La Siria “Democratica” di Al Sharaa Chiude alle Donne le Facoltà Scientifiche e i Collegi Militari.

 

 Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Inside Over, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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“Riservato ai maschi”: la Siria chiude alle donne le facoltà scientifiche e i collegi militari

 

Le nuove restrizioni introdotte dal governo siriano escludono le donne da numerosi percorsi universitari e professionali.

A partire dal 30 settembre le donne siriane non possono più accedere a numerosi istituti universitari e percorsi di formazione superiore, inclusi corsi legati a difesa, sicurezza, aviazione, trasporti ferroviari, settore petrolifero e navigazione marittima. Una decisione formalizzata dal Ministero dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica con la pubblicazione delle tabelle di ammissione per l’anno accademico 2026-2027, che sta suscitando preoccupazione tra le organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Le nuove disposizioni rappresentano una vera e propria segregazione formativa basata sul genere della persona, dove l’individuo può scegliere ora tra un ventaglio di opzioni molto più limitato rispetto a prima.

L’accesso per le studentesse, infatti, è stato sbarrato presso la nuova Università Nazionale delle Scienze della Difesa a Damasco, dove sono riservati esclusivamente agli uomini i percorsi di Giurisprudenza, Economia e Gestione, Scienze Sociali e Umane, oltre ai collegi militari terrestri, navali ed aerei. L’unico dipartimento dell’ateneo aperto alle donne è l’Istituto Superiore di Scienze Applicate e Tecnologia, il quale tuttavia non offre sbocchi nella carriera militare attiva. Dinamica analoga si registra presso l’Università Siriana per le Scienze della Sicurezza, la quale preclude alle donne il College di Scienze della Sicurezza e l’Istituto Tecnico, lasciando accessibile unicamente il percorso in cybersicurezza.

Ma la stretta si estende ben oltre l’ambito della difesa: alle iscritte è stato vietato l’ingresso agli Istituti tecnici per il petrolio e il gas (nelle sedi di Rmeilan, Homs, Deir ez-Zor e Baniyas), all’Istituto delle Ferrovie di Aleppo e al dipartimento di Regia Radiotelevisiva dell’Università di Idlib. L’impedimento di accesso ai corsi non limita soltanto il genere femminile e, in modo speculare, dedica corsi quali la formazione per la scuola dell’infanzia, l’infermieristica e l’ostetricia unicamente alle donne, proibendo di fatto l’iscrizione agli studenti maschi.

Le accuse di discriminazione e le giustificazioni dei sostenitori

Di fronte all’assenza di motivazioni ufficiali da parte del Ministero dell’Istruzione Superiore, i sostenitori delle misure adducono ragioni legate alla presunta durezza del lavoro sul campo, ricordando che la presenza femminile nelle forze armate era storicamente limitata a ruoli di facciata.

Tuttavia, la comunità internazionale e i movimenti civili locali riconducono questa misura ad un’aperta violazione sia della Dichiarazione Costituzionale firmata dal presidente Ahmed al-Sharaa, che dovrebbe garantire l’uguaglianza formale senza distinzione di sesso, sia dei trattati internazionali come la convenzione CEDAW e la Risoluzione 1325 dell’ONU sull’integrazione femminile nei processi di pace. Il timore suscitato dall’applicazione di questa nuova norma nasce dalla volontà di relegare le donne a specifici ambiti e ruoli, una condizione che potrebbe portare ad una progressiva emarginazione della donna dalla vita pubblica siriana.

La contraddizione della Siria post-Assad

La decisione di precludere alle studentesse l’accesso alle accademie di difesa e sicurezza fa emergere la più profonda contraddizione della Siria post-Assad. All’indomani della caduta del precedente regime alla fine del 2024 ad opera delle forze guidate da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), la nuova leadership guidata dal presidente Ahmed al-Sharaa ha avviato una costante campagna di rassicurazione verso gli attori internazionali, promettendo una maggiore tutela nei confronti delle minoranze e dei diritti delle donne. Ed è stato proprio a fronte di queste garanzie che i governi occidentali hanno gradualmente allentato la presa, cercando una nuova apertura con l’amministrazione siriana, al punto che gli Stati Uniti, nell’agosto del 2026, hanno rimosso la Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo dopo quasi cinquant’anni, revocando anche le sanzioni nei confronti di HTS e di al-Sharaa. Anche l’Unione Europa si è mossa verso una direzione più diplomatica, prima revocando le sanzioni economiche generali nel maggio 2025, poi cancellando dalle liste nere i ministeri della Difesa e dell’Interno per ripristinare i rapporti di cooperazione.

Eppure, l’esclusione delle donne dalle carriere militari non è un caso isolato, ma anzi rappresenta l’apice di una sequenza di provvedimenti scanditi nel tempo. Per primo ricordiamo la revisione dei testi scolastici per l’anno accademico 2025-2026, con la quale le immagini di donne a capo scoperto nei manuali scolastici sono state rimosse o ritoccate. Sono stati inoltre registrati episodi di separazione tra studenti e studentesse in istituti laici, come il liceo “Al-Hurriya” a Damasco, mentre alcune direttive locali vietano un “trucco” ritenuto eccessivo alle dipendenti pubbliche nel governatorato di Latakia.

Sempre meno spazio nella vita pubblica

Questo tipo di esclusione si riflette inevitabilmente nell’arena politica e militare: nelle elezioni parlamentari dell’ottobre 2025, le donne hanno ottenuto appena 6 dei 119 seggi dell’Assemblea del Popolo (circa il 5%), mentre nell’agosto 2026 le autorità hanno rifiutato di integrare le combattenti curde delle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) nell’esercito regolare in un più ampio quadro di riorganizzazione delle forze armate,

Se la prima fase della transizione siriana è stata accompagnata da un’attenzione mediatica spasmodica, oggi le dinamiche interne alla Siria interessano pochi sul fronte della comunità internazionale, come se con la caduta di Bashar al-Assad il Paese potesse risanarsi nonostante abbia rappresentato per anni il simbolo delle crisi umanitarie del XXI secolo. Oggi gli occhi dell’Occidente guardano con attenzione a teatri di guerra diversi, dall’Ucraina fino a Gaza e Iran, con uno sguardo buttato di sbieco agli equilibri geopolitici nello stretto di Taiwan.

Le conseguenze di questo silenzio

“Riservato solo ai maschi” è ciò che hanno letto migliaia di studentesse, ritrovatesi escluse da un percorso che avevano immaginato e stravolgendo in un istante progetti di vita e sogni. A questa comunicazione risuona una risposta diretta: “il genere non definisce le capacità”. Lo ricorda Raghad, una delle poche donne iscritte al corso di ingegneria meccatronica, sottolineando come la Siria post-bellica abbia disperato bisogno dei migliori talenti, senza distinzione.

Fonti

https://www.bbc.com/news/articles/c33knmyl0y5o

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/05/18/syria-council-renews-restrictive-measures-targeting-the-former-al-assad-regime-for-one-year-and-de-lists-certain-entities/

https://www.dw.com/en/a-bad-omen-syria-bans-women-from-university-courses/a-79769348

https://www.hrw.org/news/2026/10/16/syria-women-barred-from-defense-security-colleges

https://www.independentarabia.com/node/660715/سياسة/تقارير/كليات-للذكور-فقط-سوريات-خارج-التعليم-الجامعي

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