Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo commento sulla scomparsa di mons. Nogaro. Buona lettura e condivisione.
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In morte di Raffaele Nogaro
Nei giorni scorsi è venuto a mancare monsignor Raffaele Nogaro vescovo emerito di Caserta, e naturalmente la stampa catto progressista e di sinistra si è sperticata in elogi verso un prelato considerato “contro”, in quanto non allineato alle gerarchie e spesso critico con la Chiesa, specie ai tempi in cui la Cei era guidata dal cardinale Ruini.
Un personaggio, Nogaro, che va giudicato sotto vari aspetti.
Non si può certamente negare, né tantomeno discutere, il suo costante e determinato impegno contro la camorra, che è stata una caratteristica fondamentale del suo apostolato in terra casertana con sfide aperte contro i clan e pubbliche denunce delle collusioni fra politica e criminalità organizzata. Ma ciò detto, fu un vescovo fortemente politicizzato che usò spesso il Vangelo come arma di denuncia ideologica prima ancora che come strumento di evangelizzazione, contro quelli che riteneva i suoi avversari politici. Si scontrò con la Democrazia Cristiana, e nei primi anni Novanta si impegnò per favorirne la crisi e il dissolvimento, a beneficio della sinistra ex e post comunista, che era la sua area politica di riferimento.
Non la sinistra riformista, ma quella radicale, identificabile nel quotidiano “Il Manifesto” su cui spesso Nogaro pubblicava suoi interventi. Bene e male per lui erano categorie politiche, con il bene a sinistra e il male a destra, nella DC prima e nel berlusconismo dopo. L’immigrazione il suo principale terreno di confronto-scontro politico. Profeta dell’ accoglienza e dell’ integrazione voleva porte aperte per tutti in barba ai problemi religiosi e culturali che l’integrazione comportava. Lontano anni luce dalla saggezza del cardinale Giacomo Biffi che denunciava i problemi connessi all’ integrazione degli immigrati islamici, lui che era per le porte aperte e l’accoglienza per tutti, arrivò a dichiarare di essere pronto a trasformare tutte le chiese in moschee pur di accogliere, salvare e integrare il maggior numero di rifugiati musilmani per protesta contro i decreti sicurezza di Salvini quando era ministro degli Interni.
Dopo aver combattuto tutte le leggi sull’immigrazione, ad iniziare dalla legge Bossi- Fini invitando alla disobbedienza civile, quando arrivò papa Francesco pensò finalmente di trovarsi nella Chiesa che aveva sempre auspicato, una Chiesa libera da crociate etiche che non condivideva e modellata su quell’ opzione per i poveri che per lui si traduceva nell accoglienza per tutti e nel disprezzo per i ricchi, verso cui lanciava anatemi e condanne come fosse la ricchezza un crimine e la povertà una virtù.
Come papa Francesco voleva una Chiesa non “dei poveri” ma “povera”, spoglia di ricchezze e di solennità, di liturgie e simboli tradizionali, una Chiesa di popolo, con la povertà intesa a pari di un’ ideologia. E dimenticando che l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII nasceva come critica al capitalismo ma con l’ obiettivo di indicare una via alternativa al marxismo, capace di coniugare l’iniziativa privata con il solidarismo cristiano. Oggi la sinistra che piange Nogaro nelle sue diverse declinazioni è la stessa sinistra che per anni ha creato il mito di preti e vescovi dalla parte dei poveri, vedi Nogaro, Tonino Bello, Jacques Gaillot, imbevuti di marxismo cristiano, pacifismo, ambientalismo, multiculturalismo, considerati autentici interpreti del Vangelo da chi ha sempre percepito il Vangelo come una costola del capitale di Marx e un manifesto di riscatto politico e sociale modello Teologia della Liberazione. E che ha sempre utilizzato questi preti e vescovi contro la Chiesa che si ostinava a combattere aborto, eutanasia, a difendere la famiglia naturale contro i tentativi di omologazione culturale all’ ideologia gender, e che sull’immigrazione, come ha insegnato San Giovanni Paolo II, al diritto di accogliere anteponeva il diritto di non emigrare, senza condannare gli Stati che tentavano di regolamentare politicamente e giuridicamente il fenomeno. Evitando di etichettare come razzisti tutti coloro che hanno cercato di proteggere i confini nazionali e l’identità storica e culturale dei popoli europei ed occidentali.
E monsignor Nogaro suo malgrado oggi è l’ennesimo santino propagandistico di una sinistra dalle molteplici sfaccettature, catto dem alla Tarquinio, laica alla maniera di Repubblica, anticlericale alla Emma Bonino, antagonista stile Il Manifesto, sempre più orfani del bergoglismo e dei suoi profeti.
Americo Mascarucci
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1 commento su “In Morte di Raffaele Nogaro. Americo Mascarucci.”
Chi dichiara di essere disposto a trasformare le chiese in moschee è un apostata, non c’è altro modo per definirlo.
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