Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione qualche riflessione sulle letture storiche di fatti e dichiarazioni, sulla loro fragilità. Buona lettura e diffusione.
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Interpretazioni
Se vi capita di leggere la Storia su un soggetto o un personaggio descritta da studiosi di diverse tendenze politiche, troverete non poche discrepanze. I più credibili sono senz’altro i topi di biblioteca che studiano i documenti originali. Ma anche tra loro ci sono storici ideologizzati che rilevano i contenuti che più sostengono le loro idee e omettono quelli che le contraddicono. Solo chi ama la verità ed ha il coraggio di pensare con la propria testa, può cambiare idea su taluni soggetti. Come in tutte le tipologie umane, abbiamo lo storico strettamente legato all’ideologia (senza la quale si sente spersonalizzato), e quello con un forte carattere che cerca sempre la verità basandosi sui fatti e non sulle idee.
Lo storico ideologizzato, per esempio, che vuole dipingere Pinco Pallino come un ateo di ferro riporta le sue lettere della giovinezza, nascondendo quelle della maturità o della vecchiaia in cui Pinco Pallino descrive i dubbi o il suo ravvedimento. Quando questa falsificazione “documentata” non è riservata ai personaggi ma agli eventi storici, può provocare odio sconfinato e guerre. E se alle calunnie si allineano i giornalisti, possono portare al massacro di milioni di esseri umani. Basterebbe pensare all’informazione diffusa prima e durante le due guerre mondiali e a quelle attuali.
Abbiamo, poi, quella fascia di storici e teologi che, tranne la documentazione dei Vangeli e di pochi altri – prevalentemente nemici del cristianesimo – sono costretti ad interpretare fatti e parole. Premetto che non ho alcuna intenzione di pestare i piedi a teologi e storici ufficiali, ci mancherebbe altro! Solo dei punti di vista. Vediamone alcuni.
Caifa: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non perisca tutta la nazione” Giovanni (11,49-50). Secondo l’interpretazione più accreditata, i capi temevano che il movimento cristiano scatenasse l’intervento repressivo dell’Impero Romano.
Domanda: Com’è possibile che un uomo che annuncia il Regno dei cieli e non il potere in terra, possa creare tumulti contro i Romani? Al contrario, sono ed erano gli ebrei che aspettano e aspettavano il messia che avrebbe cacciato i Romani. La frase di Caifa fa pensare piuttosto che sia stata la paura di perdere il potere e, soprattutto, il Dio universale annunciato dal Cristo che avrebbe messo in angolo il Dio di Israele. La cospirazione e la decisione di mettere a morte Gesù, fu accelerata in modo determinante proprio in seguito alla risurrezione di Lazzaro. In seguito a questo fatto straordinario e senza precedenti, nel Sinedrio si diffuse il timore che il popolo ebraico si allontanasse dai sacerdoti per seguire Gesù Cristo, mettendo così in discussione la loro autorità e il loro prestigio. Un’altra prova l’abbiamo nella distruzione del secondo Tempio. Pare evidente che i Romani fossero stufi delle rivolte ebraiche.
Perché nella Roma imperiale i cristiani venivano perseguitati, mentre gli ebrei potevano liberamente riunirsi nelle sinagoghe?
Secondo le fonti storiche, tra i quali Tacito (55 d.C. – 117 c.a) che accusava i cristiani di odium generis humani, e Tito Flavio Giuseppe, nato Yosef ben Matityahu (37 dC-100 c.a) storico e militare ebreo antico con cittadinanza romana, le calunnie contro i cristiani nella Roma imperiale si concentravano soprattutto su una triplice accusa: cannibalismo, infanticidio rituale e incesto. Queste credenze nacquero dal disprezzo popolare e dal fraintendimento delle pratiche religiose cristiane in un’epoca di forte chiusura e sospetto.
Commento: Se i cristiani erano costretti a riunirsi nelle catacombe per pregare, la loro “chiusura” era più che naturale. Vediamo le accuse.
Il cannibalismo: Il rito dell’Eucaristia, in cui i cristiani mangiavano il pane e bevevano il vino considerati corpo e sangue di Cristo (transustanziazione), fu travisato come il sacrificio e il consumo di carne e sangue di neonati.
Commento: I Romani, il popolo più ingegnoso e potente della storia, erano così idioti?
L’infanticidio: nell’antica Roma era legale, definito expositio, basata sul potere del pater familias noto come ius exponendi. Quindi, come potevano accusare i cristiani di un atto permesso dalla legge Romana?
L’incesto: L’abitudine dei credenti di chiamarsi fratelli e sorelle e di riunirsi in assemblee segrete notturne portò la popolazione a immaginare che si consumassero orge e rapporti incestuosi al buio.
Davvero dobbiamo credere che i Romani fossero degli irrimediabili imbecilli?
L’accusa di ateismo secondo le fonti storiche più “affidabili”: i cristiani erano perseguitati perché rifiutavano di adorare gli dèi tradizionali di Roma e di venerare la figura dell’imperatore. Venivano accusati di empietà e di portare la sfortuna (epidemie, carestie, invasioni) come punizione divina contro lo Stato.
Commento: Il che significherebbe che gli ebrei – a cui erano permesse le loro usanze – adoraravano anche gli déi romani. Detto questo, alle autorità Romane bastava interrogare i capi cristiani e spiarli per capire che le accuse erano infondate. Tra l’altro, tra il 50/80 d.C. (ricordiamo che Nerone accusò i cristiani dell’incendio di Roma nel 64 dC) esisteva già il testo scritto della Didaché (Dottrina dei dodici apostoli), e ai romani era sufficiente dargli un’occhiata per convincersi che i cristiani erano pacifici, contro qualsiasi tipo di violenza.
Sintesi delle fonti storiche: Già da Giulio Cesare e Augusto gli ebrei ottennero privilegi concreti (documentati da Flavio Giuseppe e altri): diritto di riunirsi in sinagoghe, osservare il sabato, raccogliere e inviare il contributo al Tempio di Gerusalemme, esenzione dal servizio militare per ragioni religiose e dal culto imperiale obbligatorio [addirittura!]. In cambio, potevano offrire preghiere o sacrifici per l’imperatore. Questi privilegi furono confermati e difesi anche dopo le rivolte giudaiche, almeno per le comunità della Diaspora. Ci furono episodi di tensioni, espulsioni temporanee da Roma (sotto Tiberio o Claudio) e repressione dopo le guerre giudaiche, ma la religione ebraica in sé non fu proibita in modo generale e sistematico come avvenne per il cristianesimo. Restò di fatto una religione tollerata.
Commento: In pratica i giudei potevano fare tutto ed essere sempre perdonati e rispettati. I cristiani che non protestavano e nemmeno si sognavano di fare delle violenze, venivano calunniati, perseguiti, massacrati. Davvero singolare. Poi, chi ci guadagnava dalle persecuzioni? Sicuramente c’erano persone motivate e fortemente anticristiane che diffondevano le calunnie. Gli Atti degli Apostoli ci danno un’ampia descrizione.
Dato che i cristiani rappresentavano un larga minorannza, per giunta senza una terra, ci sembra più verosimile che i Romani accogliessero le calunnie degli ebrei per equilibrismi politici.
I cristiani furono perseguitati per altri motivi?
Sintesi delle fonti storiche più “credibili”: Il cristianesimo nacque come setta ebraica, ma si differenziò rapidamente. Si diffuse tra i gentili [riunendosi nelle catacombe?], non era più legata a un’etnia o a una patria antica e veniva percepito come nuovo. Per i Romani ciò che era antico era affidabile; ciò che era innovativo era sospetto.
Commento di Totò: “Ma mi faccia il piacere!”
Agostino Nobile
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1 commento su “Delle Interpretazioni Storiche, e della loro Intrinseca Fragilità. Agostino Nobile.”
Articolo molto interessante che approfondisco nella vicenda di Poppea Sabina, donna avvenente, intelligente e spregiudicata.
Aveva meno di trent’anni quando di lei, nell’anno 58, si invaghi il giovane Nerone, appena ventunenne.
Nerone aveva una madre influente, Agrippina, che morì assassinata nel turbinio di sentimenti del figlio per Poppea.
Poppea determinò Nerone a sbarazzarsi della madre, accusandola di tramare contro di lui. Era l’anno 59.
Sia Poppea, sia Nerone erano sposati e continuarono a restarlo finchè i rispettivi consorti non furono divorziati (Ottavia) o spediti in esilio (Otone).
Nerone sposò Poppea nel 62, pochi giorni dopo il divorzio con Ottavia.
La “capo di Nerone”, come la chiamava Tacito, era diventata imperatrice.
In pratica ebbe una forte influenza su un imperatore giovanissimo che progressivamente si liberò di tutti i suoi tutori.
Nel 62 Gerusalemme avvengono la morte precoce del procuratore romano Festo e il martirio di Giacomo il minore prima che sopraggiunga il sostituto, Albino. Erano anni inquieti, caratterizzati anche dalla ripetuta sostituzione dei Sommi Sacerdoti.
Nel 64 Giuseppe Flavio andò a Roma per perorare la causa di alcuni sacerdoti ebraici ivi trattenuti da tempo. I procuratori romani della Giudea avevano l’abitudine di inviare ambasciate ebraiche nella capitale nella speranza di risolvere le controversie tra gli ebrei e nel tentativo di spostare la responsabilità verso l’alto della catena di comando. Infatti, durante l’ultimo anno dell’amministrazione di Festo, c’era stata una diatriba che portò una delegazione ebraica a Roma. Il re Agrippa II aveva costruito una grande sala da pranzo sul Palazzo Asmoneo, che si affacciava sul Tempio. Durante la cena Agrippa si divertiva a curiosare sulle attività dei sacerdoti, i quali alzarono un muro per oscurare la vista di Agrippa sull’interno del tempio.Questo muro non solo bloccava la vista di Agrippa sui sacrifici, ma rendeva anche più difficile il controllo per le guardie romane posizionate nel cortile esterno durante le festività. Agrippa e Festo ordinarono ai sacerdoti di abbattere il muro. I sacerdoti chiesero a Festo di appellarsi a Nerone e, dopo aver ricevuto il permesso, partirono per Roma.
Poco dopo aver inviato la delegazione ebraica a Nerone, Festo inopinatamente morì e fu sostituito da Albino, il procuratore sotto la cui amministrazione Giuseppe Flavio avrebbe viaggiato a Roma e avrebbe incontrato Poppea Sabina, nota per la sua simpatia verso gli ebrei.
Poppea presentò Giuseppe Flavio all’imperatore, ottenendo la liberazione dei sacerdoti ebraici trattenuti a Roma.
Giuseppe Flavio riporta che “Nerone, dopo un’udienza completa, non solo giustificò ciò che avevano fatto -i sacerdoti-, ma accettò anche di lasciare l’edificio com’era, mostrando favore a sua moglie Poppea perché era una devota di Dio e implorava a nome degli ebrei.”
Poppea nutriva infatti un forte interesse per l’ebraismo e fu decisiva nell’orientare i sospetti per l’incendio di Roma (anno 64) sui cristiani.
Il 64 è l’anno in cui terminano i lavori al tempio di Gerusalemme, divenuto più bello che mai, da gettare in faccia a chi ne decretava la fine.
L’incendio di Roma scatena la persecuzione e nei mesi successivi nella città imperiale muoiono tra gli altri sia Pietro, sia Paolo.
Dopo la morte di Poppea, nel 65, Nerone impazzisce completamente, fino al suo suicidio nel 68.
A Roma nel 69 si avvicendano quattro imperatori: Galba, poi Otone (il marito di Poppea poi spedito in Lusitania), poi Vitellio (figlio del Vitellio che Tiberio inviò a regolare la provincia di Giudea dopo i misfatti di Caifa e Pilato) e infine Vespasiano, quello della distruzione del tempio.
Chi l’avebbe detto, allora, nel 64, che due anni dopo si sarebbe scatenata la catastrofe culminata con il disastro del 70 con Roma così efferata?
Eppure a distanza di secoli quel decennio “impossibile”, tra il 60 e il 70, risulta indecifrabile se non si entra nel merito.