Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui toni del legittimo dibattito fra opinioni e sensibilità diverse. Buona lettura e meditazione…
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«NON HAI CAPITO, ADESSO TE LO SPIEGO IO»
Oso notare, senza tema di essere smentito, come i toni dei Cattolici, molto teoricamente Fratelli e Sorelle in Cristo che partecipano a questo blog, si stiano alzando in maniera preoccupante. Alle varie e spigolose diversità che caratterizzano il (si fa per dire) fraterno agone fra Sani di mente, cominciano ad aggiungersi – vedasi i commenti all’articolo di Benedetta e Vito dell’1 ottobre – ipotesi quali il “reato di diffamazione (art. 595 del CDP)”. Così, dall’abisso della mia follia ho composto il presente articolo.
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Louis-Ferdinand Céline: «Sappiate aver torto, il mondo è pieno di gente che ha ragione. È per questo che marcisce».
Carlo Fruttero: «Mi spaventano le persone sicure di ciò che dicono, che parlano di politica, di economia, di letteratura imponendoti cosa occorre o non occorre fare. Mi tengo alla larga dai gestori della verità».
Cesare Zavattini: «L’umanità non pensa, è imbastita di idee, di pensieri, di parole completamente inoperanti, tutti puzziamo per le idee andate a male che conserviamo dentro. Bisogna vomitarle».
Eh sì, è necessario un atto eroico per vomitare tutto ciò con cui ci si identifica, per liberarsi dall’avere ragione, dal gestire la verità, dal puzzare per le idee andate a male, fossero pure le più nobili (già, anche le idee più nobili possono andare a male!). In breve, conscio o inconscio che sia, il rancido “non hai capito, ora te lo spiego io” va estirpato.
È necessario accorgersi di stazionare in un’ignoranza abissale invece di esorcizzarla con il coacervo di informazioni che intasano la testa. La vera pace può darsi soltanto fra umili ignoranti, fra bambini: Parola di Dio. Soltanto la Coscienza Ignorante può lasciare spazio alla Luce: per chi intuisce invece di dare in bigotte escandescenze, la sublime Ignoranza Mariana splende come esempio. Dico intuisce, poiché non c’è “spiegazione” che tenga.
Molti decenni addietro, nel corso di una conversazione potei fruire di un momento di particolare lucidità: all’improvviso mi resi conto che tanto io quanto i miei interlocutori ci stavamo scambiando delle “spiegazioni”. Io “spiegavo” a loro e ciascuno di loro “spiegava” a me e agli altri. Imperava indisturbato l’invadente e arrogante “non hai capito, adesso te lo spiego io”. Mi fu evidente come le rispettive affermazioni costituissero in realtà delle confutazioni, integrazioni e correzioni a sanatoria delle lacune altrui: un circolo vizioso da cui era – ed è – impossibile uscire insistendo nello “spiegare”. Più ci si “spiega” e più non ci s’intende. La prova ce l’abbiamo tutti a un miliardesimo di millimentro davanti agli occhi (forse talmente vicino da non poter essere visto?).
Questa subdola, reciproca volontà di affermarsi, di prevalere, è stata ben individuata da Roland Barthes: «parlare, e a maggior ragione discorrere, non è, come si ripete troppo spesso, comunicare: è “sottomettere”».
E qui ci sta bene la sottile osservazione di Edgar Watson Howe: «Nessun uomo ti ascolterebbe parlare se non sapesse che dopo tocca a lui».
E così, mentre Tizio “spiega” a Caio ciò che “non ha capito”, questi non vede l’ora di prendere la parola per “spiegare a Tizio ciò che: “non ha capito”. E la frittata diventa ancor più saporita quando entra in ballo pure Sempronio. Infine, il frittatone cosmico è assicurato quando entrano in scena gli emuli di Tizio, Caio e Sempronio. Ovviamente tutti docenti.
Sì, alla disputa non partecipavano discenti: eravamo tutti docenti desiderosi di farsi ascoltare più che di ascoltare, e che prendevano quel che ascoltavano dagli altri unicamente come occasione per rafforzare la propria “spiegazione” a negazione o rettifica di quanto ascoltato: “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
Insomma, agli antipodi del detto Cherokee: «Ascolta! O la tua lingua ti renderà sordo».
Sì, le “spiegazioni” generano sordi. La lingua di chi parla ne ottura le orecchie. Impossibile accorgersi di ciò se almeno per qualche istante la mente non si ferma per agevolare la fruizione, seppur per un solo momento, di un superiore stato di coscienza, di un momento di risveglio grazie al quale la discussione si rivela per quello che è: un combattimento fra galli e galline.
Un particolare d’importanza decisiva
Mi fu chiaro e rimase indelebile che il parlare è un rispondere ad una DOMANDA MUTA che lo stimola, suscitata dall’INQUIETUDINE DEL CUORE CHE ANCORA NON RISPOSA IN DIO di cui dice Agostino. Domanda che è la medesima per tutti. Domanda muta a cui può rispondere soltanto la Luce che non è concetto e parola e perciò rende più che approssimativa una “spiegazione” in concetti e parole. Fu questa evidenza che mi spinse ad intraprendere la Via apofatica, che infine è la Via Mariana dell’Ignoranza, e quindi del non poter “spiegare”.
Infatti, senza accorgersene si parla per dare una risposta impossibile, appunto una “spiegazione” alla domanda muta, processo che mette in atto ogni interlocutore. Ha luogo così il famoso e diffusissimo “non hai capito, adesso te lo spiego io”, il “cantarsela e suonarsela”, il vano tentativo di riposare nella propria egoica “spiegazione”, per un moltiplicarsi abnorme di autoreferenzialità che fomenta l’incomprensione fra docenti, i quali più “documentati” sono e più contribuiscono all’incomprensione con le loro “spiegazioni”. E se teniamo presente che non ci sono discenti ma soltanto docenti che “spiegano”, scopriamo il perchè del caos che stritola il nostro pianeta.
Quasi superfluo il riferimento alla Cattolicità, tanto più mastodontica nella sua visibilità e tanto più disintegrata dagli stuoli di docenti che “spiegano”, mentre della Parola, cioè della Luce neanche un flebile raggio, offuscata com’è da fitte nuvole di miliardi di parole organizzate in “spiegazioni” supportate da montagne di documenti che “spiegano”. Parola-Luce di cui, manco a dirlo, ogni docente si sente non solo depositario ma addirittura apologeta contro ciascun altro docente che misericordiosmente ricambia il favore.
Haruki Murakami: «Non è che il significato non può essere spiegato. Ma ci sono alcuni significati che si perdono per sempre nel momento in cui sono spiegati a parole».
Già: per alcuni significati la “spiegazione” spiega un bel niente! Ed anzi li fa perdere per sempre! La Parola-Luce non la si può “spiegare”, al massimo se ne può (doverosamente) accennare … balbettandone.
Franco Battiato: «Le parole non servono a penetrare il Mistero. Una sequenza logica ci allontana dalla sintesi».
Soren Kierkegaard: «La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere».
Si tratta qui dell’irresistibile ed illusoria propensione ad essere “dalla parte giusta”, ad “avere ragione”, insegnando e suggerendo soluzioni per rimettere le cose a posto, individuando diagnosi e terapia, il tutto sempre a partire dalla domanda muta, alla quale si dà una risposta inutile ma conveniente: “spiegazione” confezionata a propria misura e ammannita con un criterio strettamente personalistico: “non hai capito, adesso te lo spiego io”. Di fatto, ogni docente espone il proprio mondo, ciò che non può fare il discente perché … non esiste. A miriadi di docenti, miriadi di mondi in combutta. Il pandemonio verbale si espande a macchia d’olio, contaminando e corrodendo.
Un detto Navajo mette in guardia: «Sii attento mentre parli. Con le tue parole, crei il mondo intorno a te».
E poiché il pensiero viene prima delle parole, ecco che il mondo è creato prima nella mente soggettiva per venir poi proiettato all’esterno tramite la “spiegazione”. È il mondo soggettivo interiore che, deturpandolo, vuol “ricreare” il mondo esteriore a proprio modello, perciò a proprio uso e consumo, comodamente “spiegato”.
Bertrand Russel: «Il mondo contiene fatti, che sono ciò che sono, qualunque cosa possiamo scegliere di pensare su di essi».
Swami Vivekananda: «I nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni sono i fili della rete che intrecciamo intorno a noi».
Ci si irretisce nella propria mente e si pretende di gettare tale rete sugli altri, ciascuno dei quali fa altrettanto: “non hai capito, adesso te lo spiego io”. Groviglio inestricabie di reti per un immane DISASTRO; e non a caso mi servo di questo termine, che deriva da ASTRO, con prefisso DIS peggiorativo: CATTIVA STELLA!
E cos’è che di questi tempi sta avviluppando il mondo se non la livida luce della cattiva stella?
La non consapevolezza di ciò spiega il dilagare della conflittualità verbale e bellica. Si vive in un campo di battaglia in cui s’affrontano innumerevoli mondi mentali proiettati sul mondo che, invece, è già così com’è.
Apofaticamente delizioso e consolatorio il detto zen: «Sedendo quietamente, senza fare nulla, la primavera giunge e l’erba cresce da sé».
E ancora un altro: «L’oca selvatica non ha intenzione di lasciare tracce. L’acqua non pensa di inghiottire riflessi».
Al contrario, il lasciare tracce e l’inghiottire i riflessi per ridurli alla propria “spiegazione” è esattamente la specialità, l’intento inconfessato delle orde di docenti l’un contro l’altro armati: “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
Vi è da tenere presente che la risposta impossibile e quindi inutile alla domanda muta presuppone una varietà di contenuti della memoria a cui è necessario attingere, sicché, si ribadisce, ci sarebbe da chiedersi (ma chi lo fa?) se la “spiegazione” non consista che in un agglomerato di nozioni soggettivamente e accuratamente selezionate e organizzate per dare una risposta “soddisfacente”: nozioni, si badi, assunte (o inculcate?) attraverso il tempo, starei per dire fin dal primo giorno di nascita.
Franco Battiato mette il dito nella piaga: «È difficile accettare che siamo vittime di pensieri associativi».
Domanda muta e “spiegazione” costituiscono così le due facce eterogenee della medaglia: da una parte un richiesta di Luce creatrice e trasfigurante, dall’altra l’ombra di una risposta in concetti e parole proiettata a creazione di un illusorio mondo ideale.
S’immagini il poco edificante risultato del bianco di una tela che tutti vogliono “spiegare” imbrattandola ciascuno con la propria pennellata ed il proprio intruglio di colori.
Eppure c’è Platone che versa un salutare secchio di acqua gelata sulla testa infuocata degli zelanti docenti:
«Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta»,
da ciò derivandone che ad eccezione di quella giusta (quale è?) le soluzioni non sono che opinioni, a proposito delle quali, da dilettante orientalista qual sono, cito Bodhidharma:
«Non cercare la verità: smetti solo di coltivare opinioni».
È la Verità che dice: «IO SONO la Verità», più strettamente: «IO SONO»: la Verità È, si presenta da Sé, non c’è opinione che possa imbrigliarla, non c’è “spiegazione” che possa appropriarsene per illuminare il mondo, magari impugnando le Scritture ed annesso mastodontico addentellato (l’agone delle dispute). Più si “spiega” e più si opina, offuscando la Verità che in Sé è Luce, è Parola Una che crea il mondo molteplice: Luce e Ombra, Parola e Silenzio: ogni mediazione esplicativa è una ri-creazione soggettiva, una pennelata che imbratta la tela. Prima dei colori vi è il Bianco, l’Ignorante Bianco, e nessun colore può pretendere di sostituirvisi, bensì ne dipende. Ogni colore che dimentica il Bianco è menzognero e conflittuale.
Occorrerebbe onestamente riconoscere come Platone e Bodhidharma riducano al silenzio ogni docente dalla cui testa infuocata si sprigiona ad ogni pie’ sospinto una soggettiva “spiegazione” (altro che Minerva nascente dal cerebro di Giove!), cioè un’opinione, «da opinari, dalla radice OP- col senso di vedere che trovasi nel greco ops occhio, òpto-tô veggo e che corrisponde alla radice OC- del lat. oc-ulus occhio. Esporre il proprio modo di vedere intorno alle cose dubbie, spinti da alcuna apparente ragione» (etimo.it).
Opinione nel cui “undeground” è radicato il puzzolente “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
Illuminante Nikola Tesla: «quando capirai che ogni opinione è una visione carica di storia personale, inizierai a capire che ogni giudizio è una confessione».
La storia personale è quella che influenza pesantemente la risposta-confessione alla domanda muta, cioè la “spiegazione”. Ora, chi è consapevole che al proprio “spiegare” corrisponde una confessione dell’irrisolto? Altrimenti, che necessità vi sarebbe di “spiegarsi”? Non c’è un affanno nello “spiegare”? E cosa si vuol “spiegare” ad altri se ancora non si è ricevuta risposta alla domanda muta? A che un profluvio di parole per rispondere ad una domanda a cui soltanto la Luce può rispondere, facendo evaporare l’opinione? Più si parla e più si confessa l’enormità del fardello della domanda muta.
E, d’altra parte, l’espressione latina «Ex ore tuo te iudico» è lì a confermarcelo. Chi ha l’orecchio puro (ma chi ce l’ha?) individua subito il grado di affanno interiore di chi si dilunga in “spiegazioni” sollecitato dalla domanda muta, e perciò si perde nell’inutilissimo e arrogante “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
E allora, chi, fra gli umani, può vantare la pretesa della visione giusta?
Evangelico il Mahatma Gandhi: «In un atteggiamento di silenzio l’anima trova il percorso in una luce più chiara, e ciò che è sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza».
Evangelico Pavel Florenskij: «Le cose terrene le vede solo colui che ha un occhio corporeo puro; le cose celesti le vede solo colui che ha puro l’occhio celeste».
Quindi, chi può affermare di possedere l’occhio limpido, cioè la lampada che illumina tutto il proprio corpo?
Proponendo un’omologia nipponica: chi possiede meykyō shisui, ossia una “mente limpida come uno specchio, tranquilla come l’acqua ferma”?
Limpidezza e tranquillità sono agli antipodi delle “spiegazioni”, che appannano lo specchio, agitano e intorbidiscono l’acqua.
Quasi esoterico il famoso detto «le chiacchiere stanno a zero», ove lo zero, che rimanda all’ineffabile, è lo Specchio limpido, l’Acqua tranquilla, la Tela bianca, l’Ignoranza arcaica, nell’assenza assoluta dell’intervento guastatore dell’uomo, tutto preso dall’affannoso e inadeguato rispondere alla domanda muta, a “spiegare” ciò che non sa per dimostrare di “avere ragione”, col suo invadente e disperato: “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
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53 commenti su “La Ragione, il Torto, e Chi lo Spiega a Chi. Anche fra Cattolici… Il Matto.”
Caro R.S.,
vedo che ti sei speso a valanga per “spiegare a me che non ho capito”
quello che tu credi di aver capito.
Particolarmente indicativo della tua agitazione interiore smaniosa di esprimersi
secondo il solito “adesso te lo spiego io” è lì dove scrivi con sicumera inquisitoria
(il vizietto dei cattolici tutti d’un pezzo è duro a morire):
“Io non punto affatto il dito; ma se tu scandalizzi il prossimo non puoi fartene vanto. Te ne devi fare carico”
.
Ma, dico, dai i numeri? Dici di non puntare il dito ma subito dopo mi accusi si scandalizzare il prossimo e
addirittura di farmene un vanto, per poi ammonirmi di farmene carico.
Poi rincari la dose ammonendomi ancora col dirmi che non mi deve importare
la mia perfezione spirituale ma la salvezza delle anime.
Si tratta di uno sfondone macroscopico poiché, adesso … “te lo spiego io”,
nessuno può salvare nessuno se prima non salva se stesso.
Mi permetto un consiglio: cerca di contenerti, di controllarti, di moderarti,
tu che certamente sei un … salvatore di anime.
Chi scrive a raffica dicendo di stare in silenzio è un tantino in confusione.
Quanto alla pace che avresti apofaticamente conseguito… mi taccio.
Ma puoi farcela…
Possiamo farcela se ci svuotiamo.
C’è chi è pieno di grazia e chi è pieno di aria. Gonfio.
E fai bene a tacere. Che ne sai tu di me?
A parte che non ho mai sostenuto di aver conseguito la pace,
anzi … ma tu sei uno di quelli che legge le proprie risposte
in quello che scrivono gli altri.
Rinnovo l’invito a moderarti.
Puoi farcela …
Salvare se stesso? Interessante. Tempo addietro in ambito Opus Dei non esa insolito sentir dire che bisogna santificarsi. Sia l’una che l’altra locuzione sono curiose, se espresse nel contesto di una religione in cui l’unico che può salvare è, per l’appunto, il Salvatore e l’unico che può santificare non è che Dio. Intendi bene, buon Matto, questo pensiero ad alta voce non vuole essere una rampogna, ma una riflessione.
Circa il famoso “nulla”, invece, sembra che abbiate ragione sia tu che l’R.S. Tu a dire che fior di mistici hanno evocato il concetto in termini positivi, egli a dire che buttare là tale concetto senza molti chiarimenti rischia di ingenerare gravi equivoci, un po’ come quei pirlacchiotti che, fraintendendo del tutto il senso del “vuoto” buddista accusano il buddismo di essere una forma di nichilismo.
Infine una risposta al tuo quiz “CHI sa dire quante parole sono state spese attraverso i secoli tra libri, prediche e conferenze per parlare del silenzio?”. Ma certamente TU, buon Matto, che di parole per illustrare il silenzio ne hai profuse in gran copia.
Carissimo,
tu pensi che chi sta per annegare possa salvare altri dall’annegare?
O non dovrà prima preoccuparsi di non annegare per poter salvare chi sta annegando.
E come si fa a non annegare? Ci si fa soltanto passivamente aiutare
o ci si dovrà collaborare per quel che si può?
Che so: afferrare la ciambella che ci lancia il salvatore. No?
Per illustrare il silenzio ho profuso gran copia di parole:
è verissimo, quindi sono in regola, visto che moti altri
mi hanno preceduto. No?
D’altra parte, forse è meglio profondere molte parole per
propagandare il silenzio, piuttosto che per
perdersi in un labirinto in cui ognuno se la canta e se la suona. No?
Sempre cordialmente.
Mi parr che tu dica bene, caro Matto. Profondere molte parole per raccontare e promuovere il silenzio è ottima risoluzione. E non a caso grandi mistici hanno proprio seguito questa via. Potremmo dire che hanno dato testimonianza verbale al silenzio. E che dire dei poeti – i veri poeti, grandi e piccoli – non sono forse anch’essi splendidi testimoni del silenzio? Concordo con te: il labirinto in cui (o il manualino con cui) certi pedantelli se la cantano e se la suonano, spesso rompendo e timpani e scatole al prossimo, è un pessimo luogo in cui perdersi e un pessimo stato in cui dilapidarsi.
Sulle dinamiche del salvamento, il grosso dell’opera è svolto dalla Grazia, ma è raccomandabile, per così dire, un certo grado di cooperazione (il quale, a ben vedere, è esso stesso un dono divino).
Un caro saluto
🙏
Curiosità: chi sa dire quante parole sono state spese
attraverso i secoli tra libri, prediche e conferenze
per parlare del silenzio?
Purtroppo qualcosa è andato storto nell’invio del commento sottostante e manca totalmente la frase del Papa ivi commentata .Rimedio riportando qui le parole del Papa a cui si riferisce il mio commento.
Per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (GS, 43).
Piccolo esempio di come farei io l’analisi di un discorso del Papa.
Partiamo da questa frase:
Luogo e data: oggi, in Piazza San Pietro, all’udienza generale.
A chi rivolto: gruppi nazionali di cattolici provenienti da tutto il mondo.
Contesto: ciclo di catechesi riguardanti le costituzioni del concilio Vaticano secondo. La costituzione oggetto della catechesi di oggi è la GAUDIUM ET SPES.
Di seguito l’analisi e il commento.
Che cosa può intendere il Papa, parlando di missione evangelica?
Nel contesto dei documenti ufficiali del Concilio Vaticano II c’è un Decreto dal titolo Apostolicam Actuositatem che è il decreto sull’apostolato dei laici, promulgato da papa Paolo VI il 18 novembre 1965. Chiaro che col termine laici non si intendono i non credenti, bensì i cattolici non ordinati ne consacrati ma semplicemente battezzati. Nel suo discorso odierno Leone XIV vuole ricordare a tutti i fedeli battezzati l’esistenza di questo personale impegno, che comporta per tutti noi battezzati non tanto il compito d’andare in giro predicando, quanto quello dí dimostrare con la coerenza tra fede professata e comportamenti quotidiani i valori fondamentali insiti nel nostro credo religioso.
Ps. Sarebbe per me estremamente interessante conoscere come altri cattolici interpreterebbero le parole del Papa sopra riportate.
Caro S.E.,
personalmente mi astengo dall’impelagarmi in un’interpretazione che varrebbe quanto il due di briscola,
e di cui, lo dico sinceramente, non m’importa nulla.
Noto soltanto che le eventuali altre interpretazioni sarebbero suscitate
dal considerare o meno Prevost come papa legittimo
(lo stesso per il suo padrino Bergoglio.
Mi sembra che la faccenda sia sul tappeto nonostante
il mainstream si premuri di metterla sotto.
Per me, a questo punto i tag di questo articolo potrebbero essere suddivisi in due categorie.
In positivo:
Intelligenza, apertura mentale, onestà intellettuale, buon senso, educazione.
In senso negativo:
Ignoranza, disonestà intellettuale, chiusura mentale, maleducazione, fanatismo, grossolanità.
Oltre a quelli citati dal Matto, alcuni assai efficaci, esistono da sempre migliaia di aforismi che antepongono il Silenzio alla Parola. A’mbiti preferibili di applicazione: a) documenti di dicasteri vaticani b) esternazioni politiche di conferenze episcopali c) omelie domenicali grondanti buonismo d) IO stesso, quando credo di poter discutere in generale con chiunque e in particolare con mia moglie. Devo cercare di applicare meglio il mio nickname viterbese.
👍👏
Caro Matto, sono d’accordo solo a metà.
Sono certamente d’accordo sul non «romperci le scatole» e, soprattutto, sul non trasformare il confronto in una contesa personale. Ma non posso essere d’accordo sul principio secondo cui ciascuno dovrebbe esporre il proprio pensiero senza mai discutere quello altrui. Lei non lo fa. Se fosse così, non avremmo più un dialogo, ma una serie di monologhi paralleli.
Quando Lei scrive qualcosa pubblicamente, io posso condividerlo, contestarlo o mostrarne quella che ritengo una contraddizione; e Lei può fare esattamente lo stesso con me. Questo non significa «attaccare briga»: significa prendere sul serio ciò che l’altro ha scritto.
Per un cristiano, poi, non tutte le strade sono semplicemente equivalenti. Cristo non ha detto: «Ognuno proceda lungo la propria strada», ma: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Ed è precisamente su quella Via e su quella Verità che desidero continuamente misurare anzitutto me stesso e poi ciò che leggo e ascolto.
Perciò continui pure a contraddirmi quando ritiene che io sbagli: non mi rompe affatto le scatole. Potrebbe perfino aiutarmi a capire meglio.
Ma mi lasci, per reciprocità, la stessa libertà.
Altrimenti il pluralismo diventerebbe una regola alquanto curiosa: tutte le opinioni sono libere, purché nessuno osi discuterle.
Quindi procediamo imperterriti nel reciproco
“non hai capito, adesso te lo spiego io”?
E quale sarebbe il frutto?
Fate le debite eccezioni che confermano la regola,
non certamente l’arricchimento reciproco.
Come lei stesso può constatare,
e come ho fatto presente nell’articolo
il frutto dell’infinita “querelle”, per dirla con S.E,
è il rafforzamento delle reciproche posizioni
e quindi della divisione, che, se non sbaglio,
è diabolica.
Un Pessoa esoterico, che dedico al mio amico Matto:
Riconoscere la verità come verità, e al tempo stesso come errore; vivere i contrari senza accettarli; sentire tutto in tutte le maniere, e non essere nient’altro, alla fine, se non la comprensione del tutto – quando l’uomo s’innalza a questa verità, è libero, come su ogni vetta, è solo, come su ogni vetta, è unito al cielo, cui mai è unito, come su ogni vetta. (Pessoa – La via del serpente)
Poderoso!
🙏
Certo, qui Pessoa si mostra come un maestro zen che propone un koan! 😉
Pessoa si fermava improvvisamente in strada e imitava un ibis, assumendo una postura simile a un rituale. Crowley (iniziato della stessa organizzazione di Pessoa) descrive un’asana la cui posizione prevede l’imitazione di un ibis. Consideriamo che l’ibis è un uccello che rivela i suoi tre colori solo quando prende il volo. E chi vuol capire, capisca.
P.S. Anch’io, come ho già scritto, condivido l’invito a tenere i toni nel sereno solco della misura, della creanza e della civiltà. Non è raro che nei siti a tema cattolico l’interlocuzione scada nell’aggressione e persino nella minaccia di querela. È un dato che fa riflettere, se non sulla natura di certa pretes(c)a religiosità.
Egr. qui olim, preciso che da parte mia non c’è stata alcuna minaccia di querela, che nel caso della diffamazione deve partire dall’interessato.
In quanto ai cattolici le rammento che l’autrice dell’articolo contro Leone XIV non ha mai perso l’occasione di proclamarsi cattolica e dí raccontarci che si reca alla Messa tutte le mattine e di essere talmente fedele alla tradizione da pretendere la Comunione sulla lingua stando inginocchiata. Poi si permette di scrivere l’articolo che ha causato questa interminabile querelle.
Questi sono tutti fatti che parlano da soli.
Non te la prendere, caro S.E.
Dalla “interminabile querelle”, è disintegrato il mondo intero
compresa la Cattolicità.
Questo onorevole blog ne è un piccolissimo scampolo.
Viva la libertà di pensiero!!! 😁
Ma certo, egregio ed emerito Stilumcuriale, è evidente che da parte sua non ci sono state minacce di querela. Non a Lei si riferiva il mio rilievo, bensì a ciò che accade in vari siti cattolici: Le assicuro che ne ho viste delle belle, anche se mi dispenso dal fare nomi e cognomi per non innescare inutili reazioni a catena, ma osservo soltanto che in seno al chiericato certe controversie assumono tinte di impressionante virulenza.
Per essere poi schietti fino in fondo, Le dirò che in generale non rientro fra gli entusiasti dei contributi offerti dalla signora De Vito, della quale non sono mai riuscito ad apprezzare la “postura”, sicché, pur avendo trovato fuori luogo e fuori bersaglio l’articolo in questione, non ne ho ricavato né stupore né indignazione, un po’ come – si parva licet… – non avendo mai apprezzato certe accensioni di dogmatico entusiasmo al limite del papolatrico, non provo né grande meraviglia né eccessiva indignazione quando vedo, sento o leggo un pontefice andare un po’ per rane (ma, chiarisco, non è proprio il caso della missione francese di Leone XIV, che anche a me, come a Lei, sembra invece avere tenuto bene il punto).
Abbia un cordiale saluto
Il Matto è verboso, da sempre. Ma è appunto Matto, con la M maiuscola, quasi per antonomasia, quindi non ha troppo senso cercare una logica serrata nelle sue libere associazioni di pensamenti piluccati qua e là. Va preso (o non preso, secondo i gusti) così com’è, con la sua insanabile vocazione alla contradditorietà. E poi non è detto che una effusione di follia non possa aprire gli occhi almeno a qualche dormiente. Sul monte Verità i balabiòt danzavano ignudi incarnando e predicando uno sconclusionato culto della natura, ma più di un asconese, giù al piano, ne ricavò un’occasione per ponzare sui massimi sistemi.
“Spiegazione” non priva di acutezza 😊
Quell’acutezza in cui sparisce ogni “spiegazione” 😉
🙏
Dimenticavo: a proposito dei “pensamenti piluccati qua a là”
lei ha colto nel segno! E’ esattamente il mio metodo.
Io pilucco qua e là e ovunque vedo una luce,
mi fermo, apprezzo e propongo. Tutto qui.
Chi vuole si ferma e apprezza e
chi non vuole non si ferma e non apprezza.
Ampia, amplissima libertà per ciascuno!
II primi tre commenti hanno ignorato completamente
il punto più importante: la domanda muta,
a cui, “spiegando” a destra e a manca
ci si affanna a dare una risposta impossibile.
Caro Matto strano che non ti accorgi che proprio con questo post , e in generale in tutti i tuoi interventi ci vuoi “spiegare” che non abbiamo capito mentre tu si’, hai attinto alla Sapienza Suprema! Hai sempre un tono didascalico da guru maestro spirituale che spiega si suoi adepti la Via! Scusa ma mi fa ridere e venire in mente la parabola della pagliuzza e della trave
Cara Cristina,
come fai a dire che ho attinto alla Sapienza Suprema
se sono il primo a dire che, a partire da me,
nessuno sa un fico secco e tutto quello che si pensa
e si dice alla fine non è che un vaneggiamento?
Non ti sei accorta che non “spiego” niente
per la semplice ragione che nego tutte le “spiegazioni”
comprese le mie.
Hai una minima idea di cosa sia la pratica apofatica?
Mi pare che quella che lei descrive qua in parole povere si chiami arroganza. O sbaglio?
Caro Stilum,
si può chiamare “Candore”, di chi è fiducioso di aprire il proprio cuore a “fratelli” che non programmino- a priori- risposte “Cainesche”.
Quindi io sarei un … candido arrogante!
Mi piace, oh quanto mi piace! 😁
Chi spiega toglie le pieghe: stira.
Spiegare è un tirare che appiattisce.
Il complicato (cum plica) si semplifica (sine plica).
Era meglio lasciare le pieghe?
Chi pensa di spiegare, ma non ne è in grado, è una complicazione.
Dio è semplicissimo. La creazione si complica con i peccati.
E poi c’è quello che spiega, come il manuale delle giovani marmotte.
La coda del “fare” attualmente è molto affollata, diversamente dalla vignetta.
Chi fa è infastidito tanto dalle critiche quanto dai consigli.
Chi fa pensa semplicemente che “fare” sia meglio.
Per fare cosa? E quando? E come?
Servirebbe la spiegazione, magari un consiglio e accettare le critiche.
Si chiama conversione: è esattamente ciò che richiede il vangelo, insieme alla vigilanza e alla perseveranza.
Che Dio sia semplicissimo lo può dire soltanto
chi è semplice come Dio.
Chi è semplice come Dio?
La semplicità di Dio è espressa anche con:
“Dio è un puro nulla”.
Ma chi può dirlo se non è egli stesso un puro nulla?
Di che si parla se non si è ciò di cui si parla?
Dunque, non si può procedere che
per sentito dire e per illazioni.
Se Dio è semplicissimo, cioè un puro nulla,
bastano soltanto due parole per complicarlo
nella mente dell’uomo.
Figurarsi in un tomo di centinaia di pagine.
“Spiegare” Dio equivale a perderlo.
Dio è l’Essere. Senza Dio non esisterebbe nulla.
La semplicità perfetta di Dio non è un giudizio su di Lui, ma la Sua Essenza.
Dio è: “Io sono Colui che sono”.
Dio non è “composto” e non si può scomporre. E’ eterno e non si frammenta (templum, frammento, tempo).
Dio è semplice perchè è l’origine da cui tutto origina.
Dio è un puro nulla è una bestemmia.
Una grossa bestemmia.
Caso mai ci fosse ancora qualche barlume di Chiesa nella tua vita, pentendosi d’averla scritta, andrebbe confessata.
Il puro nulla puoi metterlo dove vuoi, tanto non c’è.
Ecco spuntare ancora una volta l’impositivo “non hai capito, adesso te lo spiego io”.
Con in più l’anatema inquisitoriale: pentiti!
“Dio è un puro nulla” lo affermano mistici del calibro
di Maestro Eckhart e Angelo Silesio.
Mi perdonerai se preferisco rifarmi ad essi piuttosto che a te.
Si vede chiaramente che ti è sconosciuta la pratica apofatica
e quindi ti sfugge il senso di quel “puro” riferito al nulla.
Ma, come sempre sostengo, a ognuno il suo.
Non basta citare Eckart e Silesio, perchè loro quel “nulla” che banalizzi lo descrivono proprio a partire dall’Essere.
Il “nulla” di quei due maestri non è quello che trapela dall’idiosincrasia per ogni intelligenza tranne ovviamente la tua.
Io non punto affatto il dito; ma se tu scandalizzi il prossimo non puoi fartene vanto. Te ne devi fare carico.
Non ti deve importare la tua perfezione spirituale, ma la salvezza delle anime, compresa la mia.
Il Cristo non è l’Agnello immolato per la perfezione spirituale dei santoi, ma per l’amoree di chi perde tutto per salvare un fratello e persino un nemico. La santità di per se stessa sarebbe egoista se non fosse volta all’amore, per salvare anime.
Eckhart è anagogico, esprime il punto di vista dell’eternità. In Dio c’è solo la semplicità (l’assenza di composizione) e l’uomo può unirsi con Dio solo se crea le condizioni dell’unione dell’anima con Dio, eliminando ogni frammentazione creaturale, unificandosi. Il silenzio e il distacco ci svincolano dalla frammentazione. L’uomo può avvicinarsi ad essere il nulla (il servo inutile) e potersi riempire (da dentro) della grazia che è Dio. L’amore creaturale soffre e agisce, ma non può creare in sé quel nulla se non accetta di morire A SE STESSO per rinascere dall’alto (dal profondo). Dio non può essere in altro se non in colui che non oppone o impone alcun ingombro o frammentazione. alla sua presenza. Questo distacco annulla, il nulla è la porta per Dio. Solo Dio è tanto semplice da farsi trovare lì. Il movimento di negazione di Eckart conduce a questo incontro con il “Dio-Uno” o il “ Dio-nulla”. Dio è il “nulla” considerandolo principio senza principio, senza fondamenta, senza il vuoto intorno. Se si parla di questa spiritualità come di un’assenza di fondamento o ancora peggio del nulla come fondamento traviserebbe il pensiero di Eckhart per il quale l’Assoluto fondamento non ha fondamento, altrimenti non sarebbe tale. In Dio non c’è divisione e perciò c’è pace. Dio sta oltre e la fede ci attrae nell’oltrepassamento infinito. L’Uno è alfa e omega, principio e termine. L’agnello di Dio è già lì, al fondamento senza fondamenta. Questo ha rivelato Cristo. Ma a Dio non si aggiunge, è dell’Uno in sé stesso. Il “nulla” di Eckhart è al di là di ogni distinzione. Il “nulla” è tale perché assoluta mancanza di divisione. Dire l’inesprimibile richiama il silenzio. Quando Dio viene detto il “nulla”, indica la consapevolezza dell’impossibilità di rappresentare Dio. Eppure Dio si rivela, in Cristo, per portarci nella sua pace.
… un puro nulla è un purissimo tutto,
poichè non è il male.
Egregio Matto, visto che mi hai tirato in ballo mi sento costretto a rispondere.
Per prima cosa copio e incollo l’art 595 CDP per evitare quello che ho contestato alla Sig.ra De Vito e cioè di avere impostato il suo articolo non sulle parole effettivamente dette dal Papa ma su quello che ha capito lei e riferito in breve con parole sue proprie.
Dispositivo dell’art. 595 Codice Penale
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente(1), comunicando con più persone(2), offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato(3), la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa [57-58bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità(4), ovvero in atto pubblico [2699], la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio [342], le pene sono aumentate.
Le parole effettivamente dette dal Papa nel suo incontro all’Eliseo con le massime autorità civili della Francia le ho già riportate nel mio secondo commento all’articolo della De Vito. Sono tratte dal documento Vaticano di cui qui sotto riporto il titolo e il brano riguardante le parole Libertà, Uguaglianza, Fraternità.
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ IN FRANCIA
INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Palazzo dell’Eliseo (Parigi)
Venerdì, 25 settembre 2026
Qui di seguito le parole realmente dette dal Papa.
<<La Francia è anche una terra dalle ricche radici cristiane. Dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. È così che nella Francia del XVI secolo fiorì l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana. Ai celebri pensatori del Rinascimento, e poi del Grand Siècle, seguirono quelli dell’Illuminismo, e la Francia portò allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa. Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione.
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata in questa città di Parigi – e nella cui elaborazione il giurista francese e premio Nobel per la pace René Cassin svolse un ruolo di primo piano – ha avuto lo scopo di creare una coscienza generale della dignità inalienabile della persona umana. San Giovanni Paolo II, che considerava questo documento «una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità», era consapevole che «ogni minaccia ai diritti umani, sia nell’ambito dei beni materiali che in quello dei beni spirituali, è ugualmente pericolosa per la pace, perché riguarda sempre l’uomo nella sua integralità»
E' regola dell'ermeneutica ( tecnica dell'interpretazione dei testi ) di anteporre sempre all'interpretazione l'esposizione, senza variazione, del testo originale.
Quello che io ho contestato e ancora contesto alla Sig.ra De Vito è il fatto di non avere rispettato nel suo articolo questa elementare regola di buon senso e di onestà intellettuale, ma di essere partita già dal titolo ad offendere in modo a dir poco pesante l'onorabilità di Leone XIV.
Spero di essere stato chiaro. Mi scuso per la lunghezza del commento ma ho scritto il minimo indispensabile per farmi capire e che si capisca che nei miei commenti non c'è traccia di fanatismo religioso.
Del tutto legittima la tua “spiegazione” opportunamente “documentata”.
Sarebbe interessante ascoltare la “spiegazione” di replica della signora De Vito
ma credo che non sarà possibile poiché mi sembra che non
prediliga entrare nello scambio dialettico.
Ti ringrazio Matto!
Tu, io e don P.P. siamo come tre persone che da tre cime diverse osservano il medesimo panorama . La tua cima si chiama Apofasi,, la mia si chiama Metodo Scientifico, quella di don P.P. si chiama Dottrina Cattolica. Capita sovente che le nostre osservazioni in tutto o in parte divergano, ma non sempre. Anzi, come in questo momento, combaciano perfettamente.
Ps. – L’argomento di questo articolo è molto interessante e mi auguro che arrivino tanti altri commenti.
👍
rispondo a “complottista”. Non è il fatto di ignorarlo, questo è ovvio, ma chi lo legge ! È un fatto “estetico”.
Claudio Gazzoli
Un “fatto estetico” che ha una sostanza.
Per chi riesce a vederla.
“il bianco di una tela che tutti vogliono “spiegare” imbrattandola ciascuno con la propria pennellata ed il proprio intruglio di colori”.
Infatti, tutto il suo ragionamento mi ricorda “Number 1A, 1948” di Pollock, un inestricabile intreccio di “nulla”. Mi dispiace, preferisco la suprema coerenza della “Disputa” di Raffaello.
Claudio Gazzoli
Va benissimo!
Però, anche l’ “inestricabile intreccio del ‘nulla’ ”
è innegabile.
Caro Matto, condivido pienamente il richiamo ad abbassare i toni e ad ascoltare di più. Ma mi pare che il Suo lungo ragionamento incorra in un curioso paradosso: per molte pagine Lei ci «spiega» perché non dovremmo pretendere di spiegare.
Il cristianesimo conosce il silenzio, il Mistero e la via apofatica, ma non è la religione dell’ignoranza. Il Logos si è fatto carne, ha parlato e ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita». E agli Apostoli non ha comandato di tacere dinanzi all’ineffabile, ma di andare e insegnare.
Una cosa, dunque, è l’arroganza del «non hai capito, adesso te lo spiego io»; altra cosa è cercare insieme, con umiltà, ciò che è vero. Se ogni spiegazione fosse soltanto proiezione soggettiva, dovremmo congedare predicazione, teologia e Magistero.
E mi permetta una battuta: tra Céline, Barthes, Murakami, Battiato, Bodhidharma, zen, Navajo, Gandhi e Vivekananda, per convincerci che servono meno parole forse sono state necessarie un po’ troppe parole.
Il rischio, insomma, è che dopo aver cacciato dalla porta il docente che proclama «non hai capito, adesso te lo spiego io», lo si faccia rientrare dalla finestra vestito da mistico.
E quello, sorridendo, ci spieghi finalmente perché abbiamo torto ad avere ragione.
Molto bene!
Procediamo allora ciascuno lungo la propria strada
senza romperci le scatole a vicenda.
Ognuno esponga il suo pensiero
senza servirsi del pensiero altrui per attaccare briga
“spiegando” cos’è che non va.
E’ d’accordo?
Est modus in rebus.
Sí Enrico! Andava detto perché qualcuno qui segue la propria strada sulle strade degli altri, nonostante gli sia stato detto e ripetuto che rompe le scatole per la sua inarrestabile verbositá nel contraddire sempre tutto e tutti senza soluzione di continuità. E per di più se ne strafotte altamente! Bel prete!
Mettere la pezzetta al posto di una propria idea o opinione nei commenti e negli articoli degli altri non é per certi modi intrapresi esporre una lecita critica personale e spiegarne il motivo. Lo scopo, come é stato detto ma pochi se ne rendono conto, é destabilizzare il Blog, spingere al litigio, tormentare i lettori con numerose ed interminabili repliche, negare la veritá e negare fatti e documenti, addirittura interpretare a scopo di plagio norme canoniche con interpretazioni a cacchio, plagiare le persone incerte e in cerca di lumi sinceri e onesti, propagandare il magistero di un antipapa che invece di adorare Dio adoró in Brasile in ginocchio la Pachamama. E stiamo parlando del semprepresente d. pp…un elemento di rottura spirituale che suscita indignazione e cattivi pensieri e non un sacerdote di Cristo spiritualmente parlando, poichè privo in modo assoluto di carità. È diabolico!
A Tosatti, il capo famiglia ogni decisione ma con la mia precisazione che le pecore nere non fanno parte della famiglia ma sono fuori del recinto.
…e solo per il Matto:
“se l’acqua scarseggia la papera non galleggia!”
—-
La Signora del nulla è da denuncia… e chi approva pure
Come “lo squalo 2”, “pipino il lupo nero, the return”
… denunciamo anche questo: l’uccisione delle anime scomodando, anzi masturbando, la Dottrina
Caro don,
con le sue parole ha affermato che il Matto “entra dalla finestra”; quindi sa volare, vola come un angelo pieno di misticismo… come potrebbe non entrare dalla finestra?
Con le sue parole ha ammesso che “spiega sorridendo”; quindi non usa nessuna minaccia, nessun anatema.
“Spiega”…ebbene, lei non interviene, forse, per spiegare? Ciascuno, qui, non fa- forse- lo stesso, servendosi, e talvolta senza scrupolo, di metaforici randelli?
I testi del Matto sono lunghi? Ma i suoi sono più lunghi ancora.
Teme la concorrenza? Ma, tra autentici guru ci si rispetta e, sovente, proprio perchè mossi da encomiabili bisogni spirituali, si solidarizza.
Dividere la realtà in modo rigido e binario: da una parte il “Bene assoluto” (il proprio gruppo), dall’altra il “Male assoluto” (tutti gli altri) porta al fanatismo che dà- non lo nego- risposte rassicuranti.
Entrare a far parte di un gruppo radicale offre una identità potente, un senso di fratellanza e la sensazione di far parte di una “missione cosmica” o superiore che riscatta una vita percepita di poco valore.
In una comunità dove non c’è spazio per il pensiero critico o il confronto con la diversità i dogmi diventano indiscutibili e chiunque la pensi diversamente viene visto come una minaccia alla sopravvivenza del gruppo stesso.
Il fanatismo (anche quello soltanto ed esclusivamente mentale) non nasce dalla spiritualità, ma dal bisogno umano- troppo umano- di controllo, protezione e identità che trova nella fede assolutizzata un’arma per difendersi dalle proprie paure, quando non addirittura, per esercitare il potere sugli altri.
“Siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle” (Oscar Wilde)…o, almeno, provano a farlo.