Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Mario Adinolfi, che ringraziamo di cuore, sulla morte di Alberto Franceschini, co-fondatore delle Brigate Rosse, quel gruppo di criminali che ha contribuito al degrado del Paese e – probabilmente non senza qualche ispirazione o contributo esterno – con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, oltrechè di uno stuolo di innocenti, all’involuzione del ruolo dell’Italia nel mondo. Sbalorditivo, ma forse anche no, in questo sciagurato Paese in mano a una certa sinistra magistratura, e a una ancora più sinistra informazione, che questo signore è stato libero per 33 anni. Dopo aver causato morti e dolore su scala industriale. Veramente, l’unica razionale speranza è che alla fine ci sia un Giudizio. Se no, nulla avrebbe senso. Buona lettura e diffusione.
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FRANCESCHINI, IL BRIGATISTA PRIVO DI RIMPIANTI
di Mario Adinolfi
Alberto Franceschini, fondatore delle Brigate Rosse insieme a Renato Curcio, è morto l’11 aprile scorso ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri. La trovate sui giornali di oggi, giornali zeppi di foto e cronache dei funerali del Papa che resteranno nella storia, talmente tante e grondanti di conseguenze sull’attualità del mondo intero che immaginavo che il povero Franceschini sarebbe stato relegato in una notarella nelle pagine interne. E invece non c’è quotidiano che non pubblichi l’articolone a paginata, corredato di più foto e con pezzi scritti nella tonalità di chi ricorda un nostrano Che Guevara. Sì perché Franceschini è considerato il “brigatista buono”, sempre contrapposto nella pubblicistica al “cattivo” Mario Moretti, contro cui peraltro Franceschini faceva aleggiare accuse di eterodirezione, raccontandolo come una sorta di infiltrato.
La verità la disse in una frase secca che lo racconta perfettamente: “Porto la responsabilità di aver insanguinato l’Italia”. Ed è andata proprio così. Franceschini ha fondato la più crudele organizzazione terroristica italiana degli Anni Settanta, l’ha indirizzata verso la lotta armata, ha organizzato il primo clamoroso sequestro di persona attuato dai brigatisti (quello violentissimo del giudice Mario Sossi, che rifiutò sempre di incontrarlo dopo la fine di quella terribile esperienza durata 35 giorni), è stato condannato per gli omicidi dei militanti missini padovani Giralucci e Mazzola del 1974, poi il generale Dalla Chiesa riuscì ad arrestarlo. Il giovane militante del Partito comunista che si trasformò in leader di una banda di assassini, in carcere continuò a fomentare la violenza brigatista rivendicando ogni azione omicidiaria compreso il sequestro Moro e la strage di via Fani, guidando l’area terroristica presente nelle galere italiane sotto il nome di Partito Guerriglia. E così Franceschini “il buono” organizzava rivolte, sosteneva ogni azione, giustificava ciascun assassinio in nome dello slogan sempre uguale: “Lo Stato si abbatte e non si cambia”.
Questo fino al 1982 quando capisce che a rimanere abbattute dalla cieca violenza che ha causato tanti morti e feriti sono state le stesse Brigate Rosse. Allora Franceschini con lo Stato si mette d’accordo, nel 1987 esce dal carcere in semilibertà, nel 1992 è tutto condonato: il fondatore delle Brigate Rosse è libero. Ovviamente seguono libri, interviste, continue glorificazioni pubbliche. Più sbiadiscono i nomi delle vittime delle Brigate Rosse, più diventano luminosi quelli suoi o di Renato Curcio, citato pure nelle canzoni. Non c’è nessuno che puntò mai il dito contro “Franceschini il buono”, solo una volta i familiari delle vittime di via Fani esasperati dall’averlo visto intervistato in tv proprio sul luogo della strage in pose pensose, espressero la loro indignazione. Intervenne il Quirinale per tranquillizzarle un po’.
Il suo libro più noto ha un titolo da Dolce Stilnovo: Mara, Renato ed io. La triade commemorata da tutti i cultori dell’epopea brigatista: Alberto Franceschini, Renato Curcio e la compagna Mara Cagol, fondatori nel 1970 delle Br. Ma non fu una compagnia di giovani rivoluzionari poetici, fu una banda di criminali privi di qualsiasi spessore e umanamente mediocri che uccise e giustificò ogni uccisione da parte dei propri affiliati in nome di un’ideologia totalmente priva di senso che toglieva dignità alla persona umana.
Tra le vittime dei brigatisti il numero più alto è tra gli agenti delle forze dell’ordine, spesso giovani e giovanissimi come Giulio Rivera (23 anni), Raffaele Iozzino (24 anni), Francesco Zizzi (29 anni) uccisi in via Fani.
Il giorno in cui morirono quei ragazzi, travolti vigliaccamente dalla marea di piombo delle mitragliette rosse, Alberto Franceschini esultò in carcere e rivendicò l’azione “di geometrica potenza” cantando l’Internazionale.
Oggi che veniamo a sapere che è morto lui, nessuno giustamente esulta, prego per lui e penso alle vittime di quella violenza insensata di cui nessuno ricorda il nome, compresi quei tre ragazzi.
Leggo da Repubblica di oggi un articolo del 1992. Quando fu completamente scarcerato Franceschini disse: “Sapevo che in Italia c’è giustizia”. Aveva scontato dall’arresto meno di 14 anni di pena vera dietro le sbarre, più 4 di semilibertà, per aver fondato e diretto la più sanguinaria organizzazione terroristica della storia del nostro Paese.
In qualsiasi altro Paese non sarebbe mai stato scarcerato, ma la verità è che in Italia giustizia non c’è se non contro i poveracci privi di amici nei giornali.
Morto dopo 33 anni di piena libertà, leggo sempre da Repubblica di oggi che avrebbe detto: “Non ho rimpianti, rimorsi sì”.
Non aveva ancora capito che i rimorsi erano stati causati da non aver rimpianto le scelte compiute, dall’adesione alla causa comunista in poi. Quello doveva essere il suo maggiore rimpianto, aver dissipato l’intera vita dietro un’ideologia che ovunque si è coperta di violenza e di morte.
A causa di Alberto Franceschini, anche in Italia.
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5 commenti su “La Scomparsa del Brigatista “Buono” (!!!) Coccolato dai Giornali, Vergognosamente Libero. Mario Adinolfi.”
Non so ma vedo e capisco che qualcosa anzi tantissime cose non funzionano. E se si prova a dirle si rischia il licenziamento o magari il processo. Ma dire fascista alla meloni è un opera meritoria che quasi guadagna la medaglia e ricordare i morti ammazzati, se non sono quelli giusti, è sicuramente eversione.
Citando un cretino redivivo specializzato in animali da pelliccia , il caso di come sono finite le BR è un elefante nella stanza che la buona educazione “costituzionale” impedisce di commentare. Ma temo di più la giustizia riparativa della figlia del giornalista ammazzato dalle Br quando si è stufato della cecità della sinistra sui compagni che sbagliano . E dell avvocata miglirdaria titolare di legge apertamente anti.costitizionale , ritagliata su misura per una dittatura, approvata a furor di parlamento e popolo imbesuito dalla propaganda mediatica che si trasformava quasi in cannabis. Mi aspetto ,sotto lo sponsor UE , che se i parenti di vittime di violenza non perdoneranno i loro aggressori , senza naturalmente neppure il pentimento da parte di questi ultimi , saranno le vittime ad essere punite ed a subire i corsi di rieducazione . Già ora si prospettano incontri dibattiti psicodrammi ed abbracci e lacrime e buona sera finale e lo Stato che ripaga i delinquenti sotto forma di fondi per rifarsi una vita( Curcio non fa l editore? E con quali soldi tanto per essere maldicente). Tutto frutto di Beccaria e Compagnucci illuministi con il solo Dio -architetto della massoneria. Se credi nel Dio cristiano e nel Paradiso , anche la morte in croce può diventare redenzione. Vedesi buon ladrone. Meglio quindi a mio avviso la pena di morte, ma dopo Bergoglio, in questo io non son più cristiano : il tanguero argentino mi ha cambiato all ultimo il catechismo ,tuchino avrà imitato la firma per bene dopo anni di prove, facendo quello che curiosamente un oscuro gruppo di avvocati argentini gli chiedeva, a JMB, agli inizi di pontificato, ossia di cancellare la pena di morte dal catechismo. E mi colpi assai il fatto che Bergoglio non parlasse da papa con una teologia cattolica e 2000 di tradizione e soprattutto una fede alle spalle. Bergoglio allora si scusasse e giustificando di se (nota bene) da vescovo di Baires fosse sempre stato contrario alla pena di morte. Avvocati argentini , oscuri circoli di diritti civili, ossia puzza di massoneria e scusarsi come se ricevesse comandi da più importanti di lui. Dai suoi capi.Paranoico sumus no?
È arrivato davanti al Giudice giusto che non sbaglia di un centesimo, di un millimetro.. Si, soffrirà. …
Ma giustamente Adinolfi fa notare l’ignavia di una politica assente e di una giustizia talora complice anche nei periodi più drammatici. Ero a piazza del Gesù quel nove Maggio del ’78 e rimasi senza pranzo fino a sera, travolta dalla confusione e dall’emozione che aveva preso Roma il giorno del triste ritrovamento. Vidi passare da vicino il camion dei pompieri con dentro il cadavere e tutti applaudirono.
Non dimentichiamo che molti che contavano avevano i figli infiltrati in quelle orride bande e volevano proteggerli.
Non molto è cambiato da allora. Tutt’ora alcune formazioni e partiti di sinistra sono infiltrati da uomini e donne che rispondono agli interessi di alcune potenze straniere, che decidono le sorti della nostra repubblica. A questo disegno, purtroppo non sono estranee alcune importanti istituzioni del nostro Paese, che hanno il compito di proteggere e salvaguardare i partiti di cui sopra e al contempo di boicottare, in tutti i modi, chi prova ad affrancare il nostro Paese dall’asservimento alle potenze straniere vincitrici della seconda guerra mondiale.
Secondo me va visto tutto sul criterio della conversione e del pentimento. Si offre una possibilità alle persone che hanno sbagliato di rivedere principi e condotte e di essere dalla parte del bene, non so se poi abbia avuto una vita migliore in tal senso esemplare ed abbia contribuito al bene del prossimo.
Da curioso mi vien da chiedere, aveva i capelli nel 78 o era calvo?
A mio parere quel giorno c’erano almeno 3 evasi più o meno ufficialmente, nulla esclude che lui potesse essere uno di quelli e che abbia pure parlato e trattenuto l’uomo vestito di blu.
Ma la grande questione che da quasi mezzo secolo pare irrisolta è: chi era davvero il professore che faceva le domande nel memoriale?
Questo crede ancora alla favola dei terroristi; sono quasi tutti liberi e da tempo, com’è giusto per chi ha servito CIA, Mossad, MI6. In compenso nella fogna itaglia c’è il reato di vilipendio e il sig. Enrico Gianini è in ospedale psichiatrico per aver denunciato da impiegato a Malpensa le irrorazioni della NATO-canaglia
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