|
PASSATO PROSSIMO E ATTUALITÀ
|
| Complotto contro la Civilizzazione e la Tradizione |
| Qualcuno – in ambiente cristianista neo/conservatore, che sta cercando d’infiltrarsi in quello cattolico romano tradizionale – sostiene che il generale iraniano Qassem Soleimani è stato un criminale e che gli Usa e Israele lo hanno giustamente assassinato, tramite la loro intelligence. |
| Puzza di bruciato (“Mossad/Cia”) |
| Quest’asserzione puzza di bruciato: “Cia + Mossad = una miscela esplosiva” (Teorema di Einstein). |
| Infatti, se si guarda dietro le quinte della guerra siriana, secondo Micalessin, è evidente sin dai primi tempi che “l’Amministrazione statunitense di Barack Obama – appoggiata in Europa da Francia e Inghilterra e in Medio Oriente da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi e Turchia – non punta a una soluzione pacifica del conflitto quanto a un epilogo di stampo libico segnato dalla messa fuori gioco di Bashar al-Assad e della sua corte” (G. Micalessin, Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria. Cronaca di una persecuzione ignorata, Milano, Cairo, 2018, p. 68). |
| Ma nei primi mesi di guerra era ancora difficile capire le dimensioni del patto stretto dalle principali Potenze occidentali con i Fratelli Musulmani e le forze jihadiste d’ispirazione wahabita e salafita. “Solo oggi quel patto, destinato a favorire la nascita dello Stato Islamico (Isis) a cavallo del confine siriano-iracheno, emerge in tutto il suo folle e sconvolgente autolesionismo” (ivi). |
| Secondo Micalessin la Cia prima iniziò a collaborare con i jihadisti in Libia, affinché recuperassero gli arsenali bellici di Gheddafi e li consegnassero ai ribelli siriani, facendole transitare dalla Turchia, ma l’11 settembre del 2011 a Bengasi in Libia venne ucciso l’ambasciatore americano, Christopher Stevens, che era stato incaricato dal Dipartimento di Stato americano di collaborare alla traslazione delle armi dalla Libia in Siria. Dopo l’uccisione dell’ambasciatore i trasferimenti di armi dalla Libia vennero bloccati, ma chiusa l’arteria di Bengasi la Cia aprì sùbito la “via dei Balcani”, in cui da Zagabria le armi (ammassate nel tempo della guerra dell’ex Jugoslavia) arrivavano in Siria tramite i sauditi con il beneplacito della Cia. |
| Nel dicembre del 2013 Obama decide di fornire armi letali ai ribelli siriani e così gli Usa girano ai sauditi 15 mila missili anticarro Tow. “La distribuzione di quei missili, a partire dal 2014, ribalta gli assetti sul terreno e trasforma i ribelli in un vero e proprio esercito capace di combattere alla pari i carri armati siriani. Anche questa volta le armi americane, movimentate dai sauditi finiscono prevalentemente nelle mani dei gruppi oltranzisti. Gli americani dopo la strage dell’11 settembre del 2001 [che sarebbe stata organizzata da al-Qaeda, ndr] non muovono un dito per impedire che le ‘loro’ armi [rubate al povero Gheddafi e a Tito, ndr] finiscano in mano a gruppi apertamente legati ad al-Qaeda. Non si tratta di una svista, i funzionari statunitensi sanno che le armi finiscono in mano a gruppi estremisti dell’islam jihadista e di al-Nusra, la costola siriana di al-Qaeda. Ciò provoca l’indebolimento dei gruppi siriani moderati che ruotano attorno all’Esercito Siriano Libero. L’intelligence del Pentagono non solo è al corrente, sin dal 2012, della possibile nascita di uno Stato Islamico in Siria, ma arriva a considerarlo uno sviluppo favorevole nell’ottica di isolare il regime siriano e far cadere Bashar al-Assad” (pp. 73-74). I cristiani di Siria vengono dimenticati e traditi non solo dagli Usa, ma anche dall’Italia… |
| Infatti, mi sembra che Soleimani sia stato non solo un comandante militare, ma anche un simbolo di resistenza agli interventi unilaterali israelo/americani e, perciò, nell’ottica del Mondialismo unipolare us/raeliano (che non è quella del cattolicesimo tradizionale romano) andava eliminato. |
| Non si tratta di disputare qui sul suo islamismo, ma sul suo anti/mondialismo unipolare a conduzione israelo/americana. In breve, Soleimani (malgrado la sua religione) è stato un ostacolo al Mondialismo sionista oppure no? |
| La resistenza al “genocidiarismo us/raelitico” |
| Soleimani è arrivato a rappresentare la resistenza contro l’interventismo unilaterale statunitense diretto da Israele, che agisce come “una mano nascosta che manovra tutto”. |
| La preminenza del generale Soleimani rifletteva un sentimento comune nel mondo non-unipolare: la frustrazione per un ordine mondiale, in cui il potere militare (utendi et abutendi) è ritenuto normale per alcuni attori (Israele e Usa), mentre è reputato criminale per tutti gli altri. |
| Questa percezione ha preso forma in modo più visibile durante la lotta contro il gruppo terroristico Daesh, noto anche come ISIS, la cui ascesa è seguita all’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003 e alla destabilizzazione che si è diffusa nell’Asia occidentale (soprattutto in Siria) dopo il 2011. |
| Nel 2014, il temuto gruppo terroristico takfir (ossia, musulmano infedele) controllava vaste aree di territorio in Iraq e Siria. La sua campagna di violenza sfrenata e indiscriminata includeva esecuzioni di massa, riduzione in schiavitù e distruzione di infrastrutture, patrimonio culturale e siti religiosi. |
| Il generale Soleimani, allora comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), emerse come figura centrale di coordinamento negli sforzi per contrastare l’ISIS sul campo, salvando migliaia di cristiani, dimenticati dall’Unione Europea e dagli Usa. |
| Mentre, le coalizioni internazionali conducevano attacchi aerei ampiamente pubblicizzati, le forze di resistenza regionali, che lavoravano a fianco delle truppe governative irachene e siriane, sostenevano il peso delle operazioni terrestri. |
| Soleimani “non-collaborazionista” |
| L’eredità del generale Soleimani, riflette l’emergere di logiche di sicurezza alternative che hanno rifiutato la dipendenza dalle architetture di sicurezza atlantico/occidentali. |
| Lo stesso generale iraniano segnò la svolta nella guerra contro Daesh in una lettera datata 21 novembre 2017, indirizzata all’Ayatollah Ali Khamenei. Nella lettera, annunciò la caduta dell’ultima roccaforte di Daesh ad Abu Kamal il 17 novembre 2017, dichiarando che la “tempesta devastante” inflitta da Daesh al mondo musulmano era giunta al termine. |
| In seguito l’Iran ha proclamato quella giornata come Giornata dell’eroe nazionale, riconoscendo il suo ruolo nel porre fine a uno dei capitoli più oscuri della regione. |
| La lettera elencava i crimini di Daesh in termini crudi: decapitazioni, uccisioni di massa, violenza sessuale e distruzione sistematica di città e infrastrutture vitali. Ora, il caporione (in tuta mimetica e coltellaccio) di Daesh è stato “operato” dagli Usa ed è stato reso un “trans-politico” in doppiopetto, il tutto nella “clinica gine-politica di Hollywood,”, l’operazione sembra essere tecnicamente ed esteriormente, ben riuscita. |
| Padre Hanna Jallouf: “Chi ha difeso veramente i Cristiani?” |
| Il primo incontro ottenuto a Micalessin dal suo interprete cattolico/palestinese (Samaan) avviene con padre Hanna Jallouf, il quale gli confessa: “È incominciato tutto nell’estate dell’anno scorso (2011) quando i ribelli scesi dal confine turco hanno conquistato il villaggio di Knayeh. Quando sono entrati si son trovati davanti quel che restava della guarnigione governativa: 83 soldati. Non avevano più munizioni, volevano arrendersi. Non glielo hanno concesso. Li hanno catturati, legati e poche ore dopo li hanno uccisi. […]. Dopo quei giorni nulla è più lo stesso. L’esercito governativo circonda la zona, chiude in una morsa le comunità cristiane controllate a loro volta dai ribelli. Questi ultimi sembrano incapaci di governare il territorio, non sembrano interessati a garantire ordine e sicurezza. Come cristiani cerchiamo di restare neutrali, ma credimi è difficile avere fiducia. I ribelli non hanno la struttura e l’organizzazione di un vero esercito. Sono piuttosto delle bande che si muovono alla rinfusa. Più parlo con i loro capi più comprendo quanto i loro progetti siano confusi e pericolosi. Molti, moltissimi sono d’ispirazione integralista, almeno il 40% sono dei fanatici mandati avanti e finanziati da Paesi stranieri. Nei nostri villaggi i rapimenti sono oramai all’ordine del giorno. I figli dei cristiani vengono catturati per strada e le famiglie ricattate. Ogni settimana dobbiamo fare delle collette per riuscire a riaverli. Non rapiscono solo i cristiani, ma anche i musulmani moderati” (pp. 21-22). |
| Insomma, criticare Soleimani significa schierarsi con i tagliagole dell’Isis. Perciò, i neoconservatori che si travestono da tradizionalisti e tifano per Us/raele e contro Soleimani/Iran, fingono di essere cattolici tradizionali, ma in realtà sono una quinta colonna del sionismo americanista all’interno del mondo tradizionale, che essendo riuscito a mantenere la sostanza del cattolicesimo romano preconciliare, deve essere infiltrato e assorbito nel movimento del Mondialismo politico/religioso. |
| Micalessin, stupefatto, si chiede: “Il suo racconto sembra l’esatto opposto di quello che giornali e televisioni vanno raccontando da 18 mesi a italiani e europei. Tutti sembrano indicare come unico colpevole Bashar al-Assad e il suo esercito” (cit., p. 22). |
| Siccome il giornalista pone a padre Hanna questa stessa domanda, il religioso gli risponde: “Noi siamo prigionieri della guerra, voi di messaggi distorti e parole false. L’esercito è accusato di compiere dei massacri, ma quando, e se succede, è perché non riesce a distinguere, perché i ribelli vanno a rifugiarsi nei villaggi e si fanno scudo dei civili” (ivi). |
| La triste realtà è che l’Occidente e l’Europa hanno abbandonato i cristiani di Siria, anzi non li hanno neppure voluti ascoltare o addirittura li hanno condannati come partigiani di una “feroce” dittatura. Nessuno, da noi, vuol dare ascolto alle denunce che arrivano da molte località come Knayeh. Inoltre, come si vede anche i ribelli moderati o l’Esercito Siriano Libero (antigovernativo) non sono molto diversi, quanto alla sostanza, da al-Qaeda e dall’Isis; certamente quanto al modo di fare sono meno brutali e feroci, però la sostanza non cambia. |
| Per esempio a Rablah “per oltre 10 giorni, 10 mila greco-melchiti arroccati nella cittadina restano in balìa di quell’Esercito Siriano Libero che è già profondamente infiltrato da unità e comandanti d’ispirazione salafita, ben lontano dunque da quell’immagine di formazione moderata offerta dai media occidentali. Durante quei giorni i cecchini dell’Esercito Siriano Libero sparano indiscriminatamente sugli abitanti. Gli unici a parlarne sono i dispacci dell’Agenzia cristiana Fides” (p. 25). |
| La persecuzione contro i cristiani in Siria, riflette Micalessin, è “germogliata assieme ai primi vagiti della cosiddetta rivoluzione, ma che tutti in Siria e altrove si sforzano di tenere nascosta” (p. 26). |
| Solo i cristiani di Siria hanno parlato chiaro e forte sin dall’inizio. Infatti l’esempio dell’Iraq, dove fratelli nella fede dopo la caduta di Saddam Hussein sono stati costretti a un esodo in massa, e quello dell’Egitto, dove la semplice prospettiva di un governo islamista è stata accompagnata da feroci attacchi contro i cristiani mai vista durante la presidenza di Hosni Mubarak, hanno aperto gli occhi ai cristiani siriani. |
| Maalula è un villaggio cristiano a 50 chilometri da Damasco. Il 5 settembre 2013 molti cristiani hanno abbandonato Maalula a causa dei colpi di mortaio dei miliziani qaedisti, ma la battaglia infuria ancora. Un commerciante di questo antico villaggio aramaico cristiano, che incontra Micalessin e la sua guida racconta loro che “il nostro errore è incominciato anni fa, quando abbiamo dato il permesso a quei musulmani di vivere assieme a noi. A quel tempo nessuno pensava che sarebbero diventati i nostri carnefici” (p. 155). Queste considerazioni dovrebbero far riflettere anche noi, che accogliamo senza criterio e discernimento centinaia di migliaia di islamisti nei nostri Paesi una volta cristiani. |
| Intanto a Maalula i cristiani si organizzano, si armano e si preparano a difendere il loro villaggio. Micalessin vede un miliziano al suo fianco baciare un crocifisso e urlare: “La Croce ci protegge, siamo pronti a morire per Maalula!”. |
| Il sindaco di Maalula, Nashi Wahba, dice sconsolato: “La cosa più folle è che al-Qaeda sta distruggendo il nostro villaggio mentre Obama, il presidente di un’America vittima dell’11 settembre, cerca una scusa per attaccarci anziché difenderci. In Occidente mi sembrate tutti impazziti” (p. 158). |
| La battaglia infuria, i miliziani islamisti sembrano avere la meglio. Un abitante di Maalula dice a Micalessin: “A voi cristiani d’Europa andrà peggio. In fondo noi cristiani di Siria conosciamo il nostro destino. Alla fine dovremo abbandonare le nostre case o farci uccidere tutti. Ma a voi non andrà meglio. È solo questione di tempo… prima o poi assalteranno anche le vostre case e le vostre città, incominceranno a uccidere i cristiani anche in Europa. Ma i più fortunati siamo noi, che sappiamo chi sono i nostri assassini e perché lo fanno. Voi, perduti nella vostra indifferenza, verrete conquistati e uccisi senza neppure sapere perché” (p. 170). Il 13 novembre del 2015, 2 anni dopo la vicenda di Maalula, a Parigi gli integralisti musulmani compiono un grave attentato che sciocca tutta l’Europa… |
| Il Patriarca Gregorio, del monastero di S. Tecla in Damasco, dice a sua volta: “Non so se voi in Italia e in Europa riuscite a capirlo… qui ci stanno buttando fuori dalle nostre case, ci stanno ammazzando soltanto perché non accettiamo il loro credo. E voi che fate? Non solo restate a guardare, ma li difendete. Incominciò così anche a Baghdad nel 2003 quando i cristiani, vissuti in pace sotto il regime di Saddam Hussein, incominciarono a fare i conti con la piaga dei sequestri seguiti poi dagli attacchi alle chiese” (p. 172). |
| Maalula è l’episodio più conosciuto, ma vi sono stati anche molti altri massacri ignorati volutamente. Per esempio a Sadad, il 21 ottobre 2013, si compie “uno dei peggiori massacri di cristiani messo a segno dai ribelli jihadisti durante tutto il conflitto siriano” (p. 174). 45 civili innocenti, tra cui molte donne e bambini, sono stati martirizzati senza alcuna ragione e gettati in fosse comuni. “I media europei e quelli americani ignorano platealmente il massacro dei cristiani di Sadad. E altrettanto fanno i politici dalla Casa Bianca a Bruxelles sino alle singole cancellerie europee. A questo silenzio s’adegua purtroppo anche la S. Sede da cui non escono né una riga, né una parola di condanna per il massacro” (p. 176). |
| Invece, i cristiani di Siria sanno riflettere, capire e reagire. A Maalula si forma una milizia cristiana di 250 soldati capitanata da Toni Houri, che prima faceva il meccanico. Egli dice: “Ho imbracciato il fucile a settembre quando quelli di al-Qaeda sono entrati nel villaggio. Prima non credevo nelle armi, ora però ho cambiato idea. Noi cristiani dobbiamo imparare a difenderci da soli altrimenti non avremo speranze. Un tempo m’illudevo, credevo persino che i musulmani del villaggio facessero da mediatori con i ribelli. Solo dopo mi sono accorto che erano tutti d’accordo. Fingevano di mediare e invece passavano ai ribelli tutte le notizie delle posizioni dell’esercito governativo. Avevamo i traditori in mezzo a noi. Per i musulmani non ci sarà più spazio in questa vallata. Né ora, né quando la guerra finirà. Non li vogliamo più qua. Se ne vadano dove vogliono, ma non s’illudano di poter tornare a vivere in mezzo a noi. Noi credevamo nella convivenza, ma a Maalula ci siamo resi conto a nostre spese che era solo un inganno. Quelli convivono solo fino a quando son pronti a tagliarti la gola” (p. 184). Speriamo che anche gli europei aprano gli occhi. |
| Monsignor Georges Abu Khazen, Vescovo di Aleppo, è un francescano di origine libanese e non si fa problemi a denunciare l’indifferenza dell’Occidente: “L’Isis può bombardarci a noi cristiani senza che nessuno al mondo si degni di proferire una parola in nostra difesa. I nostri fedeli sono molto stupiti dal vostro atteggiamento, dal vostro disinteresse. In Europa avete dimenticato l’esistenza di comunità cristiane antiche di migliaia d’anni. In Italia vi preoccupate molto per gli orsi e le specie in via d’estinzione, ma non fate niente per evitare lo sterminio di queste comunità costrette a scavarsi la fossa” (p. 213). |
| Soleimani combattente non solo per il mondo islamico ma per tutto il mondo multipolare |
| Il generale Soleimani attribuì l’ascesa del gruppo ad alcuni progetti esterni volti a scatenare la guerra nel mondo islamico, un punto ripreso nella risposta dell’ayatollah Khamenei, quando costui ringraziò il generale Soleimani per i servizi resi “non solo ai Paesi della regione e al mondo islamico, ma anche a tutta l’umanità”. |
| Soleimani riconobbe che non è possibile affrontare efficacemente il terrorismo senza affrontare i vuoti di potere, la frammentazione sociale e la manipolazione esterna, che poi lo ha vigliaccamente ucciso con un drone americano. |
| La concezione geopolitica del Generale Soleimani ha, inoltre, messo in guardia dai limiti della sola “resistenza militarizzata”, sottolineando che una pace sostenibile richiede istituzioni, diplomazia e governance inclusiva. |
| Equilibrio tra resistenza e diplomazia |
| Quest’equilibrio tra resistenza e diplomazia determina anche il modo in cui l’eredità del generale Soleimani potrebbe continuare a esistere. |
| Nonostante il suo assassinio (3 gennaio 2020), la sua influenza dovrebbe continuare, ma più come memoria narrativa e strategica piuttosto che come replica operativa diretta. |
| Nell’Asia occidentale, Soleimani è diventato un punto di riferimento nei discorsi di resistenza contro gli interventi degli Stati Uniti e l’occupazione israeliana. |
| La valutazione del generale Soleimani è stata influenzata meno dalla politica e dal culto della personalità e più dai risultati sul campo; inoltre, egli era ampiamente riconosciuto come una “figura operativa chiave” nella lotta contro gruppi come Daesh, in particolare in Iraq e Siria. |
| Il suo ruolo è stato ritenuto determinante nel prevenire ulteriori collassi territoriali, atrocità di massa e ricadute regionali che avrebbero potuto esacerbare le minacce terroristiche globali, comprese quelle che colpiscono il Sud-est asiatico; inoltre, ha salvato migliaia di cristiani ad Aleppo e in tutta la Siria dai tagliagole dell’Isis, mentre l’Europa (una volta cristiana e adesso kalergizzata) e l’America (tutt’ora giudeo-sionista) finanziava Daesh. |
| La vita del generale Soleimani fu stroncata il 3 gennaio 2020, quando un attacco di droni statunitensi nei pressi di Baghdad lo assassinò, circa due anni dopo la sua storica dichiarazione. |
| Insieme al generale Soleimani venne assassinato anche Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle PMU e comandante simbolo della resistenza irachena, che ha avuto un ruolo altrettanto importante nella decimazione del famigerato gruppo terroristico. |
| Oggi la lotta si è spostata specialmente al livello geopolitico, ossia la guerra tra Israele e Usa contro la Russia. |
| L’Iran, di cui Soleimani è stato un fulgido eroe e combattente, è odiato da Us/sraele e dai suoi accoliti più o meno occulti (quest’ultimi sono i più pericolosi) non in quanto musulmano ma in quanto antimondialista e “Dio lo voglia” e noi lo speriamo, aiutato dalla Russia senza farci troppe illusioni … |
| fine del 2° e ultimo capitolo |
1 M. Pinay, Complotto contro la Chiesa, Roma, 1962, p. 264.
2 P. Johnson, Storia degli Ebrei, Milano, Longanesi, 1991, p. 250.
3 La Civiltà Cattolica, 1928, vol. II, quad. 1870, 12 maggio, p. 171.
4 La Civiltà Cattolica, 1928, vol. II, quad. 1870, 12 maggio, pp. 339-340.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://vk.com/stilumcuriae
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
https://t.me/marcotosatti
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
(21) Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
***

|
|
1 commento su “Soleimani e la Resistenza al Si*onis*mo Statunitense. Don Curzio Nitoglia. Secondo Capitolo.”
In Iran ci sono più anime, come altrove.
Una risponde al globalismo-sionismo, l’altra al desiderio di sovranità dei persiani, sciiti e non.
Tra quanti rispondono alle sirene colonialiste ci sono sia gli amici di Londra che gli amici dei Sauditi.
Un modo di indebolire l’Iran globalista è di mettergli contro i Sauditi (a bombe). Questi Sauditi foraggiano terroristi ovunque.
Un altro è di bombardarlo perchè sfugga dalle mire colonialiste. Queste fazioni foraggiano terroristi ovunque (anche quelle in Siria).
Il terzo modo di attaccare l’Iran servirebbe a indebolire le due fazioni suddette per avere un Iran pacificato.
E’ tutto troppo complicato per ridurre lo schema a USA-Israele Vs Iran.
Anche dentro il Mossad sanno che l’Iran non è un monolite. E negli USA -finalmente- non tutti sono così servi del sionismo come al solito.
Forse è a Londra e tra chi desidera una guerra aperta ad esserci nervosismo. Perchè l’Iran non subisce e basta, ma picchia.
Poi perchè gli USA non difendono come prima chi viene picchiato duro (extra info mainstream).
Forse perchè sono d’accordo anche la Russia e la Cina?
I soliti noti nel mentre hanno anche innescato il Pakistan contro i talebani… I talebani (vecchia conoscenza creata dai soliti noti).
E’ un po’ più complicata degli schemi binari di qualche anno fa.
I commenti sono chiusi.