Jannik Sinner, Papa Leone, il Tennis e un Sogno di Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione qualche riflessione, e un suo sogno…Buona lettura, meditazione diffusione.

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Assistendo, oggi, all’incontro del Papa con il tennista Sinner che in inglese (ora lo so, un dialetto del diavoliano) vuol dire peccatore, ho provato tanto dispiacere e dolore rinnovato. Mi pareva di rivedere l’altro, quell’altro, cioè il Bergoglio, di nuovo a fare il simpatico con il mondo perché il mondo lo applauda. Ma Benedetta, dai, a Leone XIV piace il tennis ed ecco perché ha incontrato il peccatore! Che vuoi che sia, quanto la fai lunga! Sarà, ma nel giovanotto dai capelli rossi, accompagnato dai suoi genitori che hanno dichiarato di parlare in casa il tedesco (non sono italiani, infatti…) e nella sua famiglia non ho veduto neanche un segno, seppur piccino, di devozione. Potevano essere davanti a Mattarella, alla Meloni, a un vip qualsiasi. Non al Vicario di Cristo… La stretta di mano tra il Pontefice e il ragazzo, poi, l’ho trovata strana, tutta mondana. Il pollice di Leone sull’incavo tra indice e pollice del giovanotto e le due mani facevano su e giù, see saw. Niente bacio dell’anello, solo la stretta di mano tra un vecchio e un giovane.  E poi a due impacciatissimi genitori. Che grande tristezza.

Il ragazzo ha detto e ripetuto che gli ha fatto “piacere” incontrare il Papa e i genitori facevano di sì col capo. Triste spettacolo. Imbarazzati tutti quanti e imbarazzata io a guardarli. Mondo, mondo tutto rotondo, wimblemondo, e nessuno spazio, neppure piccolo così, per il Signore. Il Sinner ha donato al Papa una racchetta, simile alla sua, non la sua e pure una pallina e ho temuto, ad un certo punto, che Leone cadesse nel tranello del peccatore che lo invitava a farsi un palleggio. Nooo. Ecco, fiuit, l’incontro è finito. Ognuno per la propria strada e mi dispiace averlo visto, questo incontro, in tutto il suo squallore. Il mondo ruba spazio a Dio, entra a piedi uniti nello scrigno del Mistero, portando falsi sorrisi e cicaleccio.

Intanto ho sognato, ho sognato Bergoglio. Era all’inferno e si affannava a raccogliere i suoi occhi caduti per terra. Li afferrava e li rimetteva al loro posto, ma i diavoli da dietro con grandi spintoni li facevano ricadere dabbasso e lui di nuovo a raccoglierli e a metterseli nelle orbite. Mi sono svegliata con un singulto. E poi il giorno è trascorso nelle solite cose di quaggiù, pulire, capare le verdure, bruciare le erbacce. A sera, illuminata (come dico io, ma non dovete crederci per forza…) ho capito: gli occhi del Bergoglio sono sempre stati puntati verso il basso, a cercare la gloria quaggiù, incontrando atei conclamati, facendosi bello con parole e opere, scandalizzando i cattolici non adulti (come me ad esempio) arrivando persino a dire che Gesù “faceva lo scemo” e  cambiando le parole del Padre Nostro (Papa Leone, dal mio misero nulla, ti chiedo di ridarmi le parole che ho sempre recitato fin da quando ero piccolina e che erano le parole di Gesù…). Ora, passato a miglior vita, Bergoglio, invano, cerca di alzare gli occhi al cielo. I diavoli non glielo permettono e giù ruzzolano quegli occhi che tanto mi hanno fatto piangere. Ma via, era solo un sogno…

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8 commenti su “Jannik Sinner, Papa Leone, il Tennis e un Sogno di Benedetta De Vito.”

  1. Carissima, non capisco questo accanimento contro Sinner, uno dei pochi esempi positivi per i giovani. Ha già dato modo di capire che il suo animo è tutt’altro che gretto. Il cognome non è una colpa, né una scelta! La fed3, se non c’è, può arrivare.
    Tobia

  2. andrea carancini

    Un solo appunto a Benedetta De Vito: non è vero che Sinner e i suoi genitori non sono italiani. Sono italiani, anche se parlano tedesco: sono altoatesini.

    1. Si rechi in Alto Adige, sig. Andrea. Nel centri storico di Bozen, o nei villaggi sparsi sulle montagne. Allora capirà che Benedetta ha ragione.
      Un caro saluto.

  3. Gent.ma Benedetta, innanzitutto la ringrazio per i suoi articoli, scritti con una poesia e bellezza commoventi e per i suoi contenuti, che condivido. Tuttavia mi permetto, umilmente, di scriverle una piccola nota. Mi par di aver letto un suo recentissimo articolo, datato 9 maggio, a commento a caldo sulla elezione del Sommo Pontefice. Articolo speranzoso, fiducioso ed emotivo. Tale emotività, basata qui su un incontro oggettivo, risalta nell’articolo odierno, suscitando riflessioni e suggestioni di segno opposto. Credo di poterla capire perché intimamente provo sensazioni analoghe. Tuttavia, poiché siamo donne e quindi naturalmente prone a una sensibilità accentuata, ardo di suggerire a lei e a me stessa una maggior cautela e piuttosto il silenzio finché le impressioni non siano confermate da ragionevolmenente consistenti dati di realtà. Altrimenti si oscilla (e si fa oscillare, essendo interventi pubblici, sebbene etichettati come opinioni) in un cardipalmo tachiaritmico di innamoramenti per il nome e delusioni per la racchetta agnostica.
    Voglia perdonare il mio ardire.
    Rinnovo la gratitudine generale per i suoi articoli e le porgo i più cordiali saluti.
    Alberta Crosazzo

    1. Profondamente edificante il suo commento.

      Ecco qua un’anima da vera cattolica.

      Ogni bene, cara Alberta!

  4. In effetti da ciò che si è potuto vedere non c’è stato alcun riferimento a Gesù Cristo ma la visibile emozione di Sinner fa sperare che non fosse dovuta solo alla presenza del Papa ma che si rendesse conto di Chi rappresenta

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