Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito qualche giorno fa ci aveva inviato questo aerticolo, che purtroppo, a causa dei problemi tecnici del sito, speriamo definitivamente risolti, non era stato pubblicato. Ve lo offriamo ora, scusandoci con Benedetta. Buona lettura e diffusione.
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Ci risiamo, ancora e di nuovo, che grande barba, che noia, che noia: anche le olimpiadi italiane sono cominciate con un bel sabba satanico, dove s’è visto chiaro chiaro, come in una notte di plenilunio, l’angelo caduto – cioè Lucifero – che, sceso in terra, poi governa il mondo.
La finisco qui, chiedendomi se esiste una regia unica, ossia una organizzazione eventi, per tutte queste schifezze, parigine, milanesi, cortinesi, ma poi alla fine, spallucce, e basta non guardarle, ovvia!
Ma parto dall’orrido lucifero che, nelle torce olimpiche accese, ha camminato per l’Italia per arrivare ai file di cui tutti parlano e non voglio neppure nominarlo quello lì.
E vorrei aggiungere al tanto che ho letto, queste mie riflessioni. Quello lì, l’ep…, e tutti (o quasi) i suoi sodali non sono soltanto degli orchi, dei pedofili, degli orribili criminali e tutto quel che ne consegue, ma sono soprattutto seguaci di lucifero, spirituali al contrario, che, da creatura spirituale qual è, li conduce per le sue oscure vie, indicando loro una falsa meta: la vita eterna e la sapienza di Dio.
Il mostruoso nocchiero li invita a violentare e a uccidere la purezza (i bambini) per ottenere attraverso il loro sangue innocente una rigenerazione e guadagnarsi l’eternità.
Per ottenere invece la sapienza di Dio e diventare “rettiliani” ovvero capaci di attivare, attraverso energie occulte, un cervello più antico, lavorano sulla ghiandola pineale, la pigna, che cercano di attivare, poveri illusi, attraverso, tra le altre attività, delle punture agli occhi (ed ecco il famoso club dell’occhio nero…).
Naturalmente lucifero, che non è amico di nessuno, figuriamoci, e men che meno di questi mostricci, li sta prendendo bellamente per il naso. Ed è dire poco. Nessuno è come Dio né può mai diventarlo (come pensano i massoni, altri illusi) e solo i chiamati da lui, dal Signore, nell’unione umile con Lui possono arrivare a comprendere le altezze dei cieli.
Elisabetta Canori Mora, la mia dolce Elisabetta, nei suoi diari, con il cuore incendiato d’amore, scrive di aver visto e sentito l’Alleluya Divino, ma di non poterlo spiegare.
Umile ancella, innamorata del Signore, perduta nella Trinità, resta creatura, semplice, serena, immersa nel Sacro Cuore di Gesù. E come lei tanti altri Santi, i quali, al contrario dei maghi e delle maghette e dei club massonici, anche quando nel fuoco acceso che li fa bruciare senza bruciare, raggiungono la Sacra Unione, restano piccoli così.
Per ep. e i suoi ci sarà la Geenna.
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