Vaccini, IA, e Stato di Polizia. Come il Potere Globale ci Controlla. Leonardo Guerra, Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione la trascrizione di questa intervista di Leonardo Guerra, in tema controllo globale, che si estende piano piano fino a rifguardare tutti noi. Buona lettura e condivisione.

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VACCINI, IA E STATO DI POLIZIA: COME IL POTERE ESERCITA IL CONTROLLO 

 

                                 Tratto dal video https://www.youtube.com/watch?v=FtfwgNMxIZc  con Leonardo Guerra, biologo molecolare

Le nuove tecnologie biomediche e lo sviluppo accelerato dell’intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente la società, sollevando interrogativi sulla libertà individuale, sulla tutela della salute, sulla privacy e sul rapporto tra cittadini e potere. In questa intervista, Leonardo Guerra, biologo molecolare, propone una riflessione critica sulla convergenza tra vaccini basati su nuove piattaforme tecnologiche, sistemi di intelligenza artificiale e strumenti di sorveglianza digitale.

Al centro del suo intervento vi è il timore che l’impiego crescente di queste tecnologie, insieme all’estensione dei sistemi di raccolta e analisi dei dati, possa favorire nuove forme di controllo sociale e limitare progressivamente gli spazi di autonomia individuale. Guerra affronta inoltre il ruolo delle multinazionali, le politiche di sicurezza, la gestione delle emergenze sanitarie e i possibili rischi legati all’automazione dei processi decisionali.

Le sue considerazioni offrono lo spunto per interrogarsi su una questione fondamentale: come garantire che il progresso scientifico e tecnologico rimanga al servizio dell’essere umano, tutelando la dignità della persona, la libertà di pensiero e i diritti fondamentali?

Negli ultimi anni, due fenomeni hanno assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico: la diffusione delle nuove biotecnologie, comprese quelle utilizzate nei vaccini a mRNA, e lo sviluppo accelerato dell’intelligenza artificiale. Secondo la sua esperienza nel settore farmaceutico e nella ricerca sulle malattie infettive, queste tecnologie, pur appartenendo ad ambiti differenti, sollevano interrogativi comuni sul rapporto tra progresso scientifico, potere economico e controllo sociale.

Individua una possibile convergenza tra strumenti biotecnologici e sistemi digitali avanzati, soprattutto quando vengono utilizzati per raccogliere dati, analizzare comportamenti e orientare le decisioni delle persone. In questa prospettiva, la questione centrale non riguarda soltanto le capacità tecniche delle nuove tecnologie, ma anche gli obiettivi per i quali vengono sviluppate e le garanzie predisposte per tutelare la libertà individuale.

Agenda 2030 e trasformazione della società

Già alla fine del 2021, il processo di trasformazione della società può essere suddiviso in due grandi fasi.

La prima riguarderebbe l’influenza sulla percezione collettiva e sul comportamento delle popolazioni, attraverso eventi di portata globale come la pandemia e i conflitti internazionali. La seconda consisterebbe nella progressiva introduzione di sistemi digitali permanenti, capaci di integrare dati, infrastrutture e processi decisionali, fino a modificare profondamente il rapporto tra esseri umani e tecnologia.

La digitalizzazione rappresenterebbe uno degli strumenti più rilevanti della trasformazione in corso. L’intelligenza artificiale, in particolare, può elaborare enormi quantità di informazioni, individuare correlazioni e contribuire a decisioni che riguardano la sicurezza, l’economia, la sanità e la gestione dei territori.

Il rischio è che tali strumenti, se utilizzati senza adeguati limiti democratici, possano essere impiegati anche per rafforzare forme di sorveglianza e condizionamento sociale.

Il riferimento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite si inserisce in questa interpretazione critica. È tuttavia importante distinguere gli obiettivi ufficiali dell’Agenda, dedicati allo sviluppo sostenibile, dalla tesi secondo cui essa costituirebbe il programma di un sistema unitario di controllo globale.

L’intelligenza artificiale e il potere dei sistemi predittivi

Tra gli strumenti tecnologici che suscitano maggiori preoccupazioni figura l’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza, alla gestione delle informazioni e alle operazioni militari.

Piattaforme come quelle sviluppate da Palantir sono utilizzate per integrare dati provenienti da fonti diverse e supportare processi decisionali complessi. In ambito militare, questi sistemi possono contribuire all’analisi delle informazioni, all’individuazione degli obiettivi e alla pianificazione delle operazioni.

La loro crescente diffusione solleva questioni rilevanti sulla responsabilità delle decisioni, sulla trasparenza degli algoritmi e sul ruolo degli esseri umani nei processi automatizzati.

Leonardo richiama, in particolare, il concetto di kill chain, la sequenza di attività che va dall’individuazione di un obiettivo fino all’eventuale impiego della forza. L’integrazione dell’intelligenza artificiale in queste procedure rende fondamentale stabilire chi controlli le decisioni, quali verifiche siano previste e come vengano tutelati i civili.

Un problema analogo può presentarsi nell’impiego di sistemi algoritmici per la sicurezza pubblica. La profilazione delle persone sulla base dei dati, delle relazioni o dei comportamenti osservati rischia di produrre discriminazioni e di restringere gli spazi di libertà, soprattutto quando le valutazioni automatizzate non sono verificabili o contestabili.

La preoccupazione riguarda quindi la possibilità che strumenti concepiti per migliorare l’efficienza diventino mezzi di sorveglianza estesa, con conseguenze sulla riservatezza, sulla libertà di espressione e sul diritto al dissenso.

Il modello aziendale e la trasformazione dell’essere umano in risorsa

L’esperienza maturata nel settore farmaceutico lo ha portato  a riflettere anche sull’evoluzione delle grandi organizzazioni internazionali.

I modelli di gestione globalizzata sperimentati nelle multinazionali avrebbero contribuito a diffondere una concezione dell’essere umano sempre più legata alla produttività e alla misurazione delle prestazioni.

Il passaggio dal concetto di lavoratore a quello di risorsa umana diventa, in questa prospettiva, il simbolo di una trasformazione culturale: la persona viene considerata soprattutto in funzione del contributo che può offrire all’organizzazione.

Il rischio è che questa logica si estenda progressivamente alla società, facendo prevalere gli obiettivi economici e organizzativi sulle esigenze delle persone.

L’essere umano finirebbe così per essere trattato come un fattore produttivo sostituibile, mentre il profitto, i fatturati e l’efficienza assumerebbero un peso crescente nei processi decisionali.

Da qui nasce una domanda fondamentale: a chi giova realmente l’introduzione di una nuova tecnologia? Quali benefici produce per la collettività e quali interessi economici o istituzionali contribuisce a soddisfare?

Queste domande dovrebbero accompagnare ogni scelta riguardante l’innovazione scientifica e tecnologica.

Sicurezza pubblica, proteste e rischio di restrizioni delle libertà

Il rapporto tra sicurezza e libertà individuale rappresenta un altro punto centrale dell’analisi.

Le misure contro la violenza durante le manifestazioni, il danneggiamento dei beni e la criminalità giovanile possono rispondere a esigenze concrete di tutela dei cittadini. Tuttavia  è necessario valutare anche gli effetti più ampi delle politiche adottate e il rischio che singoli fenomeni di criminalità diventino il presupposto per introdurre strumenti di controllo sempre più estesi.

A suo giudizio, problemi come la mancata integrazione, la gestione dell’immigrazione e la diffusione della violenza giovanile dovrebbero essere affrontati attraverso politiche strutturali, anziché limitarsi a interventi repressivi.

Il timore è che l’emergenza venga utilizzata per ottenere consenso verso provvedimenti che incidono anche su persone estranee ai fenomeni contestati.

In questo quadro, particolare attenzione merita l’eventuale impiego dell’intelligenza artificiale per la prevenzione dei reati e l’analisi dei comportamenti. Un sistema che attribuisce a una persona un livello di rischio sulla base di dati e correlazioni statistiche può generare conseguenze concrete anche in assenza di comportamenti illeciti accertati.

Il principio della presunzione d’innocenza, la responsabilità individuale, la possibilità di contestare le decisioni e il controllo giudiziario rimangono quindi elementi essenziali per impedire che la prevenzione si trasformi in una forma di sorveglianza generalizzata.

La questione, in definitiva, non è scegliere tra sicurezza e libertà, ma garantire che la prima non venga perseguita sacrificando ingiustificatamente la seconda.

Vaccini a mRNA e biotecnologie: il dibattito sulla sicurezza

Un’altra parte importante dell’analisi riguarda i vaccini a mRNA e le prospettive di sviluppo delle biotecnologie applicate alla medicina.

Esprime forti riserve sull’estensione di queste piattaforme e ritiene che la loro applicazione debba essere accompagnata da verifiche rigorose, controlli indipendenti e una valutazione trasparente dei rischi e dei benefici.

I vaccini a mRNA utilizzano istruzioni molecolari che consentono alle cellule di produrre temporaneamente una proteina bersaglio, stimolando una risposta immunitaria. Questo meccanismo è diverso da quello dei vaccini tradizionali, che utilizzano antigeni, microrganismi inattivati per indurre la risposta immunitaria.

Tali  tecnologie trasformerebbero le cellule in sistemi autonomi di controllo biologico.

Rimangono aperte le questioni  relative alla sicurezza dei singoli prodotti, alla durata della protezione, agli effetti indesiderati, all’efficacia nelle diverse fasce di popolazione e alla qualità dei sistemi di sorveglianza successivi alla somministrazione.

L’esperienza della pandemia ha mostrato quanto sia importante comunicare con chiarezza i benefici attesi, i limiti delle conoscenze e gli eventuali rischi. Ha anche evidenziato la necessità di mantenere aggiornate le valutazioni scientifiche man mano che emergono nuovi dati.

Le nuove piattaforme potrebbero essere  adottate indiscriminatamente in sostituzione di quelle già esistenti. Ogni tecnologia dovrebbe essere valutata sulla base delle prove disponibili e non soltanto della rapidità con cui può essere sviluppata o distribuita.

La questione della preparazione alle future pandemie richiede infatti un equilibrio tra tempestività della risposta sanitaria, qualità delle sperimentazioni, monitoraggio della sicurezza e tutela dei cittadini.

L’obiettivo dovrebbe essere garantire che le decisioni siano fondate su dati verificabili e su procedure trasparenti, senza rinunciare alle necessarie garanzie scientifiche ed etiche.

La somministrazione dei vaccini e il ruolo degli operatori sanitari

Manifesta perplessità anche rispetto all’estensione della somministrazione dei vaccini al di fuori degli ambienti sanitari tradizionali come le farmacie.

Il suo timore riguarda soprattutto la gestione delle eventuali reazioni avverse e la disponibilità di personale e procedure adeguate a intervenire tempestivamente in caso di emergenza.

La questione richiede una valutazione concreta delle condizioni in cui avviene la somministrazione, della formazione degli operatori, della disponibilità di protocolli di emergenza e della capacità di garantire assistenza appropriata.

La sicurezza di una vaccinazione non dipende esclusivamente dal luogo in cui viene eseguita, ma anche dall’organizzazione del servizio, dalla selezione dei destinatari, dalla preparazione del personale e dalla possibilità di riconoscere e trattare tempestivamente eventuali complicazioni.

Più in generale, il dibattito richiama il principio secondo cui il progresso sanitario deve rimanere al servizio della persona, attraverso procedure che assicurino informazione, appropriatezza e tutela della salute.

Il golem come metafora della tecnologia autonoma

Per descrivere i rischi legati all’automazione,  utilizza la figura del golem, una creatura della tradizione ebraica che prende forma dalla materia inanimata e agisce eseguendo gli ordini del proprio creatore.

Il riferimento è metaforico: il golem rappresenta una tecnologia capace di svolgere compiti complessi senza possedere una coscienza morale propria.

L’intelligenza artificiale può eseguire istruzioni, analizzare dati e produrre risultati, ma non dispone automaticamente della responsabilità etica che caratterizza le decisioni umane. Per questo motivo, affidare a sistemi automatizzati funzioni delicate richiede limiti precisi, supervisione e responsabilità chiaramente attribuite.

La stessa esigenza si presenta quando le tecnologie vengono integrate in infrastrutture digitali, dispositivi connessi e servizi che raccolgono informazioni personali.

L’interconnessione tra smartphone, televisori intelligenti, piattaforme online e sistemi di analisi dei dati può migliorare numerosi servizi, ma aumenta anche la quantità di informazioni potenzialmente disponibili a soggetti pubblici e privati.

L’eventualità di estendere il controllo tecnologico fino alle funzioni fisiologiche dell’organismo viene evocata  come uno scenario estremo : sistemi di intelligenza artificiale intracorporei capaci di controllare globalmente il corpo umano e diffusione di nanodispositivi attraverso i vaccini.

 

Informazione, coscienza critica e responsabilità individuale

Di fronte a queste trasformazioni,  indica nella consapevolezza individuale e nella capacità critica i principali strumenti di difesa.

L’invito è  non accettare passivamente le informazioni provenienti dai mezzi di comunicazione, dalle istituzioni o dalle grandi organizzazioni, ma confrontare le fonti, verificare le affermazioni e valutare con attenzione le decisioni che incidono sulla vita collettiva.

Il pensiero critico, tuttavia, richiede anche di sottoporre a verifica le informazioni che confermano le proprie convinzioni, distinguendo i fatti documentati dalle interpretazioni e dalle ipotesi.

In una società caratterizzata dalla circolazione rapida delle informazioni e dalla crescente influenza degli algoritmi, la capacità di valutare le fonti diventa una componente essenziale della partecipazione democratica.

La responsabilità individuale non si esaurisce nelle scelte personali. Le decisioni dei singoli, quando convergono, possono contribuire a orientare il dibattito pubblico, influenzare le politiche e determinare quali limiti la società intenda imporre all’uso delle tecnologie.

Tornare a mettere la persona al centro

Richiama la necessità di ricostruire una cultura civile fondata sulla dignità umana, sulla libertà di coscienza e sulla responsabilità collettiva.

La tecnologia non dovrebbe diventare un fine in sé, né trasformare le persone in semplici consumatori, dati da elaborare o risorse da utilizzare. Il suo valore dovrebbe essere misurato in base alla capacità di migliorare concretamente la vita umana, tutelare la salute, ampliare le opportunità e rafforzare i diritti.

L’intelligenza artificiale e le biotecnologie offrono possibilità importanti, ma servono regole trasparenti, controlli efficaci e una discussione pubblica informata. Il problema non consiste necessariamente nell’innovazione in quanto tale, bensì nelle finalità per cui viene utilizzata, nella distribuzione dei suoi benefici e nella possibilità per i cittadini di comprenderla e controllarla democraticamente.

La sfida è impedire che l’efficienza prevalga sulla dignità, che la sicurezza diventi un pretesto per limitare indiscriminatamente le libertà e che il progresso scientifico venga separato dalla responsabilità etica.

Bisogna recuperare una dimensione collettiva della cittadinanza, non una società composta soltanto da consumatori, ma una comunità di persone consapevoli, capaci di esercitare il proprio spirito critico e di partecipare alle decisioni che riguardano il futuro comune.

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