Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, porta alla vostra attenzione questo intervento del dott. Giuseppe Altieri per una riconversione del sistema agricolo del Paese. Buona lettura e diffusione.
§§§
Agroecologia, sovranità alimentare e futuro dell’agricoltura: la proposta di Giuseppe Altieri per una riconversione del sistema agricolo italiano
Un piano straordinario per superare la crisi economica, ambientale e sociale dell’agricoltura, tutelare la salute, restituire fertilità ai suoli e garantire un reddito dignitoso agli agricoltori. È la proposta al centro dell’abstract presentato da Giuseppe Altieri agroecologo al 1° Congresso Mediterraneo di Agroecologia AEMED 2025.
La crisi dell’agricoltura non è soltanto una questione economica o produttiva. È una crisi che coinvolge la salute umana, la fertilità dei terreni, la biodiversità, la sicurezza alimentare, il paesaggio e la sopravvivenza delle comunità rurali. È questa la tesi di fondo dell’intervento di Giuseppe Altieri, elaborato in occasione degli Stati Generali dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, svoltisi a Roma il 16 marzo 2025, e presentato al 1° Congresso Mediterraneo di Agroecologia AEMED 2025.
Al centro della proposta vi è la necessità di avviare un piano straordinario di riconversione agroecologica, capace di affrontare quella che Altieri definisce una vera e propria «policrisi» dell’agricoltura industriale, attraverso un cambiamento radicale dei sistemi produttivi, delle politiche di sviluppo rurale e dei rapporti economici lungo la filiera agroalimentare.
La crisi del modello agricolo industriale
Secondo l’analisi di Altieri, ottant’anni di impiego della chimica di sintesi in agricoltura, insieme all’espansione dei sistemi agro-zootecnici industriali, hanno contribuito a compromettere l’equilibrio ecologico dei territori e l’autonomia economica degli agricoltori.
Tra le principali criticità individuate figurano la perdita progressiva di sostanza organica e fertilità dei suoli, la riduzione della biodiversità, il deterioramento del paesaggio rurale, il dissesto idrogeologico e gli sprechi di alimenti ed energia lungo la filiera agroalimentare. A questi problemi si aggiungono le preoccupazioni relative all’esposizione ai residui di pesticidi, agli additivi chimici e alle microplastiche, nonché ai possibili effetti sulla salute umana e sulla fertilità.
L’impoverimento dei terreni, in particolare, rappresenta uno degli aspetti centrali della questione. L’humus costituisce infatti una componente essenziale della struttura del suolo: favorisce la ritenzione idrica, sostiene la vita microbica e contribuisce alla stabilità degli ecosistemi agricoli. La sua perdita rende i terreni più vulnerabili alla siccità, all’erosione e agli eventi meteorologici estremi.
Per Altieri, non è quindi sufficiente intervenire sui singoli problemi. Occorre ripensare il modello agricolo nel suo insieme, superando la dipendenza dagli input chimici e valorizzando i processi biologici, la biodiversità e le risorse naturali.
Agroecologia e Costituzione: la tutela dei beni comuni
La proposta individua negli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana un riferimento fondamentale per promuovere un’agricoltura rispettosa della salute, dell’ambiente, del paesaggio e della dignità delle persone.
L’agroecologia viene presentata come un paradigma capace di integrare produzione alimentare, tutela degli ecosistemi, benessere animale e giustizia economica. Il principio di precauzione dovrebbe guidare le scelte relative alle tecnologie agricole, alle sostanze impiegate nei processi produttivi e alla protezione della biodiversità.
In questo quadro, Altieri propone di escludere gli organismi geneticamente modificati e gli alimenti sintetici che ritiene incompatibili con il modello agroecologico, chiedendo anche una maggiore tutela delle varietà tradizionali e delle produzioni tipiche italiane e mediterranee.
Si tratta di proposte che investono anche il dibattito sulle politiche di autorizzazione, sui rischi ambientali e sulla regolamentazione delle nuove biotecnologie. Le valutazioni sui rischi sanitari e ambientali devono tuttavia essere distinte dalle posizioni politiche dell’autore e considerate alla luce delle evidenze scientifiche e delle normative applicabili.
Politiche agricole europee e reddito degli agricoltori
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda l’applicazione delle politiche europee di sviluppo rurale, con particolare riferimento agli interventi agro-climatico-ambientali, all’agricoltura biologica e al benessere animale.
Secondo Altieri, tali strumenti devono garantire agli agricoltori che scelgono la conversione biologica o adottano pratiche ambientali più sostenibili una compensazione adeguata dei maggiori costi e dei mancati ricavi derivanti dagli impegni assunti.
L’autore sostiene inoltre la necessità di favorire la cumulabilità delle misure agroambientali, prevedendo un incremento del sostegno per i progetti collettivi e per la realizzazione di bio-territori, nei limiti consentiti dalle regole europee e dai programmi applicabili.
Particolare attenzione viene riservata alle aziende agricole familiari e di piccola e media dimensione, ai giovani agricoltori e al recupero dei terreni abbandonati. L’obiettivo è contrastare lo spopolamento delle aree rurali e ricostruire un sistema produttivo fondato sulla presenza attiva degli agricoltori nei territori.
Altieri richiama anche la necessità di garantire prezzi remunerativi alla produzione, contrastare le pratiche commerciali sleali e promuovere condizioni di concorrenza che tengano conto degli standard sanitari, ambientali e produttivi. Tra gli strumenti indicati figurano regole comuni per le importazioni e misure di tutela compatibili con il quadro commerciale europeo e internazionale.
Plastica, nanoplastiche e filiere naturali
Un altro ambito di intervento riguarda la riduzione dell’impiego della plastica nel settore agroalimentare e nella pesca.
Altieri propone di rilanciare materiali riutilizzabili e biodegradabili, come il vetro a rendere, la juta, la canapa e altre fibre naturali, per limitare la dispersione di rifiuti e la contaminazione ambientale.
La proposta comprende il recupero delle filiere italiane della canapa, da impiegare per reti da pesca, sacchi per cereali, corde e altri materiali destinati alle attività agricole. Gli incentivi agro-climatico-ambientali potrebbero contribuire a sostenere questa riconversione, creando nuove opportunità produttive e occupazionali.
Il tema si inserisce nella più ampia questione della presenza di microplastiche, nanoplastiche e sostanze associate ai materiali plastici nell’ambiente e nelle catene alimentari. La loro diffusione richiede ulteriori attività di ricerca, prevenzione e monitoraggio, con particolare attenzione agli effetti sulla salute e sugli ecosistemi.
Allevamenti biologici, pascoli e recupero del territorio
La riconversione agroecologica proposta da Altieri interessa anche il settore zootecnico. L’obiettivo è superare progressivamente i modelli di allevamento industriale più intensivi attraverso sistemi biologici, una maggiore disponibilità di pascoli e il miglioramento delle condizioni di benessere animale.
Il recupero delle superfici agricole abbandonate e delle aree marginali potrebbe consentire di valorizzare risorse foraggere locali, ridurre la dipendenza dagli alimenti importati e favorire il ritorno di giovani agricoltori nelle aree rurali.
La proposta comprende inoltre un programma di ricostruzione del paesaggio agricolo tradizionale, con il ripristino delle siepi campestri e ripariali, dei terrazzamenti, dei muretti a secco e delle altre infrastrutture ecologiche che contribuiscono alla protezione del suolo e alla regolazione delle acque.
Questi interventi, se pianificati sulla base delle caratteristiche dei territori, possono concorrere alla prevenzione dell’erosione, alla conservazione della biodiversità e alla riduzione della vulnerabilità idrogeologica.
Biodiversità, innovazione e conoscenze agricole tradizionali
L’agroecologia proposta da Altieri non si limita al ritorno alle pratiche del passato. Prevede anche l’impiego di innovazioni tecniche compatibili con il funzionamento degli ecosistemi agricoli.
Tra le pratiche indicate figurano le consociazioni colturali, l’agroforestazione, la valorizzazione degli insetti utili, il monitoraggio climatico e fitopatologico, le lavorazioni conservative, il diserbo meccanico, il compostaggio e l’impiego di microrganismi utili.
Un ruolo importante è attribuito alle varietà tradizionali autoctone, considerate una risorsa per la diversificazione delle produzioni, la conservazione del patrimonio agroalimentare e la resilienza dei sistemi agricoli.
La combinazione tra biodiversità funzionale, tecniche conservative e assistenza agronomica indipendente dovrebbe consentire di ridurre progressivamente il ricorso agli input chimici, migliorando nel contempo la capacità delle aziende di affrontare le sfide climatiche e fitosanitarie.
Sovranità alimentare e filiere di prossimità
La sovranità alimentare costituisce un altro pilastro del piano. Per Altieri, ricostruire l’autonomia alimentare significa rafforzare le comunità locali, recuperare i territori produttivi abbandonati e avvicinare agricoltori e cittadini.
La proposta punta allo sviluppo di reti agroalimentari di prossimità, organizzazioni di produttori biologici capaci di offrire una pluralità di prodotti e gruppi di acquisto in grado di sostenere le produzioni locali.
Un’attenzione particolare viene riservata alle mense scolastiche e ospedaliere, che potrebbero diventare strumenti strategici per promuovere un’alimentazione di qualità, sostenere le aziende agricole del territorio e favorire l’educazione alimentare.
In questa prospettiva, il consumatore non è più soltanto l’ultimo anello della filiera, ma diventa parte attiva di una comunità alimentare consapevole, capace di orientare la domanda e sostenere direttamente i produttori.
Fondamentali sono anche la formazione agroecologica, l’assistenza tecnica fitosanitaria indipendente e la diffusione di programmi educativi nelle scuole, negli orti urbani, nei frutteti pubblici e negli istituti agrari.
Un piano straordinario per affrontare il debito agricolo
La parte più ambiziosa della proposta riguarda il superamento del debito economico, sociale e ambientale accumulato dal sistema agricolo.
Altieri stima in circa 80-100 miliardi di euro l’indebitamento delle aziende agricole italiane e propone un intervento straordinario dello Stato attraverso un mutuo ventennale destinato ad assorbire il debito agricolo. L’investimento indicato è di circa 6 miliardi di euro all’anno.
Secondo l’autore, il provvedimento dovrebbe evitare il fallimento di numerose aziende, le vendite all’asta dei terreni e la perdita di un patrimonio produttivo fondamentale per il Paese. In cambio, gli agricoltori beneficiari dovrebbero assumere impegni concreti di riconversione agroecologica e di recupero paesaggistico e funzionale dei territori.
Il piano viene concepito come un investimento strutturale, da sostenere anche attraverso una corretta utilizzazione delle risorse europee già disponibili per lo sviluppo rurale e il sostegno al reddito.
Altieri richiama inoltre i costi sociali e ambientali associati alle patologie cronico-degenerative, al dissesto idrogeologico, all’inquinamento e alla perdita di biodiversità. La sua tesi è che investire nella prevenzione, nella fertilità dei suoli e nella qualità degli alimenti possa generare risparmi rilevanti nel lungo periodo.
Le cifre economiche e le stime dei benefici prospettati costituiscono elementi della proposta dell’autore e richiedono una valutazione specifica sulla base dei dati disponibili, delle metodologie di calcolo e della sostenibilità finanziaria degli interventi.
Agroecologia forense e legittimità delle politiche pubbliche
Il contributo si inserisce anche nell’ambito che Altieri definisce «Agroecologia Forense», ossia l’analisi delle responsabilità, delle norme e delle scelte amministrative che incidono sulla salute, sull’ambiente e sullo sviluppo rurale.
La questione riguarda, in particolare, l’effettiva applicazione delle misure agroambientali e la coerenza tra gli obiettivi dichiarati delle politiche agricole e gli strumenti utilizzati per attuarle.
L’autore sostiene che un impiego non corretto delle risorse pubbliche, se orientato a investimenti incompatibili con gli obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo rurale, possa contribuire all’indebitamento delle aziende e aggravare le criticità strutturali del settore.
Da qui la richiesta di verificare la legittimità delle scelte amministrative, la corretta destinazione dei finanziamenti e l’effettiva capacità delle politiche pubbliche di sostenere la transizione ecologica. Eventuali profili di illegittimità devono essere accertati caso per caso sulla base delle norme applicabili e della documentazione pertinente.
Una scelta strategica per le generazioni future
Il messaggio conclusivo di Giuseppe Altieri è un invito a superare la frammentazione degli interventi e a riconoscere l’agroecologia come una strategia complessiva per il futuro dell’agricoltura italiana e mediterranea.
La riconversione proposta mira a tenere insieme la sostenibilità economica delle aziende, la tutela della salute, la conservazione della biodiversità, il recupero dei territori e il diritto delle comunità a disporre di alimenti di qualità.
Non si tratta, nella visione dell’autore, di una semplice modifica delle tecniche colturali, ma di una trasformazione del rapporto tra agricoltura, economia, ambiente e società. Un percorso che richiede risorse finanziarie, assistenza tecnica, ricerca indipendente, formazione e politiche pubbliche coerenti.
La sfida è costruire un sistema agroalimentare capace di remunerare il lavoro agricolo, rigenerare la fertilità dei terreni e restituire centralità alle comunità rurali, senza trasferire sulle generazioni future i costi dell’inquinamento, del dissesto territoriale e della perdita di biodiversità.
Per Altieri, l’agroecologia rappresenta la strada da percorrere per affrontare la policrisi agricola e ricostruire un modello produttivo fondato sulla fertilità della terra, sulla sovranità alimentare e sulla dignità del lavoro. Una transizione che, nella sua impostazione, non può più essere rinviata.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***


1 commento su “Agroecologia, Sovranità Alimentare e Futuro dell’Agricoltura: la Proposta di Giuseppe Altieri.”
Riccardo Lupino, agricoltore e scrittore, presenta il suo libro ‘Agritortura’, evidenziando le sfide del settore agricolo. La discussione si concentra sull’importanza dell’agricoltura e le problematiche legate alle tecnologie alimentari e alla liberalizzazione dei mercati.
https://visionetv.it/riccardo-lupino-bisogna-ripensare-il-sistema/