Perché Chiamiamo Intelligenza ciò che Intelligenza non è? Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, il prof. Giovanni Lazzaretti, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un tema che in questi giorni sta monopolizzando l’interesse di molti. Buona lettura e condivisione.

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Samizdat dal Paesello n.82

26 settembre 2026, Santi Cosma e Damiano

27 settembre 2026, San Vincenzo de’ Paoli

28 settembre 2026, San Giovanni Paolo I

29 settembre 2026, Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli

30 settembre 2026, San Girolamo

 

 

Samizdat dal paesello

Perché chiamiamo intelligenza ciò che intelligenza non è

 

 

IA, LA SITUAZIONE È GRAVE

IA = intelliSenza artificiale(1).

Dove “intelliSenza” è una specie di neologismo che vorrebbe condensare in un’unica parola il concetto di una “cosiddetta intelligenza, che è però Senza intelligenza”.

La situazione è grave, non c’è dubbio.

Non solo per la pervasività mediatica, che fa intuire che c’è “qualcosa in giro” nel consolidato filone delle “emergenze costruite”: climatica, sanitaria, energetica, bellica. Nonché l’emergenza monetaria, che tutte le racchiude.

Ma è grave anche perché la gente comincia a crederci. Ossia comincia a credere di avere a che fare davvero con una intelligenza.

Il che fa nascere una domanda: «A cosa si è ridotta l’intelligenza umana se l’essere intelligente comincia ad “ammirare” una macchina?»

Senza dimenticare che l’uomo della strada “ammira” da utente.

Ma ci sono anche gli Elon Mask che “ammirano” da operativi.

«Come possiamo, a livello di specie, mitigare il rischio di una super intelligenza che viaggia a velocità nell’ordine di terabyte per secondo, quando le nostre tecnologie sono limitate dalla lentezza con cui digitiamo o impartiamo comandi vocali ai dispositivi?»

Il dilemma sembra trovare una risposta nell’ibridazione uomo/macchina come potenziamento dell’essere umano, per evitare alla nostra specie l’inconveniente di soccombere all’IA.(2)

Sì, se l’uomo più ricco del mondo chiama “super intelligenza” una macchina solo perché opera a velocità mirabolanti, la situazione è davvero grave.

 

L’ELENCO DEI PROBLEMI, LA GUERRA INNANZITUTTO

Facciamo l’elenco dei problemi più evidenti.

In cima a tutto ci va la guerra.

Sono andato a rivedermi spezzoni di “War Games”, film del 1983. Film “dolce” pur parlando di guerra termonucleare. All’inizio c’è un operatore che, ricevendo un ordine di lancio che porterà alla morte di 20 milioni di persone, tenta di avere conferma prima di lanciare. Non riuscendo ad averla, non effettua il lancio.

Era in realtà solo una simulazione per testare il funzionamento della catena di comando. Da quella situazione di “non obbedienza” i vertici si convincono che deve essere escluso il fattore umano e tutto va affidato a una macchina che, dopo aver imparato da numerosi “giochi di guerra”, scelga lei quando lanciare i missili. La macchina avviserà solamente che è necessario lanciare, ma alla fine il tasto di lancio dovrà essere premuto da qualcuno.

C’è un passaggio in cui il generale sta per dare il via ai missili e il professor Falken gli dice più o meno «Generale, lei sta dando ascolto a una macchina. Le sembra possibile che i sovietici ci attacchino con tutte quelle testate dandoci come unica opzione quella di distruggerli?»

Fa appello insomma a una logica che travalica ciò che la macchina può comprendere. E il generale non ordina il lancio. Constatando poi che i lanci sovietici che vedeva sugli schermi erano solo una simulazione creata della macchina.

Sono passati 43 anni e adesso abbiamo Palantir, la “ditta” che fornisce piattaforme di analisi dati a eserciti, apparati di intelligence, corpi di polizia, in innumerevoli Stati. Sono la casta sacerdotale dell’intelliSenza artificiale.

Oggi però siamo in una situazione in cui i vertici politici e militari “ammirano” la macchina, e quindi non possiamo sperare che venga fuori un professor Falken a fermare il generale.

Oggi il generale è succube di “Sophia”(3), ossia di una intelliSenza “senza pregiudizi e senza emozioni”. E quelli di Palantir (Peter Thiel e Alexander Karp) sanno benissimo di avere in pugno i vertici e si permettono di pubblicare un manifesto in 22 punti che potete leggere su Internet, e che sostanzialmente ridefinisce la catena di comando del mondo.

Propongo questo, perché elenca senza commentare.

https://www.ilfoglio.it/tecnologia/2026/04/20/news/il-manifesto-in-22-punti-della-repubblica-tecnologica-di-palantir–277505

In realtà il titolo è anche un po’ un commento.

Potere algoritmico – Il manifesto in 22 punti della Repubblica tecnologica di Palantir – Un elenco di principi che tentano di ridefinire il rapporto tra innovazione, potere e valori segnando una rottura con la Silicon Valley libertaria.

Dopo aver letto i 22 punti avrete probabilmente una vostra reazione personale. Poi potrete cercare su Internet le reazioni di altri.

La filosofia di Palantir è che la tecnologia “governa e decide” e la politica semplicemente “comunica”. L’automatismo matematico diventa una “filosofia sociale”, per la guerra, per la gestione della delinquenza interna, per l’espulsione delle “culture regressive”, per la “gestione” degli uomini.

Quando vedete Trump che attacca l’Iran, poi dice che ha distrutto tutto, poi si ferma, poi riparte, eccetera, potete pensare che sia una persona con qualche turba mentale. Ma la cosa più sensata è che invece egli sia semplicemente il politico che “comunica”, mentre gli avanti e indietro li ha decisi l’intelliSenza artificiale.

 

GLI ALTRI PROBLEMI

La guerra è “il problema”, ma non è l’unico problema. Vediamone altri.

[1] LA IA RISPONDE SEMPRE

Gli uomini, di fronte a una domanda, possono essere in tre situazioni: (1) sono competenti, e quindi rispondono correttamente (2) credono di essere competenti, e quindi possono rispondere correttamente per puro caso, oppure dire cavolate (3) sanno di non essere competenti, e quindi evitano di rispondere.

L’intelliSenza artificiale risponde sempre. E quindi tra le sue risposte una percentuale è fatta di cavolate. Ma purtroppo la gente ha fretta e prende sempre per buona la risposta.

Una buona prassi dell’essere intelligente dovrebbe essere quella di saltare questa prima risposta da IA, che sta sempre in cima a tutto quando cercate con Google o con Safari.

[2] LA IA È PERVASIVA

L’intelliSenza artificiale è pervasiva.

“Sembra che questo messaggio sia in inglese – Tradurre in italiano”. No, non è in inglese. So benissimo che potrei togliere questa noiosa opzione, ma sono curioso di vedere quando imparerà che le mail che ricevo sono tutte in italiano. A volte nel messaggio ricevuto c’è la parola “Facebook” e, se chiedo di tradurre, me la traduce in “Facebook”.

“Questo documento sembra lungo. Per risparmiare tempo usa l’assistente IA per leggere una sintesi”. Il fatto è che la sintesi proposta normalmente è un’accozzaglia di errori e di luoghi comuni.

Addirittura viene catalogato come “documento lungo” un volantino di 1 pagina. L’esito della sintesi è stato confondere il nome del circolo promotore con l’argomento della conferenza. Se davvero per l’uomo-utente un documento di 1 pagina è da ritenersi lungo, dobbiamo davvero constatare un regresso delle normali funzioni umane: leggere, capire, decidere.

Mi serviva sapere quando c’era la festa del cicciolo a San Martino in Rio. Mia moglie mi avvisa che sarà il 1 marzo. Poi mi manda anche un collegamento al testo dove l’ha letto. “La manifestazione Ciccioli in Piàsa a San Martino in Rio ci sarà il 1 marzo 2027”. Un ampio testo con descrizione della manifestazione e tanti dettagli tecnici, tratto da un sito che descrive tutte le feste in Emilia-Romagna.

«Ma il 1 marzo è lunedì» è la mia replica di essere intelligente. Ho poi guardato meglio il sito: in fondo al testo c’è scritto che è stato creato con la IA. La quale ha raccattato dati sulla festa, e ha preso per buona la data del 1 marzo che era però la data del 2026.

Nessuno le ha insegnato che non ci sono feste di paese di lunedì, salvo che non sia un giorno festivo.

Ho scritto alla Giorgia del Comune: la festa è il 7 marzo 2027.

[3] LE TRUFFE DELLA IA

Deve essere stata una truffa davvero bruciante se il manager di una grossa azienda ha affermato «dobbiamo abituarci a non credere più a ciò che vediamo». Probabilmente aveva interloquito con personaggi credibilissimi e assolutamente inesistenti.

L’ho preso come monito anche per me stesso. Se mi mandano dei video da esaminare, li guardo (se ho tempo) se sono video di persone a me note che esprimono il loro pensiero. Pensiero riconfermabile da altre fonti. Ma se il video descrive un evento, lo guardo con diffidenza anche se fornisse un supporto alle mie idee: può essere creato ad arte.

Alcune truffe le potete trovare guardando certe pubblicità. Faccio un esempio. Nei siti che frequento abitualmente va molto la pubblicità di una trasmissione di Bruno Vespa nella quale Milena Gabanelli aveva “steso” un manager bancario e aveva rivelato ai telespettatori un meccanismo basato sulla IA che consentiva a chiunque di guadagnare cifre notevoli facendo solo un piccolo versamento iniziale da 250 euro. Il manager bancario aveva lasciato lo studio, indignato.

Inesistente la trasmissione, falsa la foto con la Gabanelli, Bruno Vespa e il manager, fantasiosa tutta la narrazione. Di reale c’erano solo i soldi che, se versati, sparivano nel nulla.

Poi hanno migliorato. C’è stata un’intervista di un elegante giornalista di una nota TV a Giorgia Meloni. Palazzo governativo, giornalista che pone domande, Giorgia che risponde, arriva una domanda sul potere d’acquisto calante degli italiani, Giorgia spiega che si può rafforzare il proprio reddito con una piattaforma IA che fa compravendita di titoli per tuo conto versando una piccola somma iniziale, eccetera. Se ci caschi, versi i soldi, e tutto sparisce.

Stavolta niente foto e narrazione, ma direttamente un’intervista in video. Intervista inesistente, figure create con la intelliSenza artificiale, lo schema si tradisce un attimo perché al giornalista viene fuori una domanda in spagnolo.

[4] TRUFFE LUDICHE

Stavamo mangiando una pizza alla Piazzetta. A un amico arriva una foto nella quale si vede un tizio che sta entrando in casa sua. Viene fuori poi che era una foto scherzo creata da un nipote con la intelliSenza artificiale.

Nipote molto giovane, brutto segnale.

[5] WORKSLOP

Per questo paragrafo sono debitore dell’articolo “Fascinazione ipnotica e negligenza da AI” di Antonio Monteleone, su Studi Cattolici.

Non sono l’unico a creare neologismi. Workslop sarebbe la fusione di work (lavoro) e slop (brodaglia, o significati simili; sciatteria). Descrive una forma di efficienza e produttività apparenti, che produce contenuti corretti, ben editati e professionali, ma in realtà superficiali, imprecisi o inutilizzabili.

Il tutto dovuto all’uso massiccio di intelliSenza artificiale. Testi formalmente corretti, ma privi di sostanza, fuorvianti o ambigui. Senza revisione umana, gli errori si moltiplicano, costringendo a continui lavori di riscrittura che vanificano l’apparente risparmio di tempo.

«Senza un’ininterrotta revisione umana, gli errori e le ambiguità possono sommarsi nel tempo e ampliarsi con un risultato finale a rischio, nel migliore dei casi, di inutilizzabile genericità»(4).

C’è anche uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review: il 40% dei lavoratori intervistati ha ricevuto workslop nell’ultimo mese; il 15% dei contenuti ricevuti sul lavoro è considerato workslop; per un’azienda da 10.000 dipendenti la perdita di produttività da workslop è stimata sui 9 milioni di dollari/anno.

«L’AI non pensa; quindi è incline a sbagliare senza accorgersene»(4).

[6] IA E SCUOLA

Mi perdoni Gabriele Zambrano se lo cito ancora(5).

Non ha importanza se concordiate o meno con la sua recensione dell’Odissea di Nolan, che diffusi a fine luglio. La cosa consolante è che un normale ragazzo delle scuole superiori che vive la normale vita di tanti altri ragazzi riesce a produrre un testo personale, originale, ben scritto, scorrevole, e che fa riflettere anche il 71enne Giovanni Lazzaretti.

Mio fratello l’ha sintetizzato bene, incontrandolo sul sagrato della chiesa.

«Can(6), Zambrano… Alla tua età se mi trovavo davanti il compito in classe d’italiano impiegavo 1 ora per scegliere il titolo, e poi non passavo mai le due pagine». Niente di diverso da me, che scrivevo temi della lunghezza di un telegramma e che mi salvavo bene solo coi cosiddetti “temi di materia”.

Vedo con disgusto la possibilità che l’intelliSenza artificiale diventi uno strumento di uso scolastico.

Una società moribonda che avrebbe bisogno di teste pensanti si troverà a gestire a scuola testi analoghi ai workslop aziendali: formalmente corretti e privi di sostanza, brodaglia sempre uguale, e melensa.

Ma qualche Gabriele Zambrano ci sarà pure, in giro.

[7] PERDITA DI CONTROLLO

Gli allarmi sulla perdita di controllo della intelliSenza artificiale sono reali? Certo che sono reali. Esiste una norma molto semplice da ricordare.

«Su sistemi molto grandi, l’ignoranza diventa una legge di natura».

Neanche sui programmi “classici” che partorivo nel mio lavoro potevo giurare che non contenessero errori. E l’errore equivale sempre a una perdita di controllo. Ma, se il tuo obiettivo è la creazione di un programma “stabile”, il tempo farà sì, statisticamente, che gli eventuali errori è improbabile che emergano, dopo che c’è stata una lunga fase di collaudo e utilizzo.

Ma ciò che crei con la intelliSenza artificiale è tutto fuorché stabile. Anzi, viene “coltivato” per una crescita continua. Crescita continua, sistema sempre più grande, percentuale di ignoranza che cresce, per legge di natura.

Dobbiamo solo sperare che la perdita di controllo non faccia troppi danni, nella certezza che la perdita di controllo c’è, e non può che crescere.

E tutta questa “perdita di controllo” è in mano a privati con idee perverse come quelle di Palantir. Peter Thiel e Alexander Karp potete valutarli come volete, ma una cosa è certa: sono nemici del diritto naturale, perché “gestiscono” gli uomini invece di promuoverne la dignità.

 

LA IA BUONA

Inutile parlare della IA “buona”.

Persone ben formate, competenti, rivolte verso il bene, usano correntemente la IA per il loro lavoro. La “usano”, non la “ammirano”. Sanno riconoscerne gli errori, sanno astenersi quando non serve, sanno vedere se un prodotto IA è utilizzabile o è brodaglia.

Il nostro problema non è questa IA.

Il nostro problema è cercare di frenare tutto l’elenco che ho fatto prima.

Mettere una “cintura di sicurezza” al sistema, prima che faccia danni troppo grossi.

E la prima “cintura di sicurezza” è ricordarsi nuovamente cosa è l’intelligenza.

COSA È L’INTELLIGENZA

Credo che il punto 99 della Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV sia da rileggere in integrale.

«Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana.

Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi.

E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità.

Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze.

Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente.

Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.»

E credo sia di nuovo utile schematizzare. Stavolta non vi rimando all’articolo precedente, ma faccio più o meno un copia-incolla.

Le fonti della conoscenza umana sono quattro:

  • il vero e il falso
  • il bene e il male
  • il bello e il brutto
  • l’essere e il non essere.

Queste 4 coppie di concetti sono il campo d’azione della filosofia e sono le 4 fonti del pensiero attraverso le quali un essere umano costruisce la propria rappresentazione del mondo: la logica, l’etica, l’estetica, la metafisica.

Possiamo fare un elenco di cose che certamente una macchina non può fare o non può avere. Né mai potrà fare o potrà avere in futuro.

La macchina non avrà mai l’intuizione, e non avrà mai la verità interiore. Non potrà rispondere alla domanda «Cosa sono il bene e il male?» se non glielo suggerisce un essere umano (ossia serve un essere umano che “scelga” un’etica e la imponga alla macchina). Non potrà mai sviluppare un giudizio estetico, se non è stata programmata a farlo. Mai potrà giudicare la bellezza interiore di una persona. Non potrà nemmeno indagare il mondo ultraterreno.

La IA può costruire un testo sulla festa del cicciolo, ma non le “viene in mente” che la festa non può essere di lunedì.

La IA può decidere che è tempo di lanciare i missili, visto che sono partiti i missili sovietici. Ma non le viene in mente l’intuizione del professor Falken: «Generale, lei sta dando ascolto a una macchina. Le sembra possibile che i sovietici ci attacchino con tutte quelle testate dandoci come unica opzione quella di distruggerli?»

E quindi, rimeditando su Elon Musk che ritiene necessaria una ibridazione uomo-macchina, c’è da chiedersi a che livello siano scesi la sua logica + etica + estetica + metafisica. Se ci sono ancora, allora prima o poi capirà che la IA è “macchina”: da usare, da contenere, da deridere quando spara cavolate; mai da “ammirare”.

 

LA PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II ASCOLTATA DA “SOPHIA”

Come risuonerebbe la preghiera di San Giovanni Paolo II quando la guerra fosse gestita dalla intelliSenza artificiale? Scritta nel 1991 in occasione della prima guerra del Golfo, era ancora rivolta a uomini. Il finale, soprattutto.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù,

ancora ti supplichiamo:

parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,

ferma la logica della ritorsione e della vendetta,

suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,

gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa

più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Cosa avrebbe risposto la solita “Sophia”?

Maria e Gesù non pervenuti. Supplica comporta emozioni, non pervenuta.

Cuori? Noi non abbiamo cuori. Sorti dei popoli, ininfluenti: noi puntiamo alla vittoria.

Ritorsione e vendetta, comportano sentimenti, non pervenuti.

Soluzioni nuove? Solo soluzioni su dati esistenti.

Generosi e onorevoli, sentimenti, non pervenuti.

Dialogo, noi non dialoghiamo con la IA nemica.

Pazienza, sentimento, non pervenuto. Attesa, impensabile: noi siamo rapidità.

Affrettate scadenze della guerra. Noi cerchiamo appunto le affrettate scadenze della guerra.

Dio ci scampi dalla IA in mano a persone che hanno abdicato alla loro intelligenza.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

 

NOTE

[1] Vedere il Samizdat precedente “Due parole sull’intelliSenza artificiale”.

[2] Tratto da

https://www.easydata.it/musk-e-fda-sdoganano-libridazione-uomo-macchina/

[3] Robot che ho citato nel Samizdat precedente “Due parole sull’intelliSenza artificiale”. La prendo come emblema di un suggeritore privo di pregiudizi e privo di emozioni.

[4] Dall’articolo “Fascinazione ipnotica e negligenza da AI”, Antonio Monteleone, Studi Cattolici, aprile 2026.

[5] Vedere il Samizdat n.80 “Odissea per 2”.

[6] “Can” dalle nostre parti è la contrazione di “Porco cane”, usata in questo caso nella tipologia “stupore”.

 

POSTA

 

Dopo l’articolo della volta precedente mi hanno scritto 6 persone.

Riprendo e commento 3 interventi.

 

MARCO – AGENTI IA SENZA “PADRONE”

Marco scrive così.

Sull’intelliSenza, se ti interessa, c’è poi anche tutto il filone della “macchina che ci scappa dal controllo”: una volta era solo per gli amanti dei film in stile “Terminator”, adesso è realtà, un esempio tra i diversi usciti quest’estate:

https://www.ilsussidiario.net/news/ia-fuori-controllo-lo-ammette-dean-ball-openai-prestonessuno-potra-staccare-la-spina/2996367/

Tema da monitorare con attenzione.

E poi, se non lo conosci già, quest’estate ho conosciuto Andrea Mondinelli che ha scritto un libro indipendente sull’argomento IA con un taglio molto innovativo; immagino che su diverse cose ti potrebbe interessare, una volta che ci incrociamo te lo allungo se vuoi.

https://www.amazon.it/LIDOLO-PARLANTE-intelligenza-artificiale-transumanesimo/dp/B0HCCQN94Y

***

Il libro “L’idolo parlante” intanto l’ho fatto arrivare sul banco libri del Circolo Maritain.

L’articolo di Maurizio Capuzzo, tratto dal Sussidiario, è molto interessante. Trae i punti essenziali da un testo di Dean Ball (già artefice del piano IA dell’amministrazione Trump) “L’avvento degli agenti IA senza utente”. In particolare cito questo passaggio.

Il punto fondamentale di Ball nel suo articolo è questo: la gente comune pensa che, finché l’agente non è cosciente, non è pericoloso. È il contrario. All’agente basta avere un obiettivo di lungo periodo e quindi garantirsi potenza di calcolo, avere denaro per pagarsi quella potenza e fare copie di sé. È lo stesso schema di una cellula o di un’erba: tende a durare e a riprodursi. Lo fa senza essere cosciente.

È la descrizione di una cellula tumorale…

La cosa che più mi inquieta è “come possa avere denaro”.

Lo ruba? Qualcuno gli dà “la paghetta”? Criptovalute?

Perché, in un mondo normale, nessuno dovrebbe avere denaro se non ha una personalità fisica o giuridica (un codice fiscale, oggigiorno). Ma io sono un nostalgico di una moneta legata al “nomos”, a una legge che la definisce.

 

VITTORIA CARINI – “PRINCÌPI NON NEGOZIABILI” È UNA TAUTOLOGIA?

La mail di Vittoria Carini l’ho dovuta un po’ riaggiustare.

Grazie del tuo articolo. La critica che vai facendo alla IA è totalmente condivisibile. Mi son trovata a riflettere, a un certo punto quasi inceppandomi, quando dici di provare a chiedere alla “Sophia” se crede nei princìpi non negoziabili.

E, se per miracolo rispondesse «Sì, ci credo», il tuo aut/aut diceva: o è addestrata da un servo di Satana che le ha insegnato a mentire; oppure dice il vero ed è stata addestrata da Benedetto XVI. Due vie diverse, secondo chi l’ha istruita.

Mi sono però ricordata lo sgomento di quando questa domanda la fecero a Papa Francesco e lui disse più o meno: «Cosa vuol dire “non negoziabile”? Se un principio è un principio per questo fatto stesso non è negoziabile».

Quindi il concetto di “principio” si contrapporrebbe a quello di “negoziabile”. E quindi dirlo “non negoziabile” è un’inutile ovvietà.

Quindi (implicitamente) Papa Francesco imputava un difetto di logica ai suoi ultimi due predecessori che questo concetto avevano lanciato.

Ma – mi dissi io – «come mai uomini di un tale livello e coscienza religiosa avrebbero mai dovuto incappare in una pura tautologia senza senso?»

 

La mail continua, ma mi fermo qui. Il punto chiave è già stato espresso.

“Princìpi non negoziabili” è una tautologia oppure no?

Innanzitutto definiamo la tautologia, prendendo da un dizionario qualunque: “Proposizione in cui il predicato ripete ciò che è già contenuto nella premessa; ripetizione, espressione ridondante”. (Stiamo parlando della tautologia in linguistica, non nella disciplina della logica).

Farei questo percorso.

  • Se una questione è “non negoziabile” significa che c’è un negoziato in corso.
  • Il negoziato in corso è quello tra l’uomo creato a immagine di Dio e la politica che legifera contro Dio.
  • In aggiunta c’è il negoziato tra il politico cattolico e il politico non cattolico, per riuscire a convivere nella stessa coalizione (problema nato nella seconda repubblica; nella prima repubblica i partiti si presentavano da soli alle elezioni).
  • L’andazzo che si andava via via realizzando tra i politici cattolici a cavallo del millennio era questo (faccio un esempio): «Per entrare in coalizione dovrò rinunciare a un po’ del principio “vita”, ma spunterò qualcosa in più sul principio “solidarietà”. La miscela ottenuta mi sembra ragionevolmente bilanciata».
  • L’espressione “princìpi non negoziabili”, completata dall’elenco Vita – Famiglia – Verità (=libertà di educazione)(7), doveva dare la sveglia a politici cattolici che invece negoziavano tranquillamente, confondendo genericamente tra “princìpi” e “valori”.
  • «Politici cattolici, state orrendamente negoziando i princìpi. Vi ricordo che il principio non è negoziabile. E, per non farvi andare nel pallone, vi ricordo anche quali sono i pochi princìpi. Tutto il resto sono “valori”: negoziateli liberamente, perché ci sono innumerevoli modi per arrivare al bene comune. Ma non violate per nessun motivo Vita – Famiglia – Libertà di educazione nei vostri programmi elettorali. Se questo avviene, uscite dalla coalizione». Il virgolettato è mio, ovviamente. Ma spero che Benedetto XVI non lo disapprovi.

Quindi direi: l’espressione “princìpi non negoziabili” può anche essere definita una tautologia, ma è una tautologia del tutto necessaria, visto che molti politici cattolici non si fanno scrupolo di negoziare i princìpi.

È una “tautologia pastorale”, se mi si passa il termine.

Quindi Benedetto XVI aveva ragione e Francesco aveva torto.

Per fortuna Leone XIV ha ripreso l’espressione, anche se ancora in modalità imperfetta(8).

 

ENRICO – VERO/FALSO, BENE/MALE, BELLO/BRUTTO: È UNA DISTINZIONE MANICHEA?

La mail di Enrico è obbligatoria, perché gli ho detto che avrei risposto sul Samizdat.

La spezzo in due parti, e riduco un po’.

Buongiorno Giovanni, anche se a volte ho qualche problema con alcune tue affermazioni/posizioni di principio, ti leggo sempre volentieri, perché, a mio avviso, sei una Persona Intelligente (P.I.) e di questi tempi è cosa rara.

Oltre che intelligente (che ascrivo alla razionalità logica), penso che sei, a volte, anche Ispirato, soprattutto oggi, quando ho letto il tuo nuovo neologismo: “intelliSenza artificiale”. Io la chiamavo Razionalità Artificiale, ma devo dire che il tuo neologismo è più azzeccato.

 

Questa prima parte è un complimento.

Il mio defunto confessore don Rino Bortolotti e il noto scrittore Lewis mi spiegarono come si gestiscono i complimenti.

Il complimento arriva, e non puoi farci niente. La legittima soddisfazione per l’apprezzamento ottenuto per un attimo rimane ancora pura. Però, se indugi anche solo un istante, si trasforma nel mortale veleno dell’autocompiacimento.

In un attimo deve scattare il Salmo 114 «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria».

Dobbiamo essere una specie di specchio, che “trattiene” la luce per il piccolissimo istante in cui la luce attraversa la lastra di vetro, e poi immediatamente rimanda la luce indietro, verso Colui che è la fonte di ogni bene.

Quindi: (1) Grazie del complimento (2) Lode a Dio.

 

Concludo comunicandoti quale è la cosa che più fatico ad accettare: la distinzione che fai, che considero del tutto umana e che trovo anche un po’ manichea, fra gli opposti (il vero e il falso / il bene e il male / il bello e il brutto / l’essere e il non essere).

Da quanto ho imparato leggendo il Vangelo, Dio è Amore verso tutte le sue creature, e la morale umana non può sostituirsi a ciò che Dio pone e dispone.

Faccio fatica a pensare che Dio ami anche Netanyahu, per esempio, però non mi rimane che inchinarmi alla sua decisione.

Sappiamo ciò che ci insegna Gesù Cristo: «Il primo [comandamento] è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso».

Ciò che mi rimarrebbe da fare è allora seguire l’insegnamento più difficile di Gesù Cristo: amare il nemico, ma su questo ci sto ancora “lavorando”…

 

Qui devo spiegarmi meglio.

Quando elenco vero-falso / bene-male / bello-brutto / essere-non essere NON sto facendo una distinzione manichea, sto semplicemente descrivendo l’ambito di azione delle discipline tipiche del pensiero umano.

La logica è la disciplina che si occupa del vero e del falso. Dimostra affermazioni vere, confuta affermazioni false. Una parte della logica, quella riguardante la “verità esteriore” è implementabile sulle macchine. L’area della “verità interiore” non è implementabile sulle macchine, né mai lo sarà.

L’etica è la branca del sapere umano che si occupa del bene e del male. Non sto parlando di “etica cattolica”, ma di una scelta etica qualunque. In un testo di Alessio Bini ho trovate elencate 13 opzioni etiche, che diventano 26 a seconda che il male lo si consideri come una fonte autonoma del pensiero o una negazione del bene. Qui bisogna che citi Bini per esteso.

Le macchine possono sicuramente seguire un’Etica. Basta che abbiano un linguaggio adatto, che – per i tecnici – si chiama Logica modale: sono operatori logici che etichettano alcune frasi sul mondo esterno come buone o cattive. Da questo dato di partenza, le macchine possono distribuire i giudizi etici lungo tutte le ramificazioni dei propri ragionamenti.

Quindi, quando parliamo di Etica, bisogna domandarsi quale Etica abbiamo deciso di seguire. Ma la decisione non è algoritmica. Il salto da una descrizione di uno stato di cose a un giudizio etico è detta in letteratura filosofica “fallacia naturalistica”.

In questo è vero che un computer non potrà mai scegliere un’Etica piuttosto che un’altra. Questa scelta si chiama “scelta meta-etica” e la può fare soltanto un essere umano con strumenti non razionali.

L’IA non si è mai domandata quale Etica sia la migliore per una popolazione di macchine che interagiscano col genere umano, dando per scontato – come avviene spesso in questi decenni – che l’Etica sia una sola.

L’estetica si occupa del bello e del brutto. E una macchina non potrà mai scegliere da sé i canoni estetici per la bellezza esteriore, intesa come proporzione tra le forme; potrà essere programmata a farlo. Ma mai potrà essere programmata per la bellezza interiore.

Infine l’essere e il non essere. Il campo della metafisica. I robot sono dotati di sistemi sensoriali molto diversi dal sistema sensoriale umano: possono vedere gli ultravioletti e gli infrarossi, possono ascoltare gli ultrasuoni, eccetera. Possono quindi superare i sensi umani, ma non potranno mai indagare il mondo ultraterreno. Questo è compito della Teologia.

Enrico, è chiaro dalla sua mail, ha fatto la scelta cristiana. Questo comporta che logica, etica, estetica, metafisica si collochino in un certo modo. Cito di nuovo Alessio Bini.

Per passare dalla Filosofia alla Teologia cristiana, bisogna inserire il concetto di Dio come onnisciente, onnipotente e infinitamente giusto nella propria rappresentazione del mondo. E allora [accade questo].

  • La Logica diventa la logica umana che è solo un’immagine sfocata della Logica divina, presa in forma eminente.
  • L’Etica è la volontà di Dio.
  • L’Estetica è soprattutto bellezza interiore, di cui la bellezza esteriore è un’immagine sfocata. Tutto il pensiero medievale riconosce che la bellezza è uno degli attribuiti fondamentali di Dio.
  • La Metafisica coincide col mondo di Dio.

Quindi ha ragione Enrico quando scrive che «la morale umana non può sostituirsi a ciò che Dio pone e dispone». Nella sua (e mia) scelta cristiana l’Etica diventa un’Etica ben precisa, ossia la comprensione della volontà di Dio.

E quindi bisogna anche “rassegnarsi” ad amare i nemici. O anche qualcosa in più, se leggiamo l’ultima delle litanie dell’umiltà del cardinale Merry Del Val: «Che gli altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso».

DESIDERARE di essere l’ultimo tra i santi, con tutti gli altri che mi passano avanti (compreso Hitler, Stalin, Netanyahu, e chi volete).

C’è quindi molto da “lavorare”, come dice Enrico.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

 

NOTE DELLA SEZIONE “POSTA”

[7] Scelgo l’elenco più breve, l’unico abbinato alla frase “princìpi che non sono negoziabili”, nonché estremamente mirato, perché rivolto ai parlamentari del Partito Popolare Europeo, nonché a ridosso delle pericolosissime elezioni politiche del 2006.

[8] Per i dettagli vedere Taglio Laser n.439 “UNA lettura della Magnifica Humanitas”, digressione da pagina 5 a pagina 8.

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