Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Giulio Ferri, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su Maria Immacolata. Buona lettura e condivisione.
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Maria, l’Immacolata (Parte II)
di Giulio Ferri
La libertà che risponde
Se nella prima parte abbiamo incontrato il mistero di una Grazia che precede, ora dobbiamo chiederci che cosa accade alla libertà di una creatura quando questa Grazia non trova davanti a sé l’ostacolo del peccato. È una domanda decisiva, perché l’Immacolata Concezione potrebbe essere fraintesa proprio nel punto in cui dovrebbe apparire più luminosa: se Maria è stata preservata dal peccato originale, è stata davvero libera? Se non ha conosciuto quella ferita che appartiene all’esperienza di ogni uomo, la sua libertà è stata forse più facile della nostra?
La risposta cristiana è esattamente opposta. Maria non è meno libera perché è stata preservata dal peccato; è più pienamente libera perché il peccato non ha deformato in lei la capacità di aderire al bene. Il peccato, infatti, non è una condizione necessaria della libertà. È una ferita della libertà. L’uomo non diventa libero quando può scegliere indifferentemente il bene e il male; diventa libero quando può orientarsi realmente verso il bene senza essere interiormente trascinato lontano da esso.
Questo cambia profondamente anche il modo di guardare alla libertà umana. La mentalità moderna tende spesso a identificarla con l’autodeterminazione: sono libero quando nessuno mi dice che cosa devo essere, quando posso scegliere senza vincoli, quando la mia volontà diventa la misura ultima delle cose. Ma una libertà che non riconosce alcuna verità sopra di sé finisce facilmente per trasformarsi in una forma di dipendenza. Se tutto dipende dalla mia scelta, anche la mia scelta diventa un peso insostenibile.
Maria mostra invece un’altra possibilità. La sua libertà non consiste nel costruire autonomamente il proprio destino, ma nel ricevere la propria vocazione e aderirvi. L’Immacolata non è una creatura senza libertà perché Dio l’ha colmata di Grazia; è la creatura nella quale la Grazia e la libertà non entrano in conflitto. La Grazia rende possibile quella risposta che la libertà, da sola, non sarebbe capace di offrire nella sua pienezza.
Qui appare un paradosso che attraversa tutta la vita cristiana: Dio non ci rende meno noi stessi quando ci dona la sua Grazia; ci libera da ciò che impedisce al nostro vero essere di compiersi. L’Immacolata è, in questo senso, l’immagine dell’umanità come Dio l’aveva pensata prima della caduta e come intende restaurarla in Cristo.
Non dobbiamo però cadere nell’errore di immaginare Maria come una creatura che possedeva automaticamente la santità. Essere preservata dal peccato originale non significa essere sottratta alla necessità di crescere, discernere, soffrire, obbedire. La sua vita evangelica è tutt’altro che passiva. Maria deve ancora ascoltare, domandare, comprendere, custodire, cercare, perseverare. Deve affrontare Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento e il ritrovamento del Figlio, la vita nascosta di Nazaret, la sua missione pubblica, la Croce. La preservazione dal peccato non la allontana dalla storia: la introduce nella storia con una libertà integra.
Per questo l’Annunciazione acquista, alla luce dell’Immacolata Concezione, una profondità ancora maggiore. Il «fiat» di Maria non è l’inizio assoluto della Grazia. La Grazia l’ha preceduta. Ma proprio perché l’ha preceduta, il suo consenso è autenticamente suo. Dio non pronuncia il «sì» al posto della Vergine. La Grazia prepara la libertà, la sostiene, la illumina; non la sostituisce.
Questo è uno dei punti nei quali la dottrina cattolica evita due errori opposti. Da una parte il pelagianesimo, che immagina l’uomo capace di salvarsi attraverso le proprie forze; dall’altra una concezione fatalistica della Grazia, secondo la quale l’uomo sarebbe soltanto un oggetto passivo dell’azione divina. Maria smentisce entrambi. Tutto in lei viene dalla Grazia, e proprio per questo tutto in lei può diventare risposta libera.
La scena dell’Annunciazione, allora, non è soltanto il momento nel quale Maria accetta di diventare Madre del Messia. È il momento nel quale vediamo che cosa può diventare la libertà quando viene raggiunta dalla Grazia senza essere deformata dal peccato. «Eccomi» non è la parola di una creatura costretta. È la parola di una creatura che, proprio perché appartiene a Dio, può consegnarsi a Lui.
L’Immacolata Concezione e l’Annunciazione sono quindi intimamente collegate, ma non devono essere confuse. Il dogma riguarda il primo istante dell’esistenza di Maria; il «fiat» riguarda una decisione concreta della sua vita. Tra i due eventi c’è tutta la distanza che separa un dono ricevuto da una risposta maturata. La Grazia ricevuta all’origine diventa, nel corso della vita, libertà che consente.
Ed è qui che il mistero dell’Immacolata comincia a parlare anche della Chiesa.
Maria è infatti figura della Chiesa non perché la Chiesa sia una semplice imitazione esteriore della sua vita, ma perché in lei vediamo anticipata la vocazione alla quale la Chiesa stessa è chiamata. Anche la Chiesa riceve prima di agire. Prima di essere organizzazione, struttura, istituzione o comunità visibile, essa è risposta a un’iniziativa di Dio. La Chiesa non si dà da sé la propria origine. Nasce dal mistero di Cristo e vive della Grazia che da Cristo riceve.
Questo principio è importante anche per comprendere una tentazione ricorrente nella storia cristiana: quella di pensare che la Chiesa possa riformarsi diventando semplicemente più conforme alle categorie del mondo. Quando la Chiesa dimentica di essere anzitutto una realtà ricevuta, rischia di considerarsi come un progetto umano da reinventare continuamente. Maria dice l’opposto: la santità non nasce dall’autocostruzione, ma dall’accoglienza fedele di ciò che Dio dona.
L’Immacolata è dunque anche una critica silenziosa a ogni cristianesimo che voglia partire dall’uomo per arrivare a Dio. Il movimento evangelico procede nella direzione opposta: Dio viene per primo. La Rivelazione viene prima della nostra interpretazione. La Grazia viene prima del nostro merito. La verità precede il consenso che possiamo darle.
Questo non significa che la ragione, la libertà e la responsabilità siano irrilevanti. Significa che esse trovano il loro fondamento in qualcosa che non hanno prodotto. Anche Maria non inventa la propria missione. La riceve. E proprio perché la riceve, può viverla con una libertà incomparabilmente più grande di quella di chi pensa di doversi creare da sé.
In questa prospettiva, il dogma dell’Immacolata contiene una vera e propria antropologia cristiana. Dice all’uomo che la sua dignità non comincia dalla sua capacità di produrre, scegliere o affermarsi. Prima di essere colui che agisce, l’uomo è colui che riceve l’essere. Prima di essere colui che parla, è colui che è stato chiamato alla vita. Prima ancora di ogni conquista, c’è un dono.
Maria rende visibile questa verità in una forma assolutamente singolare. Lei non è immacolata perché ha conquistato l’assenza del peccato attraverso un esercizio eroico della volontà. È immacolata perché Dio, per un privilegio unico, l’ha preservata. E proprio per questo la sua santità non produce orgoglio, ma umiltà. La Grazia ricevuta non genera possesso: genera riconoscenza.
Qui possiamo comprendere meglio anche il significato della parola «piena di Grazia» con la quale l’angelo si rivolge a lei. Non è semplicemente un complimento rivolto a una donna particolarmente virtuosa. È il segno di una condizione che ha la sua origine nell’iniziativa divina e che raggiunge progressivamente la sua manifestazione nella vita concreta di Maria. La pienezza della Grazia non chiude Maria in se stessa: la apre alla missione.
E questa apertura raggiunge il suo vertice nella maternità.
L’Immacolata non è separata dagli altri uomini per allontanarsi da loro. È separata dal peccato per essere più profondamente consegnata alla salvezza degli altri. La sua singolarità non è isolamento, ma servizio. Il privilegio diventa missione. Ciò che Dio compie in lei non termina in lei.
È qui che la mariologia si fa nuovamente cristologia. Maria è preservata in vista di Cristo. Tutto il dogma dell’Immacolata è orientato verso il Figlio. Non si può comprendere Maria senza Cristo, perché la Grazia che la preserva è una Grazia proveniente dalla Redenzione di Cristo. E non si può comprendere Cristo senza considerare la realtà umana nella quale Egli ha voluto entrare.
L’Immacolata ci ricorda così qualcosa che la teologia moderna rischia talvolta di dimenticare: la Redenzione non è soltanto liberazione dal peccato già commesso, ma anche potenza di Dio che può preservare dal peccato. Cristo non è soltanto colui che raccoglie l’uomo caduto; è colui nel quale la vittoria sul peccato è già pienamente compiuta.
Per questo Maria non è una creatura che abbia bisogno di Cristo meno di noi. Ne ha bisogno in modo radicale, come ogni creatura, ma la sua redenzione è preventiva. Noi possiamo immaginare la salvezza soprattutto come guarigione dopo una ferita; in Maria contempliamo la stessa Redenzione come preservazione dalla ferita. In entrambi i casi, il Salvatore è Cristo.
È un punto teologico decisivo, perché impedisce di trasformare Maria in una quasi-divinità. L’Immacolata non è divina. Non è una seconda sorgente della Grazia. Non è una creatura autosufficiente. È, al contrario, la creatura più radicalmente dipendente dalla Grazia, proprio perché tutto ciò che in lei contempliamo come bellezza è dono di Dio.
E qui la dimensione filosofica torna a incontrare quella teologica. La perfezione di una creatura non consiste nell’essere indipendente dal Creatore. Se così fosse, la creatura perfetta sarebbe una contraddizione. La perfezione della creatura consiste nell’essere pienamente ciò che è davanti a Dio. Maria è pienamente creatura e proprio per questo è pienamente disponibile al Creatore.
La modernità ha spesso identificato la maturità con l’autosufficienza. Il cristianesimo propone invece una maturità diversa: quella di chi sa ricevere senza sentirsi diminuito dal ricevere. L’uomo maturo non è colui che non ha bisogno di nessuno; è colui che riconosce con verità da chi riceve l’essere, la vita, la Grazia e il destino.
Maria è la creatura che non oppone resistenza al dono. Ma attenzione: questo non significa che sia priva di personalità, volontà o coscienza. Al contrario, la sua libertà appare proprio nel modo in cui aderisce personalmente alla volontà di Dio. L’umiltà cristiana non è annullamento dell’io. È liberazione dell’io dalla necessità di essere il proprio dio.
Questa è forse una delle ragioni per cui l’Immacolata appare così lontana dalla sensibilità contemporanea e, nello stesso tempo, così necessaria. In una cultura nella quale l’uomo viene continuamente invitato a reinventarsi, Maria ricorda che la prima verità su di noi non è ciò che facciamo di noi stessi, ma ciò che Dio ha pensato e donato per noi.
La sua vita mostra anche che la Grazia non rende l’esistenza più facile. L’Immacolata soffre. Simeone le annuncia una spada. Perde il Figlio a Gerusalemme. Assiste alla sua Passione. Sta presso la Croce. Se la preservazione dal peccato fosse una specie di assicurazione contro il dolore, il Vangelo ci direbbe il contrario. La santità non elimina necessariamente la sofferenza; elimina il peccato come principio di separazione da Dio.
E allora la Croce diventa il luogo nel quale l’Immacolata manifesta fino in fondo ciò che aveva ricevuto all’origine. La donna preservata dal peccato non è la donna preservata dalla sofferenza. È la donna che, nella sofferenza, rimane capace di appartenere a Dio senza che il dolore trasformi il suo cuore in ribellione.
Qui tocchiamo finalmente il mistero.
L’Immacolata non è soltanto una dottrina da comprendere. È una forma di contemplazione. Guardando Maria, la Chiesa contempla ciò che la Grazia può fare di una creatura quando essa è interamente raggiunta dall’amore di Dio. In lei non vediamo semplicemente un’eccezione alla condizione umana; vediamo anticipato il destino verso il quale Dio conduce l’uomo redento.
Per questo l’Immacolata è anche una promessa.
Non siamo immacolati come Maria. Non abbiamo ricevuto il suo privilegio. Conosciamo il peccato, la fragilità, le cadute, le contraddizioni. Ma proprio perché Maria è ciò che è per Grazia, la sua santità non ci accusa: ci mostra ciò che la Grazia può compiere. La sua purezza non è una distanza che ci schiaccia; è una luce che ci indica la direzione.
È forse questo il senso più profondo della devozione mariana: non fermarsi a Maria, ma lasciarsi condurre da Maria verso Cristo. L’Immacolata non trattiene lo sguardo su di sé. Tutto in lei rimanda al Figlio. La sua esistenza è come una trasparenza: più la contempliamo, più siamo invitati a vedere Colui al quale appartiene.
E allora possiamo comprendere anche perché la Chiesa abbia custodito con tanta forza questo dogma. Non per soddisfare una curiosità sulla biografia spirituale di Maria, ma perché in esso è custodita una verità sull’uomo, sulla Grazia e su Cristo. Dio può cominciare la sua opera nell’uomo prima ancora che l’uomo ne sia consapevole. La salvezza è anzitutto iniziativa divina. La libertà non viene annullata dalla Grazia, ma resa capace di rispondere.
Maria è la prima creatura nella quale questa verità appare in una forma unica e irripetibile.
E forse proprio qui possiamo raccogliere il filo che unisce i tre dogmi mariani che abbiamo finora contemplato.
La Chiesa ha proclamato Maria Madre di Dio perché il Figlio che da lei nasce è veramente Dio. L’ha confessata sempre Vergine perché quella maternità appartiene al mistero unico dell’Incarnazione e perché tutta la sua persona è segnata da un’appartenenza indivisa a Dio. E ora la proclama Immacolata perché, fin dal primo istante della sua esistenza, quella creatura è stata raggiunta dalla Grazia di Cristo in una maniera singolare.
Non sono tre immagini separate di Maria. Sono tre finestre aperte sul medesimo mistero di Cristo.
Madre di Dio ci dice chi è il Figlio. Sempre Vergine ci mostra come Maria appartiene al mistero dell’Incarnazione. Immacolata ci rivela che la Redenzione di Cristo può raggiungere una creatura prima ancora della caduta, preservandola dal peccato.
E così Maria diventa, per la Chiesa, una domanda rivolta a ciascuno di noi.
Che cosa accadrebbe alla nostra vita se smettessimo di pensare la Grazia come qualcosa che arriva soltanto dopo i nostri fallimenti? Che cosa cambierebbe se imparassimo a riconoscere che Dio ci precede, ci chiama, ci sostiene, ci offre continuamente la possibilità di ricominciare? Che cosa diventerebbe la nostra libertà se non fosse più costretta a difendersi da Dio, ma imparasse finalmente a fidarsi di Lui?
L’Immacolata risponde senza molte parole.
Prima viene il dono. Poi la risposta.
Prima la Grazia. Poi il «fiat». Prima Dio e poi la sequela fino sotto la Croce.
E soltanto dopo, dentro quella precedenza misteriosa e misericordiosa, la creatura scopre veramente la propria libertà.
Maria non è grande perché ha preso qualcosa a Dio. È grande perché ha lasciato che Dio facesse in lei ciò che nessuna creatura può fare da sola.
Ed è per questo che, davanti all’Immacolata, la teologia finisce necessariamente per inginocchiarsi. Non perché abbia smesso di pensare, ma perché ha finalmente compreso che il mistero non è ciò che la ragione deve distruggere per possederlo. È ciò davanti al quale la ragione, illuminata dalla fede, può riconoscere di essere stata preceduta. La Grazia precede. La libertà risponde.
E nella risposta di una creatura, la Grazia diventa visibile.
Questa è Maria, l’Immacolata.
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2 commenti su “Maria, l’Immacolata (Parte II). La Libertà che Risponde. Giulio Ferri.”
Anche questa seconda parte di Giulio Ferri è pregevole, soprattutto là dove mostra che la Grazia non diminuisce la libertà, ma la porta alla sua pienezza.
L’Immacolata Concezione non limita affatto la libertà di Maria; al contrario, ce la mostra nella sua pienezza originaria, non ferita dal peccato e quindi pienamente capace di aderire al bene e di rispondere liberamente alla Grazia di Dio.
Molto opportuna anche l’insistenza cristologica: Maria non è sottratta alla Redenzione, ma è la redenta in modo più sublime, preservata dal peccato in previsione dei meriti di Cristo. Tutto in lei viene da Cristo e tutto conduce a Cristo.
E proprio questo dovrebbe rasserenare anche certe accese polemiche sul titolo di Corredentrice. La grandezza di Maria non viene diminuita affermando con chiarezza che Cristo è l’unico Redentore: al contrario, risplende ancora di più, perché anche la sua singolarissima cooperazione alla salvezza è interamente frutto della Grazia di Cristo.
Alla bella espressione secondo cui Maria è «l’immagine dell’umanità come Dio l’aveva pensata prima della caduta» aggiungerei soltanto una sfumatura: in Maria vi è qualcosa di più della semplice condizione dell’umanità innocente, perché ella è già frutto della Redenzione di Cristo, sia pure redenta per preservazione.
Bella, infine, la conclusione: «Prima la Grazia, poi il fiat». Non una Grazia che sostituisce la libertà, ma una Grazia che la suscita e la rende capace del suo sì.
Grazie dunque a Giulio Ferri per questa ulteriore riflessione, limpida e profondamente mariana, che ci aiuta a contemplare Maria senza mai separarla da Cristo: quanto più risplende la Grazia nell’Immacolata, tanto più risplende la potenza redentrice del Figlio.
Don P. P. forse è per queste gravi “bestemmie-eresie” proferite da Bergoglio e sottoscritte dal suo attuale capo Prevost :
https://youtu.be/TG-qeDMie18?is=RUDiY8j4wfqRwNyi
che la Madonna, attraverso don Gobbi, l’8 dicembre 1994, Festa della IMMACOLATA CONCEZIONE, spiega dal Messico perché Lei é la “MADRE CORREDENTRICE”:
🌹…Perché Madre di Gesù sono stata intimamente associata al mistero della sua Redenzione, come CORREDENTRICE e sono diventata così vera MEDIATRICE di grazia fra voi e mio figlio Gesù .
Sotto la Croce, per volontà di mio Figlio, sono diventata Madre di tutti voi e nel Cenacolo con gli Apostoli ho partecipato come MADRE alla NASCITA DELLA CHIESA.
◾ VERITÀ confermata in un altro messaggio dato ad Akita (Giappone), il 15 settembre 1987. Festa della Madonna Addolorata.
🌹PERCHÉ ANCORA PIANGO ?
«… In questo tuo viaggio, così cosparso di Grazie straordinarie, che partono dal mio Cuore Immacolato e scendono nell’anima dei miei prediletti e di tutti i miei figli, oggi ti ho condotto
in questo luogo da Me benedetto, davanti alla Statua che ricorda il MISTERO della Mia “CORREDENZIONE”.
Sono stata sotto la Croce di Gesù. Sono sotto la Croce che porta ogni mio figlio.
Sono sotto la Croce che oggi portano la Chiesa e tutta questa povera umanità peccatrice.
◾IO SONO VERA MADRE E VERA CORREDENTRICE.
Dagli occhi di questa mia Immagine ho fatto scendere LACRIME MIRACOLOSE PIÙ DI CENTO VOLTE e durante il corso di alcuni anni.
Perché ancora piango?
[…]
Piango perché la Chiesa continua sulla strada della divisione, della perdita della vera fede, dell’apostasia, degli errori che vengono sempre più propagandati e seguiti.
Ormai si sta compiendo quanto Io ho predetto a Fatima e quanto qui ho rivelato nel terzo messaggio confidato a una mia piccola figlia.
◾Allora anche per la chiesa é giunto il momento della sua grande “PROVA”, perché L’UOMO INIQUO si stabilirà al suo interno e L’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE ENTRERÀ NEL TEMPIO SANTO DI DIO…
◾ Ma il 5 dicembre 1994, proprio dal Santuario della Vergine di GUADALUPE in MESSICO (laddove l’uomo iniquo ha negato per la terza volta la Verità su Maria CORREDENTRICE) la Madonna ha promesso la Sua grande VITTORIA sulle forze sataniche e massoniche attraverso la schiera dei Sacerdoti a Lei Consacrati e fedeli al vero “papa” (BXVI).
🌹SIETE LA PUPILLA DEI MIEI OCCHI.
…. Hai visto, mio piccolo figlio, con quanto entusiasmo sono amata, pregata e glorificata da tutti questi miei figli messicani.
🌹Per questo DA QUI INCOMINCERÀ LA MIA GRANDE VITTORIA CONTRO TUTTE LE FORZE MASSONICHE e SATANICHE, PER IL PIÙ GRANDE TRIONFO di MIO FIGLIO GESÙ …
🌟 VIVA CRISTO RE!
https://youtu.be/YrgOiOzFIEo