Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla figura di San Francesco, che la Chiesa ha ricordato ieri. Buona lettura e diffusione.
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Su San Francesco patrono d’ Italia, di cui in questo 2026 ricorre l’ottavo centenario dalla morte, si è detto e scritto di tutto. La moderna storiografia lo presenta sotto vari e diversi aspetti; c’è chi lo considera un ambientalista, chi un pacifista, chi un animalista, chi un precursore del dialogo interreligioso, chi un riformatore anticlericale, chi un profeta rivoluzionario, chi il primo protestante della storia, chi ancora un socialista e via dicendo. Tutti rispettano, e in qualche modo si dichiarano devoti al santo di Assisi, ma è sotto gli occhi di tutti come la sua figura sia oggi estremamente idealizzata in chiave laica, se non addirittura laicista, svuotata di sacralità e riempita di contenuti politicamente corretti, di messaggi estranei alla fede e molto proiettati all’ adorazione di un santino propagandistico ad uso e consumo di una sinistra e di un cattolicesimo progressista entrambi attratti da messaggi che nulla hanno di realmente “cattolico”.
Ma come è possibile che un santo venerato per secoli dalla Chiesa e dal mondo cattolico come una sorta di “alfiere di Cristo”, come emerge chiaramente dalle fonti francescane, sia oggi considerato una sorta di leader di uno spiritualismo sui generis, a metà strada tra ideologie New Age e laicismo? Una sorta di profeta di un ecologismo integrale, di un pacifismo militante o addirittura di un ecumenismo sincretista? In realtà il San Francesco che oggi viene venerato in maniera totalmente manipolata e distorta è il prodotto di una rilettura modernista di fine Ottocento. Ad inaugurare la moderna storiografia francescana è stato, non un teologo cattolico, ma lo storico e pastore calvinista francese Paul Sabatier la cui opera distruttrice del patrono d’ Italia si è perfettamente saldata con le ideologie moderniste di inizio Novecento. Erano gli anni in cui nella Chiesa alcuni sacerdoti, proprio di provenienza francese, ritennero maturi i tempi per ripensare la fede in chiave razionalista, ritenendo che non fosse più possibile portare avanti una religione tradizionale incompatibile con i progressi della scienza e appunto con la ragione. E così fu messa in discussione la Bibbia, sostenendo che nulla di tutto ciò che in essa veniva riportata fosse il prodotto della rivelazione divina. Furono messi in discussione i dogmi della fede ridotti a pura invenzione umana, ad iniziare dalla presenza reale di Cristo nell’ Eucaristia, fino a sostenere che persino Cristo fosse una costruzione teologica senza nulla di realmente attinente con il Gesù della storia (operazione oggi ritentata con notevole rilevanza mediatica dal teologo Vito Mancuso). In questo clima si inserisce dunque l’opera di Sabatier rivolta a smontare tutta la gloriosa vita di San Francesco. Il pastore calvinista arrivò a sostenere che le biografie del santo fino ad allora conosciute erano state imposte dalla Chiesa per trasformare in santo un ribelle che aveva denunciato i mali del papato e aveva aperto di fatto la strada verso un cristianesimo delle origini alternativo ed incompatibile con la Chiesa dell’epoca, il papato e le gerarchie. Siccome Francesco era riuscito a raccogliere intorno a sé nella critica contro i mali della Chiesa un grandissimo numero di fedeli, la stessa Chiesa avrebbe deciso di impadronirsi anni dopo la sua morte, del poverello di Assisi obbligando i suoi successori alla guida dell’ Ordine a riscrivere la storia, creando l’immagine del santo obbediente e fedele. Lo storico protestante non si limitò a questo, ma in perfetto spirito modernista volle liberare Francesco da ogni traccia di divinità e di soprannaturale, iniziando con il negare persino le stimmate sostenendo che fossero in realtà soltanto il prodotto di autosuggestione. E così, il San Francesco della storia, è stato trasformato in un mito, e quel che è peggio con il consenso e il contributo di larga parte del mondo cattolico modernista ben felice di vedere Francesco trasformato in un testimonial di battaglie civili, ma soprattutto svuotato di ogni forma di reale santità cattolica in favore di una santità esclusivamente laica.
Purtroppo l’opera di Sabatier, nonostante le condanne del Sant’ Uffizio, ha portato alla nascita della moderna storiografia francescana contagiando gran parte della Chiesa post conciliare, con il contributo delle realtà cristiane nate con l’intento di riscoprire la radicalità evangelica. Fra queste spicca la Procivitate Christiana fondata da don Giovanni Rossi con sede ad Assisi, tempio del cattolicesimo di sinistra, crocevia di incontri e dialogo fra cristiani e atei, alla riscoperta di una religiosità molto laica e molto poco cattolica.
Ma come è possibile che la rilettura partigiana ed ideologizzata del calvinista Sabatier sia stata ritenuta più attendibile delle fonti francescane elaborate da eminenti teologi come San Bonaventura da Bagnoregio e abbia finito con il favorire la diffusione di un San Francesco completamente avulso dalla realtà?
Scriveva il grande Vittorio Messori di cui non smetteremo mai di sentire la mancanza: «Francesco d’Assisi ci è troppo prezioso per lasciarlo ai faciloni, ai disinformati, quando non ai falsari. Di recente, uno che conosce bene il santo “vero”, quello della storia e non del mito che oggi circola, ha reagito con la passione che gli è propria. Ha detto dunque Franco Cardini, il medievista, lo storico delle crociate (“E Francesco d’Assisi – ricorda – è il prodotto più rappresentativo ed ortodosso della Chiesa delle crociate”) che quel grandissimo non è affatto il personaggio che generalmente ci viene presentato adesso. Non era il precursore dei teologi della liberazione. Né tantomeno fu l’araldo di un cristianesimo dolciastro, melenso, ecologico-pacifista: il tipo che ride sempre, lo scemo del villaggio che parla con gli uccellini e fa amicizia con i lupi. Gli voglio troppo bene, a Francesco, per vederlo ridotto così dai suoi sedicenti seguaci. No, Francesco era ben altro”. Il problema è importante: ancor oggi (anzi, forse oggi più che mai) la straordinaria figura del figlio di Pietro Bernardone esercita un fascino unico sugli uomini di ogni razza, di ogni fede, di ogni incredulità. Ma, spesso, il “loro” Francesco non è mai esistito» .
E Messori concludeva dicendo: «Quanto a certo ecumenismo, quello inteso come resa o dimissioni, il Francesco “vero” vi ha altrettanto poco a che fare. Dopo la conversione, tutta la sua vita è segnata dall’ansia non di “dialogare” accademicamente con i musulmani, ma di “convertirli” a Gesù Cristo. Più volte tenta di giungere in Oriente con lo scopo esplicito di conseguire il martirio: non vi andava, dunque, per diffondere idee ireniche, ma per predicare il Vangelo in modo così esplicito da meritare la morte dagli infedeli. Del resto, i primi martiri dell’epoca francescana sono san Daniele e i suoi compagni, trucidati in Marocco poco dopo la morte del santo perché, malgrado gli avvertimenti delle autorità islamiche, non vollero saperne di “dialogo” e tentarono di convertire chi capitava loro a tiro, predicando in italiano e in latino, visto che non conoscevano nulla degli idiomi locali».
E noi, con buona pace delle riletture moderniste dei vari Sabatier, Balducci e oggi l’instancabile Mancuso, ci ostiniamo a credere al Francesco che “benediva” le crociate e che al sultano non parlava di pace ma di conversione a Cristo. Il figlio più autentico di quella Chiesa che ha contribuito a rinnovare, riempire di Vangelo vero e vissuto, ma che ha servito con umiltà e fedeltà, contribuendo a combattere, e non ad avvallare, le grandi eresie del suo tempo.
Americo Mascarucci
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