Tecnocrazia e Dinamiche del Potere Globale. Leonardo Guerra, Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo intervento del dott. Leonardo Guerra in tema di controllo globale. Buona lettura e diffusione.

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Tecnocrazia e dinamiche del potere globale 

In questo intervento, il dott. Leonardo Guerra, biologo molecolare, affronta il tema delle tecnocrazie e delle dinamiche del potere globale, soffermandosi sul ruolo della scienza, della tecnologia e delle istituzioni nei processi decisionali che influenzano la società contemporanea. Tra gli argomenti trattati figurano il rapporto tra potere politico ed economico, l’intelligenza artificiale, le trasformazioni sociali, la gestione delle emergenze sanitarie, i conflitti internazionali e le possibili ripercussioni di questi fenomeni sulla libertà individuale.

Questi temi sono approfonditi anche nei suoi libri Palantir. Le pietre veggenti di Trump e Agenda 2030: Inganno criminale svelato, nei quali l’autore sviluppa le proprie riflessioni sulle tecnocrazie, sulle dinamiche del potere e sui meccanismi di controllo sociale.

Fonte: video originale dell’intervento La trascrizione rielaborata del video https://www.youtube.com/live/-Qx2eiz4EF 

“Quella del Covid è stata la prima fase che è servita a fare il salto di fase nel sistema, perché ha cambiato letteralmente l’immunità della popolazione in Occidente. Avevamo un livello di salute pari a 100 prima di questa esperienza, prima dell’obbligo di farci iniettare i cosiddetti vaccini gienici. Oggi, secondo la mia valutazione, siamo a un’immunità di popolazione pari a 65, per cui siamo diventati un ricettacolo non solo di germi e virus, ma soprattutto di qualsiasi tipo di malattia.

La macchina militare europea prosegue inesorabilmente, senza guardare in faccia a nessuno. In Inghilterra è uscito il War Book, mentre in Germania sono state chiuse le ambasciate russe. Insomma, ci sono movimenti importanti e non sappiamo quale sia la posizione dell’Italia. Nel frattempo, in Sardegna si svolgono esercitazioni in ambito nucleare, per mantenerci attivi e ricordarci che facciamo parte dell’Europa nel caso lo dimenticassimo. Il Covid non è mai finito, perché le persone subiscono ancora gli strascichi e gli effetti di quelli che definisco sieri magici. A mio avviso, esiste un collegamento tra quanto è accaduto e ciò che sta succedendo adesso.

La diapositiva che ho realizzato risale alla metà del 2022, o forse alla fine del 2021. L’avevo pubblicata con quattro, cinque, sei o sette anni di anticipo rispetto ad alcuni degli scenari che oggi sembrano delinearsi. La guerra, già a metà del 2021, era prevedibile: bastava ascoltare Draghi per capire dove si stesse andando a finire, quando diceva qualcosa come «volete il condizionatore o la pace?». Sono sciocchezze che soltanto un personaggio del genere può pronunciare.

Il resto era meno evidente, ma ormai sta diventando crystal clear, come dicono gli inglesi. Il problema è che il Covid è stato la prima fase di un cambiamento di sistema, perché ha modificato, secondo la mia interpretazione, l’immunità della popolazione occidentale. Denis Rancourt è un professore canadese esperto nello studio dei fenomeni catastrofici, che analizza in modo scientifico pur non essendo un esperto in medicina.

Nel 2023 ha pubblicato uno studio nel quale sostiene che il Covid è stata un’operazione psicologica e mentale che ha prodotto 17 milioni di morti nel mondo, collegati alle iniezioni di questi vaccini. Una quota rilevante è riconducibile alla mancata cura dei pazienti e alle pratiche ospedaliere, tra cui la somministrazione di Remdesivir, benzodiazepine e morfina, che, secondo questa interpretazione, avrebbero contribuito alla loro morte. Si sarebbe trattato, quindi, di una sorta di genocidio camuffato, con un’incidenza di un decesso ogni 800 iniezioni. Ma non ci sarebbero soltanto i morti: ci sarebbero anche le persone danneggiate.

Un altro professore che si occupa di questi temi avrebbe stimato che il numero complessivo delle persone colpite, comprendendo sia i morti sia i danneggiati ufficialmente registrati e attribuiti al vaccino, ammonterebbe a circa 100 milioni. Secondo questa valutazione, sarebbe il più grande genocidio nella storia dell’umanità. Perché sarebbe successo? Perché non si sarebbe trattato principalmente di una questione medica, bensì di un’operazione psicologica che ha modificato la percezione delle persone, inducendole a intraprendere percorsi dannosi, come la vigilia d’attesa e il lockdown. Successivamente sarebbero stati somministrati farmaci inappropriati durante i ricoveri e sarebbero state adottate pratiche mediche, come l’intubazione con ossigeno ad alta pressione, che considero inappropriate e potenzialmente letali. Tutto questo avrebbe compromesso il sistema immunitario della popolazione che avevamo prima. La situazione avrebbe poi trascinato con sé tutto il resto, perché, per coprire i danni attribuiti ai vaccini, sarebbe stato necessario creare un problema ancora più grande o almeno altrettanto grave. La guerra ai confini dell’Europa sarebbe stata la soluzione. Si sarebbe trattato di una soluzione particolarmente efficace per distrarre e confondere la popolazione, impedendole di concentrarsi sugli effetti della campagna Covid e di elaborarli mentalmente. Ci avrebbero così portato da una balla, quella del Covid, a un’altra, quella della guerra.

E che cosa è successo? È esploso il costo della vita ed è aumentato quello del cibo. Adesso abbiamo il gasolio a 2,40 euro al litro e la gente deve fare i conti almeno tre volte al mese per capire come distribuire i propri soldi e stabilire le priorità. Il cibo e la sopravvivenza diventano così le priorità assolute, lasciando poco tempo per pensare ad altro. L’hanno studiata bene: sono bravi. Un altro intervento prevedibile, se si guardava un po’ indietro, era quello della digitalizzazione, che comporta l’introduzione forzata dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima, così come i vaccini contro il Covid, starebbe entrando in tutti i settori della vita umana e animale, compreso quello alimentare, con la finalità, secondo questa interpretazione, di sottrarre salute alla popolazione, riducendone l’energia fisica e mentale e le capacità cognitive.

Nessuno si chiede perché stiamo rinunciando a porci delle domande. Ed è questo uno degli aspetti più preoccupanti: a chi sono serviti e a chi servono realmente questi cosiddetti vaccini genici? Non certo, secondo la mia opinione, alla popolazione umana né alla salute delle persone. E a cosa serve l’intelligenza artificiale? A chi serve? Entrambe, a mio avviso, convergono verso un obiettivo: sottrarre salute all’uomo. Questo è il primo dato. È vero che, per alcune attività, l’intelligenza artificiale è comoda, ma per noi è soprattutto un giochino, perché molte di queste cose le facevamo già e le abbiamo sempre fatte. Anzi, rischia di sottrarci intelligenza e capacità di ragionamento. Non serve certo alla popolazione, almeno non nella forma in cui viene presentata. La comodità di digitare due parole e farsi scrivere un testo da una macchina stupida non offre, di per sé, alcun valore aggiunto. Anzi, rischia di compromettere la salute fisica e mentale. Sappiamo ormai che l’intelligenza artificiale viene utilizzata nei social media e nei social network, che possono diventare strumenti per generare odio. Il risultato è un consumo di energie che potremmo invece utilizzare per ricostruire il Paese, la società, una medicina umana e una politica umana.

Dobbiamo quindi cominciare a porci delle domande, perché si tratta di un trappolone. L’ultima fase di questo grafico è la trasformazione dell’uomo: dall’Homo sapiens sapiens, che ormai non sarebbe più prevalente e sopravvivrebbe a macchie di leopardo, all’uomo faber, quello che cammina per strada giocando con il telefonino, fino ad arrivare all’uomo sintetico.

Quest’ultimo sarebbe un uomo trasformato anche geneticamente attraverso quelle che considero terapie geniche spacciate per vaccini. Si modificherebbe così anche la sua struttura genetica, cercando di comprimere quelle qualità che gli consentono di essere un uomo non soltanto biologicamente, ma anche moralmente.

Il materialismo impedirebbe a chi lo adotta di sviluppare pienamente tali qualità, fino a precludere la possibilità di diventare un uomo spirituale: una persona che ambisce a elevarsi rispetto a una vita fatta soltanto di materia, stimoli sensoriali e così via. Questo è, in sostanza, il punto: stanno portando l’umanità verso l’uomo sintetico e una società postumana. Si tratterebbe di un uomo che, ovunque venga collocato, si adatta passivamente e che, in caso di disoccupazione, verrebbe sussidiato attraverso il reddito universale, proposto da Elon Musk e già anticipato, secondo questa interpretazione, da Beppe Grillo. Non sarebbe una coincidenza. Quest’uomo verrebbe inoltre controllato attraverso l’intelligenza artificiale generativa, come quella associata a Palantir, che in un teatro di guerra può essere utilizzata per calcolare quante persone civili si possano uccidere attaccando un determinato bersaglio. In questo modo, le vite umane verrebbero tradotte in oggetti di consumo.

Applicata alla società civile, questa tecnologia diventerebbe uno strumento di controllo preventivo. Se si pubblica un post in cui si contesta il governo o si critica ciò che fa Israele a Gaza, in Paesi come la Gran Bretagna e la Germania, secondo quanto sostengo, si potrebbe arrivare persino all’arresto. Stanno quindi sottraendo continuamente e progressivamente qualsiasi tipo di libertà. Quando si è cagionevoli di salute, infatti, non c’è bisogno di abolire per legge i propri diritti: si finisce per rinunciarvi perché si hanno altri problemi e ci si accontenta di quello che offre Mammona. Questo è il problema. Quello che sta succedendo in Francia, Spagna e Germania sarebbe il frutto della stessa operazione, cominciata ben prima del 1992. Quando si importano, come accadrebbe in Spagna, Francia e Germania, ma anche in Italia, seppure con tempi e modalità differenti, milioni di immigrati irregolari, è chiaro che si può andare incontro a una crisi abitativa. La situazione peggiora quando la speculazione cancella posti di lavoro, impedendo alle persone di guadagnare abbastanza per pagare l’affitto.

La crisi si aggrava anche quando lo stipendio iniziale di chi entra nel mondo del lavoro basta a coprire appena il 70% del costo di un affitto, in un mercato condizionato dalle speculazioni dei grandi gruppi immobiliari d’oltreoceano. Sono loro, secondo questa interpretazione, a stabilire gli ingredienti della ricetta. Poi si alimentano le tensioni, anche attraverso i centri sociali e figure come Soros, nelle periferie di Parigi e nelle città spagnole. Si pensi al caso della signora Maricarmen, morta dopo essere stata sfrattata. Si accende la miccia e partono contestazioni di violenza straordinaria. Il modello che si starebbe costruendo è quello a due livelli rappresentato dal film Elysium. L’élite si ritira su Elysium, dove dispone di cibo sano e naturale e ha tutto garantito e protetto. Il resto della popolazione, invece, viene lasciato a vivere in mezzo alla sporcizia.

Le nostre città sarebbero ormai al limite di una situazione paragonabile alla peste nera. Ci sarebbero più ratti nei cassonetti di quanti se ne siano mai visti negli ultimi cent’anni nelle città in cui viviamo, che vengono lasciate all’abbandono. Si starebbero creando condizioni tali per cui, oltre ai conflitti sociali tra bianchi e immigrati, anche il degrado igienico inciderebbe sulla salute della popolazione, mantenendola costantemente terrorizzata. La cosiddetta «balla della peste polmonare in Russia» risponderebbe a questo tipo di criterio.

Perché prima in Francia? Perché prima in Spagna? Perché prima in Germania? Perché questi Paesi avrebbero già esaurito da anni lo stato sociale privato garantito dai risparmi dei nonni. In Italia abbiamo ancora riserve economiche e risparmi accumulati dalle generazioni precedenti, che consentono di coprire le carenze di cui abbiamo parlato. Se un nostro figlio lavora a Milano e guadagna 1.200 euro, mentre un affitto costa almeno 800-900 euro al mese, la differenza viene spesso coperta dal padre, anche grazie ai risparmi del nonno. In Germania, Francia e Spagna quel tipo di stato sociale privato sarebbe ormai esaurito. Anche da noi, prima o poi, potrebbe succedere la stessa cosa, quando avremo consumato le riserve private che ci consentono ancora un certo grado di pace sociale, per usare questa espressione.

Contrariamente a quanto si dice, gli italiani sono ricchi, in sostanza. Sono ancora ricchi. Alla fine del 2024, i risparmi privati complessivi dell’Europa sui conti correnti ammontavano, secondo i dati che cito, a 11.500 miliardi di euro. Di questi, 5.500 miliardi sarebbero italiani. L’Italia da sola rappresenterebbe quindi quasi la metà del totale europeo. Noi siamo tradizionalmente un popolo che risparmia. In quest’ottica, starebbero facendo esaurire le riserve private per poi trasformare l’Europa secondo i propri obiettivi. Si parla di sostituzione etnica e di trasformare l’Europa in un grande melting pot, una grande pentola in cui si mescolano tutte le razze, fino a far scomparire i bianchi cristiani. Lo dico chiaramente: secondo questa tesi, l’obiettivo di tutte queste operazioni sarebbero proprio i bianchi cristiani. La civiltà occidentale sarebbe destinata a scomparire a causa di una programmazione che risalirebbe a Henry Kissinger. Anche Hillary Clinton, secondo quanto affermo, ne avrebbe parlato due settimane fa. Il problema, per queste persone, sarebbe eliminare i bianchi cristiani, considerati i più difficili da gestire rispetto ai loro obiettivi. Non ci avrebbero mai dichiarato una guerra ibrida, ma l’avrebbero sempre praticata nei confronti degli europei e, più in generale, degli americani. Per quanto riguarda l’Italia, questa operazione sarebbe stata guidata da figure come Bonino e Giovanni Agnelli, sotto la regia di Soros e delle sue ONG. Bisogna dirlo chiaramente. Quello che succede non sarebbe normale: tutto sarebbe pianificato nei minimi dettagli e l’obiettivo sarebbe distruggere la civiltà occidentale cristiana.

Ecco due numeri. Nel 1970 i bianchi occidentali, che per il 99% sarebbero stati cristiani, erano circa un miliardo su una popolazione mondiale di quattro miliardi. Rappresentavano quindi il 25% della popolazione.

Nel 2024 ci sarebbero meno di un miliardo di occidentali bianchi, su una popolazione mondiale di otto miliardi di persone. Gli occidentali sarebbero stati convinti a non fare figli, attraverso la creazione di condizioni che impediscono loro persino di pensare di mettere su famiglia. In questo modo li si starebbe portando all’estinzione. Oggi, infatti, il numero medio di figli per donna in Italia sarebbe pari a 1,1 ben al di sotto del livello di sostituzione generazionale. L’Italia e l’Europa si starebbero estinguendo e, secondo questa tesi, sarebbe proprio questo l’obiettivo del piano. Punto. Non saprei distinguere in maniera chiara e professionale tra le diverse ipotesi, ma da una parte abbiamo il fronte della guerra, che si fa sentire sempre di più, e dall’altra sono partite le proteste interne.

Storicamente, quando uno Stato entra in guerra o si trova ad affrontare anche una guerra civile, se non riesce a reggere il conflitto interno è destinato a soccombere. Questa situazione rientrerebbe nella guerra ibrida di cui parlavo: i vaccini, le migrazioni, l’immigrazione irregolare, la distruzione dell’economia attraverso la sua trasformazione in un’economia di guerra, la disoccupazione e tutti gli altri fenomeni che conosciamo. Questi elementi, insieme alla guerra tradizionale, compongono la guerra ibrida, nella quale prevale soprattutto la dimensione psicologica. Attraverso questi strumenti, si terrebbe bloccata la capacità di reazione delle masse europee.

Per una questione di convenienza, l’Europa non sarebbe ancora entrata formalmente in guerra con la Russia, ma siamo direttamente coinvolti in quello che accade in Ucraina e a Gaza. Forniamo armi: più di così, che cosa dobbiamo fare? Il monito del Medio Oriente, in particolare di Gaza, del Libano e delle aree confinanti da cui verrebbero sottratti territori, sarebbe rivolto al mondo intero. I palestinesi e i libanesi avrebbero soltanto la sfortuna di non disporre di risparmi privati. Cambierebbe il metodo, ma l’obiettivo sarebbe lo stesso: il trattamento verrebbe adattato agli scopi di drenaggio delle risorse economiche. La guerra servirebbe a drenare il denaro pubblico dei contribuenti. Il governo Meloni avrebbe contratto 140 miliardi di euro di debito per acquistare armi, senza risolvere i problemi degli italiani.

Le liste d’attesa nella sanità continuano ad allungarsi. L’inflazione ufficiale sarebbe al 4%, mentre quella reale, secondo la mia stima, arriverebbe al 15%. Il costo della vita sarebbe aumentato del 25% in tre anni. Questa politica sembra accanirsi contro gli italiani. Si fa finta di concedere sconti sul gasolio, ma poi il prezzo arriva a 2,40 euro al litro, nonostante, a mio avviso, non ci siano motivi sufficienti per giustificare un aumento del genere. Questo meccanismo mi fa arrabbiare: prima si aumenta il prezzo e poi si annuncia una riduzione di sei centesimi. È incredibile. Il messaggio implicito è che noi non contiamo nulla: quello che fanno, lo fanno indipendentemente dal nostro consenso. Che siamo d’accordo oppure contrari, non importa. La legge elettorale e la raccolta di 400.000 firme necessarie ai nuovi partiti per presentarsi alle prossime elezioni politiche trasmettono un messaggio preciso: dovete restare fuori dai piedi. Si stanno arroccando sempre di più nei palazzi del potere, escludendo progressivamente la popolazione e cancellando la democrazia.

Quando Salvini dice che dobbiamo farcene una ragione perché il gasolio costa caro, e lo afferma anche Giorgetti, ministro dell’Economia, significa che qualcosa non va. Ma il problema riguarda anche noi, perché accettiamo questa situazione. La accettiamo perché hanno capito che siamo diventati arrendevoli e per questo si permettono di pronunciare affermazioni del genere. Il problema siamo noi. Dopo sei anni dal Covid, perché non è cambiato nulla e la situazione, anzi, continua a peggiorare? Dobbiamo porci delle domande, perché quello che abbiamo fatto finora è stato sbagliato. Anzi, ha favorito il sistema. L’ondata di proteste che sta attraversando la Francia potrebbe estendersi anche all’Italia. È soltanto una questione di tempo.

A Roma e a Milano, persino spostarsi in monopattino elettrico può diventare pericoloso: ci sono persone che si divertono a prendere a calci gli altri, facendoli rischiare di finire contro le automobili, come successo a Roma. Il livello di sicurezza è ormai paragonabile a quello delle città francesi. Roma presenta una situazione analoga. È soltanto una questione di tempo legata al consumo dei risparmi privati e all’aumento dell’aggressività di alcuni immigrati. L’esempio francese è molto potente per chi crede di poter ripetere gli stessi comportamenti. In Italia la tendenza è decisamente negativa. Ho seguito da vicino anche la vicenda di Vicenza.Si è parlato di maranza e di extracomunitari, ma il problema è che erano coinvolti anche ragazzi italiani. L’effetto negativo sui giovani è inevitabile, perché, se non accetti determinate regole imposte dal gruppo, rischi di essere picchiato. Quello che noto, avendo osservato da vicino questi episodi, è che i social network rappresentano un potentissimo elemento di aggregazione. Hanno contribuito, a mio avviso, a compromettere le capacità di ragionamento dei ragazzi. Igiovani finiscono semplicemente per assorbire ciò che ricevono da Instagram, TikTok e dalle altre piattaforme.

Gli algoritmi sono progettati in modo da riproporre continuamente contenuti simili a quelli verso cui l’utente ha già mostrato interesse, dando soprattutto spazio a chi compie le azioni più eclatanti, stupide o esagerate. Il risultato è una diffusione dell’ignoranza. Come si diceva anche nelle antiche scritture, dieci ignoranti non producono un saggio, un santo o un illuminato, ma generano altri ignoranti. Con una tendenza di questo tipo, i ragazzi rischiano di perdere completamente i propri valori. Sembra che l’unico modo per ottenere rispetto e comunicare sia diventato il ricorso al pugno, allo schiaffo, al calcio, all’insulto o allo scontro fisico.

La violenza sembra essersi trasformata in una forma di comunicazione.Questa cultura viene diffusa in modo massiccio, trasmettendo il messaggio secondo cui gli altri devono rispettarti perché sei più forte o perché pretendi di imporre la tua volontà. È una forma di ignoranza profonda, che ha condizionato pesantemente i ragazzi della nostra epoca.Non amo particolarmente i social network, ma ritengo che siano stati progettati anche per svolgere questa funzione. Li considero strumenti di natura militare: lo sostengo dal 2021.

Facebook, a mio avviso, è legato al mondo della ricerca militare statunitense e del Pentagono, mentre l’intelligenza artificiale che opera dietro queste piattaforme utilizza tecnologie persuasive. L’intelligenza artificiale non è nata con Palantir: esiste da molti anni ed è stata perfezionata anche attraverso l’introduzione dei social network, con finalità che ritengo programmate. Queste piattaforme possono diventare strumenti di diffusione della cultura della violenza. Basta osservare alcune chat su Facebook: quando qualcuno pubblica un contenuto, decine di persone possono intervenire contestandolo con toni aggressivi o attaccando direttamente chi lo ha scritto. Si innescano così spirali di violenza verbale che possono alimentare l’odio anche nelle strade. Ritengo che questo fenomeno non sia casuale, ma rappresenti il risultato di un sistema che sfrutta le dinamiche dell’intelligenza artificiale per diffondere ostilità. Quando parlavo di energie e di forza di volontà sottratte alle persone, mi riferivo proprio a questo: seminare odio per raccoglierne i frutti. I giovani devono essere aiutati a riscoprire il valore della coscienza, a comprendere che cosa sia, come si sviluppi e come si diventi responsabili. Occorre insegnare loro a osservare questi strumenti da una posizione distaccata, facendo capire come agisce la propaganda. Dobbiamo aiutarli a comprendere che non siamo obbligati ad accettare una visione della coscienza imposta dall’esterno.

Come civiltà, abbiamo gli strumenti culturali per sviluppare la coscienza e per elevarci oltre il materialismo e quella che considero una visione puramente animalesca dell’esistenza. Il materialismo e il darwinismo vengono utilizzati per sviluppare forme di dominio sull’umanità e sugli altri sistemi viventi. L’obiettivo sarebbe esercitare un controllo sempre più preciso su ogni aspetto della vita, compresi gli esseri umani, attraverso tecnologie capaci di monitorare il funzionamento dell’organismo. Si arriverebbe così a un sistema di controllo che, attraverso forme di intelligenza artificiale intracorporea, potrebbe raccogliere informazioni in tempo reale sugli spostamenti delle persone, sui loro indicatori di salute e persino sui loro pensieri, con la possibilità di intervenire preventivamente sui loro comportamenti. Argomenti affrontati nei miei libri.

In questo contesto, il clima di violenza e insicurezza può diventare il presupposto per proporre nuove soluzioni di controllo sociale, come l’identità digitale e il tracciamento delle persone.

Il meccanismo è sempre lo stesso: quando qualcuno viene aggredito per strada e chiede maggiore sicurezza, vengono proposte videocamere, intelligenza artificiale e sistemi di credito sociale. Di fronte alla paura, molte persone finiscono per accettare queste soluzioni. Ritengo che si tratti dello stesso schema già visto durante il Covid: si crea un problema, si induce la popolazione a reagire emotivamente e, spinta dalla disperazione, la gente chiede al governo una soluzione che era stata pianificata molto tempo prima. Dobbiamo interrompere questo circolo vizioso, ma dipende da noi. Il problema siamo noi.

I nostri nonni, nell’Ottocento, secondo la mia visione, erano più attenti e più capaci di comprendere determinate dinamiche di quanto lo siamo oggi. Vivevano più vicini alla coscienza e, quando si sviluppa una maggiore consapevolezza, i valori umani emergono e diventano il principale criterio con cui valutare la realtà.

Quando perdiamo questo riferimento, qualcun altro finisce per trarne vantaggio. Per questo è fondamentale continuare a sviluppare la nostra coscienza e a mantenere viva la consapevolezza, affinché possiamo comprendere i meccanismi che influenzano la società e recuperare la capacità di ragionare autonomamente”.

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