Mancuso e l’Ombra del Nestorianesimo di Ritorno. Americo Mascarucci.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’ultimo libro di un teologo alla moda. Buona lettura e diffusione.

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Mancuso e l’ombra del Nestorianesimo di ritorno 

“Gesù nacque a Nazaret, Cristo a Betlemme. Gesù aveva un padre terrestre, Cristo era il Figlio Unigenito del Padre celeste. Gesù aveva quattro fratelli e un numero imprecisato di sorelle, Cristo era figlio unico. Gesù denunciava le ingiustizie, Cristo toglieva il peccato del mondo. Gesù morì gridando la sua disperazione, Cristo la sua vittoria. Se nessuno di noi ha incontrato Gesù, tutti noi abbiamo però incontrato Cristo. Chi fu dunque Gesù, e chi Cristo?”.
 Sembrerebbe un dibattito dei primi secoli del cristianesimo, quando la cristianità era attraversata da tesi controverse e conflittuali sulla natura di Cristo, sul suo essere uomo/Dio. Invece no, stiamo parlando dell’ ultimo libro del teologo Vito Mancuso intitolato “Gesù e Cristo” che sembra riaprire una diatriba che si pensava conclusa con il Concilio di Efeso, con la condanna della Dottrina nestoriana che sosteneva la convivenza in Cristo di due diverse nature, quella umana e quella divina. Così il Gesù storico, nato e morto sulla croce, pur essendo della stessa sostanza del padre per non cadere in eresia rispetto a quanto sancito a Nicea, secondo il vescovo Nestorio aveva mantenuto una natura umana e soltanto dopo la Resurrezione aveva ri-acquistato anche quella divina. Nestorio di conseguenza sosteneva che Maria non potesse essere definita ‘Madre di Dio” ma unicamente la madre del Gesù uomo che durante i trentatre anni di vita aveva abbandonato la natura divina per acquisire esclusivamente quella umana. Il Concilio di Efeso dichiarò eretica la dottrina nestoriana stabilendo che non è mai esistita una distinzione fra il Gesù uomo e il suo essere Dio, ragione per cui Maria è da considerare a tutti gli effetti la madre di Dio. Oggi si sta assistendo ad una sorta di nestorismo riveduto e corretto, al punto che si parla esplicitamente di una religione “gesuana”, ovvero fondata sul Gesù uomo, grande profeta e maestro i cui insegnamenti prescindono dal suo essere Cristo, Dio fatto uomo. Un grande profeta simile a Maometto, Buddha, Confucio, che ha vissuto e operato nella storia dell’umanità lasciando segni e preziosi insegnamenti, ma nulla di realmente trascendentale o divino. Il libro di Mancuso sembra collocarsi in questo nuovo filone religioso e culturale, rivolto a separare il Gesù storico dal Cristo teologico. Quindi esiste un Gesù reale e un Cristo ideale, un Gesù vero, autentico che ha operato in parole e opere e un Cristo divinizzato a livello dottrinale con l’obiettivo, sembra dirci Mancuso, di superare l’idea della sconfitta, ovvero la morte in croce. E il punto sta tutto qui. Il Gesù uomo muore sconfitto sulla croce secondo il teologo, ma la vera vittoria non sta nella Resurrezione ma nella forza del messaggio che è giunto fino a noi e che l’uomo, il profeta, il maestro, ha insegnato e trasmesso. È Gesù dunque che salva, non Cristo. In una “e senza accento” c’è tutta la volontà di rimettere in discussione la fede cattolica, stravolgendo e cancellando completamente il cristianesimo per sostituirlo con il gesuanesimo. Perché se Gesù non è Cristo, ma si tratta di due realtà diverse, una reale, l’altra puramente ideale e simbolica, allora il cristianesimo rischia di essere soltanto una grande favola, i vangeli testi che hanno la stessa attendibilità storica dell’ Iliade o dell’ Eneide, e tutti i concili della storia che hanno affermato delle verità di fede, soltanto dei consessi “parlamentari” in cui la forza dei numeri e di una maggioranza ha imposto una certa visione della fede su una minoranza che non è riuscita a convincere circa l’originalità e la valenza della propria dottrina. Mancuso va detto non mette in contrasto le due figure, e anzi il libro sembra più orientato a dimostrare che gesuanesimo e cristianesimo possono convivere, perché non c’è contraddizione fra il Gesù uomo e il Cristo divino, fra il fatto storico e la  idealizzazione. Ma è ovvio che quella “e senza accento”, al di là di tutte le buone intenzioni, sembra contenere già la mission dell’ opera mancusiana: svuotare la sacralità del cristianesimo per rivestirla di spiritualità New Age. Se il nestorismo in qualche misura riconosceva la convivenza di due distinte nature nella stessa persona di Cristo, oggi Mancuso sembra quasi ritornare alle origini, fino a riscrivere la storia e la vita di Gesù, costruendo una  vita distinta e parallela rispetto a quella di Cristo, vite che in qualche modo si cerca di armonizzare separando storia e fede, realtà  e teologia, con l’obiettivo di individuare una nuova teologia da proporre al mondo in sostituzione della teologia tradizione e della dottrina della Chiesa; operazione che nei fatti però finisce inevitabilmente per condurre in un’ unica direzione: il tunnel buio del sincretismo e del cristianesimo senza Cristo.
Americo Mascarucci 
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7 commenti su “Mancuso e l’Ombra del Nestorianesimo di Ritorno. Americo Mascarucci.”

  1. Don Pietro Paolo

    Mancuso, la teologia liberale e l’ombra del nestorianesimo di ritorno

    L’articolo di Americo Mascarucci coglie un punto reale e grave: nel dibattito teologico contemporaneo sta riemergendo una separazione artificiale tra Gesù e Cristo, che mina alle fondamenta la fede cristiana. Per comprendere davvero la portata del problema, occorre però collocarlo nel suo contesto teologico corretto, evitando imprecisioni storiche e andando al cuore della questione.

    Gesù della storia / Cristo della fede: una categoria non cattolica

    La distinzione tra Gesù della storia e Cristo della fede non nasce nei primi secoli del cristianesimo, né appartiene alla Tradizione cattolica. È una categoria tipica della teologia liberale moderna, sviluppata a partire dall’Ottocento (Reimarus, Strauss, Renan, Harnack) e sistematizzata nel Novecento da Rudolf Bultmann.

    Lo schema è noto:
    • il Gesù storico sarebbe un predicatore etico, apocalittico, sconfitto;
    • il Cristo della fede sarebbe una costruzione post-pasquale della comunità, un’elaborazione simbolica per dare senso alla croce.

    Questa impostazione non difende la fede: la ricostruisce dopo averne negato il fondamento ontologico. Ed è esattamente questa matrice che riaffiora, in forma spiritualista e post-moderna, nel pensiero di Vito Mancuso.

    Una precisazione necessaria: che cosa insegnava davvero Nestorio

    Nestorio non insegnava che Cristo avesse perso la natura divina durante la vita terrena per riacquistarla dopo la Risurrezione. Il punto dottrinale decisivo del nestorianesimo, così come condannato dal Concilio di Efeso (431), è un altro: l’affermazione di due soggetti personali (due personae) in Cristo, o comunque di un’unione tale da negare l’unico soggetto ipostatico del Verbo incarnato.

    Per questo:
    • il Verbo e l’uomo Gesù non risultano lo stesso soggetto;
    • l’unione è morale o funzionale, non ipostatica;
    • Maria non può essere detta Theotókos.

    Efeso risponde con chiarezza: il soggetto è uno; colui che nasce da Maria secondo la carne è Dio. Maria è dunque Madre di Dio.

    Un nestorianesimo post-moderno

    Oggi non assistiamo a una ripresa scolastica dell’eresia di Nestorio, ma a una sua trasposizione culturale.

    Allora si parlava di due persone.
    Oggi si parla di:
    • storia e fede,
    • Gesù reale e Cristo ideale,
    • fatto e interpretazione.

    Il risultato è analogo: Gesù e Cristo non coincidono più. Il Cristo diventa un’aggiunta interpretativa, non l’identità reale del Gesù storico.

    Se salva il messaggio, Cristo diventa superfluo

    Quando la vittoria viene spostata dalla Risurrezione alla sola forza etica del messaggio, il cristianesimo viene svuotato dall’interno.

    San Paolo è netto:

    «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1Cor 15,14).

    Non salva un’idea.
    Non salva un simbolo.
    Salva una Persona.

    Benedetto XVI: una parola definitiva

    Su questo punto, Benedetto XVI è stato inequivocabile. In Gesù di Nazaret scrive:

    «Il Gesù dei Vangeli è il Gesù reale, storico; la figura ricostruita dalla critica moderna è molto meno storica di quella che ci presentano i Vangeli».

    E altrove, con ancora maggiore chiarezza:

    «Il Cristo della fede non è un’aggiunta posteriore al Gesù storico, ma la sua identità più profonda».

    Parole che chiudono la questione senza bisogno di ulteriori mediazioni.

    Conclusione

    La distinzione tra Gesù della storia e Cristo della fede non nasce per custodire la fede, ma per salvarne l’utilità etica dopo averne negato la verità ontologica.

    La fede cattolica non dice:
    • Gesù e Cristo,
    • Gesù più Cristo,
    • Gesù prima di Cristo.

    Dice una cosa sola:
    Gesù è il Cristo.

    Spezzare questa identità — anche con linguaggio raffinato e buone intenzioni — non conduce a un cristianesimo più credibile, ma a un cristianesimo senza Cristo.

    don Pietro Paolo

    1. Americo Mascarucci

      Grazie per le precisazioni …non sono un teologo ma un giornalista e non ho una conoscenza approfondita delle questioni teologiche che hanno attraversato la cristianità nei secoli….mi sono formato leggendo testi di autori più o meno preparati sulla materia …non a caso Avvenire anni fa pubblicò un articolo in cui sosteneva che non fosse del tutto giusto definire Nestorio un eretico scatenando un dibattito …. ciò detto condivido la sua analisi sui testi di Mancuso. Il mio sconcerto aumenta quando vedo i suoi libri in vendita nelle librerie cattoliche o addirittura presentati in pompa magna in certe parrocchie….Le auguro buon Natale

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Americo,

        grazie a Lei per il tono pacato e per l’onestà intellettuale con cui interviene su questioni tutt’altro che semplici.

        Vengo al punto che Lei solleva, anche alla luce dell’articolo di Avvenire cui accenna. È vero: negli ultimi anni si è cercato di rileggere la figura di Nestorio in modo meno schematico, distinguendo tra la sua intenzione soggettiva e l’esito oggettivo della sua dottrina. Su questo piano, è corretto dire che Nestorio non si percepiva come eretico né intendeva fondare una “scuola” alternativa alla fede della Chiesa.

        Tuttavia — ed è qui il nodo decisivo — la Chiesa non giudica le coscienze, ma le formulazioni della fede. Il rifiuto del titolo di Theotokos e il modo in cui Nestorio concepiva il rapporto tra il Logos e l’uomo Gesù non salvaguardavano adeguatamente l’unità personale del Cristo. Per questo il Concilio di Efeso non intervenne per un problema terminologico, ma per una questione cristologica sostanziale: se Cristo non è uno solo nel soggetto, allora è compromesso il cuore stesso dell’Incarnazione.

        In questo senso, si può dire senza forzature che Nestorio non fu “nestoriano” per volontà, ma lo fu nei contenuti. Il cosiddetto nestorianesimo non è una caricatura costruita a posteriori, bensì la sistematizzazione di una posizione che, pur animata da buone intenzioni, risultò incompatibile con la fede apostolica.

        Comprendo dunque il Suo sconcerto quando vede certe riletture — ieri su Nestorio, oggi su altri autori — presentate come se il problema fosse solo la durezza dei concili o l’intransigenza della Chiesa antica. La storia del dogma è certo complessa, ma non arbitraria: senza quelle definizioni, non avremmo più il Cristo confessato dalla Chiesa di sempre.

        Grazie ancora per il confronto leale.
        Un caro augurio di santo Natale,
        con stima.

  2. “il Concilio di Efeso, con la condanna della Dottrina nestoriana che sosteneva la convivenza in Cristo di due diverse nature, quella umana e quella divina”.
    Forse non capisco, ma secondo me la frase fa pensare che l’eresia nestoriana sostenesse la convivenza delle due nature. Da quel poco che so invece sosteneva due persone e due nature, mentre Efeso parla di due nature nell’unica persona. Correggetemi se sbaglio. Grazie

    1. Americo Mascarucci

      Nestorio sosteneva che Gesù uomo avesse natura umana ma divina al tempo stesso in quanto Dio dimorava in lui come in un tempio….quindi Maria era la madre di Cristo uomo non di Dio, perché Dio non poteva né nascere né morire. Questo quello che almeno ho letto sui testi perché non essendo un teologo posso sbagliarmi

  3. In effetti il lavoro ” teologico ” del mancuso risulta utilissimo nella demolizione controllata del Cristianesimo, foriero equiparare Gesù a tutti gli altri ” ispiratori religiosi ” . Con ciò il sincretismo e quindi l’ unica Religione mondiale, senza Agnello, è servita. Altra tonaca meritevole delle attenzioni del mai troppo rimpianto Santo Uffizio.

I commenti sono chiusi.

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