Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un fenomeno che ha assurto ai massimi della notorietà grazie a Donald Trump, e a i suoi legami con esponenti della galassia sionista. Buona lettura e diffusione.
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Sui matrimoni misti nelle élite
Nel luglio 2009, la figlia di Donald Trump, Ivanka, prima di sposare Jared Kushner, agente immobiliare e consigliere politico di fede ebraica praticante, ha studiato con un rabbino per circa due anni assumendo il nome ebraico di Yael. Donald Trump ha posto alcune domande e ha espresso il fatto che questa evoluzione “non era prevista” o non rientrava nei suoi piani originari. In un discorso pronunciato nel 2025 alla Knesset israeliana, ha scherzato dichiarando di essere felice che la conversione fosse avvenuta. Ha inoltre elogiato il forte legame matrimoniale della figlia e sottolineato quanto lei e Kushner tengano a Israele e alle tradizioni familiari.
Anche la figlia dei Clinton, Chelsea, nel 2010 ha sposato un finanziere ebreo, Marc Mezvinsky, così come Kamala Harris, sposata con l’avvocato Doug Emhoff. Secondo alcuni osservatori, i matrimoni misti tra ebrei e élite di potere cristiane rappresentano le strategie ebraiche volte a mantenere ed espandere la propria influenza. Secondo i rapporti del Pew Research Center, il tasso di matrimoni misti tra gli ebrei americani non ortodossi negli ultimi decenni ha raggiunto circa il 72%.
Per avere un’idea di come nasce questa tendenza e le principali motivazioni, di seguito riporto alcuni stralci di un lungo articolo del giornalista Andrew Joyce.
Germania
«Secondo Todd Endelman, autore di Conversion and Radical Assimilation in Modern Jewish History (2015), “gli ebrei provenivano dai più alti livelli sociali e gli sforzi compiuti per invogliare giovani principi, proprietari terrieri o eredi dell’industria a prendere mogli ebree erano notevoli per la loro natura premeditata e duratura”. Endelman commenta i dati del censimento di Berlino, relativi al periodo 1770 -1826, che descrivono come gli ebrei berlinesi d’élite utilizzavano il battesimo come strategia a lungo termine per rendere le loro figlie idonee a eventuali matrimoni misti. […]
Deborah Hertz su Jewish High Society in Old Regime Berlin, scrive “prestiti privati discreti a coloro che potevano permettersi gli alti tassi di interesse furono uno dei modi in cui i banchieri ebrei aumentarono la ricchezza acquisita durante la Guerra dei sette anni”. I nobili indebitati iniziarono a frequentare le case dei loro creditori ebrei, sia per effettuare pagamenti sia per chiedere proroghe. Fu in queste circostanze che ebbe inizio la prima fraternizzazione tra la nobiltà prussiana e le figlie dell’élite ebraica. C’è addirittura chi ipotizza che i nobili fossero sottoposti a forti pressioni, a causa dei loro debiti, affinché prendessero mogli ebree per condizioni più facili.
Hannah Arendt, sosteneva che i matrimoni misti tra la nobiltà prussiana e le donne ebree erano semplicemente “una continuazione degli scambi creditore-debitore degli anni precedenti”. Alla fine questa modalità di contatto si è evoluta nella cultura “del salone”, serate che venivano organizzate da magnati ebrei della finanza, con lo scopo specifico di incoraggiare la mescolanza tra la nobiltà prussiana e alcune ebree selezionate.
[…] Il matrimonio civile non fu introdotto in Prussia fino al 1874. Fino ad allora ci furono un numero considerevole di false conversioni che facilitarono i matrimoni misti ma non riuscirono a mascherare il fatto che le mogli ebree della nobiltà prussiana continuavano a condurre una vita ebraica. Deborah Hertz descrive le famiglie ebree come strateghi “socialmente opportunisti” che “bramavano le posizioni più elevate possedute dai cristiani”.
La stragrande maggioranza delle donne ebree che si sposarono con membri della classe Junker [membri dell’aristocrazia terriera e militare della Prussia e della Germania – ndt] trassero molti dei benefici sociali oggi connessi al loro status nella società non ebraica, pur mantenendo “forti legami con amici e parenti rimasti ebrei”. La raffica di matrimoni misti ebraici nell’élite prussiana iniziò a diminuire solo intorno al 1813, quando la società prussiana fu testimone di una reazione contro l’invasione, furono istituiti numerosi saloni “antisemiti”. Molte donne del salone furono trattate con feroce disprezzo da quei membri dell’élite che si risentivano dell’incursione ebraica.[…]».
Regno Unito
«Nella sua opera classica, The Jews (1922), Hilaire Belloc scrisse che i matrimoni misti ebraici con l’élite britannica erano più “sottili e penetranti” persino dell’acquisizione da parte degli ebrei di posizioni chiave nelle istituzioni dello Stato. Belloc ha affermato che: “Cominciarono a verificarsi matrimoni all’ingrosso tra quelle che un tempo erano state le famiglie aristocratiche territoriali di questo paese e le fortune commerciali ebraiche. Dopo due generazioni di questo, con l’inizio del Novecento fecero eccezione quelle delle grandi famiglie territoriali inglesi in cui non esisteva sangue ebraico. In quasi tutti c’era il ceppo più o meno marcato, in alcuni di essi così forte che sebbene avessero un nome inglese e le tradizioni di un lignaggio puramente inglese del lungo passato, il fisico e il carattere erano diventati interamente ebraici. I membri della famiglia venivano scambiati per ebrei ogni volta che viaggiavano in paesi in cui la nobiltà non aveva ancora sofferto o goduto di questa mescolanza”.
Le due ragioni principali della più ampia penetrazione ebraica nell’aristocrazia britannica furono la precedente introduzione del matrimonio civile e l’ammissione degli ebrei al titolo nobiliare ereditario alla pari dell’élite nativa (a partire da Nathan Mayer Rothschild nel 1884). Endelman scrive che in Gran Bretagna “il matrimonio senza cerimonia religiosa divenne legale nel 1837 e nel 1839 Hannah de Rothschild (1815–1864), figlia del fondatore del ramo inglese del clan bancario, sposò Henry FitzRoy, figlio minore del secondo Lord Southampton, a St. George’s, Hanover Square, senza prima diventare cristiana”. Sebbene le interpretazioni storiche romantiche del matrimonio lo ritraggano come una storia d’amore tra due persone le cui famiglie si opponevano all’accoppiamento, la conseguente portata e estensione dei matrimoni misti ebraici nella nobiltà in seguito all’unione suggeriscono che i Rothschild e i cugini anglo-ebraici erano molto interessati a questo sviluppo. In effetti, nel giro di un secolo la portata dei matrimoni misti ebraici con l’aristocrazia britannica fu tale che Leslie Gilbert Pine [editore, genealogista e araldista britannico-ndt], curatore del Burke’s Peerage, nel 1956 scrisse che “gli ebrei si sono resi così strettamente legati al titolo nobiliare britannico che è improbabile che le due classi subiscano perdite non reciproche”».
Prima di concludere l’articolo Andrew Joyce, scrive: «Una delle grandi bugie propinate alle masse è che viviamo in un’epoca di meritocrazia, in cui l’accesso allo status di élite è aperto a chiunque sia “abbastanza talentuoso”. Ma la bugia non regge a un esame più attento. Anche se si adotta la posizione secondo cui competere con successo per entrare in un’istituzione “meritocratica” come un’università d’élite è una strada verso uno status finale, più ampio ed elitario, ci si confronta con fenomeni come la sovra-rappresentazione ebraica nelle università d’élite. […] I meritocrati ereditari che compongono le nostre élite moderne beneficiano della rete sociale ed etnica più o meno allo stesso modo degli aristocratici ereditari nei periodi precedenti. Esistono dei guardiani che controllano l’accesso alle università d’élite, alle posizioni mediatiche d’élite e alle funzioni sociali d’élite. Come è stato affermato, gli ebrei sono massicciamente sovra-rappresentati in tutti gli indicatori di potere e influenza delle élite. La meritocrazia, come la democrazia moderna, è un’illusione.» Originale: https://nationalvanguard.org/2015/10/reflections-on-jewish-intermarriage-into-native-elites/
Negli ultimi decenni, più donne che uomini si sono convertiti e sposati con persone di fede ebraica. Poiché il mondo dello star system e del business americano è prevalentemente nelle mani di personaggi di origine ebraica, probabilmente alcuni di questi matrimoni misti sono motivati anche dal desiderio di tutelare il proprio futuro professionale. È possibile che, al momento delle promesse matrimoniali, vi siano sentimenti autentici, ma in molti casi le unioni finiscono con il divorzio, mentre la conversione religiosa può continuare a essere percepita come una forma di garanzia per il futuro lavorativo.
Come abbiamo visto, in passato le false conversioni dall’ebraismo al cristianesimo erano strumentali o dettate da convenienze personali. Oggi vi sono cristiani atei che utilizzano la fede come strumento per favorire i propri interessi e ebrei, prevalentemente atei, che esigono la conversione all’ebraismo per motivi razziali.
A cura di Agostino Nobile
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