giusto?
Ma anche questo un antipapa non puo farlo senza essere lui stesso e le sue azioni nulli e invalidi.
Corre il pensiero al giornalista Cionci, che con una retromarcia inaspettata deciderebbe se un papa è legittimo o no, se pian piano annullasse prima le eresie di Bergoglio. Non fa dipendere più la illegittimità da un conclave con falsi cardinali ma solo se Prevost da segni e fa atti che sembrano legittimi o doverosi, in linea con l tradizione, ma che comunque un falso papa non può fare o rendere validi. Ho capito bene??
@FRITZ,
lei chiede: “Ho capito bene?”
Ebbene, no.
Non ha capito affatto.
O, più precisamente: ha capito benissimo come funziona una costruzione ideologica autoreferenziale, in cui qualunque cosa accada, è già decisa in partenza che non è valida.
Mi spiego.
Lei sostiene che qualsiasi atto compia Prevost — in quanto “non eletto canonicamente” — è nullo.
Ma attenzione: questa non è una deduzione giuridica, è un assioma arbitrario.
È il punto di partenza non dimostrato, ma imposto.
Tutto il resto è costruito come una ragnatela intorno a questo postulato:
se Prevost modifica le encicliche di Bergoglio → conferma la loro validità.
Se le annulla → sbaglia comunque, perché annulla ciò che, per definizione, è nullo.
Insomma: qualunque cosa faccia, è condannato.
È una trappola logica perfetta… per chi ama le gabbie mentali.
E infatti — ed è qui il punto tragico-comico — lei stesso ammette che nessuno potrà più fare nulla:
non si può modificare, non si può annullare, non si può dichiarare, non si può intervenire.
E intanto lei aspetta — con impazienza — che qualcuno dichiari nullo tutto, ma nello stesso tempo riconosce che nessuno ha il potere per farlo.
Allora mi dica: sta aspettando un Papa che non può esistere?
O un papa “ufficioso”, segreto, designato in sogno?
O — magari — sta iniziando a cedere anche lei al pensiero magico che vede nel prossimo “atto tradizionale” di Prevost una prova che… forse è legittimo?
Lei evoca perfino Cionci, con un’ironia involontaria notevole.
Ma Cionci, come noto, decide retroattivamente chi è Papa in base alla coerenza dei suoi atti con il proprio schema.
Un Papa “è” valido se dice ciò che lui approva. Altrimenti, è un antipapa.
Mi permetta: non è teologia, è superstizione mascherata da diritto.
Chi ragiona così non difende la Chiesa, la demolisce.
Perché toglie ogni riferimento oggettivo:
– Non c’è più un conclave valido;
– Non c’è più un Papa visibile;
– Non c’è più un atto certo né un’autorità riconoscibile.
Solo una ristretta cerchia di “iniziati” che sanno — loro sì — distinguere il grano dalla zizzania.
Ma a quel punto non è più cattolicesimo. È gnosticismo da tastiera.
Concludendo: ha capito bene?
Ha capito esattamente l’assurdità del sistema che lei stesso, forse senza accorgersene, ha descritto.
Ed è per questo che la risposta è semplice:
sì, Prevost è Papa.
E se mai dovrà intervenire su atti precedenti, lo farà con l’autorità piena, legittima e visibile che ha ricevuto.
Chi non lo riconosce, non si pone “in attesa della verità”, ma fuori dalla comunione cattolica.
Le ho già risposto e riprovo caro FRITZ.
Un vero papa, peraltro garante della legge canonica, per dottrina non può modificare mai il magistero della Chiesa chè è immutabile e irreformabile, può in futuro solo esprimerne meglio i concetti, precisarne i contorni: poichè è come la Parola e ad essa assimilato. Ma trattandosi di quello di Bergoglio, modificarlo per sminuirne gli aspetti eretici ed immorali, finirebbe per accettarne il resto senza modiche e dunque legittimare la sua provenienza. Dunque una enciclica, ad esempio non può essere modificata, mai.
La nullità insita negli atti bergogliani daltronde non prevede il cd. “annullamento” poichè un atto nullo va semplicemente dichiarato tale.
Ora il punto dolente è che ci si attende da Prevost, altro papa nullo, che emetta disposizioni valide per annullare gli atti del pontificato precedente. È come se si dicesse ad un occupante abusivo di un appartamento, visto che non vuoi restituire il papato almeno annulla le modifiche fatte dall’abusivo precedente e noi in cambio ti chiamiamo papa e del tuo scisma facciamo finta di niente. Questa sarebbe Chiesa? Accettare un antipapa pur di avere le briciole di qualche concessione e contentino… certo ad es. il ripristino del Vetus Ordo sarebbe una necessità se il concederlo, fermo restando che promana da un abusivo, non fosse anche un modo per mantenere lo status quo su cose assai più gravi, rafforzando il falso papato con una accettazione pacifica indegna di esser cattolici.
Se piccoli segni e concessioni sono le speranze della gente è evidente che ha cessato di essere cattolica, ma di bocca buona, sincretista.
In passato ho accennato che per aver un papa canonico occorre rispettare la UDG e che tale rispetto parte solo dalla presenza fattiva del cardinalato legittimo pre-2013. Nelle more di una presa di posizione si rimane in sede vacante. Mi fermo qui senza introdurre altri principi canonici quali quelli del diritto apostolico che sarebbero O.T., per il momento.
Ma passiamo al dott. Cionci. È vero, da alcuni segni sembra voler dimostrare, ma non ci riesce, che Prevost potrebbe essere stato eletto canonicamente. Stranamente, perchè non è da lui, ha infatti spostato l’onere della prova. Da ciò che ha dimostrato in passato (e che inutile ripresentare a chi non vuole vedere) Cionci invece di dire che Leone è papa illegittimo fino a che non si dimostri il perfetto rispetto della UDG, il che non sembra affatto, quindi rimangono solo certezze sulla sua illegittimità, sembra affermare con insistenza, su cose di scarso valore probatorio, che Leone potrebbe essere un vero papa, poichè è possibile sia stato eletto in un mini conclave di 25 veri elettori. Ma di questo non fornisce nessuna prova. Altra stranezza di Cionci, teso a difendere sue asserzioni poco concrete, dimentica che la salvezza delle anime va messa al primo posto, ma lui non avvisa i fedeli che il nome di Prevost, rende la Messa ed ogni altro Sacramento nulli ed illecito il parteciparvi, idem con patate di Bergoglio.
Domina, la chiama latinamente Adriana,
e anch’io così la chiamo, del resto è lei stessa ad amarsi firmare “Signora” – non senza che questo titolo, talvolta, suoni più come una volontà di dominio che non come espressione di autentica signoria spirituale.
Detto ciò, per fedeltà alla verità cattolica, è doveroso distinguere con chiarezza ciò che appartiene all’immutabilità della fede da ciò che è, invece, un travisamento dell’autentico sentire cum Ecclesia.
Lei afferma, in modo apodittico, che un Papa “non può modificare il magistero” e che ogni suo atto, se viziato da errore, sarebbe automaticamente nullo. Ma la Chiesa non ha mai insegnato questa dottrina. Il Magistero non è un codice inciso nel marmo, ma la viva voce del Pastore supremo, che nella successione apostolica e con l’assistenza dello Spirito Santo guida la Chiesa «alla verità tutta intera» (cf. Gv 16,13). Solo nel caso di definizioni ex cathedra, cioè dogmatiche e infallibili, un Papa non può contraddire quanto già proclamato da un altro in modo vincolante. Per il resto, egli può legittimamente interpretare, precisare, approfondire o anche correggere orientamenti precedenti non definitivi.
Anzi, è teologicamente corretto affermare che un Papa, nel suo magistero ordinario non infallibile, può anche commettere errori materiali, pur senza mai cadere nell’eresia formale. La Chiesa lo riconosce chiaramente: il magistero ordinario, quando non si esprime ex cathedra o non gode delle condizioni dell’infallibilità, non è esente da limiti, da imprecisioni, e persino da eventuali giudizi erronei, storicamente condizionati. Tuttavia, anche in questi casi, richiede un ossequio religioso dell’intelligenza e della volontà, come insegna autorevolmente Lumen Gentium (n. 25), e non può mai essere rifiutato arbitrariamente senza cadere in un atteggiamento scismatico.
La fede cattolica non è fondata sull’idealizzazione personale del Papa, ma sulla promessa indefettibile di Cristo alla sua Chiesa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Per questo motivo, anche quando un Pontefice insegna in modo imperfetto o riformabile, lo fa all’interno di quella comunione viva che lo Spirito Santo custodisce, e mai fuori da essa.
La Tradizione, come ricorda il Concilio Vaticano II (Dei Verbum, 8), «progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo», e il Magistero autentico – anche quando non esercita l’infallibilità – esige un ossequio religioso dell’intelligenza e della volontà (cf. Lumen Gentium, 25). Chi si arroga il diritto di dichiarare nullo un atto magisteriale senza alcuna autorità canonica, si pone oggettivamente fuori dalla comunione cattolica, la quale esige una sottomissione filiale anche nei confronti delle decisioni più difficili o discusse del Papa legittimo.
Lei definisce “occupante abusivo” un Pontefice canonicamente eletto. Sarò ripetitivo – per lei, forse, anche noioso – ma ribadisco: non spetta ai fedeli, né tantomeno a blog, siti o opinionisti autonominati, giudicare la validità di un conclave. Ubi Petrus, ibi Ecclesia: la Chiesa non si rifonda a ogni pontificato, né si amministra per plebiscito digitale. Attendere una fantomatica “presa di posizione” da parte di un ristretto gruppo di cardinali pre-2013 è un sogno che sconfina nell’allucinazione ecclesiologica. Non siamo in sede vacante. Non si può restare cattolici rifiutando due papi consecutivi, in nome di ipotesi, suggestioni o stratagemmi pseudo-canonici senza fondamento né autorità.
Il problema non è la liturgia in latino – che la Chiesa può sempre valorizzare secondo il discernimento del tempo – ma un’ecclesiologia distorta che strumentalizza il rito antico per creare altari separati e comunità parallele. Accusare Leone XIV o Francesco di non essere papi, sostenere che i sacramenti da loro promossi siano “nulli”, significa semplicemente abbandonare la comunione ecclesiale e cadere in scisma reale, anche se camuffato da zelo per la Tradizione.
Infine, invocare la “salus animarum” per giustificare la disobbedienza alla Chiesa visibile è un errore antico: lo facevano già i donatisti, e prima di loro, alcuni zeloti d’Israele. Ma la salvezza non si dà mai contro la Chiesa, bensì in essa, con essa e per mezzo di essa. Fuori dalla comunione ecclesiale non ci sono né validità sacramentale, né garanzia di grazia, ma solo autosufficienza spirituale mascherata da fervore.
La invito, con franchezza e rispetto, a riscoprire il volto della Chiesa come Madre, non come istituzione da correggere con tribunali improvvisati o con fedi costruite a tavolino. Chi ama veramente la Sposa di Cristo, non la trafigge con sospetti, né la giudica dall’esterno, ma la sostiene con preghiera, pazienza, obbedienza e fede anche nella notte della prova.
«Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16). Sono parole di Cristo. Non opinioni. E valgono ancora.
Con verità e carità,
in corde Ecclesiae,
don Pietro Paolo
Così si ingannano i lettori don Pietro Paolo. La Signora, non ha parlato di infallibilità ma ha detto che il magistero, come encicliche, in termini di fede e morale non può essere modificato poichè è pari alla Parola di Dio.
@STROZZAPRETI ERETICI
La signora con un nickname o un interessato Avvocato della Signora? Scelta perfetta: ogni eresia trova prima o poi il suo difensore d’ufficio, purché disposto a sacrificare la verità sull’altare dell’infallibilità personale.
Lei scrive con sicumera che “il Magistero, come le encicliche, in materia di fede e morale non può essere modificato poiché è pari alla Parola di Dio”.
Ma questa è un’eresia bella e buona, una colossale mistificazione dottrinale. Le encicliche non sono la Parola di Dio, non sono ispirate, non sono dogmi, e non sono tutte infallibili. Lo sanno persino gli studenti al primo anno di teologia.
Il Concilio Vaticano II (Dei Verbum, n. 10) è lapidario:
“Il Magistero non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve.”
E il Catechismo (n. 892) ribadisce:
“Il Magistero ordinario non è sempre infallibile.”
Ciò che è stato insegnato in modo non definitivo può essere riformulato, chiarito, corretto.
Altrimenti dovremmo dire che chi ha scritto Quanta Cura o Syllabus ha più autorità del Concilio Vaticano II.
È così che ragionate?
Voi non difendete la Tradizione, la violentate.
Non seguite Pietro, ma un suo surrogato mediatico, esiliato dai sacramenti e promosso in streaming.
Dunque: o siete ignoranti, o siete in malafede. Terzium non datur.
Suvvia, avvocato (?): studi meglio la dottrina prima di arringare la corte. O almeno si scelga un cliente più credibile. Difendere una “Signora” che ha sostituito il Successore di Pietro con un ex don scomunicato non è zelo per la fede: è complicità nell’inganno.
@STROZZAPRETI ERETICI
La signora con un nickname o interessato Avvocato della Signora? Scelta perfetta: ogni eresia trova prima o poi il suo difensore d’ufficio, purché disposto a sacrificare la verità sull’altare dell’infallibilità personale.
Lei scrive con sicumera che “il Magistero, come le encicliche, in materia di fede e morale non può essere modificato poiché è pari alla Parola di Dio”.
Ma questa è un’eresia bella e buona, una colossale mistificazione dottrinale. Le encicliche non sono la Parola di Dio, non sono ispirate, non sono dogmi, e non sono tutte infallibili. Lo sanno persino gli studenti al primo anno di teologia.
Il Concilio Vaticano II (Dei Verbum, n. 10) è lapidario:
“Il Magistero non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve.”
E il Catechismo (n. 892) ribadisce:
“Il Magistero ordinario non è sempre infallibile.”
Ciò che è stato insegnato in modo non definitivo può essere riformulato, chiarito, corretto.
Altrimenti dovremmo dire che chi ha scritto Quanta Cura o Syllabus ha più autorità del Concilio Vaticano II.
È così che ragionate?
Voi non difendete la Tradizione, la violentate.
Non seguite Pietro, ma un suo surrogato mediatico, esiliato dai sacramenti e promosso in streaming.
Dunque: o siete ignoranti, o siete in malafede. Terzium non datur.
Suvvia, avvocato: studi meglio la dottrina prima di arringare la corte. O almeno si scelga un cliente più credibile. Difendere una “Signora” che ha sostituito il Successore di Pietro con un ex don scomunicato non è zelo per la fede: è complicità nell’inganno.
@Signora di tutti i Popoli,
mi permetta di farle notare con pacatezza — ma anche con una certa urgenza logica — che l’intero impianto del suo ragionamento si auto-dissolve in meno di tre righe.
Lei afferma con certezza assoluta che Bergoglio non è mai stato Papa, dunque tutti i suoi atti — magisteriali, giurisdizionali, amministrativi — sarebbero nulli, invalidi, inesistenti. Ma poi invoca un “vero Papa” che dovrebbe intervenire per dichiarare la nullità di ciò che, secondo lei, è già inesistente.
Mi chiedo allora — con spirito evangelico e un pizzico di buon senso:
di quale Papa sta parlando?
Perché, seguendo le sue stesse premesse, non potrà mai più esserci un Papa legittimo.
Infatti:
• Se Bergoglio non era Papa, non poteva nominare cardinali validi.
• Se i cardinali nominati da lui non sono validi, nessun conclave celebrato con loro sarà mai valido.
• Dunque, secondo la sua logica, la successione apostolica si è interrotta.
Conclusione? La Chiesa sarebbe finita. O, peggio, sopravvivrebbe in qualche catacomba mentale, dove chiunque può dichiararsi “custode del Munus” — magari tra una visione e una diretta YouTube.
A questo punto, venga fuori la domanda inevitabile:
chi sarà, secondo lei, il Papa “vero” che dovrà dichiarare nulli gli atti del “falso” Bergoglio?
Sta forse preparando la strada per un’investitura “celeste” a favore di qualche nuovo Elia armato di megafono e croce astile?
Vuole vedere che alla fine ci toccherà assistere all’autoproclamazione papale di don Minutella, magari in diretta streaming, con tanto di tiara stampata in 3D e fumata bianca dai tetti di Radio Domina Nostra?
Suvvia, Signora.
Un po’ di onestà logica non guasterebbe.
Perché dove tutto è nullo, nulla può ricominciare.
E se davvero la Chiesa avesse perso la sua gerarchia, la sua autorità e la sua visibilità, allora non staremmo nemmeno qui a discutere.
Staremmo nel vuoto.
Ma la Chiesa non è mai illeggibile, né invisibile, né interrotta.
È viva, apostolica, visibile, sacramentale.
E il Papa — che le piaccia o no — oggi si chiama Leone XIV.
Il resto è teologia del sospetto travestita da rivelazione privata.
‘ Rupnik avrebbe abusato delle sue vittime come parte del suo “processo creativo”; un fatto che – secondo i sopravvissuti, difensori delle vittime e osservatori ecclesiastiche – rende gli abusi di Rupnik inseparabili dalle sue opere “artistiche” ‘
Se davvero fosse così il problema è anche più serio di quanto si pensi che avrebbe a che fare con una impronta davvero malefica e sacrilega contro la quale, più che critici d’arte, dovrebbero esprimersi gli esorcisti.
Davvero… la cosa sarebbe molto più grave…
Cerchiamo di capire cosa sta succedendo
https://gloria.tv/post/3yZgpiYubBSg68sD2zQMT8XuU
Torna alla home page Papa Francesco: Tutto bene, non guardare troppo da vicino Im
L’unità e la pace con tutti hanno un prezzo
segnali di risveglio contro il putridume in precedenza introdotto e poi sopportato, se non incoraggiato.
Remarquons que Léon tente de faire de grands effets avec de petites choses. Qui donc ne serait pas d’accord qu’on supprime les oeuvres de Rupnik qui est un faux témoin pornographique et amuseurs de ”bonnes religieuses” ?
C’est trop facile que pour en faire un vrai pape ! Ce ne sont que des cacahuètes pour ceux qui les aiment bien !
Ce que la vérité réclame, c’est qu’il supprime ou corrige dès maintenant :
▪︎ Laudato si,
▪︎ Amoris Laetitia,
▪︎ Fratelli Tuti,
▪︎ Traditionis Custodes,
▪︎ Fiducia Supplicans,
▪︎ la déclaration d’Abou Dhabi,
▪︎ les propos de Bergoglio en septembre 2024 (”Toutes les religions sont un chemin vers Dieu”)
Souvenons-nous que, pendant son premier mois de président, Donald Trump a fait beaucoup, beaucoup plus que cela et qui a eu un impact sur le monde entier. Les cacahuètes de Prévost ne suffiront pas à nourrir les vrais croyants qui ne sont pas des singes.
Le petit Léon est encore bien loin d’être Léon le Grand et de nous faire oublier qu’il est tout autant que son prédécesseur un usurpateur du trône pontifical.
Propongo sottotitolare la foto con : zozzone mimetizzato da ” sacerdote artista ” .
Basterà il Papato di Leone a cancellare il luridume di bergoglio?
Anne Barrett Doyle ha dichiarato al sito Crux, che considera la rimozione delle immagini di Rupnik dal sito di Vatican News «un piccolo ma positivo passo».
Be’, Anne ha mille ragioni: è proprio piccolo, il passo !
Rupnik avrà peccato contro Dio…ma anche molto contro Natura ed Arte, dati i suoi sgorbi minimalisti fatti passare per opere altrettanto ispirate di quelle di Andrej Rublev.
Se la Chiesa si occupasse con impegno di Arte Sacra, invece di potenziare ogni orrore alla moda, ci sarebbe un po’ più di rispetto anche per il Sacro cristiano.
Concordo. Il problema non è solo Rupnik l’artista che copia le brutte immagini dei catechismi anni ’70, ma più generale. Ovvero la scomparsa di una vera Arte Sacra e Liturgica, e l’adorazione del ‘nuovo’, del ‘brutto’, del ‘falso’; così come il complesso di inferiorità degli ecclesiastici di fronte agli artisti contemporanei, quasi tutti atei, agnostici o esoterici, così come di fronte alle archistar.
Data la disastrosa situazione, basterebbe anche solo un buon artigianato artistico senza tante pretese a risollevare un po’ le nostre chiese… Al rogo quelle orrende statue di madonne resinose made in China dagli occhi robotici, così come i padre pio in finto bronzo e le santa teresina afflitte dalla cervicale!
Applaudo.
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