Il Caso dei Beni Sottratti a Mons. Viganò. Le Ombre del Vaticano, e dello IOR. Augusto Sinagra.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su X (Twitter) da mons. Carlo Maria Viganò. Buona lettura e diffusione.

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Rilancio la seconda puntata del resoconto del Prof. Augusto Sinagra.

 

LA CHIESA CATTOLICA, I SUOI MISTERI E LE SUE OMBRE 2ª PUNTATA

È nozione comune come la Chiesa Cattolica romana abbia attraversato, nel corso della sua bimillenaria vicenda terrena, periodi oltremodo oscuri e travagliati. Non intendo riferirmi alla “leggenda nera” del Tribunale dell’Inquisizione, né a quella non meno romanzata di Alessandro VI: in quelle narrazioni, se non altro, l’errore che si voleva condannare con Torquemada o con Papa Borgia era manifesto, il malcostume palese, il mercimonio delle cariche e delle prebende sfrontatamente esibito alla luce del sole. E nondimeno, pur attraverso tempeste, scismi e scandali inauditi, il Papato non ne uscì compromesso, screditato e delegittimato come avvenne invece in tempi recenti e recentissimi.

Al contrario di quanto ci si vorrebbe far credere, oggi quei medesimi mali e quei medesimi abusi non sono scomparsi, ma vengono semplicemente dissimulati, ipocritamente camuffati nel nome di un globalismo indistinto, del sincretismo dottrinale e della sistematica relativizzazione del Messaggio cristiano. Sono i frutti avvelenati di quella perniciosa deriva inaugurata con il Concilio Vaticano II, giunta infine al parossismo con l’abominevole adorazione della Pachamama – idolo pagano della terra – accolta con sacrilego trionfalismo nei sacri recinti vaticani.

Uno scempio consentito e benedetto da colui che chiamo il Pampero argentino, e assecondato da una Curia di zelantissimi cortigiani dove Prelati come l’agostiniano Prevost – insediato a capo del potentissimo Dicastero per i Vescovi, a disdoro della memoria del santo Vescovo di Ippona – dispensano mitre e promozioni secondo logiche di mera fazione. L’iniquità contemporanea non è meno sfrontata di quella rinascimentale.

Ed è precisamente in questo clima di decadenza di corte che ci si imbatte nella sconcertante parabola di Monsignor Carlo Maria Polvani, rampollo della borghesia milanese che con pervicace determinazione ha scalato i gradini della Gerarchia vaticana. È d’uopo ristabilire con rigore la sequenza dei fatti come si sono dipanati nel tempo.

I rapporti tra zio e nipote erano stati per anni eccellenti e improntati alla massima concordia. Ciò spiega le ragioni per cui Monsignor Viganò, durante il suo mandato di Nunzio Apostolico a Washington, affidò fiduciariamente a Carlo Maria Polvani la gestione dei propri beni personali ereditati dai genitori: un atto di prudente tutela volto a preservare il patrimonio familiare dall’azione pretestuosa di un avvocato senza scrupoli che aveva incardinato istanze esplorative dinanzi al Tribunale civile vaticano e allo IOR.

Monsignor Viganò ignorava tuttavia che il nipote nascondesse da tempo condotte sicuramente singolari dietro brillanti doti intellettuali. Mosso da dovere sacerdotale e premura verso il nipote e verso la Chiesa, Monsignor Viganò informò tempestivamente il Cardinale Pietro Parolin, in qualità di diretto superiore del Polvani nel Servizio diplomatico della Santa Sede.

Ciononostante, con sconcertante e colpevole leggerezza, il 1° febbraio 2015 il Cardinale Pietro Parolin affrontò a bruciapelo il Polvani in presenza dello zio, intimandogli di fare ciò che doveva fare nel suo stesso personale interesse.

L’effetto fu devastante: Polvani reagì con furia incontrollata, accusando lo zio di volerlo “rovinare” e annunciando apertamente vendetta («a partire da questo momento tu sei il mio peggiore nemico e farò di tutto per distruggerti»).

La ritorsione non si fece attendere: il giorno seguente, il Polvani si recò allo IOR e si impossessò dell’ingente patrimonio fiduciario dello zio con la scandalosa acquiescenza dell’Istituto, che non si peritò nemmeno di informare Monsignor Viganò.

Augusto Sinagra

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3 commenti su “Il Caso dei Beni Sottratti a Mons. Viganò. Le Ombre del Vaticano, e dello IOR. Augusto Sinagra.”

  1. La vicenda narrata dall’avv. Augusto Sinagra è certamente delicata e merita di essere chiarita nelle sedi competenti, sulla base dei documenti e delle ragioni di tutte le parti coinvolte. Proprio per questo eviterei conclusioni anticipate.

    Quanto al card. Pietro Parolin, dal racconto non vedo elementi sufficienti per attribuirgli responsabilità. Anzi, il fatto stesso che mons. Viganò abbia ritenuto di rivolgersi proprio a lui mostra la fiducia riposta nella sua autorità e nel suo equilibrio. Parolin si trovò davanti a una questione personale e familiare assai delicata e cercò, nella sua funzione di superiore, di affrontarla. Che il suo intervento abbia poi avuto conseguenze diverse da quelle sperate – ammesso che le cose siano effettivamente andate come racconta Sinatra- non significa affatto che egli le volesse o potesse prevederle.

    Analoga prudenza è doverosa nei confronti di mons. Polvani. Le accuse riferite da Sinagra sono serie, ma appartengono alla ricostruzione di una parte e devono essere confrontate con le ragioni dell’altra e, soprattutto, con ciò che potrà essere effettivamente accertato.

    Mi sconcerta e mi convince assai meno, invece, la cornice generale nella quale Sinagra inserisce la vicenda. Che cosa c’entrano, con una controversia familiare e patrimoniale, il Vaticano II, la Pachamama, Papa Francesco, Prevost e la presunta decadenza complessiva della Chiesa?

    Se adottassimo questo criterio, dovremmo allora chiederci a quale Concilio o evento ecclesiale imputare le condotte tutt’altro che edificanti di Alessandro VI, gli abusi verificatisi in determinate epoche dell’Inquisizione o le molte altre ombre che hanno accompagnato duemila anni di storia cristiana, come scrive Sinatra.

    Mi sconcerta e mi convince assai meno, invece, la cornice generale nella quale Sinagra inserisce la vicenda. Che cosa c’entrano, con una controversia familiare e patrimoniale, il Vaticano II, la Pachamama, Papa Francesco, Prevost e la presunta decadenza complessiva della Chiesa?

    Se adottassimo questo criterio, dovremmo applicarlo coerentemente a tutta la storia ecclesiastica. A quale Concilio o “deriva dottrinale” dovremmo allora imputare le condotte tutt’altro che edificanti di Alessandro VI e di altri uomini di Chiesa del Rinascimento? E, spostandoci all’epoca tridentina e post-tridentina, dovremmo forse attribuire al Concilio di Trento gli abusi o gli eccessi che si verificarono nell’esercizio dell’Inquisizione? Sarebbe evidentemente un modo improprio di leggere la storia.

    Qui sta, a mio avviso, il punto debole dell’impostazione di Sinagra: dagli eventuali errori o responsabilità di singoli uomini di Chiesa non si può risalire automaticamente alla responsabilità di un Concilio, del Papato o della Chiesa stessa. Se applicassimo coerentemente questo metodo all’intera storia ecclesiastica, finiremmo per mettere sotto processo ogni epoca della Chiesa sulla base delle colpe degli uomini che vi sono vissuti.

    Una cosa sono dunque le eventuali responsabilità personali, che vanno accertate senza riguardi per nessuno; altra cosa è trasformarle nella dimostrazione di una presunta deriva dottrinale ed ecclesiale iniziata con il Vaticano II.

    Si faccia piena luce sulla vicenda e sia resa giustizia a chi ne ha diritto. Ma senza trasformare una dolorosa controversia familiare e patrimoniale in un processo al Concilio, al Papato e alla Chiesa. I peccati e gli errori degli uomini possono ferire il volto della Chiesa; non per questo ne mutano la natura né smentiscono la promessa di Cristo.

  2. Sono convinta che nel Professore Augusto Sinagra si uniscano sia la signorilità morale che la prestigiosa storia di giurista, tali da permetterGli di somministrare le Sue parole a gocce, una dopo l’ altra, lentamente. Evidentemente ha buone ragioni per farlo. Di Lui mi fido, Lo stimo e mentre Lo ringrazio, resto in attesa

  3. Il feroce assedio che patisce d’ogni parte Mons. Viganò, ad opera di tanti personaggi manifestamente strumenti di Satana, testimonia quanto sia importante la sua opera, e quanto risulti odiosa per i figli della Menzogna.
    Temo che vedremo anche di peggio!
    Sosteniamo, con affetto, preghiere, e sostegno materiale, il venerando Monsignore.

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