Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto offre alla vostra attenzione queste riflessioni avendo come spunto un genio assoluto, Slavador Dalì. E coglie l’occasione per rispondere a qualche critico del forum dei lettori…Buona lettura e diffusione.
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UNICUIQUE SUUM
C’è chi lo chiamerà “frappè paramistico” o “spiluccamento qua e là” e va benissimo! Invece, per il Matto “verboso” e “arrogante” – va benissimo! – che si diletta nell’“entrare dalle finestre” e nello “scandalizzare il prossimo”, quello che segue è un piccolo concerto di campane dal suono argentino e … va benissimo! Sì! Va benissimo in ogni caso! Non c’è alcun discente, siamo tutti docenti, ciascuno la pensa come gli pare, ciascuno si crogiola nella propria verità corrispondente al proprio livello di coscienza. Poco ma sicuro, ciò valendo per tutti, che non si può intendere, pensare e parlare da una consapevolezza che non si possiede. Recita l’aforisma romano d’ispirazione ciceroniana: «UNICUIQUE SUUM».
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«Che cos’è il cielo? Dove si trova? Il cielo non si trova né sopra né sotto, né a destra né a sinistra; il cielo è esattamente al centro del petto dell’uomo che ha fede».
Il cielo al centro del petto! Siamo indubbiamente nel campo mistico. Come può il petto umano contenere il cielo?
Superfluo dire che questo aforisma di Salvador Dalí mi ha risuonato … al centro del petto come un solenne tocco di campana la cui vibrazione si è comunicata ad altre campane, cosicché ne è scaturito un piccolo concerto da cui sono rimasto deliziato e, cosa non da poco, purificato: ricordiamo che la vibrazione della campana disperde le negatività, come indica nelle campane cristiane la scritta apotropaica «est mea cunctorum terror vox daemoniorum / la mia voce è il terrore di tutti i demoni».
Da notare l’acconciatura dei baffi di Dalì ispirata all’infinito, che appunto «non si trova né sopra né sotto, né a destra né a sinistra», e perciò nel contempo sopra e sotto, a destra e a sinistra, come anche davanti e dietro, ciò richiamando «l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità» di cui in Paolo. Notevolisssimo anche quanto il pittore dice dei propri baffi, si direbbe quali “antenne” captanti l’ispirazione:
«L’importante è che i miei baffi si volgano sempre verso il cielo come le torri della cattedrale di Burgos».
Il tocco di campana che ha immediatamente vibrato dopo quello di Dalì è quello del Libro dei ventiquattro filosofi:
«Dio è una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo – Questa defìnizione è data raffigurando la prima causa, nella sua vita propria, come un continuo. Il termine della sua estensione si perde al di sopra del dove e ancora oltre. Per questo il suo centro è ovunque, e l’anima non può pensarlo con alcuna dimensione. E quando cerca la circonferenza della sua sfericità, la dirà elevata all’infinito, poiché ciò che non ha dimensione è indeterminato come fu l’inizio della creazione».
Vale la pena di notare come l’impietrante principio di non contraddizione si sgretoli davanti al centro che è ovunque e alla circonferenza in nessun luogo, che non possono essere ragionati (cioè misurati) ma solo intuiti (creduti non basta) grazie ad uno stato di coscienza svincolato dalla dualità dell’au-aut. Da notare anche come, in quanto centro che è ovunque e circonferenza in nessun luogo, la figura del Cristo si espanda a dismisura, appunto come sfera infinita, oltre il modello strettamente ecclesiatico: «come un continuo», dice il commento, ed il continuo sferico non può essere definito, ovvero ridotto ad una forma, la quale conserva comunque la sua relativa veridicità.
Ed ecco il tocco di campana evangelico:
«Il regno dei cieli è dentro di voi […] è simile a un tesoro nascosto nel campo».
Il campo … il petto!
Il tocco di Hermann Hesse:
«Se desidera abbandonare quest’epoca, questo mondo, questa realtà per rifugiarsi in un’altra realtà, più consona a lei, in un mondo senza tempo, lo faccia, caro amico, io la invito. Lei sa già dove si cela quell’altro mondo, sa che quello che cerca è il mondo della sua anima. Solo dentro di lei vive l’altra realtà che lei va cercando […]. La verità esiste, mio caro, ma non esiste la dottrina che tu desideri, la dottrina assoluta, perfetta, che solo dà la saggezza. E tu amico, non devi neanche desiderare una dottrina perfetta, bensì il perfezionamento di te stesso. La divinità è in te, non nei concetti e nei libri».
Vale la pena di ribadire: «La divinità è in te, non nei concetti e nei libri».
Il tocco di Alda Merini:
«Se cerchi un tesoro devi cercarlo / nei posti meno visibili, / non cercarlo nelle parole della gente, / troveresti solo vento. / Cercalo in fondo all’anima / di chi sa parlare con soli silenzi».
Efficace: le parole in quanto vento. Che molto spesso volgono in uragano.
Il tocco dell’hadith islamico:
«Ero un tesoro nascosto e amo essere conosciuto»;
Il tocco di Teresa d’Avila:
«Come ho detto, questo castello risulta di molte stanze. […] Al centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima»;
Dice che v’è una stanza per la relazione segreta tra Dio e l’anima, che evidentemente nessuno può occhieggiare attraverso il buco della serratura ed origliare attraverso lo stipite per poi mettervi il becco.
Il tocco di Rudolf Steiner:
«Il potere del Cristo Cosmico, / all’interno di ciascun di noi / parla nel silenzio / invisibilmente, ma insistentemente».
Il Cristo Cosmico: la sfera infinita – la Luce – il cui centro è dappertutto e la circonferenza in nessun luogo, ciò che pur senza negarla trascende la storia con il suo accadere e definirsi, come pure ogni Istituzione su questo granello sperduto nell’Universo che è la Terra. La Parola Cosmica: il Primordiale Tocco di Campana di cui ogni campana risuona e che avvolge, compenetra e purifica tutte le Galassie!
Il tocco del sufi Al-Khattab:
«L’anima si volse un giorno verso la materia, se ne invaghì e, ardendo dal desiderio di sperimentare i piaceri del corpo, non riuscì più a distaccarsene. Così nacque il mondo. Da quel momento in poi l’anima si dimenticò di se stessa, della sua prima dimora, del suo vero centro, della sua esistenza eterna».
Il tocco francescano di Jal al-Din Rumi:
«L’uomo di Dio è un re dentro il suo saio, / L’uomo di Dio è un oceano senza limiti, / L’uomo di Dio è sapiente pur senza libri, / L’uomo di Dio è nascosto, o Shamsu al-Din. / Va, e cerca l’uomo di Dio … dentro di te»!
Vale la pena di sottolineare: «L’uomo di Dio è sapiente pur senza libri». C’è una Sapienza che trascende le biblioteche e può farne a meno, una Sapienza che precede infinitamente le biblioteche e non ne ha bisogno. Il Poverello di Assisi, «re dentro il suo saio», aveva la testa libera e quindi libero il cuore, ed era perciò un «oceano senza limiti.
Il tocco della Chandogya Upanisad:
«Egli contiene tutte le opere, tutti i desideri, tutti i profumi e tutti i gusti. Egli abbraccia l’intero universo; egli è oltre la parola e oltre i desideri. Egli è il mio atman all’interno del mio cuore, egli è Brahman».
Dice che l’atman è all’interno del cuore, cioè del … petto che abbraccia l’intero universo! La sfera infinita!
Perfetta corrispondenza con il tocco di Dante nel Convivio:
«Onde si puote omai vedere che è mente: che è quella fine e preziosissima parte de l’anima [l’atman] che è deitade [Brahman]».
E con il tocco cosmico di Oscar Wilde:
«L’ultimo mistero è se stessi. Quando si è pesato il sole sulla bilancia, misurati i passi della luna e tracciati i sette cieli stella per stella rimane ancora se stesso. Chi può calcolare l’orbita della propria anima?».
«L’orbita della propria anima»: da capogiro! Altro che i paralizzanti spaccamenti di capelli in quattro!
L’omologo, “desertico” tocco di Eraclito:
«Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, non potresti mai trovare i confini dell’anima».
Ikkyu Sojun (non poteva mancare il tocco nipponico):
«La mia dimora non ha colonne. Né un tetto che la sovrasti; la pioggia non può sommergerla e il vento non può abbatterla».
Il frappè paramistico è stato servito.
Lo spiluccamento è stato composto.
L’arroganza si è espressa.
La finestra è stata attraversata.
Lo scandalo è stato propinato.
Il piccolo concerto è stato offerto.
Se qualcuno ne è rimasto deliziato, va benissimo.
Se nessuno ne è rimasto deliziato, va benissimo.
Sì! Va benissimo in ogni caso!
Siamo tutti docenti.
Ognuno si esprime ed intende secondo il proprio livello di coscienza.
Non c’è né chi “ha ragione” né chi “ha torto”.
UNICUIQUE SUUM.
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31 commenti su “Unicuique Suum…il Cielo è al Centro del petto dell’Uomo di Fede. Il Matto.”
Il Prof. Dr. Gnauli ha emessi la sua diagnosi ridondante
di termini altisonanti che pochi adepti possono comprendere:
“se è vero che il Matto può dirsi affetto da “furor citandi”, o monomania citazionale, altrettanto vero è che tale inquadramento nosografico non esclude la presenza di tratti pseudoscotomici, anche rilevanti”.
Dal basso della mia ignoranza intuisco – posso soltanto intuire – che si tratta
di una diagnosi esatta. Altrimenti che Matto sarei?
Ovviamente rispetto il Prof. Dr. che con tutta la sua cosmica cultura
è certamente un Sano di mente.
Ciò confermando che … unicuique suum.
P.S. “La” in “La saluto” è, beninteso, la dottoressa Adriana 1 ovvero la Signora di Tutti i Popoli, per l’appunto indistintamente. E aggiungo un saluto, questa volta chiaro distinto (“klar und deutlich”, per dirla con Immanuel Kant), al dottor Tosatti, di cui ci professiamo non da oggi schietti estimatori.
Al saluto si risponde con un saluto.
E- tutta per lei- una considerazione del poeta giapponese Masaoka Shiki (1867-1902: maestro del rinnovamento Haiku e del Tanka):
“I fiori sono facili da dipingere, difficili le foglie”…
Si figuri quanto siano più facili da dipingere quando sono di plastica.
Preziosissima chicca nipponica di Karuki Murakami:
“Se non riesci a capirlo senza una spiegazione,
non puoi capirlo con una spiegazione”.
Parafrasando:
se non riesci a capirlo senza una conclusione,
non puoi capirlo con una conclusione.
😂
@qui olim, etc.:
Buon uomo, non tralasciate *Goldoni 1754*:
Il mondo è bel, perché è di vari umori.
Vari sono degli uomini i capricci:
A chi piacciono l’armi, a chi gli amori,
A chi piaccion le torte, a chi i pasticci.
De’ gusti disputar cosa è fallace;
Non è bel quel ch’è bel, ma quel che piace.
(C. Goldoni, De gustibus non est disputantum, Atto I, scena 1).
Né vogliate trascurare l’apporto della letteratura clinica, nei suoi versicolori approfondimenti:
– Son vari de’ lunatici gli effati, chi predica le zuppe* chi i frullati**-
___________
* Jorge Mario Nitroglio, “Ipse scripsit. Thomas d’alpeggio in tempi escatologici”, Ponte di Legno, Signora della Propoli, 2020).
** Enrico de Mattei, “Teoria e prassi del barman esoterico”, Alicudi, Il Vello di Adriana, 2020.
Beh, come “barman esoterico” e come preparatore di “frappè paramistici”
forse mi conviene aprire un locale per Matti.
Certo, gli avventori non sarebbero molti, ma andrebbe benissimo lo stesso.
Un distinto saluto.
Grazie, molto gradevole!
In prosa: la vita è bella perchè varia (non solo avariata).
La conclusione? Ecco qui:
Degli uomini son varii li appetiti:
a chi piace la chierca, a chi la spada,
a chi la patria, a chi li strani liti.
(Ariosto, Satira III – A Messer Annibale Malagucio, vv. 52-54)
👍🙏
Caro Matto, al solito, il Suo concerto offre suggestioni belle, soprattutto nel richiamo al silenzio e all’interiorità. Ma la consonanza poetica non rende equivalenti concezioni diverse di Dio e dell’uomo.
Per la fede cristiana Dio dimora in noi per grazia: non siamo Dio per natura. E il Cristo cosmico è lo stesso Gesù realmente incarnato, crocifisso e risorto: la sua universalità non dissolve la sua identità né rende superflua la sua Parola.
Il Mistero supera la nostra comprensione, ma non rende ugualmente vere affermazioni contraddittorie. Teresa d’Avila invita a incontrare Dio nell’anima, non a sostituirlo con la propria coscienza.
Infine, se «non c’è né chi ha ragione né chi ha torto», anche questa affermazione non può pretendere di essere vera. Siamo tutti chiamati ad ascoltare e imparare: «Uno solo è il vostro Maestro» (Mt 23,8). L’interiorità cristiana non ci rinchiude nella nostra verità: ci apre a Colui che è la Verità.
“Siamo tutti chiamati ad ascoltare e imparare”,
a me sembra che, al dunque, siamo tutti docenti.
Enrico sa? Quei baffi mi fanno rammentare quando il mio fidanzato, poi mio marito, mi fece iscrivere ad un corso serale biennale per elettrotecnici a Trieste… Eravamo vicini alla laurea ma mio marito disse che quel corso era “meglio che sbaciucchiarsi in giro per la città”! Beh, nonostante che gli facesse rabbia, naturalmente i miei circuiti stampati compatti e razionali, con relativo circuito elettronico, funzionavano sempre a primo colpo ma ricordo anche con esattezza che sul testo inndotazione esistevano raffigurate antenne ricetrasmittenti che erano eguali al segno di infinito… e dunque Salvator Dalì ne aveva una incorporata che captava certamente il Cielo, lo posso confermare !
Grazie per queste piccole dosi di saggezza che possono giovare solo chi ha nel petto il Cielo.
Grazie amico caro.
ps. : Come fa sapere che che nel petto di chi ha fede c’e il Cielo??
“Dia un tocco” anche lei risponda a me e all’onorevole Razzo, ma…”unicuique suum”!!
Quando il pensiero decanta, la testa si svuota
e finisce di opprimere il petto (il cuore)
che anch’esso si svuota
e si fa cielo.
Ma questa “spiegazione” lascia il tempo che trova
se non ci si impegna, ciè ci si aiuta, a svuotare la testa e il cuore.
Come recita il detto: “Aiutati che Dio t’aiuta”.
Un cordiale saluto.
Grazie!
Bella l’elettrotecnica, ma tuo marito si sbagliava: almeno in età di laurea è molto meglio sbaciucchiarsi in giro per la città. La vita è lunga, la giovinezza no, e per transistor, diodi e resistenze c’è sempre tempo.
Commento sparito? Perché?
Ma poi, caro S.E.,
perché chiedi proprio a me la “conclusione”
che apofaticamente aborro?
Cludere viene da claudere: chiudere,
perciò ogni conclusione è una porta chiusa
che non lascia passare l’aria nuova,
cosicché si finisce per soffocare
ancorché non accorgendosene.
Più conclusioni si raggiungono
e più porte si chiudono,
e così l’asfissia inconscia è garantita.
E si finisce per desiderare sempre più
di chiudere porte, di addivenire a “conclusioni”.
Invece io sono l’Inconcludente:
le porte le lascio aperte: ah! che frescura!
E che respiro ampio!
Evito accuratamente ogni angolo acuto il cui vertice interno
è un cul de sac, appunto una “conclusione”.
Mi trovo assai meglio all’esterno dell’angolo acuto
ove non ci sono porte da chiudere,
lo spazio è infinito e l’aria è tonificante.
Ciao.
Non sempre la conclusione è una porta che si chiude. Anzi, quasi sempre , è un portone che si apre verso nuovi percorsi in direzione della verità. La logica della scoperta scientifica è proprio questa, ed è sotto gli occhi di tutti la constatazione di quante verità ha posto sul piatto delle conoscenza.
“…su questo granello sperduto nell’ universo che è la Terra…”
Sicuro che sia così come la “scienza” moderna ci ha indottrinato?….forse mi sbaglio, ma noto forme di gnosticismo nelle citazioni.
Che le devo dire? A proposito di scienza moderna,
e relativa tecnologia,
si è mai fermato a contemplare
un foto del mini-scampoletto di universo che ci mostra
il telescopio James Webb?
Non c’entra lo gnosticismo (che è diverso dalla gnosi).
https://img.olhardigital.com.br/wp-content/uploads/2022/07/james-webb.jpeg
Saggia distinzione questa del Matto. Altro è lo gnosticismo, altro la gnosi. Gnosi può dirsi in molti modi. Secondo come se ne definisce il concetto, muta – e di non poco – il suo contenuto. D’altronde vi sono tratti che posson dirsi gnostici in molti autori cristiani, primo fra tutti san Giovanni evangelista. Purtroppo la taccia di gnosticismo viene brandita a disinvolto sproposito da molti “cattolici d’ordine” contro chiunque si azzardi a sporgere il naso fuori dal rassicurante e angusto recinto del sordo dogmatismo: per loro “gnostico” ha una sola, deteriore, accezione, e in tal categoria infilano un po’ di tutto. Qui altro che zuppe, minestroni, macedonie, frullati e frappè! È la sbobba “antignostica”, una broda nella quale sono versatissimi, autentici virtuosi. Ci buttan dentro senza alcun criterio Hegel e Kabir, la rivoluzione francese e il buddhismo tantrico, il sufismo e il Rinascimento, giù giù fino alla massoneria, la psicanalisi, il marxismo, l’intelligenza artificiale… Tutto fa brodaglia: dal prezioso caviale al secreto fecale. Il trionfo della ripugnanza, oltre che dell’idiozia culinaria. Al confronto i frullati del nostro amato Matto riescono non solo commestibili, ma persino palatabili.
😁
Conclusione?
Quella che ne tiri o non ne tiri fuori tu. Va benissimo in ogni caso! Unicuique suum.
Caro S.E.,
lei mi ricorda quella coppia di genitori che, all’insegnante di filosofia del loro figlio, chiesero umilmente, ma insistentemente: “Per educare il nostro ragazzo che non sa pensare da solo, ma insiste a giocare a flipper, lei, che è tanto bravo, non potrebbe scrivere un elenco di che cosa pensare? Una robetta breve, badi, presso a poco come i 10 Comandamenti. Le porterà via poco tempo…”
Beh, la risposta non è tanto scontata,semplice e facile.
Ciò nonostante tenterò di riassumerla in breve. Qui ci sono tre persone ( lei, il Matto e Benedetta De Vito) e forse anche altre persone , più che rispettabili per intelligenza e cultura, che rivelano nei loro discorsi una totale assenza di cultura scientifica. Questo oltre ad essere per loro un incurabile scotoma, costituisce un grave ostacolo per chi, come me, che, modestamente, associa una discreta cultura umanistica ad una profonda cultura scientifica, vorrebbe comunicare con loro. Se voi mi parlate di Shakespeare o Di Tolstoi o di Emanuel Kant e di idealismo, io capisco di chi e di che cosa mi state parlando, ma se io vi parlo di Katz e Kahn o di Norbert Viener , della differenza tra sistemi chiusi e sistemi aperti o vi dico che l’entropia dell’universo è in continuo aumento voi non potete capire niente nemmeno ricorrendo all’ IA.
Detto questo, concludere un articolo con un UNICUIQUE SUUM è come non concluderlo.
Cordialità a tutti!
Caro S.E., come si dice, il mondo è bello perché è vario, e sono vari anche gli esseri umani. Brevemente due esempi: Francesco di Assisi e il Curato d’Ars erano affetti da “scotoma” scientifico. Devo continuare? Ciao.
Certamente lo erano e proprio per questo non andavano a impegolarsi in vuoti discorsi sull’infinito e sulla evoluzione dell’Universo.
Oh, caro S.E.,
con la scienza del regolo e con la tecnica,( più la cultura umanistica e filosofica ) Tu sei attrezzato per capire Dio?
Altro che la scienza del regolo ! Parlo di Trasformate di Laplace, di progettazione di servomeccanismi e di controllo automatico dei grandi sistemi industriali, da un lato, e di psicologia sociale delle comunicazioni e delle organizzazioni dall’altro. Tutte bazzecole in confronto alle Mille e Una Notte.
Non so, egregio Ing. Stilumcuriale emerito, se voi teniate la neuropsichiatria nel novero delle scienze, ma in caso affermativo, sappiate che almeno lettore provveduto, ancorché poco incline all’interlocuzione divulgativa su temi quali l’entropia dell’universo, l’entanglement quantico o il principio d’esclusione del Pauli, in linea di massima l’avreste. Ma oltre a ciò, vogliate considerare che forse passano per qui diversi pseudoscotomici, i quali, vuoi per umiltà vuoi per pudore, non amano menare vanto della loro erudizione scientifica.
Vi è poi da aggiungere che altra cosa è sapere chi sia Immanuel (quello con la “i”) Kant e che mai sia l’idealismo, altra avere realmente compreso l’uno e l’altro; ponete, ad esempio, mente a quanto scrive di quando in quando quel tal sacerdote a proposito dello Hegel: egli sa certamente chi Georg Wilhelm Friedrich Hegel sia e certamente ha letto alcunché sull’idealismo hegeliano, almeno in qualche sunto di impianto neotomista; ma altrettanto certamente, a giudicare da quanto ne ridice, non sembra averci capito molto (e non sarebbe difficile spiegare il meccanismo neurologico all’origine di tale incomprensione, per il quale mi permetto di rimandare a “Il principio di non-inclusione dello Gnauli”, in “Quaderni di NOF4”, a cura di Israel Kuhn-Katz, Volterra, Frenocomio Felice,1999).
Allo stesso modo vi è chi ben sa chi sia Norbert Wiener (quello con la “w”) e ne ha letto più di un contributo, ma forse non ha molte solide competenze al riguardo. Per concludere con una valutazione squisitamente clinica, se è vero che il Matto può dirsi affetto da “furor citandi”, o monomania citazionale, altrettanto vero è che tale inquadramento nosografico non esclude la presenza di tratti pseudoscotomici, anche rilevanti.
La saluto indistintamente
Gnauli