La Chiesa una, Santa, Cattolica e Apostolica e i Molteplici Scismi. Mons. Marian Eleganti.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mons. Marian Eleganti, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul problema delle consacrazioni episcopali della FSSPX. Buona lettura e condivisione.

§§§

 

La Chiesa una, santa, cattolica e apostolica e i molteplici scismi

Un impegno verso la chiesa

In risposta ai miei post, ho letto molti commenti, guardato video e ricevuto e-mail e messaggi sui social media. I tradizionalisti e le persone a loro vicine si stanno impegnando a fondo per giustificare qualcosa che semplicemente non può essere giustificato: le consacrazioni episcopali senza l’approvazione del Papa! Le consacrazioni episcopali determinano oggettivamente (ipso facto) se qualcuno è dentro o fuori dalla Chiesa, perché la Chiesa è fondata su Pietro, è gerarchicamente e visibilmente strutturata come un collegio di vescovi con il Papa come capo, seguendo le orme degli Apostoli (vescovi) e di San Pietro (papi). Tutti gli argomenti addotti per legittimare le consacrazioni episcopali non autorizzate dal Papa sono irrilevanti.

San Paolo era consapevole dell’importanza dell’unità con Pietro. Pertanto, nonostante la chiamata ricevuta direttamente da Cristo, le sue profonde intuizioni e i suoi enormi sforzi nella fondazione di nuove chiese, non voleva continuare senza la conferma e l’incarico di Pietro. Come dice lui, voleva evitare di “incorrere nel vuoto”! Questo sarebbe accaduto se avesse continuato a proclamare il suo Vangelo (sulla chiamata dei Gentili senza circoncisione e mediante la sola fede) contro la volontà di San Pietro e senza la sua conferma della sua missione (l’esplicito incarico di Pietro di andare ai Gentili), e avesse fondato corrispondenti chiese “paoline”. Ma questo è esattamente ciò che non voleva: una chiamata nel suo nome e una chiesa particolare senza unità con Pietro (Cefa) basata sul suo potere (autonomia) e sulla sua intuizione (atteggiamento da saputello).

“Quattordici anni dopo, salii di nuovo a Gerusalemme, con Barnaba e Tito. Vi andai a causa di una rivelazione e esposi alla chiesa, e soprattutto ai più autorevoli, il vangelo che predico ai pagani, per mostrare di non correre o di aver corso invano”. Galati 2:1-2

 

Poi continua a scrivere:

“Al contrario, videro che il vangelo per gli incirconcisi era stato affidato a me, come a Pietro per i circoncisi. Dio infatti, che aveva dato a Pietro il potere di essere apostolo dei circoncisi, aveva dato anche a me il potere di essere apostolo dei pagani; e riconobbero la grazia che mi era stata data. Perciò Giacomo, Cefa e Giovanni, che erano considerati le colonne, diedero a Barnaba e a me la mano della comunione: «Noi andiamo tra i pagani, ed essi tra i circoncisi». Galati 2:7-9

Senza il messaggio e la conferma di Pietro, Paolo non voleva continuare la sua missione.

In questo senso, la Fraternità San Pio X agisce da decenni senza mandato papale. I suoi sacerdoti e vescovi sono sospesi, senza legittimità ecclesiastica o missione; i sacerdoti senza incardinazione, i vescovi senza diocesi e senza mandato papale. E ora vogliono ordinare di nuovo vescovi, anche se queste ordinazioni dovessero essere eseguite contro la volontà del Papa (a partire da marzo 2026). Il tentativo di minimizzare questo atto scismatico sottolineando che questi vescovi, privi di mandato papale, non possedevano alcuna giurisdizione e dovevano quindi essere intesi come semplici vescovi ausiliari (letteralmente!), è medievale, una peculiare concezione dell’ufficio episcopale e un capovolgimento dei Concilii Vaticani I e II.

Nel Medioevo esistevano “vescovi laici” (principi) senza ordinazione (per la quale si consideravano vescovi ausiliari), ma con giurisdizione episcopale (autorità), proprio come oggi, mutatis mutandis, il Vaticano ha un “vescovo laico” (senza sacra potestà), vale a dire un prefetto, al quale viene nominato (o subordinato?) un cardinale o un vescovo (con sacra potestà) come vice-prefetto. In entrambi i casi, ordinazione (sacra potestà) e giurisdizione sono trattate separatamente. Ma questo è proprio ciò che l’ultimo concilio non ha inteso; anzi, le ha riunite. Secondo il suo insegnamento, la consacrazione episcopale conferisce la pienezza del sacerdozio con i Tria Munera: ufficio di insegnamento (1), ufficio di santificazione (2) e ufficio pastorale (3). Quest’ultimo, l’ufficio di governo (giurisdizione), può essere legittimamente esercitato solo in unità con il Papa, cioè solo con il suo consenso (nomina/riconoscimento/incarico), ma viene conferito attraverso la consacrazione. Pertanto, una consacrazione episcopale illecita è un atto scismatico ed è (giustamente!) sanzionata dal diritto canonico con la scomunica, secondo il testo integrale della sentenza. Le consacrazioni episcopali illecite riguardano proprio l'”essere o non essere” della Chiesa come una, santa, cattolica e apostolica! Si tratta della visibilità e dell’unità della Chiesa, non di un positivismo giurisdizionale.

Nella Sessione XXIII (15 luglio 1563) del Concilio di Trento, il Decreto sul sacramento dell’ordine (De Sacramento Ordinis) affronta il tema del sacramento dell’ordine e della gerarchia. Lì (Capitolo IV e Canone 7) [1] , il Concilio insegna, in relazione alla questione del consenso (non necessario) del popolo o di un’autorità secolare per la validità di un’ordinazione: Chiunque venga ordinato senza l’autorità ecclesiastica e canonica (ecclesiastica et canonica potestas) o usurpi un’ordinazione per sé stesso non è un legittimo servitore, ma un ladro e un brigante.

San Paolo lamenta le fazioni interne alla chiesa che si stanno preparando agli scismi:

 Vi esorto, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi e concordi, senza divisioni tra voi. Siate di un solo pensiero e di un solo animo. Perché, fratelli, i servi di Cloe mi hanno riferito che ci sono contese e divisioni tra voi. Voglio dire che ciascuno di voi dice una cosa diversa: Io per Paolo; io per Apollo; io per Cefa; io per Cristo. Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. ” 1 Corinzi 1:10-15

Purtroppo, anche la Fraternità San Pio X, sotto la guida di Marcel Lefebvre (1905-1991), è diventata un partito di questo tipo, che invoca il suo fondatore in nome proprio. Anch’egli, nell’omelia della Messa di ordinazione del 1988, negò che la Chiesa universale fosse la vera Chiesa (“Questa non è più la Chiesa cattolica!”). Con le consacrazioni episcopali illecite, entrò in uno scisma. I vetero-cattolici fecero qualcosa di simile dopo il Concilio Vaticano I, usando argomenti correlati (la tradizione). Ma c’è una sola Chiesa. Cristo e la Chiesa sono inseparabili. Dichiarando questa Chiesa e i suoi sacramenti carenti, dopo il Concilio, per quanto riguarda la mediazione delle grazie necessarie alla salvezza, e mettendoli in discussione in modo ingiustificato, la Fraternità San Pio X tradisce una mentalità scismatica (i fedeli sono scoraggiati dal partecipare alle Messe del Novus Ordo; i sacerdoti non le celebrano). I lamentati abusi all’interno della Chiesa non cambiano questo stato di cose. Sebbene la Fraternità San Pio X neghi esplicitamente di voler essere una “Chiesa nella Chiesa” o “accanto alla Chiesa”, si comporta esattamente come tale: come una Chiesa nella Chiesa o accanto alla Chiesa. Pratica una corrispondente autonomia e dottrina senza giurisdizione ecclesiastica, presumibilmente “temporaneamente”, al fine di preservare inalterati la tradizione, la fede, la Santa Messa e i sacramenti (in contrasto con la Chiesa universale, o meglio, “conciliare”). Cos’è questa autonomia se non uno scisma? Non credo che ritroveranno la strada verso la Chiesa se a giugno consacreranno vescovi senza mandato papale. Saranno esattamente ciò che affermano di non essere: una Chiesa, l’unica fedele e inalterata, accanto alla Chiesa che, a loro avviso, si è allontanata dalla tradizione. Si può discutere sui dettagli. Le consacrazioni episcopali non sono tali dettagli.

La Chiesa universale farebbe bene ad affrontare le critiche espresse nel nostro contesto e le numerose indicazioni di eresie e abusi all’interno della Chiesa, per identificarli e sanzionarli:

Attraverso la condanna e l’esclusione, indipendentemente da quale sia la fazione (tradizionalista o modernista) da cui provengono gli eretici e gli scismatici.

In linea con la tradizione: esclusione, non inclusione! Desidero questa chiarezza sia riguardo alla Fraternità San Pio X, qualora consacrasse vescovi illecitamente, sia riguardo al Cammino sinodale in Germania, qualora i vescovi, insieme ai laici, istituissero un nuovo ordine ecclesiastico indipendente senza l’approvazione papale, che mina la struttura sacramentale della guida della Chiesa. Desidero questa chiarezza anche riguardo alle nomine episcopali illegittime e comuniste in Cina, qualora continuassero come prima. Desidero questa chiarezza anche riguardo alla chiamata dei laici a uffici di guida della Chiesa, che, in virtù di istituzione divina, deve rimanere collegata alla potestas sacra (ordinazione) e, a causa della differenza essenziale tra ordinati e laici, non può essere conferita ai laici. Anche queste devono essere fermate.

Ma per favore: la Chiesa Universale (attualmente guidata da Papa Leone XIV) è il Corpo mistico di Cristo, la sua Sposa, non una prostituta. È lo strumento e il segno di salvezza per l’umanità. La Chiesa di Cristo è la Chiesa Cattolica Romana. È fondata su Pietro la Roccia, il Papa. È portatrice della promessa. È la Chiesa dei santi: la Gerusalemme Celeste che verrà, la splendida Sposa di Cristo. In essa vivono santi e profeti, portatori di Dio. In molti luoghi del mondo, essa glorifica Dio nella sua liturgia, nei suoi sacramenti e nella sua predicazione. I suoi sacramenti e la sua fede trasmettono la vita eterna. Io professo la mia fede in essa. Separarmene non è un’opzione.

[1] Denzinger-Hünermann (DH 1767–1777), in particolare DH 1777 (canone 7). Il canone 7 condanna, tra le altre cose, l’opinione che le ordinazioni senza il consenso o l’appello del popolo o delle autorità secolari siano invalide. Il Concilio si oppone quindi alle tendenze che mirano a far dipendere la consacrazione episcopale dall’autorità secolare o popolare. Sottolinea la gerarchia ecclesiastica e l’istituzione divina del sacramento dell’Ordine. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (can. 2370: sospensione) e il Codice di Diritto Canonico del 1983 (can. 1382 / can. 1383: scomunica) inaspriscono la pena per un’ordinazione senza mandato apostolico. Hanno inasprito e codificato la dottrina tradizionale, così come i decreti papali (ad esempio, sotto Pio XII nella Ad apostolorum principis del 1958 contro le consacrazioni episcopali cinesi senza mandato papale). Le consacrazioni odierne sono riconosciute almeno retrospettivamente dal Papa se sono state eseguite senza la sua nomina.

 

Il dottor Theol. Eleganti Mariani osb

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11 commenti su “La Chiesa una, Santa, Cattolica e Apostolica e i Molteplici Scismi. Mons. Marian Eleganti.”

  1. Emerito nulla

    Bravissimo Vescovo Eleganti!

    E ora vorrei pregarla di provare a spiegare il concetto basico ai Vescovi Schneider e Strickland: presi da lefevrian furore, si stanno anch’essi perdendo. E in modo più ipocrita di certi altri.

    Una volta parlavate la stessa lingua cattolica! Oggi non più.
    È grave.
    È uno spettacolo indegno e una constatazione assai dolorosa e triste.

  2. Rev. Mons. Eleganti, mi permetta di farle notare che S. Pio X nel suo Cat. Dottrina Cristiana al n. 105, ribadisce che i veri Cristiani sono solo quelli che obbediscono al papa da Lui stabilito:
    Il Vero successore di Pietro, attraverso il quale Cristo stesso governa visibilmente la Sua Chiesa, quella Una, Santa, Cattolica e Apostolica Romana. 

    E pertanto, sono rei di SCISMA tutti coloro che, con piena coscienza, si ostinano ad obbedire ai due antipapi eretici idolatri Jmb-Prevost eletti invalidamente dalla Mafia S, Gallo e che si ostinano a far parte della loro chiesa anticristica pro-lgbtq, pro-aborto, pro-eutanasia, pro-sacerdozio femminile, pro-nuova religione mondiale che abbraccia tutte le religioni, (Pachamama compresa), meno quella vera dell’unico vero Dio, uno e trino, etc…
    E che, contrariamente a quanto decretato dal vero papa BXVI, nella sua lettera al governo cinese nel 2912, anziché SCOMUNICARE i vescovi nominati illecitamente dal partito ateo comunista cinese… li CONFERMA. 

    Dunque, eccellenza, se è ammirevole da parte sua esortare la FSSPX a riconoscere il magistero infallibile dei legittimi papi conciliari a cui sempre si deve obbedire…
    perché poi la esorta a rimanere nella chiesa “anticristica sinodale” in obbedienza all’antipapa Prevost? 

    Perché invece, Lei per primo, non dà l’esempio di rientrare nella Chiesa Unam et Sanctam di Gesù Cristo riconoscendo BXVI quale Suo ultimo legittimo Vicario che mai ha abdicato, invalidando i due conclavi sussessivi??? 

    E, visto che dalla sua morte, ancora manca il suo legittimo successore, perché non esorta i cardinali pre-2013 ad adempiere il loro dovere di dichiarare la Sede Apostolica LEGITTIMAMENTE vacante, onde procedere finalmente con un Valido Conclave che ripristi la LEGITTIMA SUCCESSIONE PETRINA interrotta da tre anni? 

    Rev. Mons. Eleganti, la prego di ascoltare questo sacerdote che conosce il CJC e la legge della Chiesa e dà a Lei e cardinali Sarah, Burke e Muller, dei giusti suggerimenti:
    https://youtu.be/ALiiB-JwAgk?is=SfgR7EUnhWwyfTNy

    Grazie. 

    1. Rettifico l’errore della data riguardo la lettera di Papa Benedetto XVI ai Cattolici e governo cinese in cui si ribadisce la scomunica ai vescovi nominati e nominanti in Cina, senza prima l’autorizzazione del Romano Pontefice.
      E specifico alcuni dei numerosi interventi di BXVI su questa grave questione:

      🔹05-05-2006
      Le ordinazioni episcopali di Giuseppe Ma Yinglin e Giuseppe Liu Xinhong rappresentano anche «una grave ferita all’unità della Chiesa, per la quale, com’è noto, sono previste severe sanzioni canoniche», ha aggiunto il portavoce vaticano. «Episodi di questo genere producono lacerazioni non soltanto nella comunità cattolica ma anche all’interno stesso delle coscienze». La scomunica latae sententiae prevista dal Codice scatterebbe automaticamente, senza bisogno di ulteriori pronunciamenti.
      https://share.google/1xy9RJgCOycEXNFrg

      🔹27 maggio 2007
      Lettera di Papa BXVI ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese.
      ▪️La lettera sottolinea che, secondo il Diritto Canonico (can. 1382), i vescovi che ordinano altri vescovi senza mandato del Papa incorrono nella scomunica latae sententiae (automatica), così come coloro che ricevono tale ordinazione.
      https://share.google/sVBCmgUyKICOzyw32

      🔹16 luglio 2011
      Scomunica ufficiale anche per Padre Joseph Huang Bingzhang.
      Nella dichiarazione ufficiale rilasciata dal VATICANO a nome di Papa Benedetto, si cita il canone 1382 del Codice di Diritto Canonico, che stabilisce che CHIUNQUE CONSACRI UN VESCOVO SENZA L’APPROVAZIONE DELLA SANTA SEDE incorre nella pena della SCOMUNICA
      | Titoli delle notizie | Cultura cattolica https://share.google/SDiY1TmUbMitcrKTn

      🔹26 aprile 2012
      COMUNICATO: RIUNIONE PLENARIA DELLA COMMISSIONE PER LA CHIESA CATTOLICA IN CINA

      […] A proposito della situazione specifica della Chiesa in Cina, si è notato che persiste la pretesa degli organismi, chiamati “Un’Associazione e Una Conferenza”, di porsi al di SOPRA dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale.
      Al riguardo, restano attuali e di orientamento le indicazioni, offerte nella succitata Lettera del Papa BENEDETTO XVI (cfr n.7), e ad esse è importante attenersi, perché il volto della Chiesa risplenda con chiarezza in mezzo al nobile Popolo cinese.

      Tale chiarezza è stata offuscata dagli ecclesiastici che hanno ricevuto illegittimamente l’ordinazione episcopale e dai vescovi illegittimi che hanno posto atti di giurisdizione o sacramentali, usurpando un potere che la Chiesa non ha loro conferito. Nei giorni scorsi, alcuni di loro hanno partecipato a consacrazioni episcopali non autorizzate dalla Chiesa. I comportamenti di questi vescovi, oltre ad aggravare la loro posizione canonica, hanno turbato i fedeli e spesso hanno forzato la coscienza dei sacerdoti e dei fedeli che vi sono stati coinvolti.

      Inoltre detta chiarezza è stata offuscata dai vescovi legittimi, che hanno partecipato a ordinazioni episcopali illegittime. Molti di loro hanno chiarito la propria posizione e hanno chiesto scusa, e il Santo PADRE (BXVI) li ha benevolmente perdonati; altri invece, che pure vi hanno preso parte, NON hanno ancora fatto tale chiarificazione e sono quindi incoraggiati ad agire quanto prima in tal senso.
      https://share.google/Khr4QuhVHlskTSdfD

      Come non capire che dal 2013 la massoneria ecclesiastica attraverso i suoi vicari Bergoglio, Prevost e Parolin, sta lavorando assieme all’enorme drago rosso comunista per distruggere la Chiesa Cattolica Cinese e pure quella Universale?

  3. Monseigneur Eleganti fait délibéremment et trop facilement abstraction de la réalité qui est en train de détruire l”Église :
    ▪︎ La mise à l’écart forcée de Benoît XVI
    ▪︎ Le faux conclave et la fausse élection de Bergoglio en 2013
    ▪︎ Les nombreuses hérésies répandues par Bergoglio
    ▪︎ Le manque de réactions et le silence de la hiérarchie ecclésiastique catholique
    ▪︎ La complicité de la hiérarchie ecclésiastique catholique dans la farce meurtrière Covid-19
    ▪︎ Les nominations de faux cardinaux par Bergoglio
    ▪︎ Le faux conclave et la fausse élection de Prévost en 2025
    ▪︎ L’absence de réactions de Prévost et son soutien envers les hérésies de Bergoglio
    ▪︎ Les nominations étranges de Prévost de nombreux évêques douteux à des postes importants
    ▪︎ Le comportement de Prévost qui apparaît comme un Bergoglio II et comme un antipape.
    ▪︎ Le mépris de Prévost pour les catholiques appelés ”orthodoxes ”

    Et encore, et encore, ……. et toujours plus …..

    Monseigneur Eleganti vit donc en dehors de la réalité et en dehors de la vérité.
    Il a choisi le camp de ”l’opposition contrôlée”.

  4. https://www.aldomariavalli.it/2026/03/04/monsignor-vigano-muller-sarah-burke-lopposizione-controllata-e-tutte-le-sue-contraddizioni/amp/ : grande cone sempre mons. Viganò, vero gigante della Resistenza Cattolica Antimodernista, non le manda certo a dire ai finti oppositori della chiesa conciliar-sinodale, ben felici di fermarsi a metà del guado, nonostante il rischio innegabile di venire travolti dalla marea montante dell’ apostasia vaticana. Le loro Eminenze Muller, Sarah e Burke ci fanno una ben magra figura dinanzi a un vero cattolico successore degli Apostoli, con la loro funerea ermeneutica della continuità di stampo ratzingeriano. “A’ la guerre comme a’ la guerre”, quindi, don Pagliarini, sotto la guida di coraggiosi vescovi della tempra di Mons. Viganò e Mons. Strickland. A noi la battaglia, a Dio la Vittoria, diceva Santa Giovanna d’ Arco. Ci protegga e ci sostenga Maria SS.ma, Corredentrice, Mediatrice di tutte le Grazie, Regina delle Vittorie (de Maria numquam satis). LJC Catholicus

  5. Ripeto sinteticamente quanto già scritto in commento ad un altro post: ma quindi i vescovi nominati in Cina grazie all’avvallo del partito comunista sono validi?
    Ultimamente se non mi sbaglio ne è stato eletto uno di cui il vaticano non era neanche a conoscenza.
    Non mi interessa fare polemica, ma per coerenza quell’accordo dovrebbe essere stracciato e revocate le nomine.

  6. Don Pietro Paolo

    L’articolo di Eleganti Mariani OSB merita di essere letto con attenzione, perché richiama con chiarezza un principio elementare della fede cattolica che oggi molti sembrano dimenticare: la Chiesa è una, visibile e gerarchica, edificata su Pietro e sul collegio dei vescovi in comunione con lui.

    Per questo motivo le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio non sono un dettaglio disciplinare né una questione secondaria: toccano direttamente la struttura stessa della Chiesa. La tradizione, il diritto canonico e il Magistero sono sempre stati chiari su questo punto.

    Chi pensa di poter salvare la Chiesa costruendo una successione episcopale parallela, inevitabilmente cade in una contraddizione: nel tentativo di difendere la Tradizione, finisce per ferire proprio l’unità visibile della Chiesa, che della Tradizione è parte essenziale.

    Al tempo stesso è giusto ricordare – come fa l’autore – che la chiarezza deve valere per tutti: tanto per le derive scismatiche di alcuni ambienti tradizionalisti, quanto per le deviazioni dottrinali o disciplinari che emergono in altri contesti ecclesiali.

    La soluzione cattolica, però, non è mai quella di creare “chiese parallele”, ma di rimanere nella Chiesa di Cristo, che è la Chiesa cattolica romana, anche quando la sua storia attraversa momenti di crisi.

    Per questo motivo mi unisco all’auspicio dell’autore: che queste riflessioni siano meditate con serenità e che aiutino molti fedeli a ricordare che separarsi dalla Chiesa non è mai una via cattolica.
    La riforma autentica nasce sempre dentro la comunione ecclesiale, mai contro di essa.

    Invito dunque i lettori a leggerne il testo e a farne frutto.

  7. Qui sotto un articolo che per alcuni versi dice cose simili a quello di Mons. Eleganti, ma con conclusioni diverse:

    https://www.aldomariavalli.it/2026/03/03/analisi-la-santa-sede-e-la-fsspx-sulla-potesta-dei-vescovi-ovvero-quando-gli-estremi-si-toccano/

    La riflessione da fare è che il Vaticano II ha cambiato la dottrina relativa al sacramento dell’Ordine, rispetto al Concilio di Trento, alla Scolastica e alla tradizione dei Padri della Chiesa, orientali e occidentali. Domande: 1) È la nuova dottrina valida o in tal modo la Chiesa è diventata eretica? 2) Perché i lefebvriani fanno uso di tale dottrina vaticansecondista per giustificarsi?

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Complotista,

      la questione che poni è seria, ma credo che vada chiarita senza forzature.

      Dire che il Vaticano II avrebbe “cambiato” in senso eretico la dottrina sul sacramento dell’Ordine è un salto logico che non regge. Il Concilio di Trento difende la sacramentalità dell’Ordine e la costituzione gerarchica della Chiesa; il Vaticano II ha approfondito il ruolo dell’episcopato nella comunione ecclesiale, ma non ha mai insegnato che un vescovo possa esercitare legittimamente il governo prescindendo dalla missione canonica e dalla comunione con il Papa.

      Per questo la consacrazione episcopale senza mandato pontificio resta un atto gravissimo: non perché manchi il sacramento, ma perché ferisce la comunione gerarchica della Chiesa, che è parte costitutiva della sua struttura.

      Quanto alla seconda domanda, è vero che talvolta negli ambienti lefebvriani si utilizzano categorie ecclesiologiche che derivano proprio dalla teologia conciliare (come la pienezza dell’episcopato e i tria munera) quando servono a sostenere la continuità sacramentale delle loro consacrazioni. È un paradosso polemico: si critica il Vaticano II come fonte della crisi, ma poi si ricorre ad alcune sue categorie quando risultano utili all’argomentazione.

      Alla fine però il nodo non è la disputa tra scuole teologiche sul rapporto tra ordine e giurisdizione. Il nodo è molto più semplice: nessun vescovo nella Chiesa cattolica può creare altri vescovi contro la volontà del Papa senza ferire l’unità visibile della Chiesa.

      Ed è proprio questo il punto che, da sempre, il Magistero ha considerato decisivo.

    2. “Ordinazione episcopale”

      Questa dicitura non fa parte della Tradizione, almeno fino al Concilio Vaticano II, quando si verificò una scollatura riguardo al sacramento dell’Ordine, così come era concepito nella Chiesa Cattolica in precedenza (ma anche per ironia della sorte scollatura anti-ecumenica con gli ortodossi). Scollatura che qualcuno giudica talmente grave da definirla eresia. E che insieme al cambiamento del rito renderebbe le “ordinazioni” episcopali post-conciliari invalide…
      Trento infatti definisce quali siano i tre gradi del sacramento dell’Ordine così: Suddiaconato, Diaconato, Sacerdozio (Ordini Maggiori, con al vertice il Sacerdozio). C’erano poi gli Ordini Minori.
      Per il Vaticano II invece i tre gradi del sacramento dell’Ordine diventano: Diaconato, Presbiterato, Episcopato. Gli Ordini Minori saranno declassati da Paolo VI in ‘ministeri’.

      Per Trento l’Episcopato non è il sommo grado dell’Ordine come per il V2, bensì un “grado della Potestà sacerdotale”:

      “Gradi della potestà sacerdotale
      Queste sono le attribuzioni proprie e principali dell’ordine sacerdotale che, sebbene sia unico, ha molti gradi di dignità e di autorità.
      Il primo è quello dei semplici sacerdoti…
      Il secondo è quello dei vescovi…
      Il terzo grado comprende gli Arcivescovi, dai quali dipendono parecchi Vescovi. Sono chiamati anche Metropoliti, perché sono i presuli di città considerate madri delle altre in una determinata provincia. Spettano ad essi di diritto onore e potere superiori a quelli dei Vescovi; ma, per quanto riguarda l’Ordinazione, non ne differiscono.
      Al quarto grado appartengono i Patriarchi, i primi cioè e supremi Padri…
      Al disopra di tutti, la Chiesa Cattolica ha sempre venerato il Sommo Pontefice Romano…” (Catechismo di Trento, n. 285)

      Questi cambiamenti notevoli non sono un mistero per nessuno: Dario Vitali della Gregoriana riassume le novità così: “la dottrina sull’episcopato come sacramento (LG 21) e la conseguente ricomposizione del quadro degli ordini: episcopato, presbiterato, diaconato (LG 28-29)”. (https://seminariosdigital.es/index.php/RevistaSeminarios/article/download/774/661)
      Velasio de Paolis parla a buona ragione di “nuova teologia dell’episcopato, che si rifà particolarmente al Vaticano II” (https://prelaturaspersonales.org/wp-content/uploads/2012/02/DePaolis-NotaTitolo.pdf).

      È chiaro dunque che fino al V2 l’Episcopato non era un sacramento e pertanto non si parlava di “ordinazione episcopale”, quanto piuttosto di “consacrazione episcopale”.
      Attualmente entrambe le dizioni vengono usate indistintamente, anche se a voler essere coerenti con la nuova teologia vaticansecondista si dovrebbe usare per il nuovo rito esclusivamente il termine “ordinazione”.
      Resta l’interrogativo su come una consacrazione non-sacramentale possa essere stata trasformata per magia vaticansecondista in sacramento. E resta ovviamente l’interrogativo se tale cambiamento così radicale e sostanziale riguardante il sacramento dell’Ordine non inficii anche altri sacramenti ad esso collegati, ed abbia reso in definitiva la Chiesa Cattolica post-conciliare una Chiesa eretica al pari di tante altre.

      Nota: Le prime versioni del Catechismo di San Pio X, quelle originali e molto difficili da recuperare (ma io ne ho una in archivio), riportano i gradi del sacramento dell’Ordine giusti, cioè quelli tridentini.
      Le versioni del Catechismo ristampate più di recente oppure disponibili in PDF su internet risultano invece “aggiornate”: gli articoli relativi all’argomento riportano la tripartizione del V2 (diaconato, presbiterato, episcopato). Una scorrettezza o truffa che dir si voglia, come le tante altre innumerevoli del post-concilio.

      1. Don Pietro Paolo

        “Tradizione”,

        la sua ricostruzione contiene alcune imprecisioni storiche e teologiche che meritano di essere chiarite.

        1. Il Vaticano II non ha “inventato” il carattere sacramentale dell’episcopato

        Il Concilio Vaticano II non ha introdotto una novità, ma ha esplicitato una dottrina già radicata nella Tradizione antica della Chiesa.

        La costituzione dogmatica Lumen gentium afferma:

        «La consacrazione episcopale conferisce la pienezza del sacramento dell’Ordine, che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio e vertice del sacro ministero» (Lumen gentium, 21).

        Il Concilio non presenta questa affermazione come innovazione, ma come testimonianza della Tradizione liturgica e patristica.

        Già nei primi secoli, infatti, i Padri della Chiesa descrivono il vescovo come successore degli Apostoli.

        Scrive Ignazio di Antiochia:

        «Dove appare il vescovo, là sia la comunità, come dove è Cristo Gesù là è la Chiesa cattolica» (Lettera agli Smirnesi, 8,2).

        E ancora:

        «Senza il vescovo nessuno faccia nulla che riguardi la Chiesa» (Lettera ai Tralliani, 2,2).

        Questa concezione non presenta il vescovo come semplice sacerdote con maggiore giurisdizione, ma come pienezza del ministero apostolico.

        Anche Ireneo di Lione afferma:

        «Possiamo enumerare coloro che dagli Apostoli furono stabiliti vescovi nelle Chiese e i loro successori fino a noi» (Adversus Haereses, III, 3,1).

        Qui la successione episcopale è presentata come continuazione del ministero apostolico, non come semplice funzione disciplinare.

        2. Il Concilio di Trento non ha mai definito che l’episcopato non sia sacramento

        Il Concilio di Trento definisce l’esistenza del sacramento dell’Ordine e della gerarchia ecclesiastica, ma non definisce in modo dogmatico la questione teologica dell’episcopato come grado sacramentale distinto.

        Nella sessione XXIII si afferma:

        «Poiché nella Chiesa cattolica vi è una gerarchia istituita per divina disposizione, composta di vescovi, presbiteri e ministri…» (DS 1767).

        Il Concilio non entra nella disputa teologica su come si articoli sacramentalmente il grado episcopale. Per questo motivo, nei secoli successivi i teologi cattolici discussero liberamente la questione.

        Il Vaticano II non contraddice quindi Trento: precisa una questione che Trento non aveva definito.

        3. Il Catechismo di Trento non è una definizione dogmatica

        Il cosiddetto Catechismo romano fu pubblicato nel 1566 per iniziativa di Pio V come strumento pastorale per i parroci.

        È un testo autorevole, ma non è un documento dogmatico che definisce in modo definitivo ogni formulazione teologica.

        La descrizione dei gradi gerarchici (vescovi, arcivescovi, patriarchi ecc.) riguarda l’ordine della giurisdizione e della struttura ecclesiastica, non una definizione teologica sul carattere sacramentale dell’episcopato.

        4. “Consacrazione episcopale” e “ordinazione episcopale”

        Nella tradizione latina entrambe le espressioni sono state usate.

        Il Vaticano II ha preferito parlare di ordinazione episcopale per sottolineare che il vescovo riceve la pienezza del sacramento dell’Ordine, ma la parola consacrazione non è stata abolita.

        Anche il nuovo Pontificale conserva infatti entrambe le espressioni.

        5. La tesi dell’invalidità delle ordinazioni è ecclesiologicamente impossibile

        Se davvero le ordinazioni episcopali postconciliari fossero invalide, la conseguenza sarebbe devastante:
        • non ci sarebbero più vescovi validi
        • non ci sarebbero più sacerdoti validamente ordinati
        • non ci sarebbero più sacramenti

        Questo significherebbe che la Chiesa sarebbe scomparsa dalla terra.

        Ma Cristo ha promesso:

        «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).

        Negare la validità delle ordinazioni della Chiesa universale significa dunque entrare in una posizione teologicamente incompatibile con la fede cattolica.

        Conclusione

        La Tradizione non è la fotografia di un momento storico, ma la vita continua della Chiesa guidata dallo Spirito Santo.

        Il Concilio Vaticano II non ha cambiato il sacramento dell’Ordine: ha recuperato una comprensione più esplicita e più conforme alla Tradizione patristica dell’episcopato come pienezza del sacramento.

        Per questo motivo non si può parlare né di rottura né di “eresia”, ma di sviluppo organico della dottrina, perfettamente interno alla Tradizione cattolica.

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