San Pietro Negata a Cattolici. Il Sacrificio del Cattolicesimo Consummatum Est. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul divieto vaticano ai pellegrini di Summorum Pontificum di celebrare messa a San Pietro, e di entrarvi in Processione. Buona lettura e condivisione.

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Il sacrificio del cattolicesimo è consumato. Ieri, ventiquattro ottobre 2026, la Basilica di San Pietro ha chiuso la porta in faccia ai pellegrini del Summorum pontificum. Quindi, secondo Prevost, sulla tomba dell’Apostolo possono pregare mussulmani, omosessualisti, pachamanisti, può strimpellare alla chitarra un cantante pop, ma i cattolici no.

Via le pie devote con velo, via i sacerdoti che amano la liturgia tradizionale, via, via, via. E loro, ubbidienti, commoventi, dopo aver recitato il Credo all’obelisco, si sono incamminati verso Santa Maria Maggiore per la Santa Messa pontificale. Ieri, la Fraternità San Pio X è stata scomunicata. Oggi il tradizionale pellegrinaggio  romano viene trattato a pesci in faccia e domani chissà che cosa accadrà. Viene da piangere se non fosse che il Signore ci richiama alla pace del cuore. E così sia. Il martirio è sugo della nostra fede.

Resta l’amarezza: è una vera impresa restare fedeli senza  fedeli pastori. La delusione è continua. Si accoglie a braccia aperte una “mullally” (notate il diavoliano islamico…) protestante, si permette ai mussulmani di pregare in San Pietro, si lasciano entrare pachamame, arcobaleni, persone che scambiano per gabinetto il santissimo altare e si vieta l’entrata ai cattolici. E non li chiamo apposta tradizionalisti perché mi sono stancata di questa stupida etichetta. Noi siamo cattolici. Punto. Sì, un’impresa nel pianto.  Gli ostacoli, gli inciampi, le buche sono qui, lì, ovunque. Lo scoramento è una tentazione feroce che a me paralizza il cuore. Mi ritrovo poi in slancio immersa nella preghiera e i sassolini delle mie orazioni mi portano di nuovo a Lui. Respiro, sbadiglio (sì per cacciare il mal consiglio…), vivo. Mi rifugio nel Sacro Cuore di Gesù.

Duro, difficile, il cammino, il restar saldi nella Fede, nella Speranza, nella Carità, tra le tante insidie della nuova chiesa sinodale e pazza. Ogni giorno ce n’è una da raccontare sul nuovo sciagurato corso, pan-umanista, affratellato in una nuova torre babelica, che vuole vivere nel mondo e che del mondo al contrario accetta le regole. Prevost ha difeso la laicità dello Stato mentre per noi Cristo è Re e regnerà ora e sempre: Viva Cristo Re. E che dire dell’ecumenismo che procede minaccioso. A Milano, nell’arcidiocesi che fu di Sant’Ambrogio, si studia il buddismo,  la Cei stampa schede islamiche da usare durante le ore di religione  e nella curia leonina prosperano i sinodalisti, con look protestante, pro-sacerdozio femminile. E in giro per il mondo se ne vedono di cotte e crude: cerimonie maya, buddiste, mostre orrifiche, preti che celebrano Messa in maglia da terzino, sul monopattino, con la bandana…

Vabbè, oramai è quasi inutile rincorrere l’abominio, infruttuoso, come dice mio marito (e molti altri), scagliare dardi e fuoco e fiamme, quindi mi limito a osservare i fatti e ad elencarli così tanto per tenere deste le coscienze già appannate dalla coltre satanica che tutto oramai ricopre. Teniamo a mente la successione dei fatti, ben desti nella memoria siano i passi verso l’abisso dove ci conducono i falsi pastori, il cui lume è spento. Accesa, però, ancora oggi, dopo secoli, è l’antica Torre degli Specchi. Sì nel potente nome del Convento di Santa Francesca Romana che si visita solo nel giorno del transito di Ceccolella (il 9 marzo) e che ci ricorda che, nonostante tutto – passano Papi, giorni, secoli – il Lume  Eterno (la Torre dove anticamente ardeva un fuoco e che conteneva il magico specchio dove si studiava la situazione dell’impero)  mai si spegne.

Il mio cuore è con i pellegrini del Summorum pontificum e di certo da lassù il grande Benedetto XVI, il mio amatissimo, li guarda con affetto e li benedice. Intanto la piccola, adorabile Santa di Fatima, la dolcissima Giacinta Marto, mi parla, nel silenzio sofferto della mia notte insonne, del terzo segreto che non è stato rivelato per intero, come ha detto anche Papa Ratzinger. E lo credo bene! E capisco perché Malachi Martin dichiarò che se fosse stato rivelato confessionali e chiese si sarebbero riempiti… Prego, il sonno mi vince e nel sonno ritrovo fortezza e respiro. Santa Giacinta, piccolo fiore vivo, prega per noi. Era solo una bambina, fu tutto in Dio. Sì: vivat Jesus in cordibus nostris semper.

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