Anche la “Democratica” Siria di Al Jolani TΘrtur@. La Drammatica Situazione dei Cristiani di Aleppo.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato da Vocal Politics su Instagram. E, in calce, un articolo di Ora Pro Siria sulla situazione ad Aleppo, e nel Sud del Paese. Buona lettura e diffusione.

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L’ex generale di brigata dell’Esercito arabo siriano Ali Mohammad Suleiman, che in precedenza aveva comandato la 90ª Brigata sul fronte meridionale della Siria contro l’occupazione israeliana, è stato torturato a morte nella prigione di Hasiya a Homs, in Siria, il 31 ottobre 2026, dal regime al potere dell’HTS.

■ Secondo il Syria Justice Archive, Suleiman è stato ucciso meno di un anno dopo il suo rapimento da parte del regime dell’HTS.

■ Anche il Comitato di coordinamento interno del Partito di Liberazione Nazionale – Siria ha rilasciato una dichiarazione in cui piange la scomparsa di Suleiman, descrivendo la sua morte come «un martirio nelle prigioni del regime di al-Jolani».

■ L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato separatamente che Suleiman è stato ucciso mentre si trovava in custodia del regime dell’HTS e ha riferito di aver ricevuto informazioni relative alle torture subite prima della sua morte. Ha dichiarato che alla sua famiglia è stato comunicato che era «deceduto» a causa di un «attacco cardiaco».

■ Inoltre, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che, dall’inizio del 2026, un totale di 19 persone rapite sono morte sotto tortura nelle prigioni dell’HTS. Le uccisioni sono state registrate in nove governatorati: quattro ciascuna ad Aleppo, Homs e nella zona rurale di Damasco, due a Deir ez-Zor e una ciascuna a Raqqa, Daraa, Latakia, Suwayda e Hama.

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Notizie (tristi) da Aleppo

 

Riceviamo dall’amico Claude Zerez alcune brevi notizie ricevute direttamente dagli amici cristiani di Aleppo, che pubblichiamo per dare conto della disastrosa situazione in cui versa la popolazione e chiedere la preghiera degli amici che in questi anni hanno seguito la situazione di Aleppo attraverso il nostro sito. 

Traduzione delle dichiarazioni dei due parroci di San Dimitri e di Nostra Signora du Bonheur ad Aleppo, padre Georges Dallal e padre Joseph Katat. 

Di Claude Zerez:

– Senza parlare della situazione catastrofica dal punto di vista politico, economico e della sicurezza in Siria, anche la situazione nelle nostre parrocchie è drammatica.

– Attualmente soffriamo per la carenza di gasolio necessario per riscaldarci d’inverno; i nostri fedeli devono scegliere tra il cibo e il riscaldamento. Aiutiamo gli anziani, i neonati e i malati a riscaldarsi per due ore al giorno. A ciò si aggiunge la carenza di elettricità (3 ore al giorno); la gente si riscalda coprendosi  con le coperte.

– Continuiamo ad accogliere le famiglie che hanno perso la propria casa nella parrocchia di N.D. du Bonheur a causa degli scontri tra i curdi e l’esercito avvenuti un anno fa e dei terremoti del 2023.

– I malati delle nostre parrocchie non hanno i mezzi per pagare gli interventi chirurgici; noi li aiutiamo a coprire una parte delle spese.

– Continuiamo a distribuire pacchi alimentari (riso, latte per neonati, lenticchie, pasta, burro, olio, formaggio in scatola…) una volta al mese alle famiglie.

– Il costo della vita è così alto che da anni le persone non possono più permettersi di acquistare carne e sopravvivono grazie a grano spezzato, lenticchie, riso e pasta. Abbiamo allestito una mensa per distribuire piccoli pasti ogni giorno.

– Infine, il 93% dei nostri parrocchiani ha lasciato Aleppo, che prima del 2010 contava 350.000 cristiani, mentre oggi ne rimangono solo 18.000.

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Situazione del Sud della Siria secondo la visione di alcuni osservatori circa il “Piano della Grande Israele”

 

 

Dalla pagina X di Giorgio Bianchi del 24 ottobre 2026 copiamo un interessante stralcio scritto da Alberto Negri e il successivo commento di Giorgio Bianchi 

Oscurata la colonizzazione israeliana della Siria 

Un cecchino israeliano ha fulminato in queste ore un disabile nella città siriana di Dara’a (80mila abitanti) al confine con la Giordania. La notizia è stata oscurata da altre vicende tragiche nella regione, oscurata come del resto la colonizzazione della Siria meridionale. Israele sta costruendo una linea di fortificazioni lunga 70 chilometri (progetto Sufa 53) tra Quneitra, Al Asha e Al Rafid, con trincee, terrapieni e strade militari per creare una “zona cuscinetto” in territorio siriano: gli abitanti sono cacciati dalle loro case, i terreni vengono confiscati. Nella più generale indifferenza Israele, che rifiuta colloqui con Damasco, colonizza la Siria, avamposto di un futuro conflitto con la Turchia per il Mediterraneo orientale.

di Alberto Negri

L’Iran e la Turchia sono gli ultimi due ostacoli sulla strada della Grande Israele; o, se preferite, alla nascita degli Stati Uniti Mediorientali. Un progetto coloniale, militare, che porrà sotto controllo imperiale, il Mediterraneo, il Medio Oriente e aprirà la strada verso la conquista dell’Asia centrale. Tutto quello che è avvenuto, in quelle aree, è stato propedeutico alla realizzazione di questo disegno…

di Giorgio  Bianchi

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