Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su X (Twitter) dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Buona lettura e diffusione.
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Il mio caro amico e difensore, il Prof. Augusto Sinagra, rende pubblica una vicenda che mi riguarda e che, nelle sue parole, i fedeli hanno il diritto di conoscere. Lo ringrazio della fraterna amicizia e dell’impegno con cui mi assiste dinanzi al Tribunale di Viterbo. Ne affido gli sviluppi alla Provvidenza, e la verità a Colui che ne è la fonte.
Avvocato Augusto Sinagra
LA CHIESA CATTOLICA, I SUOI MISTERI E LE SUE OMBRE
Difendo dinanzi al Tribunale Civile di Viterbo (in ragione del domicilio dell’attore) l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò del quale posso dire che per Suo merito e per merito dei Sacerdoti dell’Eremo di Sant’Antonio alla Palanzana, ho ritrovato Dio e, con Lui, la serenità. Forse non a tutti è noto che Monsignor Carlo Maria Viganò e i suoi fratelli e sorelle ricevettero ciascuno una cospicua eredità dal padre, grande imprenditore e mancato in giovane età.
Di questi beni a lui pervenuti l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò non ha mai tratto alcun beneficio personale, destinando ogni somma unicamente per opere di religione e di soccorso ai bisognosi. Accadde in anni ora lontani che un Avvocato di non particolare scrupolo, circonvenne il fratello dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, Lorenzo anche lui Sacerdote, colpito nel 1996 da un grave ictus cerebrale invalidante.
Fu così che fu intentato un giudizio dinanzi al Tribunale di Milano da parte dell’inconsapevole Don Lorenzo contro l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò per asserita “malagestio” del comune conto corrente del quale il compianto Don Lorenzo aveva la più completa disponibilità.
L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò preferì generosamente, in spirito fraterno e secondo il dettato evangelico, dare la somma rivendicata al fratello Sacerdote (ora da qualche tempo deceduto) al quale era unito da profondo affetto, e così dandogli la rilevante somma pur ingiustamente pretesa.
Temendo ulteriori e ingiuste iniziative in danno dei suoi beni da parte del medesimo avvocato, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, su consiglio dello stesso IOR presso il quale, come diplomatico della Santa Sede, intratteneva il suo conto corrente, decise – durante il suo soggiorno negli Stati Uniti d’America come Nunzio Apostolico – di affidare fiduciariamente i suoi fondi e i suoi beni al nipote (figlio della sorella) anch’egli ora Vescovo.
Il detto nipote ebbe ad impossessarsi dei fondi e dei beni dello zio Arcivescovo e ancora oggi, nonostante le evidenze documentali, rifiuta di restituirli in sede di giudizio dinanzi al Tribunale di Viterbo, senza tuttavia spiegare come quei fondi e quei beni fossero a lui pervenuti!!!
Nella vicenda è coinvolto lo IOR il quale, negando pur esso le evidenze documentali, in luogo di difendere se stesso, molto curiosamente difende gli interessi del nipote dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò. Nella vicenda è direttamente coinvolto il Cardinale Pietro Parolin che ebbe ad attestare l’insania mentale del nipote dell’Arcivescovo Viganò e, nel corso di un incontro personale avuto con me, non contestò in alcun modo la proprietà dell’Arcivescovo Viganò di quei fondi e di quei beni, ma mi manifestò sorprendentemente il timore che l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò avrebbe potuto utilizzare le sue rilevanti disponibilità per creare una “Chiesa scismatica”.
In quella occasione mancai di rispondergli come meritava: che la Chiesa scismatica era la sua, quella di Pietro Parolin.
Mi fermo qui per evitare un lungo testo per una vicenda scandalosa e anche miserabile che i fedeli hanno il diritto di conoscere ed io ho il dovere di informare, trattandosi di una vicenda emblematica di come la Chiesa “cattolica” di oggi viene meno al suo vero Magistero, tradendo il “Messaggio” che in questa vicenda è asservito a molte deplorevole e illegittime ragioni.
Dunque, procederò “a puntate” richiamando in prosieguo l’attenzione specifica sul nipote dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò anche con riguardo alla sua condotta privata, sul Cardinale Pietro Parolin, sui vertici dello IOR, come anche su aspetti tecnicamente giuridici relativi alla sussistenza della giurisdizione italiana. Resto a disposizione di quegli organi di stampa che fossero interessati a conoscere questa squallida vicenda, e ad essi mostrerò ogni riscontro documentale.
Augusto Sinagra
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9 commenti su “La Chiesa Cattolica, Misteri e Ombre. Il Caso dei Beni Sottratti a mons. Viganò. Augusto Sinagra.”
Non sarebbe una cattiva idea se i prelati, chiunque essi siano, mettessero i loro risparmi o beni ereditari in una o più banche normali, invece che allo IOR, facente parte del loro “datore di lavoro” (mi si passi l’infelice espressione, che però rende il concetto) e pertanto sottoposto alle decisioni di un Parolin qualsiasi?
E non sarebbe una cattiva idea se i prelati, chiunque essi siano, mettessero i loro baiocchi personali o quelli amministrati in nome della Chiesa in mano di persone degne di fiducia, nonché abili nel maneggiare lo “sterco del diavolo” “ad majorem Dei gloriam”?
Ci pensi, anche l’ottimo Mons. Viganò…
Ho letto con attenzione l’intervento dell’avv. Augusto Sinagra sulla vicenda patrimoniale di mons. Carlo Maria Viganò e ho cercato di documentarmi. Quanto scrivo è dunque il frutto di una mia ricerca sulle fonti disponibili, senza alcuna pretesa di sostituirmi al giudice.
La controversia patrimoniale, in sé, mi è sostanzialmente indifferente: se Viganò ha affidato fiduciariamente propri beni al nipote con obbligo di restituzione, è giusto che gli vengano restituiti. Ciò che invece non mi è indifferente sono alcune conclusioni che coinvolgono il cardinale Pietro Parolin e, più ampiamente, la Chiesa alla quale appartengo.
Qualche cautela è suggerita già dalla precedente controversia con il fratello don Lorenzo. Sinagra lo presenta come «inconsapevole» e circonvenuto da un avvocato; eppure don Lorenzo intervenne pubblicamente in prima persona accusando duramente il fratello circa la gestione del patrimonio comune (intervista del 2013 a Il Giornale, reperibile nell’archivio di Cinquantamila). Sono accuse di Lorenzo, non fatti che assumo come provati; mostrano però che la vicenda era più complessa.
C’è inoltre un dato giudiziario: il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10359/2018 del 9 ottobre 2018, dispose a carico di mons. Viganò un conguaglio di circa 1,8 milioni di euro in favore del fratello, pur a fronte di pretese iniziali assai maggiori. È quindi riduttivo presentare quel pagamento soltanto come un gesto compiuto «generosamente» e «in spirito evangelico».
Quanto alla vicenda odierna, Sinagra sostiene che il nipote si sarebbe impossessato di beni affidatigli fiduciariamente. Può essere così, ma allo stato è la tesi di una parte: saranno i documenti e il giudice a stabilirlo.
Più delicato è il coinvolgimento di Parolin. Sinagra lo definisce «direttamente coinvolto»; tuttavia, nel suo stesso racconto, non indica un atto concreto con cui il Cardinale avrebbe disposto dei beni di Viganò, ne avrebbe autorizzato il trasferimento o impedito la restituzione. Riferisce invece di un colloquio nel quale Parolin avrebbe manifestato il timore che quelle disponibilità potessero essere utilizzate per creare una «Chiesa scismatica».
Le successive e pubbliche posizioni di mons. Viganò nei confronti del Papa e dell’attuale assetto ecclesiale mostrano almeno che quella preoccupazione non era priva di un contesto concreto. Ma, soprattutto, una preoccupazione di carattere ecclesiale non costituisce prova di un coinvolgimento in una controversia patrimoniale.
Porrei allora all’avv. Sinagra due semplici domande: quale documento dimostra che quei beni furono affidati al nipote con obbligo di restituzione? E quale documento dimostra un intervento di Parolin volto a impedirne la restituzione?
Se le prove esistono, vengano mostrate. Ma affermare poi che la vera «Chiesa scismatica» sarebbe «quella di Pietro Parolin» significa passare dai fatti alla polemica ecclesiologica.
Ed è precisamente qui che la vicenda, altrimenti per me indifferente, cessa di esserlo.
Sui beni di mons. Viganò decida il giudice; sulla Chiesa non siano le accuse non provate a prendere il posto dei fatti.
Nonostante la stima che nutro nei confronti l’avvocato Sinagra in questo caso è evidente che la sua versione dei fatti in merito alle vicende patrimoniali del suo cliente Carlo Maria Viganò è tutt’altro che neutrale…
Le (presunte) preoccupazioni espresse dal Card. Parolin circa il possibile utilizzo dei fondi assegnati fiduciariamente da Viganò all’ ‘insano’ nipote (che però, evidentemente, lo stesso Viganò non giudicò tale, dato che gli mise in mano la gestione di una cospicua parte del patrimonio personale…) al fine di creare una chiesa scismatica sono purtroppo (tristemente) condivisibili, anche se rendere indisponibili tali fondi al legittimo proprietario nella speranza di ‘sabotare lo scisma’ sarebbe comunque un ‘disonesto pragmatismo’ poco compatibile con la purezza della Fede. Ma per formulare tale giudizio sarebbe quantomeno necessario esaminare con attenzione i dettagli degli accordi pregressi e le modalità stabilite per la suddetta ‘gestione fiduciaria’.
Notare che la strategia politica di Viganò & Co. è sempre la stessa: si punta il dito sullo scandalo per mettere pressione e tirare così l’acqua al proprio mulino.
Se è vero, come sostenuto da Sinagra, che gli attuali vertici della Chiesa visibile non sono pienamente legittimi [ma solo temporaneamente ‘legittimati’: https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome ] è anche innegabile che il legittimo Vicario di Cristo al momento sostiene (pur tra mille contraddizioni e derive — scegliendo quindi il male minore o il ‘massimo bene’) l’unica Chiesa visibile che c’è e che è rimasta, fondamentalmente, cattolica; ed è anche vero che l’ultima cosa che il Papa legittimo vorrebbe in questo momento è dividere la Chiesa.
Dunque si ripete il noto schema:
— problema (reale: la Chiesa sta vivendo un periodo di usurpazione)
— reazione (esagerata e ‘scandalosa’, per screditare la travagliata Chiesa visibile)
— soluzione (falsa e anticattolica: approfittare della confusione per farsi una chiesa secondo i propri umani gusti e aspettative)
Da non dimenticare poi l’emblematico caso dei beni sottratti da mons. Viganò alle Monache di Pienza:
https://www.youtube.com/watch?v=S74VLgFVC8Y
Il prelato non si fece scrupolo di appropriarsi illecitamente delle donazioni raccolte per supportare le Monache, accampando il pretesto che le Religiose si erano rivelate ‘ribelli’. Tali fondi, raccolti fiduciariamente da Viganò al fine di dare alloggio e sostegno alle Monache, andarono invece a foraggiare il ‘boom edilizio’ dell’eremo della Palanzana, la magione di Viganò nel viterbese [ https://sfero.me/article/appello-gesu-salvezza-chiesa ].
Ora al prelato (autenticamente) ribelle vengono congelati (per una sua imprudenza) dei fondi che, se resi a lui disponibili, sarebbero senza dubbio utilizzati per finanziare una chiesa scismatica e anticattolica.
Qual è il peccato più grave?
Quello (presunto) di Parolin — che ostacolerebbe (ma è tutto da verificare) l’accesso al patrimonio personale di un noto nemico della Chiesa — o quello di Viganò — che con un pretesto buttò le Monache in mezzo alla strada tenendo per sé le donazioni raccolte per loro?
05.10.2026
VATICAN COUNCIL II SUPPORTS THE TRADITIONALISTS : POPE LEO XIV MAINTAINS THE SECRET
Pope Leo does not tell the traditionalists that Vatican Council II interpreted rationally supports them and not the liberals and the left. He hides this information. But even the Cushingite traditionalists at the Catholic Identify Conference kept it a secret for another year.
https://gloria.tv/user/2uPKgFzArduWE3YxASQAuzioN
06.10.2026
JOINT STATEMENT COULD AFFIRM FEENEYITE MAGISTERIAL DOCUMENTS AND CALL FOR LIFTING OF CUSHINGITE EXCOMMUNICATIONS
https://gloria.tv/user/2uPKgFzArduWE3YxASQAuzioN
06.10.2026
Bishops Fellay and Galaratta were excommunicated twice with Vatican Council II irrational. They keep silent on VC 2 and EENS, rational, Feeneyite and traditional.
https://gloria.tv/post/Rh41AZn4PU213cGp13UuBSCy2
Mi fido a occhi chiusi dell’ avvocato Sinagra, persona competente, schietta, sincera e senza peli sulla lingua quando realmente ritiene di essere nel giusto. Difensore migliore non poteva avere il caro Mons. Viganò.
Mi consola sapere che all’avvocato Augusto Sinagra, uomo di legge cui va da sempre la mia profondissima e ammirata stima, è affidato il patrocinio di questa nuova dolorosa prova cui viene sottoposto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, uomo santo e di animo nobilissimo.
Avevo seguito a suo tempo la triste vicenda del fratello Lorenzo che, ancorché manipolato e aizzato orrendamente, venne trattato dal prelato con vera e grande carità cristiana.
Sono fiducioso che la Giustizia possa prevalere, nonostante l’inimicizia dei vari parolini.
Aggiungo infine che ho sempre ritenuto l’arcivescovo Viganò – e lui solo – il provvidenziale successore di Benedetto XVI (che però omise colpevolmente, forse consigliato da qualche malevole parolino dell’epoca, di farlo cardinale).
Un papato Viganò avrebbe potuto salvare (altro che scismi!) la Chiesa cattolica, oggi invece ormai in irreversibile coma e in evidente disfacimento.
Il vescovo a cui ti riferisci è Carlo Maria Polvani. Secondo fonti giornalistiche e biografiche vaticane, egli è figlio della sorella di Carlo Maria Viganò, quindi ne è il nipote per parte di sorella.
Carlo Maria Polvani, nato a Milano il 28 luglio 1965, è un diplomatico della Santa Sede. Nel gennaio 2025 è stato nominato da Papa Francesco segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ricevendo contestualmente la dignità episcopale con il titolo personale di arcivescovo.
Rubare i soldi di un anziano parente, è titolo utile nel curriculum per diventare vescovo ?
Ma dico con affetto a Mons. Viganò: con tutta la sua esperienza, si va a fidare et dello IOR et di un parente ?
Carlo Maria Polvani (nipote di Mons. Carlo Maria Viganò, figlio di una sorella)
Nato il 28 luglio 1965 (61 anni) a Milano.
Ordinato sacerdote il 14 febbraio 1998 dal cardinale Carlo Maria Martini, S.I.
Nominato arcivescovo il 12 gennaio 2025 da “papa” Francesco.
Consacrato arcivescovo il 14 febbraio 2025 dal cardinale José Tolentino Calaça de Mendonça.
Che curriculum… E che personaggi… Martini, Bergoglio, Mendonca. Tre numi tutelari che sono tutto un programma!
Un proverbio assai noto sentenzia: “Parenti Serpenti”, spesso discendenti dal Nachash edenico che diventò subito bravissimo a strisciare sulla terra dove potè farsi tanti autorevoli amici: scorpioni, tarantole, vedove nere…