Sette, Manipolazione, Meccanismi di Controllo. Perché è Difficile Uscirne. Ruben De Luca a Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa intervista con il dott. Ruben De Luca, un esperto in materia di manipolazione. Buona lettura e condivisiome.

§§§

 

Sette e manipolazione: come nascono i meccanismi di controllo e perché è difficile uscirne.

 

Da oltre venticinque anni è impegnato nella docenza, nella collaborazione con strutture formative, tra cui l’Università di Roma “La Sapienza” e l’Accademia Internazionale di Scienze Forensi di Roberta Bruzzone, e nella divulgazione nel campo della criminologia, occupandosi di culti distruttivi, manipolazione mentale, serial killer, crimini sessuali, terrorismo internazionale, stalking e femminicidio. Si è occupato specificamente del fenomeno delle sette, affrontando temi come le strategie di reclutamento, la leadership, la manipolazione mentale, la vittimologia e i meccanismi che possono rendere difficile l’uscita dal gruppo.

Tra le sue ultime pubblicazioni, Il mostro di Firenze, pubblicato da Newton Compton Editori nel 2025, e I serial killer che hanno terrorizzato l’Italia, pubblicato dalla stessa casa editrice nel 2026 in cui approfondisce, tra i tanti casi, quello della setta delle Bestie di Satana.

Nel Mostro di Firenze, viene analizzata in dettaglio la famosa serie di omicidi avvenuti in Toscana tra il 1968 e il 1985. L’autore ricostruisce le indagini e i processi e cerca di profilare, dal punto di vista della criminologia, la figura del possibile assassino.

È il dott. Ruben De Luca, psicologo, criminologo e scrittore al quale abbiamo rivolto alcune domande sul fenomeno delle sette.

Che cosa si intende realmente per “setta” e quali caratteristiche permettono di distinguere un gruppo religioso o spirituale da un gruppo caratterizzato da dinamiche distruttive?

Il termine “setta” non identifica automaticamente un gruppo pericoloso. In sociologia delle religioni di solito indica un gruppo minoritario o scisso da una tradizione religiosa più ampia. Nell’uso comune la parola ha assunto una connotazione fortemente negativa pur mancando una definizione condivisa a livello globale.

Un movimento religioso o spirituale può avere dottrine eccentriche, un leader carismatico, rituali particolari, una vita comunitaria intensa e norme severe, senza essere necessariamente un gruppo distruttivo. Ecco, io preferisco usare la definizione di “culto distruttivo” per indicare un tipo di setta tossica che annulla la personalità dell’individuo attraverso l’uso di tecniche manipolative e coercitive.

Ci vuole descrivere i meccanismi settari che approfondisce nel suo libro IL MOSTRO DI FIRENZE ?

Il filone delle indagini che ha teorizzato una valenza magico-esoterica degli omicidi delle coppiette non è mai riuscito, fino a oggi, a provare l’esistenza di una setta assassina e le affermazioni che collegano le mutilazioni femminili a rituali di qualche tipo, non hanno trovato un riscontro oggettivo che sia sfociato in una verità giudiziaria.

Secondo le testimonianze di Giancarlo Lotti, gli omicidi e le mutilazioni erano eseguiti su commissione, per conto di un misterioso personaggio, forse un medico, che pagava profumatamente Pietro Pacciani e Mario Vanni per questo scopo. Ciò presuppone che i compagni di merende siano stati solo meri esecutori materiali che dovevano procurare i feticci femminili da consegnare a qualcun altro.

Se questa ipotesi fosse corretta, l’esigenza di una ritualità magico-esoterica a cadenza annuale non spiegherebbe né i due duplici omicidi effettuati nel 1981 né tantomeno la mancata sostituzione con altri delitti dei due duplici omicidi nei quali, per motivi differenti, non è stato possibile asportare i feticci: nel 1982, per colpa dell’imprudenza nella scelta di una scena del crimine troppo esposta che non poteva permettere di eseguire con la calma necessaria il rituale della mutilazione; nel 1983, perché le vittime erano due maschi e quindi mancava l’elemento femminile. In questo contesto, sarebbe di difficile spiegazione anche il pressapochismo nella selezione della coppia da uccidere nel 1983, perché il mancato accertamento della presenza di una ragazza, ovvero la parte fondamentale per il rituale da compiere, non è giustificabile in alcun modo.

Le mutilazioni praticate dal Mostro di Firenze sul corpo femminile sono piuttosto tipiche se confrontate con quelle effettuate da altri assassini seriali: il seno e l’organo genitale sono fra i bersagli preferiti da questo tipo di assassino.

Chiaramente, nel mio libro tratto e approfondisco anche altri aspetti riguardanti il modus operandi che rendono davvero poco credibile l’ipotesi di una setta di qualsiasi tipo coinvolta negli omicidi del Mostro.

Esistono gruppi o movimenti settari particolarmente diffusi in Italia o caratterizzati da dinamiche di controllo dalle quali può risultare particolarmente difficile allontanarsi?

Sì, esistono ma bisogna fare una precisazione importante: non esiste oggi un censimento ufficiale aggiornato che permetta di stilare una classifica affidabile delle sette più diffuse in Italia. Il principale censimento istituzionale citato ancora oggi risale al rapporto della Direzione centrale della Polizia di prevenzione del 1998, che individuava 137 nuovi movimenti religiosi e magici. Una ricostruzione giornalistica del 2025 sottolinea proprio l’assenza di un censimento ufficiale successivo.

In Italia il fenomeno non riguarda necessariamente soltanto organizzazioni religiose. Le segnalazioni e la letteratura sul tema comprendono realtà che possono presentarsi come comunità religiose o pseudo-religiose, gruppi esoterici, magici o occultistici, comunità spirituali, percorsi estremi di crescita personale o coaching, organizzazioni incentrate intorno a un leader particolarmente carismatico, alcune comunità online o ambienti che promettono trasformazioni radicali della persona e invece mirano soltanto al controllo degli adepti.

Quali fattori rendono difficile l’uscita?

L’uscita da un gruppo ad alto controllo può essere molto difficile perché non comporta soltanto l’abbandono di una credenza, ma spesso la perdita simultanea di relazioni, identità, sicurezza e appartenenza. Il controllo coercitivo praticato all’interno dei culti distruttivi si fonda su una combinazione di isolamento, paura, dipendenza e punizione del dissenso.

Un aspetto fondamentale è che l’uscita fisica e quella psicologica non coincidono necessariamente. Anche dopo essersi allontanata, una persona può continuare a sperimentare paura, dubbi, vergogna, conflitti di lealtà o difficoltà nel capire che cosa desidera autonomamente.

Come avviene generalmente il reclutamento e quali strategie possono essere utilizzate per conquistare progressivamente la fiducia di una persona?

Generalmente il reclutamento nei gruppi basati sul controllo non si presenta inizialmente come qualcosa di imposto. L’avvicinamento funziona facendo leva su bisogni umani comuni, come appartenenza, riconoscimento, ricerca di significato e desiderio di essere compresi.

Sarebbe sbagliato immaginare il reclutamento come un singolo momento nel quale qualcuno viene “convinto”, perché si tratta di un processo graduale, nel quale ciò che inizialmente appare come amicizia, sostegno e appartenenza può trasformarsi in una relazione sempre meno equilibrata.

E questo spiega anche perché intelligenza e spirito critico non costituiscano una protezione assoluta, infatti possono essere reclutate persone appartenenti a diversi profili.

Quali fragilità personali, relazionali o sociali possono rendere una persona più esposta a forme di manipolazione o dipendenza psicologica?

Non esiste un unico profilo della vittima: ci sono condizioni di vulnerabilità che, in determinati momenti della vita, possono aumentare l’esposizione alla manipolazione. La ricerca disponibile è ancora limitata e non consente di individuare una personalità-tipo, ma ruolo importante viene giocato dalla conformità sociale (se tutti sembrano felici in questo gruppo, devo esserlo anch’io) e dalla coesione del gruppo (tutti credono nel messaggio del leader, quindi anch’io voglio crederci per far parte di questo gruppo fantastico).

Possono avere importanza momenti di forte stress o crisi, nei quali vengono temporaneamente messe alla prova le abituali capacità di adattamento. Fra i possibili fattori associati alla tendenza a essere manipolati, ci sono: vulnerabilità emotiva, stress situazionale grave e difficoltà nell’affrontare circostanze particolarmente impegnative.

Una rete sociale indebolita, dove le relazioni familiari sono fragili, deteriorate o assenti, e la mancanza di adeguati sistemi di sostegno, possono rendere gli individui più suscettibili al reclutamento. In una situazione simile, un gruppo molto coeso capace di offrire rapidamente appartenenza e riconoscimento può acquistare un’importanza particolarmente forte.

Una persona può essere autonoma e perfettamente funzionante e attraversare tuttavia un periodo nel quale ha maggiore bisogno di sicurezza, significato, riconoscimento o appartenenza. In quel momento, un ambiente capace di offrire risposte molto nette e un forte senso di coesione può esercitare un’attrazione maggiore.

Quali sono gli elementi che permettono di riconoscere una situazione di particolare vulnerabilità, condizionamento o disagio?

Più che cercare un singolo sintomo, è utile osservare un insieme di cambiamenti convergenti rispetto al comportamento abituale della persona. Un segnale isolato non dimostra che un soggetto è finito nell’orbita di una setta, mentre l’accumularsi di determinati fattori è molto più rilevante: isolamento (riduzione dei rapporti con familiari e vecchi amici, soprattutto quando questi esprimono dubbi sul gruppo); dipendenza e limitazione dell’autonomia decisionale (crescente necessità di ricorrere al gruppo o al leader per interpretare situazioni, prendere decisioni o stabilire ciò che è giusto); intolleranza verso le critiche (le obiezioni rivolte al gruppo vengono interpretate sistematicamente come ostilità o persecuzione); visione polarizzata del mondo (contrapposizione sempre più rigida fra “noi” e “loro”, accompagnata dalla svalutazione delle fonti esterne); cambiamenti marcati nelle priorità e nelle attività (interessi precedenti possono essere abbandonati mentre le attività del gruppo acquistano un’importanza predominante); paura, colpevolizzazione o minacce associate al dissenso e all’uscita; controllo crescente della vita quotidiana (tempo, informazioni, contatti e scelte personali sono progressivamente sottoposti all’influenza del gruppo).

Quali sono i meccanismi attraverso i quali un leader può arrivare a esercitare un forte controllo sui membri del gruppo?

Il controllo esercitato da un leader raramente dipende da una sola tecnica. Nei gruppi ad alto controllo tende piuttosto a costruirsi attraverso una combinazione progressiva di autorità, dipendenza, isolamento e pressione sociale, fino a restringere lo spazio nel quale il membro può prendere decisioni autonomamente.

Un aspetto particolarmente interessante è quindi che il carisma, da solo, non spiega il fenomeno. Il potere del leader può diventare molto più forte quando viene incorporato nell’intera struttura sociale del gruppo: norme, relazioni, controllo reciproco e conseguenze associate al dissenso.

Il punto di partenza è sempre il love bombing: all’inizio il nuovo adepto si sente amato, capito e supportato in ogni momento e la setta diventa il punto di riferimento centrale che mancava nella vita di tutti i giorni.

Quanto incidono l’isolamento dalla famiglia e dagli amici, la dipendenza economica e la progressiva riduzione dei rapporti con l’esterno?

Incidono potenzialmente in modo molto rilevante, soprattutto quando si presentano tutti insieme. Nel controllo coercitivo, infatti, il punto centrale non è la semplice appartenenza al gruppo, ma la progressiva sottrazione delle risorse che consentono alla persona di mantenere autonomia e alternative concrete.

L’isolamento può avere una funzione decisiva perché riduce le possibilità di ricevere informazioni alternative, sostegno emotivo e punti di vista critici: quanto più il mondo sociale della persona coincide con quello del gruppo, tanto più l’eventualità di abbandonarlo comporta anche la prospettiva di perdere una parte significativa delle proprie relazioni. Se contemporaneamente diminuiscono i contatti esterni e aumenta la dipendenza sociale dal gruppo, diventa più difficile confrontare la propria esperienza con interpretazioni differenti.

Si parla spesso di “lavaggio del cervello” e “manipolazione mentale”: sono espressioni scientificamente corrette oppure rischiano di semplificare un fenomeno più complesso?

Il “lavaggio del cervello” è un’espressione problematica sul piano scientifico, soprattutto se suggerisce l’esistenza di una tecnica capace di cancellare automaticamente la volontà individuale. Nell’immaginazione popolare si pensa a una persona passiva alla quale qualcuno sostituisca pensieri e convinzioni, una rappresentazione decisamente troppo semplicistica. Abbandonare la metafora del lavaggio del cervello non equivale a sostenere che manipolazione, pressione sociale o condizionamento non esistano. Tutti siamo continuamente sottoposti all’influenza sociale. Il punto interessante, quindi, non è stabilire semplicemente se qualcuno sia stato “influenzato”, ma analizzare le condizioni nelle quali l’influenza avviene e quanto rimanga concretamente possibile dissentire o sottrarsi alla situazione.

Quali segnali possono aiutare familiari e amici a capire che una persona sta vivendo una situazione di forte condizionamento?

Per familiari e amici è importante osservare soprattutto cambiamenti progressivi e convergenti, più che cercare un singolo segnale decisivo. Isolamento, controllo coercitivo e forte subordinazione a un leader sono dinamiche frequentemente indicate nei culti distruttivi. È però fondamentale non trasformare questi elementi in una diagnosi a distanza. Cambiare amicizie, convinzioni religiose, interessi o stile di vita non significa di per sé essere manipolati. Diventano segnali più significativi quando diversi cambiamenti procedono insieme e soprattutto quando sembrano accompagnarsi a una riduzione della libertà di dissentire, decidere autonomamente e mantenere relazioni esterne.

Perché può essere difficile per una persona riconoscere di trovarsi in una situazione di manipolazione e decidere di uscire dal gruppo?

La persona non è sempre in grado di percepire che sta vivendo una manipolazione. Se il controllo coercitivo si è sviluppato gradualmente e si è progressivamente intrecciato con un senso di appartenenza a un gruppo, un sistema di relazioni e di apparente significato della propria esistenza, riconoscerla significherebbe anche mettere in discussione una parte importante della propria esperienza.

Le dinamiche di controllo possono essere introdotte progressivamente, attraverso isolamento, controllo delle informazioni e condizionamento del comportamento, anziché presentarsi immediatamente come costrizioni.

Quando emergono elementi incompatibili con ciò in cui si è creduto o con i sacrifici già compiuti, può risultare psicologicamente più facile reinterpretarli che ammettere che alcune convinzioni o decisioni potrebbero essere state sbagliate: la dissonanza cognitiva può rafforzare, anziché indebolire, l’investimento nel gruppo.

In altre parole, vedere le contraddizioni e decidere di andarsene sono due passaggi differenti. Si può cominciare ad avere dubbi e contemporaneamente restare profondamente legati alle persone, all’identità e alla visione del mondo costruite all’interno del gruppo.

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Stilum Curiae lo trovate anche qui:

https://www.instagram.com/sanpietrotos/

https://vk.com/stilumcuriae

https://www.facebook.com/marco.tosatti/

https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822

https://t.me/marcotosatti

www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21

https://x.com/MarcoTosatti

***

banner pro vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Se hai letto « Sette, Manipolazione, Meccanismi di Controllo. Perché è Difficile Uscirne. Ruben De Luca a Cinzia Notaro. » ti può interessare:

Torna in alto