La Depersonalizzazione Indotta dall’IA Potrebbe Inaugurare l’Era dell’Anticristo. Média-Presse-Info

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, su segnalazione di un amico fedele del nostro sito, S.C. offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Média-Presse-Info, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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“La depersonalizzazione indotta dall’intelligenza artificiale potrebbe inaugurare l’era dell’Anticristo” (Patriarca di Mosca)

nella società — di Pierre-Alain Depauw

 

 

"La depersonalizzazione indotta dall'intelligenza artificiale potrebbe inaugurare l'era dell'Anticristo" (Patriarca di Mosca)

La Chiesa ortodossa russa ha posto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) al centro delle sue preoccupazioni. Nell’ultima sessione del suo Sinodo Supremo, il Patriarca di Mosca ha messo in guardia dalla disumanizzazione e dalla perdita di valori fondamentali di fronte al progresso tecnologico. Questo potrebbe inaugurare l’era dell’Anticristo, ha ammonito.

Il fenomeno della spersonalizzazione delle relazioni umane

Nella recente sessione del Sinodo Supremo della Chiesa ortodossa russa, tenutasi nella Sala del Patriarcato della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha aperto i lavori con un discorso incentrato sulle sfide etiche, spirituali e antropologiche derivanti dallo sviluppo accelerato di questa tecnologia.

“Oggi affrontiamo un tema importante, forse lontano dalla teologia tradizionale, ma direttamente legato alla situazione globale e che rappresenta una potenziale minaccia per la vita spirituale degli esseri umani”, ha introdotto il Patriarca. Ha sottolineato che gli effetti delle idee legate all’intelligenza artificiale possono avere un impatto decisivo sulla visione del mondo, una questione a cui, ha aggiunto, la Chiesa deve prestare particolare attenzione.

Kirill ha sottolineato che la Chiesa ortodossa russa non è mai stata alienata o ostile al progresso scientifico. Al contrario, ha seguito con interesse i veri progressi scientifici e si è impegnata a valutarli da una prospettiva morale. Ha tuttavia avvertito che attualmente, in Russia e in tutto il mondo, stanno crescendo i timori riguardo al futuro rappresentato dalla tecnologia. Da qui, secondo il Patriarca, la necessità di sviluppare una posizione teologica distinta su questioni che riguardano direttamente il futuro dell’umanità.

Il leader ortodosso ha sottolineato che l’intelligenza artificiale, già presente in molti settori come l’economia, la sanità, l’istruzione e la cultura, avrà un impatto ancora più profondo su tutti gli aspetti della vita. A questo proposito, ha sottolineato che tali trasformazioni non devono compromettere i fondamenti essenziali dell’esistenza umana: “Fede, amore, libertà, responsabilità e valori familiari sono pilastri che non possono essere sostituiti o aboliti da alcuna trasformazione tecnologica”.

Uno degli aspetti che suscita maggiore preoccupazione all’interno della Chiesa è il fenomeno della spersonalizzazione delle relazioni umane, accentuato dal crescente utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Il Patriarca ha espresso la sua preoccupazione per la sostituzione della comunicazione umana con interazioni con le macchine: “Alcuni preferiscono già consultare l’intelligenza artificiale come se fosse uno psicologo personale. E anche se questa comunicazione può sembrare più veloce, o persino più ricca di contenuti, non dobbiamo dimenticare che l’essenza dell’essere umano risiede nelle relazioni con gli altri”.

La Porta dell’Anticristo

Kirill ha avvertito che se si perde la capacità di comunicare tra le persone, si perde anche la capacità di amare, perdonare ed empatizzare. E questa, ha aggiunto, non è solo una questione antropologica, ma anche teologica: “Il deterioramento di queste qualità implica la perdita del discernimento tra il bene e il male. E quando i due non possono più essere distinti, si apre la porta all’era dell’Anticristo”.

Con tono solenne, ha esortato le comunità ecclesiastiche e accademiche a prepararsi ad affrontare queste sfide con serietà e rigore. Ha sottolineato l’importanza di promuovere studi teologici sull’intelligenza artificiale, attingendo ai frutti del pensiero scientifico senza cedere a paure irrazionali, ma con un atteggiamento vigile e riflessivo.

“Ciò che ieri sembrava illusorio è diventato realtà oggi. La Chiesa, responsabile della condizione spirituale degli esseri umani e della società, è chiamata a fornire risposte sagge e convincenti su come vivere fedelmente la dignità umana in questo nuovo contesto”, ha concluso.

Discorso completo del Patriarca Kirill

Oggi affrontiamo un tema importante, che potrebbe non essere strettamente legato alla teologia tradizionale, ma è direttamente collegato alla situazione globale e alle potenziali minacce che essa pone agli individui e alla loro vita spirituale. Le conseguenze dell’applicazione delle idee che discuteremo oggi possono influenzare significativamente la visione del mondo, e proprio questo è un tema a cui la Chiesa deve prestare particolare attenzione.

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni su questo argomento. Analizzeremo uno dei temi più attuali del nostro tempo: i problemi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Questa tecnologia in rapida evoluzione sta già influenzando vari aspetti della vita umana e sociale e richiede pertanto un’analisi attenta e responsabile da parte della Chiesa.

Innanzitutto, vorrei sottolineare che la Chiesa ortodossa russa non ha mai rifiutato il progresso scientifico e tecnologico in quanto tale, questo è ben noto. Abbiamo sempre osservato con interesse e attenzione i veri progressi del pensiero scientifico e abbiamo cercato di offrire una valutazione morale delle prospettive aperte dalla ricerca. La tradizione della Chiesa non è estranea alla paura irrazionale del futuro. Tuttavia, nella società – non solo nella nostra, ma in tutto il mondo – le paure razionali e irrazionali del futuro stanno crescendo. Pertanto, dobbiamo sviluppare la nostra ricerca teologica e formulare una posizione sui problemi che preoccupano le persone di oggi e la cui risoluzione determina il futuro dell’umanità. È auspicabile incoraggiare studi scientifici incentrati su questo argomento e utilizzare i loro risultati come base per la riflessione teologica.

È chiaro che l’intelligenza artificiale avrà, nel prossimo futuro, un impatto ancora più profondo su tutti gli ambiti della vita: economia, pubblica amministrazione, istruzione, medicina, cultura e vita quotidiana. Gli esperti concordano sul fatto che profonde trasformazioni siano all’orizzonte. Tuttavia, siamo chiamati ad affermare che questi cambiamenti non devono minare i valori fondamentali dell’esistenza umana. Fede, amore, libertà, responsabilità, valori familiari: questi sono pilastri che non devono essere sostituiti, né tanto meno annullati, da alcuna trasformazione tecnologica.

Saremo in grado di proteggere questi valori eterni, donati da Dio, di fronte all’immensa pressione delle influenze contemporanee? Di fronte a una psicologia di massa che, spesso basata su idee scientifiche o pseudoscientifiche, trasforma queste realtà in uno stile di vita molto pericoloso, persino peccaminoso?

Siamo particolarmente preoccupati per la potenziale disumanizzazione della comunicazione interpersonale e sociale. Ancora oggi, molte persone scelgono di comunicare con le macchine piuttosto che con altri esseri umani. E questo è comprensibile: usare le macchine può essere più efficiente, certamente più veloce e talvolta persino più significativo, in termini di contenuti, dell’interazione umana. Ad esempio, sappiamo che alcuni usano l’intelligenza artificiale come se fosse uno psicologo personale, chiedendo consigli e opinioni. Ma non dobbiamo dimenticare che la natura umana e la struttura della società si basano soprattutto sulla connessione tra gli individui. Se questa connessione si interrompe, la società si deteriora o addirittura scompare, perché la parola “società” ha la stessa radice di “comunità” e “comunicazione”. Che tipo di mondo ci aspetta se le persone perdono la capacità di comunicare tra loro e quindi di amare, perdonare e simpatizzare?

Questa è già una questione teologica, perché con la scomparsa di queste qualità e capacità, l’umanità varcherebbe una soglia oltre la quale non sarebbe più possibile distinguere il bene dal male; e questa perdita di discernimento segna proprio l’avvento dell’era dell’Anticristo. Come potrebbe venire l’Anticristo, questa personificazione del male? Solo se gli uomini perdessero la capacità di distinguere il bene dal male e cominciassero ad accettare il maligno come una grande guida. Pertanto, come cristiani, siamo chiamati oggi a riconoscere il pericolo imminente e a formulare, nel linguaggio della teologia e della Chiesa, una risposta adeguata a questa sfida.

Vorrei ripetere: ciò che ieri sembrava illusorio e fantasioso è diventato oggi realtà, parte integrante della nostra vita. E la Chiesa, che si assume la responsabilità della condizione spirituale degli esseri umani e della società, è chiamata a impegnarsi pienamente in questa questione e a offrire alle persone una guida giusta, ragionevole e convincente su come vivere per rimanere veramente umani nelle nuove condizioni del mondo contemporaneo.

Sappiamo anche che Leone XIV sta progettando un’enciclica sullo stesso argomento.

Pierre-Alain Depauw

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3 commenti su “La Depersonalizzazione Indotta dall’IA Potrebbe Inaugurare l’Era dell’Anticristo. Média-Presse-Info”

  1. Im Anfang war die Tat, così Magister Faust traduce l’incipit del Prologo di Giovanni, hen archè en ò lògos. Vedo di peggio di Kirill. Chi ha creduto che il “lògos” faustiano (die Tat) fosse solo letteratura, un tema accademico per conferenze, festival della letteratura, fiere del libro, buono per discutere una brillante tesi da 110 e lode per diventare cattedratico e conferenziere, dovrà ricredersi, ammesso che non sia già affetto dalla “potenza d’inganno”. Nei termini dell’evangelista: quel lògos farà segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Smetto di girarci attorno, sto pensando alle due figure centrali dell’affresco del Signorelli nel Duomo di Orvieto.

  2. Non siamo più nell’era tecnologica; ora stiamo entrando nel regno del dominio ferreo dell’anticristo attraverso il controllo totale delle persone attraverso internet, smartphone, domotica, droni, monitoraggio della vita degli individui e della società, tasse così alte e complicate da avere un impatto totalizzante sulla vita dei singoli e delle famiglie. Abbiamo avuto un assaggio con il cosiddetto green pass. È indispensabile fare molti passi indietro nel processo della cosiddetta digitalizzazione (spacciata per “semplificazione” . . ., sic!; Draghi docet) che altro non è che la progressiva schiavizzazione dell’essere umano a vantaggio di poche mani che detengono tutte le informazioni personali, nonché il totale potere economico del mondo; al punto che con un semplice click da una tastiera è possibile bloccare l’economia (e quindi la sussistenza) di interi Stati. È ora di rinunciare progressivamente a questa spaventosa tirannide, mai vista prima sulla faccia della Terra, e tornare progressivamente alla vita reale. Difficile ma assolutamente necessario. È sin troppo evidente infatti che quella che stiamo vivendo non può in alcun modo definirsi tecnologia (come erroneamente la qualifica ancora Kirill), ma è in realtà, a tutti gli effetti, la più raffinata e demoniaca forma di potere assoluto contrario alle leggi di Dio e alla libertà dell’uomo: in cambio di presunti vantaggi materiali (la necessaria esca attaccata all’amo) ha ottenuto la totale schiavitù del mondo. Ciò che lascia sgomenti è il silenzio assordante (e spesso la piena acquiescenza e talvolta la complicità) dei sacerdoti e dei vertici della Chiesa. Le affermazioni di Kirill, pur avendo il merito di portare l’attenzione sul tema, non hanno tuttavia la necessaria chiarezza, radicalità, urgenza e tragicità. La reale situazione attuale avrebbe invece l’impellenza non rinviabile di misure drastiche ed immediate perché la rete è già molto chiusa e andrebbe immediatamente rotta, tagliata, recisa, strappata. Per far questo occorre denunciare, gridare, lanciare l’allarme ora, qui e subito.

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