Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuoe, offre alla vostra attenzione questo delicato quadretto della sua Roma, quella di Monti e di Sant’Agata dei Goti, nello stupore del primo mattino. E di collegamento in collegamento vi porta fino alla Casa Bianca…Buona lettura e diffusione.
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Al risveglio, quando ancora Roma è avvolta nel mantello notturno, io m’arrampico su per la via Panisperna e raggiungo la Basilica minore di Sant’Agata dei Goti. Oh la gioia di vedere il lume acceso che mi chiama nel dolce ventre della Chiesa! Quanto, quanto mi è mancato l’ardente richiamo durante i lunghi mesi sardi! Eccomi, dunque, alla prima Santa Messa dell’alba, di martedì. Entro e il benvenuto è nei sorrisi delle mie tante amiche suore che vestono abiti diversi nella devozione comune. C’è un carabiniere, alto come una bandiera, in orazione e due bei sacerdoti giovani, in talare nera. Mi siedo e poi, Rosario in mano, m’inginocchio per prepararmi alla funzione in dorata beatitudine.
La Santa Messa comincia e m’accorgo, d’un tratto, che non siamo soli. C’è un ospite inatteso in Basilica e lo guardo e sorrido: è un uccello, forse una colomba, non riesco a vederlo bene. Forse è lo Spirito Santo, e vola di qua e di là, accompagnando con il suo batter d’ali innocente le nostre preghiere. A volte, appollaiato vicino all’immagine di Sant’Agata in cielo, mi pare che anche lui, attento, sia pio e devoto, come noialtri quaggiù. Altre volte, nel volo radente, sembra cantare la gloria dell’Altissimo. Si ferma, gira il capino, decolla di nuovo. Su e giù in tenero volo.
Tornata a casa, dopo le faccende domestiche quotidiane, cerco di scaricare un libro epub nel mio tolino, ma non riesco ad accedere alla rete, così, pesco a caso nella libreria costruita nei mesi estivi ed ecco aprirsi, senza che io lo voglia, la biografia di San Columba, irlandese, figlio di re, che ebbe, come leggo, da Dio, tre doni: purezza, saggezza (chiesti da lui) e in più la profezia. Leggo finché posso, ma il dovere del mondo mi chiama.
Mentre sto per chiudere a malincuore, ecco la rivelazione della mia colomba di Sant’Agatha. Scopro infatti, e non lo sapevo, che nell’Irlanda dei dodici apostoli (irlandesi, tra i quali proprio il mio Columba) le chiese venivano chiamate Candida Casa, cioè case bianche ed erano di pietra, costruite dai masons, cioè i maestri scalpellini.
Mi fermo, sospiro. Oh che diavoli questi massoni, non hanno altro in mente che la Santa Chiesa Cattolica, poveri disperati! E usano il diavoliano per sbeffeggiarla, senza che i ciechi condotti da altri ciechi se ne accorgano. Insomma avrete capito ora perché gli Stati Uniti hanno eretto a Washington la loro casa bianca, che è un tempio pagano e che è proprio il contrario della dolce Casa Bianca di San Columba…
Ora corro ad aprire la porta, e appena avrò letto la biografia di questo grande testimone del Regno dei Cieli scriverò. Da Divinia è tutto e alle prossime puntate.
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1 commento su “Candida Casa…ma non è la Casa Bianca di Washington, anzi. Benedetta De Vito.”
Sant’Agata dei Goti è la chiesa dei miei carissimi Stimmatini. Quando ci riandrai, salutameli tanto da Viterbo, anche se i giovani non avranno idea di chi sia.