Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, su segnalazione di Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offriamo alla vostra attenzione questo comunicato del dott. Giuseppe Altieri, di cui in calce presentiamo il curriculum delle attività. Buona lettura e diffusione.
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Coltivare il futuro… Vogliamo dire la verità?
Gli enti di certificazione biologica, tra cui ICEA, hanno tradito il biologico italiano.
È come tradire la propria madre, quella che ti ha partorito.
Lo hanno fatto scegliendo di certificare anche la produzione integrata, per pochi denari: una miseria. E questo invece di pretendere i 3.000 euro per azienda all’anno che, secondo quanto sostenuto, sarebbero disponibili attraverso i programmi nazionali e regionali di sviluppo rurale dell’Unione europea.
Risorse che potrebbero essere utilizzate per effettuare controlli veri, con analisi sul campo durante le coltivazioni, e garantire una certificazione seria, ottenendo oltretutto compensi ben superiori a quelli attuali.
Oggi, infatti, la spesa media sostenuta dagli agricoltori biologici italiani per la certificazione ammonterebbe a circa 900 euro all’anno, secondo i dati citati di FederBio.
Dal 2014, ormai, la certificazione biologica dovrebbe essere finanziata dalle Regioni e non dagli agricoltori, utilizzando i fondi disponibili. In questo modo si potrebbe risolvere anche il conflitto d’interesse tra certificatore e certificato, che considero alla base delle frodi nel settore.
Quarant’anni di battaglie per il biologico
Sono decenni che scriviamo, anche con il supporto di avvocati, al Ministero dell’Agricoltura, alle Regioni, ai giudici, alla Commissione europea, al Parlamento, alla Corte dei conti europea, agli enti di certificazione, a FederBio e ad altri soggetti istituzionali.
Eppure, non vengo coinvolto, nonostante quarant’anni di attività nelle istituzioni e nei tribunali per difendere l’agricoltura biologica, attività accompagnata, peraltro, da numerosi riconoscimenti ufficiali.
Consiglio vivamente a ICEA, uno degli enti storici della certificazione biologica, di interrompere quella che ritengo un’attività illegittima: la certificazione di una produzione integrata che considero falsa e che, in Italia, sarebbe rimasta volontaria, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi europei.
La produzione integrata, infatti, è obbligatoria per tutti gli agricoltori europei dal 2014, Italia compresa, secondo la mia interpretazione della normativa vigente.
È ora che qualcuno imponga un vero contraddittorio scientifico e giuridico.
E che si torni a essere un Paese civile.
Altrimenti, porteremo tutti davanti alla Corte dei conti, per denunciare trent’anni di distrazione di risorse agroambientali europee, con conseguenti danni erariali e ricadute sociali e ambientali drammatiche, tra cui l’aggravarsi del dissesto idrogeologico.
Denunce, audizioni e appelli rimasti inascoltati
Su questi temi ho presentato denunce, partecipato a interrogatori, rilasciato interviste alla RAI, a Mediaset, a La7 e ad altre emittenti.
Ho partecipato anche a un’audizione parlamentare già nel 2002, quando la produzione integrata era effettivamente volontaria, ma, a mio giudizio, nessuno ne rispettava le norme OILB.
Sono intervenuto inoltre ai convegni ministeriali della Rete Rurale Nazionale, a Firenze nel 2017, e in incontri a livello europeo.
Tutto questo, però, senza risultati concreti.
Tutti allineati, mentre si continua a distruggere l’agricoltura italiana per quattro denari.
A pagarne il prezzo è soprattutto la riconversione al biologico.
Quest’anno, inoltre, si registrerebbe un’ulteriore riduzione del 5% della superficie agricola biologica italiana: un dato allarmante, soprattutto di fronte alla crescente richiesta di salute, rigenerazione territoriale, recupero della biodiversità e ricostituzione dell’humus dei terreni.
Il convegno di Salerno del 30 ottobre 2026
Chiediamo di poter intervenire al convegno di Salerno del 30 ottobre 2026, come gruppo Ippocrate.
Proponiamo di scrivere una lettera agli organizzatori, sottoscritta dalle associazioni Liber Vox, Cieli Blu e da tutte le altre realtà interessate.
Chiediamo un confronto pubblico e scientifico, senza preclusioni, e vogliamo capire quali risposte verranno date alle nostre osservazioni.
Purtroppo, ritengo che la gestione della produzione integrata cosiddetta «volontaria» rappresenti una delle principali cause dei disastri dell’agricoltura italiana, che continua a utilizzare gli stessi pesticidi, se non addirittura in quantità maggiori.
Ascoltiamo anche i tecnici ICEA del territorio e vediamo che cosa sia possibile fare per costruire un’alleanza con loro, partendo da Salerno, al fine di interrompere la certificazione di quella che considero una falsa produzione integrata, compresa quella riconducibile al sistema SQNPI.
Un sistema che, a mio giudizio, non privilegia adeguatamente le tecniche biologiche previste dalle norme di riferimento OILB, ma continua a fare affidamento sui pesticidi.
Chiediamo inoltre alle Regioni di rendere disponibili i fondi di 3.000 euro per azienda all’anno.
Non può esserci rigenerazione senza riconversione biologica
È inutile parlare di rigenerazione dei terreni se non si avvia una riconversione dell’intera agricoltura verso l’impiego di mezzi biologici, secondo il principio di precauzione:
«Primum non nocere»: innanzitutto, non nuocere.
Si tratta di mezzi che, secondo la mia interpretazione della normativa, dovrebbero essere già obbligatori e prioritari nell’ambito della produzione integrata, prevista per tutti gli agricoltori, ma che, nella pratica, nessuno sembra voler rispettare.
A mio avviso, ci troviamo di fronte a un sistema completamente fuori legge, che sottrae anche risorse agroambientali destinate all’agricoltura biologica e, più in generale, a pratiche volontarie che vanno oltre gli obblighi normativi.
La produzione integrata, invece, dovrebbe rispettare gli obblighi già previsti dalla normativa europea, in vigore dal 2014.
A sostegno delle mie contestazioni richiamo anche i ripetuti rilievi della Corte dei conti europea sui pagamenti destinati alla produzione integrata, che ritengo debbano essere approfonditi e verificati.
Eppure, soltanto in Italia, questa produzione sarebbe rimasta volontaria.
Nel frattempo, gli enti di certificazione continuano, secondo la mia denuncia, a certificare sistemi che non garantirebbero controlli adeguati sull’impiego dei trattamenti chimici da parte degli agricoltori.
Uno scandalo gravissimo, consumato sulla pelle degli agricoltori e dei consumatori.
Chi controlla il sistema dei finanziamenti agroambientali?
Il CHIEAM di Bari, tra i promotori dell’evento di Salerno, è da me indicato come soggetto da approfondire per i suoi rapporti con Paolo De Castro, che considero uno dei principali responsabili del sistema dei pagamenti agroambientali a superficie destinati alla produzione integrata cosiddetta «volontaria».
Richiamo inoltre le responsabilità che attribuisco al dott. Giuseppe Blasi, dirigente del Ministero dell’Agricoltura nell’ambito dello sviluppo rurale.
Mentre in tutta Europa la produzione integrata sarebbe obbligatoria, in Italia si continuerebbe, a mio giudizio, a utilizzare risorse pubbliche in modo improprio.
Repetita iuvant: ripetere serve a ricordare.
Parliamo di miliardi di euro che, secondo la mia denuncia, sarebbero stati sottratti alla riconversione biologica e rigenerativa dell’agricoltura.
Ed è proprio questo l’argomento al centro del convegno: la riconversione biologica rigenerativa.
Credo, quindi, che a Salerno qualcuno debba avere il coraggio di mettere in discussione il sistema e chiedere risposte precise.
Basta convegni di facciata: servono fatti concreti
Proviamo a preparare una lettera agli organizzatori del convegno, chiedendo formalmente di poter intervenire e presentare le nostre osservazioni.
Siamo alle solite: convegni che rischiano di limitarsi a una mano di vernice, mentre la sostanza rimane invariata.
Ancora chimica, ancora sprechi, ancora opacità da chiarire.
Ancora miseria e morte.
Tutto questo a danno della salute umana, dell’ambiente, della biodiversità e, soprattutto, del futuro dei nostri figli.
Coltivare il futuro significa avere il coraggio di dire la verità, pretendere trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e mettere finalmente la salute dei cittadini e la fertilità della terra al centro delle politiche agricole.
