Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla compatibilità della nostra società con altri ordini di pensiero e fede. Buona lettura e diffusione.
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di Matteo Castagna
Non c’è ombra di dubbio che il fondamentalismo islamico sia un serio pericolo per l’Occidente. Lo è sul piano religioso, perché sempre più italiani, un tempo cattolici, si convertono e frequentano le moschee, in opposizione ad una certa debolezza e secolarizzazione del Vaticano. Lo è sul piano politico e sociale perché è teocratico per definizione e intollerante per obbedienza ai precetti coranici.
Aperture ecumeniste e sinistre stanno producendo effetti, che, nel tempo, saranno sempre più devastanti. Non solo sul piano culturale ma per l’inevitabile conflitto che provoca la legge dei numeri e della convinzione, tra comunità che sono, per molti aspetti, incompatibili. L’immigrazione di massa ha acuito il problema sociale, come i “cattivoni razzisti” degli uomini della tradizione avevano previsto, sin dagli anni Novanta.
Nella società fluida, che il globalismo (liberali e social-comunisti assieme) ci ha imposto da almeno trent’anni, funzionale agli interessi delle élite, per la manodopera a basso costo, con annessa delinquenza ad alto rischio, l’obiettivo da abbattere è ciò che rimane dell’identità classico-cristiana e l’ariete utilizzato è il radicalismo islamico, divenuto pericoloso per la nostra tiepidità nei confronti della grande tradizione cattolica che caratterizzava il Vecchio Continente. Lo spirito di Lepanto, che era difendere chiese e città dal violento invasore islamico, è lontano, non solo nel tempo.
Ma siamo sicuri che, allora, dobbiamo spostarci completamente dalla parte dei semiti dell’altra sponda, ovvero i giudei? E’ il sito ufficiale di un’organizzazione pubblica ebraica a spiegarci perché troppi occidentali hanno la tendenza ad esemplificare, senza studiare, guardando non più in là del proprio naso. Presidente del comitato editoriale e fondatore: Rabbino Moshe Segal OBM.
“Daate Met” opera dal 1998 come ente pubblico, il cui obiettivo principale è lo studio della cultura ebraica classica e la diffusione della sua interpretazione scientifica e umanistica. Per raggiungere questo obiettivo, DE ha realizzato una serie di progetti educativi e culturali volti a sviluppare un’interpretazione affidabile e storicamente fondata dell’eredità religiosa ebraica e alla sua promulgazione nella società israeliana.
Nel 2002, DE ha deciso di ampliare considerevolmente gli obiettivi e la portata della sua attività sociale e pubblica; il suo intento è quello di raggiungere tutti i cittadini israeliani con il suo programma di vasta portata di riforme culturali e civiche liberali.
Perciò, l’ebreo Yaron Yadan, in un articolo sul sito Daate Met del 17/10/2006, quasi vent’anni fa, scrive quali siano i fattori che potrebbero portare alla violenza, sia fisica che verbale, gli ebrei religiosi. “Ci occuperemo solo dell’aspetto legale, di come i tribunali ebraici e l’Halacha (ordine legale giudaico) bilanciano i diritti e i desideri dell’individuo con l’ordine pubblico, e di come l’Halacha affronta il desiderio individuale di libertà di religione e di fede con la convinzione che la nazione ebraica sia l’incarnazione della volontà di Dio”.
Il sistema legale ebraico (Halacha) tende a dare all’individuo maggiore libertà di azione rispetto ai sistemi legali moderni. L’Halacha consente all’individuo di punire gli altri, entro certi limiti, a suo piacimento. Questo porta a un eccesso di violenza, se giudicato secondo i criteri legali moderni.
Chi uccide un gentile, e persino un ger toshav , non viene condannato a morte dal Beit Din, anche se lo uccide intenzionalmente. Questo è chiaramente affermato nella Torah e nelle parole di Chazal.
Secondo l’opinione degli HaRa’aban, chi uccide un gentile trasgredisce il comandamento negativo “Non uccidere”, e secondo Maimonide, gli Yeare’im e Rabbi David HaKochavi, l’omicidio di un gentile non è incluso in questo comandamento negativo. Tuttavia, secondo tutte le opinioni esiste un divieto in materia, come risulta chiaro dalle parole di Chazal.
Quindi la Torah distingue tra ebreo e gentile per quanto riguarda l’uccisione di un uomo. Il termine goyim riservato ai Gentili è un dispregiativo. L'”animale”, infatti, può essere ammazzato, non l’uomo della stessa stirpe.
Altresì, è vero che alcuni rabbini sostengono l’uguaglianza e l’antirazzismo, ma sembrerebbero rimanere inascoltati dagli altri gruppi. Come l’Islam ha correnti di pensiero interpretativo dei testi sacri che si oppongono, anche il giudaismo ne ha parecchie. Poiché, a differenza del Cattolicesimo, non dispongono di una Gerarchia universale simile alla Chiesa, atta ad interpretare le fonti della Rivelazione, le due religioni si trovano in un caos teologico di profonde contraddizioni.
Pare che similmente alla macellazione islamica vi sia qualche problema anche con quella giudaica. Apprendiamo all’inizio della Mishnah Chulin: “Un animale macellato da un gentile è considerato una carcassa e contamina chi lo trasporta” (anche se è stato macellato secondo l’Halacha e altri lo osservano, Rashi, Chulin 13a, sv shchitat nocri ).
Nella Tosephta c’è: “Tutti sono accettabili per la macellazione, anche un samaritano, anche una persona non circoncisa, e anche un uomo convertito forzatamente dall’ebraismo. Un animale macellato da un eretico è come un idolo, un animale macellato da un gentile è indegno, e un animale macellato da una scimmia è indegno, come dice: ‘E tu macellerai e mangerai’ – non la macellazione di un gentile, non la macellazione di una scimmia, e non un animale macellato accidentalmente”.
Quindi la macellazione di un Gentile non è kosher perché l’Halacha lo considera simile a un animale, e così è spiegato nelle parole di Tosaphot, Chulin 3b sv k’savar : “…e la loro macellazione è squalificata come quella dei Gentili da ‘E tu macellerai’ – ciò che macelli puoi mangiare. E sei tu a cui è permesso macellare – per escludere un Gentile…” Allo stesso modo scrisse il Rosh all’inizio di Chulin.
Il Ra’avad scrisse: “Abramo dice: questa è una delle sue opinioni, e non ce n’è nessuna inferiore ad essa, poiché i gentili sono come animali, non diventano impuri e non possono contaminarsi, ‘un popolo che è come asini’, ‘ecco, le nazioni sono come una goccia in un secchio’, e il vento li soffierà via tutti, e chi pensa a loro come qualcosa [di valore] raccoglierà il vento nel suo pugno”
E il Talmud di Gerusalemme, Berachot capitolo 3 halacha 4, afferma: “Una volta accadde che un uomo tentò di avere rapporti sessuali con la serva di Rabbi [una serva gentile – Toldot Yitzhak]. Lei gli disse: “Se la mia padrona non immerge [nel mikveh], io non mi immergo” [perché vado insieme alla mia padrona a immergermi, e lei non è ancora andata e quindi sono una niddah – ibid .]. Lui le disse: non sei forse simile a un animale? [‘una nazione che è come gli asini’ – perché devi immergerti – ibid .] Lei gli disse: non hai sentito che chi ha rapporti con un animale viene lapidato a morte? Come dice: ‘Chiunque si sdrai con un animale sarà sicuramente messo a morte’”.
Nel capitolo 14 di “Netzach Yisrael” (pagina 83) è scritto: “…Israele è speciale e separato da tutti i Gentili, perché i Gentili sono a un livello materialistico, mentre Israele è a un livello ‘formale’… come disse Chazal: ‘Voi siete chiamati uomini e le nazioni non sono chiamate uomini’, come se fosse una cosa ordinaria per loro, che il paragone tra Israele e i Gentili sia simile al paragone tra l’uomo e gli animali che non possono parlare, e questo perché l’uomo è distinto dagli animali in quanto non è materialista e fisico come il resto del mondo animale; l’uomo è intelligente. Questo è il livello di Israele, perché sono distinti dalla materia e non sono immersi in essa. Allo stesso modo per quanto riguarda Israele, la materia è annullata rispetto all’anima; l’aspetto materiale è semplicemente un trasportatore con l’anima che lo cavalca, e la materia è annullata, proprio come un asino è annullato e secondario rispetto a chi lo cavalca.
È chiaro a ogni ebreo che accetta la Torah come parola di Dio dal Sinai, obbligatoria e valida per tutte le generazioni, che è impossibile introdurvi “compromessi” o “rinnovamenti”. Qualsiasi tentativo di aggirare o ignorare certi aspetti non avrà successo. Forse qualcuno potrebbe considerare le suddette leggi halachiche come un’espressione di razzismo;
un altro potrebbe vedervi un odio infondato verso qualsiasi gentile. Tuttavia, per l’ebreo devoto alla Torah così com’è, questa è la realtà e il cammino vivente che è stato tracciato per la nazione ebraica dalla parola di Dio. 425:4: “Chi ha rapporti con una donna idolatra in pubblico, davanti a dieci ebrei, viene danneggiato dagli zelanti, che possono ucciderlo” “.
La condizione femminile nella società è uno dei temi più importanti del dibattito pubblico, sia negli ambienti laici che in quelli religiosi.
“Pertanto, noi, abitanti di Daat Emet, veniamo a chiarire la condizione femminile nella Halakhah (legge ebraica), affinché possiate conoscere e comprendere come l’Halacha tratta le donne”.
L’ebreo autore di questi articoli ci spiega inoltre: “Dovresti sapere che la condizione delle donne nell’ebraismo moderno è in qualche modo simile a quella degli schiavi negli Stati Uniti del XIX secolo. La legge non obbligava alcun proprietario di schiavi ad abusare dei suoi schiavi, ma non esisteva nemmeno una barriera legale contro gli atti di abuso.
Le persone perbene trattavano i loro schiavi in modo decoroso, mentre i proprietari malvagi abusavano dei loro schiavi. In ogni caso, lo schiavo non aveva alcun ricorso legale scritto e concreto per proteggersi. Sebbene la maggior parte degli uomini ebrei sia certamente perbene, le donne non hanno ancora alcuna protezione halachica contro i malvagi.
Pertanto, la Halakhah è ben lontana dall’essere all’altezza della legge secolare illuminata che protegge la condizione delle donne e i loro diritti. Ogni volta che sentiamo l’argomentazione “Come osi dire che le donne sono discriminate nell’ebraismo? Io tratto mia moglie in modo meraviglioso”, rispondiamo:
“Il nostro argomento è la condizione della donna nell’ebraismo e non la situazione della donna in casa vostra. La maggior parte degli ebrei è in effetti più giusta della maggior parte delle leggi halachiche che riguardano le donne”. Anche in questo caso, il paragone con il comportamento degli islamici potrebbe assomigliare.
L’articolo del rabbino Yehuda Henkin “Le donne della Torah”, pubblicato sul quotidiano HaTzofeh il 14 settembre 1998, scriveva: “Circa trent’anni fa offrirono per la prima volta la Gemara come corso elettivo allo Stern College for Women della Yeshiva University di New York. La mia futura moglie si iscrisse al corso… In seguito presentò la sua tesi di laurea magistrale in storia ebraica… La tesi fu respinta. Perché? Perché non l’aveva scritta lei – sostenevano. Una donna, dopotutto, non sa leggere e capire i responsa… Quanto sono cambiate le cose da allora! Oggi c’è un nuovo mondo di scuole femminili… ma insegnare ancora la Torah alle donne, e in particolare la Gemara, è considerato una ‘clemenza’ “.
Maimonide scrisse: “I Saggi comandarono che un uomo non insegnasse la Torah a sua figlia, poiché la maggior parte delle donne non è portata a ricevere insegnamenti…” 1) l’obiezione è rivolta all’insegnante, non allo studente, 2) nessuna obiezione è rivolta a chi impara di propria volontà…”
Questo è un toccante tentativo del rabbino Yehuda Henkin di stabilire l’Halakhah, il senso del pudore e il desiderio di uguaglianza. Ma, come tutti i rabbini, non osa semplicemente dire: “L’Halakhah deve essere cambiata. Una donna può imparare e insegnare proprio come un uomo”.
Come riportato nel Trattato Shvuot 30a: “I voti di testimonianza si applicano agli uomini ma non alle donne… [perché le donne non sono valide come testimoni – Rashi]. La Torah dice: ‘E i due uomini stettero in piedi’ [Deuteronomio 19:17] quando parla di testimoni [per insegnarvi che le donne non testimoniano – Rashi]”.
Allo stesso modo, è scritto in Bava Kama 88a: “Una donna che può sposarsi nella comunità non è autorizzata a testimoniare”.
Così stabilì Maimonide nelle Leggi della Testimonianza, capitolo nove, halakhah due: “Le donne non sono autorizzate a testimoniare. Questo è tratto dalla Torah, poiché dice ‘sulla base di due testimoni’, usando nomi maschili e non femminili”. (Vedi Kesef Mishneh e Ridbaz per scoprire perché Maimonide giunse a questa spiegazione innovativa.)
E così è scritto nello Shulchan Aruch, Choshen Mishpat, Leggi sulla testimonianza, paragrafo 35, sezione 14: “Una donna non è valida [a testimoniare]”.
Così stabiliva Maimonide nelle Leggi dei Re, capitolo uno, halakhah cinque: “Non poniamo una donna a regnare, come è detto, ‘su di voi come re’ – e non come regina. E quindi per tutte le posizioni di sovranità su Israele, vengono nominati solo uomini”.
Sul quotidiano HaModia dell’11 marzo 1969, Agudat Yisrael annunciò che avrebbe lasciato il governo in seguito alla nomina di Golda Meir a primo ministro: “Per quanto riguarda la loro opinione sul nuovo primo ministro, la signora Meir, i rappresentanti di Agudat Yisrael hanno affermato di avere un sincero apprezzamento per la signora Meir, ma questo non attenua il loro dissenso riguardo alla nomina di una donna a primo ministro, cosa che contraddice la loro visione del mondo”.
Perciò, secondo l’Halakhah, una donna non può essere coinvolta in questioni pubbliche e sociali importanti e centrali. Non può far parte del potere giudiziario (non può giudicare), del potere legislativo (poiché le donne non sono nominate a ruoli di autorità in Israele e certamente non alla Knesset – si veda l’elenco dei membri della Knesset dalle liste Shas e Yahadut HaTorah) né del potere esecutivo (poiché non può essere ministro nel governo né tantomeno agente di polizia, poiché questo è un lavoro che comporta un elemento di autorità non inferiore a quello del supervisore della kashrut)
Obblighi di un uomo verso la moglie – Dopo la cerimonia nuziale, quali sono gli obblighi halachici dell’uomo verso la moglie e quali sono gli obblighi halachici della donna verso il marito? Esodo 21:10: “Se prende un’altra moglie, non diminuirà la sua parentela, i suoi vestiti e i suoi tempi di coabitazione”. Rashi spiegò: “La parentela è sostentamento; i vestiti – come è chiaramente inteso [vestiti]. I tempi di coabitazione – i rapporti sessuali”. Maimonide stabilì nel capitolo 12 delle Leggi sulle Relazioni Interpersonali, halacha 2: “Ci sono tre obblighi dalla Torah: parentela, vestiti e diritti coniugali. La parentela è sostentamento, i vestiti sono come è chiaramente inteso [vestiti], i tempi di coabitazione sono che egli dovrebbe avere rapporti sessuali come fanno tutti”.
Gli obblighi di una donna verso il marito – Maimonide scrisse in Leggi sulle relazioni interpersonali, capitolo 12, halacha tre: “E le quattro cose che ottiene sono tutte determinate dalla legislazione rabbinica: il lavoro di lei è suo, ciò che lei trova appartiene a lui, lui mangia il prodotto [profitti] di tutta la sua proprietà finché lei vive, e se lei muore durante la sua vita lui eredita da lei, ed è il primo tra tutti coloro che potrebbero ereditare da lei”. Secondo il Raabad, è legge della Torah che il marito eredita dalla moglie, come scrisse: “Io dico che il diritto del marito a ereditare deriva dalla Torah”. Non c’è bisogno di dire che se il marito muore la moglie non eredita da lui!
Compiti che la donna deve svolgere per il marito – Maimonide scrisse in Leggi sulle relazioni interpersonali, capitolo 21, halakhah 7: “Scopriamo che ogni donna svolge cinque compiti per il marito. Fila, gli lava il viso, le mani e le gambe, gli versa da bere, rifà il letto e lo serve. Ci sono sei compiti che alcune donne svolgono e altre no: macinare, infornare e cucinare, lavare, allattare i bambini e dare da mangiare agli animali”. Nell’halakhah 10 scrisse: “Qualsiasi donna che non svolga i compiti a cui è obbligata è costretta, anche con un bastone ”. E il Raabad scrisse nella sua glossa a questa sentenza: “Non ho mai sentito dire che una donna venga colpita con un bastone, ma si riducono le necessità che le vengono date e il cibo finché non cede”. Non dovrebbe quindi colpirla, ma solo farla morire di fame finché non accetta di servirlo.
Concludiamo quindi dalle regole dei Saggi: una donna sposata non ha proprietà o denaro propri , e perciò dicono in Bava Kama 87a: “Una schiava e una donna che ha danneggiato altri non sono responsabili”. (Non hanno nulla con cui pagare. Se la donna è divorziata o lo schiavo è liberato e hanno acquistato una proprietà, devono pagare, perché sono, in linea di principio, obbligati a pagare, ma semplicemente non hanno nulla con cui pagare. Un marito ha un privilegio sulla proprietà di sua moglie e beneficia della sua proprietà oltre ad ereditarla – Rashi.)
La donna è sottoposta all’uso sessuale dell’uomo ogni volta che questi lo desidera; all’uomo è richiesto di avere rapporti sessuali con lei solo in momenti specifici. Come riportato nella responsa del Chatam Sofer, parte settima, paragrafo 25: “Egli vende se stesso e il suo corpo è sottomesso, come è noto, per la parentela, per le coperture e per i periodi di convivenza. In cambio, secondo la legge della Torah, lei è venduta e sottomessa a lui per i rapporti sessuali”.
Non solo in materia sessuale la donna è sottomessa al marito, ma l’essenza stessa del matrimonio è che la donna passi sotto la proprietà del marito e non il contrario. Molte leggi halachiche derivano da questo fondamento ed esemplificano la terribile condizione della donna.
Un uomo può sposare più di una donna; a una donna è proibito sposare due uomini
Riepilogando l’ente ebraico mette in guardia i gentili: “Sappiate, da quanto detto in questo capitolo, che una donna sposata non ha denaro o proprietà proprie, e non è libera; è sottomessa al marito nella misura in cui le Scritture l’hanno esentata dai comandamenti di onorare i genitori, e secondo Abudarham questo è il motivo per cui è esentata da tutti i comandamenti positivi vincolati al tempo. Il marito revoca i suoi voti e, in alcuni casi, può divorziare da lei contro la sua volontà o sposare un’altra moglie oltre a lei. Non è necessario affermare che una donna non possa divorziare dal marito, revocare i suoi voti o sposare un altro uomo. Tutta l’Halakhah sottolinea la condizione inferiore della donna come schiava o oggetto”.
A proposito di una donna che eredita dal marito, Maimonide scrisse nelle Leggi sull’eredità, capitolo uno, halacha ottavo: “Una donna non eredita affatto dal marito, e il marito eredita tutta la proprietà della donna, secondo le parole dei Saggi, e ha la priorità su tutti gli altri per quanto riguarda l’eredità da lei”. Questa è una delle peggiori discriminazioni contro le donne nell’Halacha.
I maschi sono sempre preferibili alle femmine
Trattato Pesachim 65a: “Il mondo non può essere senza maschi e femmine, ma felice è colui i cui figli sono maschi e guai a colui i cui figli sono femmine ”.
I rabbini che negano la verità abbelliscono lo status delle donne, sostenendo che la loro naturale modestia e il fatto di essere all’altezza di “tutta la gloria della figlia del re è interiore” favoriscono il rapporto coniugale e l’amore. Con malizia e cattive intenzioni, ignorano lo status halachico/legale della donna, che è l’unica cosa che determina realmente il suo posto nella società religiosa. Questo tipo di rabbino abbraccia tattiche di propaganda simili a quelle del Partito Comunista descritte nel libro di George Orwell “1984”. Lì i “rabbini” comunisti dichiaravano che:
la guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è potere Cosa dicono i rabbini qui? La sottomissione (delle donne) è onore, lo sfruttamento è amore.
Queste pubbliche affermazioni ci dovrebbero far riflettere. L’uomo della tradizione, anche nel terzo millennio, non può schierarsi né con gli islamici né con i giudei, quanto con i cristiani-cattolici che, seppur in minoranza, hanno piena potestà in Terra Santa. Non è pericoloso solo chi lo evidenzia palesemente, ma anche chi lo nasconde con la dissimulazione, permessa dai testi considerati sacri, oppure non si vede in maniera così esplicita come nel caso del velo, del burqua e dei deliranti proclami di alcuni imam.
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21 commenti su “Non c’è solo il Fondamentalismo Islamico Incompatibile con la Nostra Società. Matteo Castagna.”
Caro Angelo, Non potrei essere più in sintonia e me ne rallegro grandemente
Perdo colpi, non Nobile ma Castagna, insomma in questo post. Se sbaglio anche stavolta mi ritiro in anno sabbatico 🥳
Dr Tosatti, chiedo a lei, qual’è l’arcano per cui dopo aver commentato la domanda che mi rivolge il Matto, mentre mi si dice che il mio commento è in attesa, mi appare un commento di Adriana (cui ho risposto), ma se chiudo il post di Nobile e subito dopo lo riapro il commento di Adriana sparisce? Spero d’essermi spiegato.
Ci sono più cose (folli) nel web che in tutta la nostra filosofia…bizze digitali.
Vero!
Infatti… c’è pure quello giudaico che sta finalmente emergendo per quello che è in realtà!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
A che serve codesta ennesima micro-divulgazione di una precettistica fasulla, noiosa, menzognera, ipocrita ? Tranne una sparuta minoranza di onesti, vediamo all’opera quotidianamente satana in prima persona, odiatore del genere umano.
Satana ispira, però se gli Uomini non lo ascoltassero il mondo sarebbe un posto migliore. Ecco, agli uomini è data la libertà ed il rischio di scegliere: poichè la vita è una cosa seria c’è comunque un prezzo da pagare, qui o altrove.
Perché nessuno mai azzarda parlare… di ben più pernicioso fondamentalismo ebraico?…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
E io che credevo che il pericolo venisse solo dall’Islam secondo la lezione della Pulzella di Fiesole, al secolo Oriana Fallaci. Chi l’avrebbe mai detto, non ne azzecco una!
Me n’è venuta un’altra d’idea, ci provo, chi non fa non falla: ma non è che il pericolo viene da più lontano, con la Qabbalah importata all’Accademia di Ficino, in quel di Careggi, da quel mattacchione Pico della Mirandola via via diffusasi in tutta l’Europa, infiltrandosi in ogni sfera del sapere, in ogni Istituto in ogni Fondazione, persino nei seminari e negli istituti teologici cattolici? Fosse così, abbiamo avuto il pericolo in casa da secoli, mentre si gridava, e ancora si grida, al lupo islamico. Non c’azzeccherò neanche questa volta.
Buongiorno Angelo,
hai mai letto e meditato (non basta leggere) il brano sull’uomo-camaleonte di Pico della Mirandola nel “Discorso sulla dignità dell’uomo”?
http://altomontese.blogspot.com/2009/05/giovanni-pico-della-mirandola-pensiero.html
Ciao.
Ciao Matto, certo, ci rifletto dagli anni universitari, secoli fa, tanto da ritrovare Pico nell’ Essere e il nulla” di Sartre, in formula: “faire, et en faisant se faire et n’être rien que se qu’on fait”, che riverbera il “verum et factum reciprocantur seu convertuntur” di Giambattista Vico, porta d’accesso al trascendentalismo kantiano, ma non è questa la sede per discuterne oltre. Caro Matto, ho viaggiato su quei territori, ne conosco i sentieri, sono stato anche “pastore dell’essere e sentinella del nulla”, ma ne sono uscito, non ho trovato nulla là dove i sentieri s’interrompono, Holzwege, e si aprono, nessuna Lichtung. Sono essenzialista, non esistenzialista, aristotelico addirittura, fermo al libro gamma della Metafisica, al bebaiotate arché, principium firmissimum, lontano le mille miglia dal qabalista Pico signore della Mirandola, per intenderci, e da ogni “filosofia dell’azione”, da un Blondel, per dire, e da ogni coincidentia oppositorum: verum et falsum, bonum et mălum non reciprocantur nec convertuntur. Spero che il ritratto risulti chiaro. Buona giornata
Ps. Scusa la maleducazione, ho dimenticato a tradurre Vico: il vero e il fatto si convertono reciprocamente e coincidono. L’ultima: il vero e il falso, il bene e il male non si convertono reciprocamente né coincidono.
Caro Angelo,
gnosi, kabbalà,..chi tocca i fili muore!
Allora, che pensare delle affermazioni del Gesù evangelico che stabilisce una netta-obbligatoria- differenza tra i conoscitori (pochi) del significato dei suoi insegnamenti espressi in parabole, destinati solo a loro, e gli ignoranti (molti), cui tali insegnamenti non sono destinati dal momento che costoro non sono, né sarebbero in grado di capirli ?
Luca, 4, 43 e 8,10; Marco, 4,11 e 9,01; Matteo, ( che si rifà a Marco ), 13,11? Siamo di fronte ad un progetto di insegnamento semplice ed essoterico, oppure di tipo dichiaratamente complesso, gnostico-esoterico?
Grazie del “caro”. Adriana, ti rispondo in prima battuta con Matteo 11, 25. Ciò detto, per me Gesù non è uno “gnostico”, nell’accezione corrente che si dà a questo termine, nel suo insegnamento non vi leggo nessun esoterismo, non distingueva in ilici, spirituali e pneumatici, non si riferiva a nessuna sapienza segreta egizia, zoroastriana, a nessun “corpo ermetico” o quant’altro, non essendo pitagorico non chiedeva a chi lo seguiva di farsi acusmatico. Ha parlato alla luce del sole, non in logge massoniche per intenderci, rivolto a tutti, non era un trentatreesimo grado come alcuni vogliono farlo apparire, ma il Figlio di Dio come recita il “Simbolo degli apostoli”. Ti lascio con Marco 14, 48-49: “Allora Gesù disse loro: “Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!”. Un caro saluto
Caro Angelo,
Non potrei essere più in sintonia e me ne sarei allegro grandemente
Caro Angelo,
lo gnosticismo cui fai- corretto- riferimento è quello delle scuole “mature”. Non è detto però che contenuti di tipo gnostico non venissero manifestati da un “caposcuola” di una religione che cambiò molte cose rispetto all’ebraismo…. In verità a me pare che nei testi sacri molte, e anche troppe volte, si trovi di tutto e anche il contrario di tutto.
Ci hanno indicato l’Islam come nemico assoluto, speculando sulla nostra frustrazione di nobili decaduti alla ricerca di un nemico che possa sembrare alla nostra portata. E cosa c’è di meglio dell’Islam che tra l’altro deve pagare la colpa di non avere avuto alcun concilio Vaticano II che lo protestantizzasse. Infatti, se Cattolicesimo e Islam sono profondamente diversi da un punto di vista religioso (ma anche gli Ariani lo erano), sono (erano) molto simili per una morale estremamente identitaria e con molti tratti in comune, che era incompatibile col globalismo che vuole amalgamare tutti i popoli tranne uno . Il successo più grande che hanno ottenuto è quello di farci combattere tra di noi e non a caso il consigliere della Clinton l’anno prima delle dimissioni di Benedetto scriveva che dopo le primavere arabe ce ne doveva essere una cattolica. Noi, bocconi, ci caschiamo da sempre anche per assecondare il desiderio di un popolo più terrone di noi che ci faccia sentire nordici
Il dottor Castagna purtroppo pare ‘far tutt’uno’ tra fondamentalismo islamico e fede islamica: che naturalmente non sono la stessa cosa. Anzi, basta leggere i passi del Corano in cui si parla di Gesù e Maria secondo termini tanto positivi che ci possiamo ben dimenticare di trovare nel Talmud.
Ma a parte questo, riteniamo condivisibile tutta la restante parte delle riflessioni, tanto da farci insorgere allora la ragionevole certezza che l’antisionismo giudaico non rappresenti per noi cristiani un delitto, quanto costituisca, piuttosto, la giusta espressione di una ‘legittima difesa’.
S. PAOLO ai Corinzi I – 11 Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. 4 Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. 5 Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata. 6 Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
7 L’uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. 8 E infatti non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; 9né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. 10 Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli. 11Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. 12 Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. 13 Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna preghi Dio col capo scoperto? 14 Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, 15 mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La lunga capigliatura le è stata data a modo di velo. 16 Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.
Sono da sempre i maestri delle menzogne.
Come il loro padre spirituale!
Altro che fratelli maggiori!🤮
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