Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su alcune recenti vicende vaticane. Buona lettura e diffusione.
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Papa Leone XIV ha deciso di nominare il cardinale Mauro Gambetti nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto. Il trasferimento segna la fine del suo incarico alla Basilica di San Pietro, dove ricopriva la carica di arciprete, la presidenza della Fabbrica di San Pietro e l’incarico di Vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano.
Gambetti prende il posto di monsignor Bruno Forte, che lascia l’incarico per raggiunti limiti di età.
Esce di scena un teologo di altissimo profilo, ma anche molto controverso e contestato per certe sue posizioni bollate come “eretiche” dai settori tradizionalisti.
Forte è colui che ha messo in dubbio la realtà storica del “sepolcro vuoto” e l’autenticità del racconto delle donne che vanno al sepolcro il giorno dopo il sabato. Forte sostiene che il sepolcro vuoto non ha valore storico ma prettamente teologico e che soprattutto non è la realtà del fatto a supportare la fede. È invece la fede a dare forza ad una posizione teologica. Sarebbe quindi la fede ad interpretare il sepolcro vuoto, il quale non aggiungerebbe, né toglierebbe nulla, all’esperienza degli apostoli che confessarono la risurrezione di Cristo.
Nonostante sia stato tenuto molto in considerazione da papa Francesco questi non lo ha mai creato cardinale, nonostante fosse stato più volte indicato fra i favoriti. Forse proprio per le sue posizioni teologiche tanto divisive?
Forte comunque sembra portare sulle spalle un bilancio molto deludente della sua gestione nell’ Arcidiocesi di Chieti-Vasto. Un vistoso calo di vocazioni, un mancato ricambio generazionale, sacerdoti sempre più anziani e stanchi, carenza di iniziative pastorali, forti malumori dei fedeli per scelte impopolari come l’imposizione della comunione sulle mani e una totale disorganizzazione del clero. Forte insomma avrebbe pensato più a costruire la sua fama di teologo ed ispiratore del rinnovamento bergogliano che a governare l’arcidiocesi che gli fu affidata da Giovanni Paolo II e dove praticamente si è andati avanti per anni con una situazione di profonda normalità, intesa come assenza di novità, cambiamenti, riorganizzazioni. In pratica Forte, mentre lavorava per riformare la Chiesa e la teologia cattolica in chiave progressista, avrebbe lasciato sprofondare nell’immobilismo il governo della Curia. Un profondo intellettuale dunque, ma un modesto pastore, con addosso l’odore delle accademie e con poco odore di pecore.
Ora arriva Gambetti la cui nomina sembra rispecchiare due esigenze speculari. L’allontanamento da Roma, dove in molti criticavano la sua gestione e facevano pressioni su Leone perché fosse rimosso (le falle nella sicurezza in Vaticano con le ripetute profanazioni dell’altare di San Pietro, le polemiche legate al ristorante sulla Cupola, la contestata gestione del personale con le accuse di favoritismi, il degrado delle strutture e la carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria) e l’esigenza di dare comunque una scossa ad una diocesi “addormentata”, da parte di un cardinale giovane e comunque dotato di forte spirito di iniziativa.
Ora nell’arcidiocesi di Chieti-Vasto, come da più parti evidenziato, il rischio concreto è di passare dal ventennio soporifero di Forte all’ effervescenza di un cardinale che, a sentire i bene informati, terrebbe molto alla sua immagine mediatica. Dall’immobilismo al caos insomma il passo sembra molto breve.
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