| (Andrea Zhok) – Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. |
| Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope. Mettersi a fare la predica sulle auto bruciate e le vetrine infrante, senza andare oltre, è solo l’indice di chi non ha ancora capito la serietà delle circostanze in cui ci troviamo. |
| Ciò cui assistiamo in Francia, ma in forme diverse oramai in molti paesi europei (Spagna, Portogallo, Albania, Belgio, e da ieri anche in Italia) è tutto meno che un evento irrazionale. Esistono infatti eventi storici che sono irrazionali soltanto per lo sguardo locale, ma possiedono una razionalità evidente quando li si guarda abbastanza dall’alto. |
| Razionale non significa indolore, e non significa privo di ingiustizie. |
| Bisogna esercitare lo sguardo a tenere fermi insieme due livelli di analisi: quello in cui si possono giudicare specifici atti e specifici soggetti come barbari, incivili, vandalici, e quello in cui si può (e si deve) capire che la storia è sempre un fiume in cui navigano detriti e cadaveri, ma che non si arresta con le prediche. |
| Ciò che sta avvenendo ha una razionalità collettiva ferrea, anche se chi vi partecipa ne ha spesso una comprensione limitata, o persino nulla. |
| L’esperienza che le popolazioni europee fanno delle proprie classi dirigenti oramai da molti anni è quella di un organismo tecnocratico anonimo, un muro di gomma semovente, che procede con un “pilota automatico” del tutto indifferente ai bisogni della popolazione. La scommessa di questi ceti tecnocratici legati alla finanza è stata di riuscire ad addormentare le coscienze con l’odierno oppio dei popoli dei media (entertainment & infotainment), e di domare i refrattari con interventi restrittivi (una manganellata qua, una chiusura dei conti là, una leggina elettorale su, un annullamento di elezioni giù, ecc.). |
| L’assunto generale, tacito e indiscusso, delle dirigenze europee è che con la plebe non si ragiona ma, semplicemente, si alternano carota e bastone. |
| Tutto ciò che viene detto pubblicamente è sempre una menzogna strumentale, senza eccezioni salvo i casi incidentali in cui una verità possa essere a sua volta strumentalizzata. Il discorso pubblico è divenuto una infinita recita che si cura sempre meno di preservare una parvenza di credibilità. |
| Così, nessuno sano di mente pensa davvero che la Russia stia per invaderci, ma ciò non impedisce a schiere di quaquaraquà istituzionali di ripetere con la faccia seria queste puttanate ogni giorno. E naturalmente tutto il mondo sa che in questo gioco di fiabe pompate dai giornali a gettone il solo punto rilevante, il cardine stabile al variare delle contingenze, è l’intento di gestire arbitrariamente le risorse pubbliche, da veicolare per interessi privati. |
| In sostanza, da tempo, le classi dirigenti si sono abituate a trattare la popolazione come una bestia idiota, rispetto a cui ogni motivazione razionale è esclusa e che va trattata da un lato con blandizie selettive e privilegi mirati, e dall’altro con la riduzione all’impotenza. |
| E questo meccanismo può funzionare e funziona a lungo. |
| Fino a quando non funziona più. |
| E non funziona più il giorno in cui troppe persone stanno perdendo troppo per potersi permettere di rimanere in stato di torpore. |
| Qui non bisogna pensare al “perdere troppo” come a cose tipo la “morte per inedia”. |
| In una società moderna la gente entra in condizioni di deprivazione insopportabile molto prima di “morire di fame”. |
| Oggi, per dire, non potersi permettere di utilizzare la macchina o l’accesso a internet per la maggioranza della popolazione significa essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dalla socialità, dalla vita. E il fatto che automobili e telefonini fossero un tempo beni di lusso non significa nulla: ora questo è il nuovo livello di “partecipazione alla vita comune”, ciò che distingue vita e non vita. |
| Plebi coltivate come bestie da soma cui somministrare occasionalmente panem et circenses, lavoretti di merda e imbonimento televisivo, il giorno in cui questo gioco si inceppa non sono e non saranno sensibili alle ragioni del decoro pubblico, del rispetto per la proprietà, dell’ossequio ai monumenti, ecc. |
| A bruciare automobili, edifici storici e negozi sono soggetti deprivati culturalmente e moralmente. Ma i colpevoli reali, quelli che dovrebbero essere chiamati a pagare, sono quei ceti apicali che quella deprivazione hanno coltivato e voluto, pensando gli fosse utile. |
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3 commenti su “L’Europa Protesta, i Governi se ne Fregano. Allacciate le Cinture, Andremo a Sbattere. Andrea Zhok.”
Sherlock Holmes era il campione degli idiots savants. Chesterton lo aveva illustrato con humour e stile da par suo, ma la sostanza è il dogmatico che si fa indicare dalla logica utilitarista il percorso più rettilineo che poi seguirà ciecamente fino in fondo. Perché, fuori dai romanzi mentali, capita vi siano coincidenze e casualità, risonanze volontarie e involontarie, l’imponderabile e il Mistero, e adesso anche interi universi virtuali paralleli. Prima di imboccare la più immediata, conviene alzare gli occhi su segnaletica e ostacoli d’acqua e cemento armato.
Esempio. Leggendo l’ultimo applauditissimo discorso bipartisan della gemella di destra, di cui sotto i due passi salienti,
https://www.governo.it/it/articolo/consiglio-europeo-del-15-16-ottobre-comunicazioni-del-presidente-meloni-al-senato/32839
-La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi.
Dunque, la posizione del Governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione.-
-A Gaza la situazione resta drammatica. Servono più aiuti e servono in fretta. E serve un’iniziativa politica per verificare se Hamas sia davvero disposta a deporre le armi. Sarebbe la svolta di cui abbiamo bisogno, e aprirebbe la strada alla ricostruzione, nell’interesse – prima di tutto – della popolazione civile.-
se ne ricava la tesina da capoclasse d’una classe non esattamente di eccellenze, confezionata per la maggior soddisfazione della docente (rigorosamente al femminile) in cattedra. Esclusi, per evidenza unanime di scritti, orali e test, il grande capo Ciuffo Sbiadito, la svampita di Bruxelles che si trastulla con sms e miliardi durante le immersioni in apnea nella lacca, e il comitato di redazione di Repubblica, l’interrogativo da supergiallo è: chi dà i voti ai nostri rappresentanti democraticamente eletti per fare il contrario dei nostri interessi e renderci complici di serial killer cultisti per autodefinizione? Indiziati: le agenzie di rating/mercati, il deep state/complesso militar-industriale, la Spectre/cupola sionista-pluto-massonica, il capitalismo/schema Ponzi del profitto illimitato, l’internazionale nera/corporativismo di più bassa lega, l’egemonia dell’ipocrisia/Occidente, il maggiordomo/governatore coloniale (licenza artistica ex art. 21, in un’opera di fantasia che si rispetti non può non esserci) del Quirinale. O tutti insieme appassionatamente, in una congiura degli innocenti in cui gli unici colpevoli sono le vittime.
Rifiutate le improbabilità sempre più probabili -democrazia degli algoritmi e l’ennesima ancor peggiore utile strage- è fra ciò che resta, per quanto oggi sembri impossibile, che va cercata una via di scampo. Elementare quanto difficile se prendi per eroe una calcolatrice tascabile.
Una domanda per Andrea Zhok: le circostanze in cui siamo sono socio-politiche o escatologiche?
Perchè oltre alla lettura riduzionista piccolo-borghese c’è anche quella del filosofo fenomenologo di estrazione marxista ed hegeliana.
E’ ovvio che a soffiare sul fuoco sono gli stessi che vogliono nascondere il proprio fallimento e guadagnare da quello che provocano.
I padroni del vapore di casa nostra sono i primi nemici del proprio popolo, diventato la vittima designata per far tornare i loro conti.
Ma sarebbe poco pensare che questa rilettura (con annessi scontri di piazza infiltrati ed alimentati ad arte) basti a comprendere il quadro.
Chi si presta ad essere strumentalizzato è un barbaro-funzionale coltivato ad arte, l’utile idiota utilizzato in ogni circostanza simile.
In che cosa distinguere questa da altri scontri di piazza già visti nelle nostre città?
Dal vuoto spirituale: non quello di uno spirito filosoficheggiante variamente e vagamente religioso… no: vuoto del Signore Gesù Cristo.
Un tempo che si sa, dal Signore, che sarebbe sopraggiunto e che una chiesa in crisi di fede ha contribuito a raggiungere.
La circostanza è terrbile e necessaria. Chiede perseveranza nell’essere di Cristo. L’unica scelta che tocca a chi vuole resistere.
Una scelta da debitori di tutto che non rivendicano diritti, ma implorano misericordia disponendosi alla penitenza.
C’è un epilogo atteso, che passa da questa perseveranza che non deflette perchè appare sulla scena la croce.
Cristo vince. Non la filosofia, non la rivoluzione, non l’economia, non la repressione, non l’ignoranza.
L’unica cosa certa è che a pagare sarà chi ha un capitale poco volatile: cioè chi ha dei risparmi e/o possiede degli immobili. Chi butta il cerino sa sempre come fuggire, almeno fino a quando l’incendio non diventa troppo grande. Per adesso non è ancora il caso, certo a forza di seminar guerre e studiare “guadagni di funzione”, per tacer del Male che governava indisturbato in tempo di pace, spesso definito come “diritto”, rischiamo di trasformare le nostre vite e le nostre città in un inferno.