MORLION, ROSSELLINI, ANDREOTTI E MONTINI |
| I PARTE – IL VOLTO PUBBLICO DI MORLION |
| DOPO IL “MORLION SEGRETO”, IL “MORLION ESSOTERICO”: LA “PRO DEO” E IL CINEMA |
| Tomaso Subini: Morlion, la Cia, la DC, Montini e il Cinema americanizzato |
| Per svolgere questo tema mi baso sul libro di Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini (Milano, Libraccio, 2011). |
| L’Autore è ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna “Storia e Critica del Cinema”. Il suo approccio scientifico è di stampo storico, filologico e sociologico. Egli ha studiato i rapporti tra Cattolicesimo e Cinema, asserendo – freudianamente – che l’eccessiva rigidità morale della Chiesa preconciliare o pacelliana avrebbe nuociuto alla moralità della popolazione italiana e alla credibilità del Cristianesimo romano, scatenando – dopo la repressione iniziale degli anni Cinquanta – una reazione “liberatoria” durante gli anni Settanta/Duemila, arrivata al suo zenit soprattutto con Mediaset. |
| Il libro, tuttavia, è serio e scientificamente ben redatto, anche se la formazione intellettuale dell’Autore è laicista, pluralista e tendenzialmente progressista. |
| Perciò, la sua “forma mentis” non poteva non portarlo a criticare la morale cristiana, (troppo rigida secondo lui), che ha cercato di evitare, sino alla fine degli anni Sessanta, la rappresentazione della nudità nella televisione, ma che (sempre secondo Subini) avrebbe portato finalmente alla reazione contraria “per diametrum” e, quindi, al trionfo della pornografia. Insomma, la marea montante dell’immoralità pornografica sarebbe colpa, naturalmente, della morale, della Chiesa e ultimamente di Dio, che ha “inventato” i 10 Comandamenti. |
| Anche le scene televisive eccessivamente violente erano criticate dalla Chiesa e giustamente, perché facilmente imitabili dai giovani e dalle persone influenzabili; i risultati li vediamo oggi, con omicidi efferati e suicidi che avvengono ogni giorno. |
| La realtà è che essendo crollato il potere di “katéchon/ostacolo” o di “freno” (II Tess., II, 6-7) della Chiesa, con il Concilio Vaticano II, negli anni Settanta v’è stata una vera e propria ondata di cinema erotico e pornografico e lo scatenamento di tutte le passioni, compresa la violenza sino al parricidio, matricidio, infanticidio …. |
| Ora, secondo Subini, tutto questo scatenamento sarebbe stato causato dalla severità della morale cattolica; invece, mi sembra che sia tutto il contrario: l’esplosione dell’immoralità è avvenuta con il “dialogo” e l’«aggiornamento» conciliare e postconciliare, da Giovanni XXIII (1958/’63) sino a Leone XIV. |
| Il fronte “cattolico” progressista: Andreotti, Morlion, Montini e Rossellini |
| Il libro di Tomaso Subini studia il ruolo socio/politico e culturale pubblico svolto da p. Morlion, assieme al regista Roberto Rossellini, a Giulio Andreotti e soprattutto all’appoggio nascosto ma documentato nel libro (come vedremo oltre) di Monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI); insomma, il pieno e totale sostegno alla sovversione e degenerazione intellettuale e morale dato dal Modernismo sociale democristiano (Sturzo, De Gasperi, Andreotti), da quello teologico del Vaticano II (Roncalli, Montini), manovrati in gran parte dalla Cia (Morlion, Angleton, Dulles, Donovan) per purificare il Cristianesimo dalla Romanità (Puritanesimo anglo/americano), che ci ha portati allo stato attuale di un mondo che sembra essere diventato una “Sodoma e Gomorra Universale”. |
| I – IL “MORLION PUBBLICO” |
| In questo libro, inoltre, ci viene presentata una “faccia” di Morlion, che sino a ora non avevamo ancora visto né approfondito: il Morlion pubblico, non la spia o l’agente segreto della Cia. |
| Tuttavia, mi sembra molto importante approfondire anche questo lato della sua personalità e azione sociale perché – pure a partire dal suo agire alla luce del sole – si evidenzia la sua mentalità nascostamente americanista, modernista, laicista, democraticistica, che incontrandosi con Andreotti e la DC erede del PPI (ossia, il Modernismo sociale condannato da Leone XIII, nell’Enciclica Graves de communi re, 1901; Pio X, Enciclica Notre Charge Apostolique, 1910), ha operato la secolarizzazione dell’Europa e soprattutto dell’Italia una volta cristiane, come ha dimostrato Augusto Del Noce nelle sue opere (Il problema dell’Ateismo, Bologna, Il Mulino, 1964; L’epoca della secolarizzazione, Milano, Giuffré, 1970; Il suicidio della rivoluzione, Milano, Rusconi, 1978; Il cattolico comunista, Milano, Rusconi, 1981). |
| Montini disattende puntualmente gli ordini datigli da Pio XII |
| Però, quello che colpisce maggiormente è il ruolo giocato da Monsignor Montini, come Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, sino al 1954, che puntualmente recepiva gli ordini datigli da Pio XII, ma li trasmetteva – per la loro esecuzione – in maniera del tutto diversa da come il Papa li aveva dati. Anche questo (oltre al “Caso Tondi”) fu uno dei motivi che spinsero papa Pacelli ad allontanare Montini da Roma. |
| Subini, nel primo capitolo (“Andreotti e il cinema”) del suo libro (La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, Milano, Libraccio, 2011, pp. 21-82), spiega che Morlion giunse a Roma nel giugno del 1944 con alcuni compiti affidatigli da don Luigi Sturzo (p. 21), viaggiando al seguito delle armate alleate, come esperto nelle tecniche di guerra psicologica e propaganda di massa (p. 22). Inoltre, successivamente incontrò Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti e fondò, “auspice anche Monsignor Montini” l’Università Internazionale di Studi Sociali “Pro Deo”, che divenne il centro di riferimento per la collaborazione tra alcuni settori progressisti del Vaticano (Montini) e le diramazioni (repubblicane o democratiche, “quae idem sunt”) dell’Amministrazione statunitense (ivi). |
| Padre Stanislao Gillet versus Morlion: 1941 e 1946 |
| Subini ci spiega anche che mentre nel 1941 il Maestro Generale dell’Ordine dei Domenicani, padre Stanislao Gillet, aveva sospeso a divinis p. Morlion, non apprezzando il suo doppiogiochismo spionistico; “il 14 marzo 1946, dietro ‘nihil obstat’ di Giovanni Battista Montini, l’allora Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, nominò p. Morlion Presidente dell’Istituto Internazionale Pro Deo. L’Istituto nel 1948 si è trasformato in Università Internazionale” (p. 22, nota n. 4). |
| Subini nota anche che “le attività cinematografiche della Pro Deo possono contare oltre che sul supporto economico fornito dai grandi industriali del Nord Italia, pure su quello assicurato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Andreotti, dal giugno del 1947 al luglio del 1953” (p. 24). |
| Inoltre, Subini vede chiaramente come Andreotti stesse più con l’ala progressista della politica vaticana, rappresentata da Morlion e Montini, che con quella conservatrice rappresentata da p. Riccardo Lombardi e Luigi Gedda (p. 25). |
| II – IL “MORLION SEGRETO” |
| L’attività pubblica di p. Morlion, studiata dal Subini, non nega quella segreta e spionistica. Infatti, l’Autore scrive che “nel 1940, il padre domenicano Félix Morlion fonda a Lisbona l’Organizzazione anti Comintern. Poi, su invito di William Donovan – l’allora Direttore dei Servizi segreti Americani – nel 1941 si trasferisce a New York, dove frequenta don Luigi Sturzo. Nel 1944 è a Roma presso l’Università Pro Deo, che agisce di fatto come Centro dei servizi d’Intelligence, che fanno capo al Vaticano [e agli Usa, ndr]; a partire dal 1945, il Segretario particolare del padre domenicano è il giovane Giulio Andreotti” (Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, cit., p. 25, nota n. 13). |
| Andreotti, una volta nominato Sottosegretario divenne uno dei principali referenti politici della Pro Deo. Vi sono due fotografie che hanno immortalato Morlion che parla dal pulpito dell’Aula Magna del Pontificio Ateneo Angelicum, dove la Pro Deo è ospitata per le sedute solenni, in occasione dell’Inaugurazione dell’anno accademico 1948/1949; dietro a lui, in attesa di prendere a sua volta la parola, siede Giulio Andreotti (Subini, p. 26). |
| Giulio Andreotti frequenta anche il regista Roberto Rossellini, nel dopoguerra, Morlion lo incontra ancora di più di Giulio e sin dal 1944 a guerra non ancora finita. Anche se Andreotti cercò di presentare Rossellini come l’unico regista democristiano (Subini, p. 27), non bisogna dimenticare che Rossellini dopo essere stato fascista e “regista organico di Regime” sino al 1943; dopo essersi guardato attorno dal 25 luglio del ’43 al 4 giugno del ’44; nel primo periodo della Roma invasa dagli Alleati (4 giugno 1944) non trascurò di frequentare anche le stanze del PCI. Perciò, giustamente osserva Subini: “I rapporti tra Rossellini e la DC sono in realtà tutt’altro che chiari” (p. 27). Infatti, nel 1953 (come aveva annotato Andreotti nei suoi Diari): “Rossellini insiste per riavere la tessera della DC nel marzo del 1953. Ricordo che nel giugno del 1944 veniva alle riunioni della DC in piazza del Gesù” (G. Andreotti, Fu Legge truffa?, Milano, Rizzoli, 2007, p. 41). Ora, se Rossellini deve insistere nel 1953 per riavere la tessera, è probabile che la possedesse già nel 1944, ma siccome in quei tempi tirava una forte aria socialisteggiante, Rossellini non se la sentì di schierarsi esplicitamente e unicamente con la FDC ma iniziò a corteggiare il PCI; poi, dopo la sconfitta del 18 aprile 1948, riconfermata nel 7-8 giugno 1953, coraggiosamente Rossellini tornò alla DC e ne chiese la tessera. |
| Subini ci spiega che dal 1944 al 1954, Morlion ebbe dei rapporti conflittuali con il professor Luigi Gedda e i Comitati Civici e perciò indirettamente con Pio XII (p. 28, nota n. 24). |
| Morlion: collaborazione pubblica con Rossellini e segreta con la Cia |
| Ora, la collaborazione pubblica di Morlion con Rossellini e con l’ala sinistra della DC non poté passare inosservata al Vaticano, come invece fu (almeno inizialmente) per quella segreta con la Cia; quindi, il cardinal Pizzardo, con il placet di papa Pacelli, nel 1954 lo fece allontanare da Roma (Subini, p. 29). |
| Subini nota un pieno accordo tra Andreotti, Morlion e Montini; invece, scorge un forte disaccordo tra il “trio” suddetto e l’ala conservatrice della DC, i Comitati Civici di Luigi Gedda, la Curia Vaticana (Pizzardo, Ottaviani) e Pio XII. |
| Morlion & Andreotti: l’operazione “don Camillo” moderato |
| Morlion e Andreotti avrebbero voluto servirsi del regista Roberto Rossellini per iniziare una serie di film alternativa a “don Camillo” (con Gino Cervi e Fernandel), in maniera più moderata, meno polemica e anticomunista del “don Camillo” cinematografico (che pur non piaceva a Giovannino Guareschi, che la trovava troppo mite e pacata rispetto ai suoi libri, scritti tra il 1946 e il 1947 e pubblicati dall’Editore Rizzoli di Milano nel 1948, che venivano puntualmente diluiti e annacquati dai film, criticati severamente da lui in perpetua polemica con “il regista”). |
| Ora, già questo particolare ci rivela ampiamente la mentalità democristianissima di Morlion & Andreotti, che avrebbero voluto fare qualcosa di più conciliante – a livello cinematografico – del troppo integralista e antibolscevico “Don Camillo”. Insomma, una specie di “ante-compromesso storico televisivo”, stile anni Cinquanta. |
| Questo è lo spirito pubblico ed essoterico che animava Morlion, Andreotti e Rossellini, diretti da Montini e dalla Cia. Come si vede l’elemento pubblico del personaggio Morlion è in piena armonia con quello spionistico e segreto, che ha infiltrato in maniera molto profonda l’ambiente ecclesiale (tanto da arrivare alla Messa Beat del 1966) per modernizzarlo, aggiornarlo e americanizzarlo in senso puritano; ossia “purificato da Roma”. |
| Rossellini ha cercato di cavalcare il successo del cinema del Neorealismo della fine anni Quaranta, innestandovi contenuti ideologici filodemocristiani di sinistra e solo moderatamente anticomunisti. Tutto ciò non deve impressionarci; infatti, il suo modus operandi è del tutto compatibile con la sua personalità, che ha avuto delle continue sbandate a destra e a sinistra, passando per il centro, a seconda di come cambiava il vento. Durante il Fascismo Rossellini fu regista del Regime, poi sùbito dopo la caduta del Fascismo divenne antifascista e filo/resistenziale socialcomunista, infine con la vittoria schiacciante della DC alle elezioni del 18 aprile 1948 fu un andreottiano o democristiano “conservatoristicamente progressista”. Insomma, il classico “personaggio per tutte le stagioni”, che legava bene con Morlion, il quale sapeva servirsene e dirigerlo secondo i piani predefiniti della Cia e del Modernismo democristiano e dell’area montiniana, che lavorava allora ancora in segreto nel Vaticano, aspettando il trapasso di Pio XII (9 ottobre 1958) per poter uscire allo scoperto con la rivoluzione conciliare di Roncalli & Montini (dall’elezione di Giovanni XXIII: 28 ottobre 1958; alla morte di Paolo VI: 6 agosto 1978; il Ventennio modernista che sfigurò il volto dell’ambiente ecclesiale). |
| Tuttavia, in fondo in fondo, Rossellini è un povero personaggio che per “piacere a tutti” ha finito col “dispiacere a tutti”; però avendo certe qualità da regista cinematografico, nessuno voleva lasciarlo totalmente in mano a un solo “partito”. |
| Ora, da un pensiero e uno stile debole deriva necessariamente una propaganda debole (“Agere sequitur esse”); perciò, il pensiero volutamente debole, popperianamente debole, di Morlion e di Andreotti e sostanzialmente debole di Rossellini, dette come frutto una propaganda democristiana, né calda né fredda, cattolico/liberale, che conciliava il sì e il no, Cristo e Belial; insomma, “il Partito di centro che guarda a sinistra” (Alcide De Gasperi” e “Le convergenze parallele [tra sinistra e centro]” (Aldo Moro). |
| I film di Rossellini non sono e non volevano essere integralmente cattolici, così come il pensiero politico e dommatico di Andreotti e Morlion non era integralmente cattolico, ma neo/modernista, americanista o cattoliberale. |
| Naturalmente (“si vive come si pensa”) anche la vita morale di Rossellini non era irreprensibile e, quindi, il messaggio “cristiano” che avrebbe dovuto lanciare, spinto da Morlion & Andreotti, risultava doppiamente e volutamente compromesso (nei disegni della Cia), non soltanto compromesso, ma anche compromettente per destabilizzare il Cattolicesimo romano e purificarlo, infine, dal Papismo, dopo averlo squalificato. |
| Mi ricordo di un’intervista, di circa trent’anni fa, a Sandro Curzi (Roma, 1930-Roma, 2008), il Direttore dal 1987 al 1993 del TG3 del vecchio PCI, che disse molto giustamente 1°) che egli pur non essendo credente, era sposato da 60 anni con la stessa donna, pur avendo attraversato, come tutti gli esseri umani, periodi difficili, ma sempre sormontati assieme alla moglie. Tuttavia, senza acredine, aggiunse anche che 2°) si sentiva “imbarazzato” difronte a figure di leader politici “Pro famila, aris et focis” (Cicerone, De natura deorum, Libro III, capitolo 40, paragrafo 94), che in pratica avevano sfasciato tre o quattro matrimoni, convivendo “allegramente e pubblicamente” e nonostante ciò continuavano a presentarsi come i paladini della famigli unita, i nemici del divorzio e delle convivenze civili… ebbene, in questa seconda fase del suo asserto, Curzi aveva pienamente ragione. |
| Ciò che mi colpì fu anche il fatto che la critica espressa da lui era stata fatta sentitamente e sinceramente, senza nessuna asprezza, né acidità farisaica (tipo Oscar Luigi Scalfaro, che, mentre 1°) il 20 luglio 1950 schiaffeggiò in pubblico la signora Edith Mingoni Toussan in décolleté, al ristorante romano “Chiarina”; poi 2°) fece pubblicamente e a più riprese, come Vicepresidente della Camera dei Deputati – dal 1975 al 1983 – e, come Presidente della Repubblica – dal 1992 al 1999 – una sorta di “baciamano” assai riverente in Parlamento a Nilde Jotti sin dal 1979, eletta Presidente della Camera dei deputati dal 1979 al 1992, ma che nel 1946 aveva sfasciato la famiglia di Togliatti andando a convivere con lui, con grave detrimento psicologico per Aldo Togliatti, il figlio dell’onorevole comunista, divenuto, per il dramma familiare, schizofrenico e ricoverato a “Villa Igea”, una clinica psichiatrica di Modena, come ha narrato lo stesso psichiatra che lo curava). |
| Come si vede fa più danno un democristiano alla Morlion, Andreotti e Rossellini che un comunista alla Curzi. |
| Comunque, la tattica e la dottrina cattoliberale, democristiana e massonica (cfr. Giuliano Di Bernardo, Filosofia della Massoneria, Venezia, Marsilio, 1987), che distingue l’uomo privato (che può essere credente e osservante) da quello pubblico o massonico (che deve essere neutrale o laicista) permise allora (1948/’49) ad Andreotti & Morlion di assolvere “Rossellini” come regista, distinguendolo da “Roberto” come uomo privato, ma senza condannarlo. |
| La stessa dottrina cattolico/liberale ha permesso ad Andreotti di firmare (come Primo Ministro) la “Legge 194” sulla liceità dell’aborto (22 maggio 1978) ma di non ammetterla come “Giulio”, singolo uomo credente e praticante, che tuttavia con la stessa mano con cui intingeva l’acqua santa, entrando in chiesa per far la Comunione tutti i giorni, a partire dalla sua Prima Comunione nel 1926, firmava nel 1978 – come e peggio di Erode – la “strage degli innocenti”; proprio come nel 1944/’48 Rossellini propagandava il Vangelo, convivendo con Anna Magnani (lasciata nel 1949 per unirsi nel 1950 con Ingrid Bergman da cui si separò nel 1957 per convivere con la sceneggiatrice indiana Sonali Dasgupta con la quale rimase sino alla sua morte, avvenuta nel 1977, mentre Sonali morì nel 2014) contro la Legge del Vangelo, non dando il buon esempio; anzi, scandalizzando gli uomini naturalmente retti che soprannaturalmente non credono, anche e causa del mal esempio di persone come Andreotti. |
| Quello che è più importante e grave è che non si tratta di fragilità umana (il fatto), ma di volontà ferma e ideologica (il principio) di “conciliar l’inconciliabile”, negando la sinderesi: “Il bene è il bene, il male è il male, il bene non è il male; quindi: Fa il bene, evita il male”. |
| Infatti, purtroppo il Modernismo sociale (DC) e quello ascetico (Americanismo) come la Massoneria, si fondano proprio sulla filosofia hegeliana del divenire e della contraddizione eretta a principio per giungere alla vera conoscenza e al retto vivere. |
| Quindi, la conseguenza morale della dialettica hegeliana è la difformità o addirittura la contraddizione tra i princìpi filosofico/religiosi che si professano e la vita pratica che si conduce, con grave danno per la Religione che, così, dai semplici viene equiparata al Fariseismo. |
| Inoltre, la vicenda Magnani/Bergaman/Sonali Dasgupta /Rossellini (1945-‘49; 1950-’57; 1957-‘77), divise in due la gerarchia cattolica che, 1°) dalla parte tradizionalista (i cardinali Alfredo Ottaviani ed Ernesto Ruffini), non ammetteva la convivenza al di fuori del Matrimonio; mentre 2°) da quella progressista (il neo cardinale, a partire dal 15 dicembre 1958, Arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini), era possibilista o “conciliazionista”. |
| Come pure 3°) a livello governativo, Alcide De Gasperi non era propenso (anche se soltanto per questioni di convenienza pratica e non di princìpi) a pubblicizzare eccessivamente la figura di Roberto Rossellini; mentre, Giulio Andreotti distingueva – secondo la pura dottrina cattoliberale condannata già da Gregorio XVI nell’Enciclica Mirari vos, del 1832 – la figura pubblica del “regista Rossellini”, che andava sponsorizzato, dall’uomo privato “Roberto” che poteva non essere approvato moralmente, senza dover essere condannato (cfr. Gian Luigi Rondi, Rossellini e la Bergman. “Una” verità dopo 50 anni, Firenze, Le Monnier, “Nuova Antologia”, anno 138, fascicolo 2226, aprile/giugno, 2003, p. 323). |
| Nel frattempo p. Morlion, non si perse d’animo e non perse tempo, ma organizzò due Convegni a Varese – nel 1954 e nel 1955 – sul Neorealismo cinematografico, cercando di accreditare la figura di Rossellini come genio artistico della regia neorealistica, evitando di affrontare il tema della contraddizione tra la vita di Rossellini e la dottrina morale evangelica. |
| Tuttavia, persino il collaboratore più stretto di Morlion, Monsignor Antonio De Angelis: il Vicerettore della Pro Deo, iniziava ad essere molto preoccupato dell’attività privata (spionistica in collaborazione con la Cia) e pubblica (cinematografica) di Morlion in combutta con Rossellini & Magnani/Bergman, tanto da scrivere una lettera a Monsignor Montini, il 30 agosto del 1955 (in ASDMI, Fondo Montini, busta Enti, cartella 116, fascicolo 370), in cui gli spiegava come il Congresso del 1954 organizzato da Morlion era stato criticato ed era criticabile; poiché “il regista cattolicissimo” oramai, dopo aver lasciato la legittima moglie nel 1942, essersi accompagnato con la Magnani nel 1945, averla lasciata nel 1949 per accompagnarsi con la Bergman nel 1950; infine, lascerà anche quest’ultima nel 1957 per una sceneggiatrice indiana di 26 anni, mentre lui ne aveva 51 … |
| Anche don Ubaldo Valentini (1908-1994), che nel 1945 era filo-rosselliniano, il 3 settembre 1955, scrisse una lettera preoccupata a Montini, di cui era corrispondente (cfr. Fondo Montini, busta Enti, cartella 116, fascicolo 370), in cui cercava, tuttavia, di mediare democristianamente tra tradizionalisti anti-rosselliniani e progressisti filo-rosselliniani. |
| Subini (p. 61) commenta che nonostante Montini fosse stato sin dal 1944 uno dei principali sostenitori di Morlion, cominciava – dopo queste due lettere del 1955 – a guardare con apprensione “l’affare Morlion & Rossellini/Magnani & Bergman” per motivi contingenti e pratici (Rossellini con Magnani/Bergman) o d’opportunità e non di princìpi dommatici o morali. |
| Inoltre, anche i Gesuiti milanesi di piazza san Fedele, con il padre Superiore Alberto Bassan (1919-2007) anche se non molto entusiasticamente convinto, espressero i loro dubbi pratici sull’operazione pro Rossellini et Neorealismo (Subini, p. 59-60-61, nota n. 88). Naturalmente i Comitati Civici di Luigi Gedda, rincararono la dose antirosselliniana (Subini, p. 61). |
| Un ateo può realizzare un film autenticamente religioso? |
| In breve, il problema sollevato da Pizzardo e Ottaviani era, se un ateo (Subini, p. 80) e pubblico peccatore potesse realizzare un film autenticamente religioso non solo in sé, ma anche nei suoi effetti sociali e propagandistici. |
| Naturalmente la risposta – secondo la sana teologia morale cattolica tradizionale – era di no, ossia: “Da che pulpito [rosselliniano] viene la predica!”. Invece, secondo i Modernisti, si doveva distinguere la “tesi e l’ipotesi”; ossia: la persona privata (“Roberto” – l’ipotesi o il fatto): ateo e pubblico peccatore dal ruolo pubblico del Regista di grido (“Rossellini” – la tesi o la teoria), che poteva rappresentare convenientemente l’ideale evangelico e proporlo con successo al pubblico. |
| Morlion, da buon vero spione della Cia e falso Domenicano belga, aveva cercato di dare una base dottrinale all’operazione Rossellini, asserendo che nel Neorealismo cinematografico italiano erano presenti i cosiddetti “semina Verbi”, ossia i “frammenti o barlumi di verità e razionalità” che già nel IV secolo avanti Cristo – per gli Stoici di Zenone di Cizio – erano presenti dappertutto (come la dottrina del “Cristo Cosmico” di Teilhard de Chardin (1881-1955), risalente al 1916 e ripresa da “Nostra aetate” del Concilio Vaticano II (28 ottobre 1965), secondo il quale tutte le culture e religiosità contengono i “semina Verbi” o le scintille della Verità, che non si trova solo nella Chiesa cattolica ma dappertutto). |
| Morlion già nel 1948 (circa vent’anni prima del Vaticano II) aveva rilanciato la teoria dei “semina Verbi” presenti anche nei film di “Rossellini”, a prescindere da “Roberto” (cfr. Mino Argentieri, Governo, Parlamento, Chiesa di fronte al cinema, in “Storia del cinema italiano: 1945-1948”, a cura di Callisto Cosulich, Venezia-Roma, Marsilio-Bianco e Nero, 2003, vol. VII, p. 429). |
| Nei prossimi tre articoli sul “Caso Morlion” vedremo 1°) la questione imbarazzante dei frati novizi francescani, chiamati nel 1950 (quando Rossellini aveva lasciato sua moglie già nel 1942, si era unito alla Magnani nel 1945 e aveva abbandonato anch’essa nel 1949 per unirsi alla Bergman nel 1950) da Morlion e Rossellini a recitare come comparse nel film “Francesco Giullare di Dio” e poi richiamati in Convento dal loro Superiore (cfr. Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, cit., pp. 205-228); 2°) il problema della poca fedeltà del film rosselliniano per rapporto alle “Fonti francescane” (cfr. Tomaso Subini, cit., pp. 229-278); 3°) il dilemma suscitato dal film, considerato in se stesso, per la sua pochezza religiosa e artistica (cfr. Tomaso Subini, cit., pp. 281-291). |
| La nuova élite ebraica tecnocratica |
| Infine, nella terza e ultima parte, dopo aver trattato il “Caso Morlion” (seconda parte), torneremo a studiare la faccenda della “Nuova élite ebraica” (basandoci su Tiziana Alterio, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano, stampato in proprio, 2025), che domina oggi il mondo tramite la tecnologia e la tecnocrazia, aiutate dalla Banca, dall’Industria Farmaceutica e da quella Bellica, che sono tutte e tre nelle mani delle “Vecchia élite ebraica” (Rothschild, Elkann, Lazard, Warburg, Sassoon, Lehman …). |
| Avremo così concluso il ciclo del trattato “America contro Roma”, diviso in tre parti: 1°) il Puritanesimo anglo/americano contro la Romanità teologica e filosofica (cfr. Antony Chester, “La mostruosa progenie di Babilonia la Grande”. Alle radici dell’anticattolicesimo americano, Rimini, Il Cerchio, 2026); 2°) l’infiltrazione dell’Americanismo nella Chiesa romana, specialmente con Morlion, per eroderla da didentro (cfr. Luigi Montuori, Felix A. Morlion e il servizio segreto vaticano Pro Deo, Chieti, Solfanelli, 2023; Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, Milano, Libraccio, 2011; Antonella Beccaria – Giacomo Pacini, Divo Giulio, Roma, Nutrimenti Editore, 2012; Riccardo Lufrani, Padre Felix Morlion: il servizio di Dio tra università, cinema e missili, Conferenza tenuta in Santa Maria sopra Minerva, 18 gennaio 2020; Mario Caligiuri, Il Vaticano e l’Intelligence, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2026); 3°) la “Nuova élite o mafia ebraica/tecnocratica” (1990/2026), che finanziata dalla “Vecchia cleptocrazia bancaria ebraica” (XVI-XX secolo), si sta impadronendo del mondo intero (cfr. Tiziana Alterio, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo, op. cit.) attraverso la tecnologia applicata alla guerra, alla medicina e all’economia (cfr. Samuel Altman, Larry Fink, [Ivan Lyn, “goy”], Larry Page, Sergey Brin, [Elon Musk, “goy”], [Jeff Bezos, “goy”], [Bill Gates, “goy”], Peter Thiel …). |
| 1 Sino a che – come ha rivelato san Paolo nella II Epistola ai Tessalonicesi, II, 6-7 – il “Katéchon / Qui detineat / Colui che lo trattiene”; ossia, il Papato socialmente influente sino a Pio XII († 9 ottobre 1958) – ha operato e ha trattenuto lo scatenarsi delle forze diaboliche e infernali. |
| 2 Alighiero Tondi: nato a Roma il 27 maggio 1908, morto a Reggio Emilia, il 25 settembre 1984, è stato un religioso gesuita a partire dal 1936 e un “politico” italiano, dal 1953. Fu ordinato sacerdote nel 1944, ha insegnato filosofia e teologia all’Università Gregoriana di Roma, improvvisamente lasciò il Sacerdozio e passò o meglio tornò al PCI il 20 aprile 1952, si unì civilmente nel 1953 all’attivista comunista Carmen Zanti (cfr. Paola Nava – Maria Grazia Ruggerini, Carmen Zanti una biografia femminile, in “Enciclopedia delle Donne”, Cavriago, Tipografia Bertani, 1987), nata nel 1923 a Cavriago in provincia di Reggio Emilia e morta a Reggio Emilia nel 1979. Dal 1957 sino al 1962 Tondi insegnò “Ateismo” all’Università “Humbolt” di Berlino Est, nella Germania comunista. Nel 1964 tornò a Roma e fu riaccolto nella Chiesa da Paolo VI e addirittura divenne impiegato civile nella Città del Vaticano, pur convivendo more uxorio sino al 1979 con la signora Zanti. Carmen Zanti venne eletta deputata del PCI dal 1963 al 1972 per due legislature consecutive (IV e V) e poi senatrice per un’altra terza legislatura, la VI (1972/1976). Quando la Zanti morì nel 1979, Tondi fu riammesso anche nel Sacerdozio a Roma sino alla sua morte nel 1984, al suo funerale parteciparono anche i membri del PCI di Berlinguer. Pierre de Villemarest (L’Espionnage soviétique en France, 1944 – 1969, Paris, Nouvelles Editions Latines, 1969, pp. 171-172; Le Kgb au coeur du Vatican, Paris, Editions de Paris, 2006; cfr. anche “Hemeroteca ABC”, Madrid, 30 maggio 1953, Un jesuita y apòstata al servicio del Comunismo italiano, a cura di Juliàn Cortés Cavanillas), giornalista e agente dei servizi segreti francesi, ha rivelato che la sua defezione dal Cattolicesimo e dal Sacerdozio fu determinata dall’essere stato scoperto, nel 1952, a rubare e fotocopiare documenti riservati dall’Archivio Apostolico Vaticano, che aveva consegnato già in passato (almeno dal 1950) al PCI di Togliatti, che li inviava a Stalin. Tondi confessò di esser diventato Sacerdote dietro ordine del PCI, dopo essere stato addestrato come agente segreto del Kgb a Mosca, presso l’Università Vladimir Lenin. Il trafugamento dei Documenti segreti comportò l’arresto e la fucilazione da parte dei sovietici di numerosi Vescovi consacrati da Pio XII e paracadutati in Urss per la ricostruzione della Gerarchia cattolica, non appena atterrati in territorio sovietico. Padre Henri Mouraux (1908 – 1995) in “Bonum Certamen”, Monsignor Alighiero Tondi, (Nancy, maggio/giugno 1981), sostenne che Tondi avrebbe fatto tutto ciò con la collaborazione di Montini (cfr. Giacomo Martina, Storia della Compagnia di Gesù in Italia: 1814-1983, Brescia, Morcelliana, 2003; Matteo Manfredini, Il gesuita comunista. Vita estrema di Alighiero Tondi, spia in Vaticano, Soveria mannelli, Rubbettino, 2020). |
| 3 Il professor Luigi Gedda (Venezia, 1902 – Roma, 2000) attorno all’anno 1998, sùbito dopo la pubblicazione del suo libro 18 aprile 1948 (Milano, Mondadori, 1997) mi disse personalmente che l’unico vero errore di Pio XII fu quello di aver spostato Montini a Milano (sia per la sua probabile partecipazione al “Caso Tondi” sia per aver disatteso costantemente tutti gli ordini che gli dava il Papa dal 1939 al 1954), promuovendolo Vescovo, senza averlo lasciato come viceparroco a Roma, sotto la stretta e diretta sorveglianza del Sant’Uffizio del cardinal Alfredo Ottaviani. |
| 4 Tomaso Subini (p. 47, nota n. 65-66) cita la lettera di Monsignor Giovanni Battista Montini a Giulio Andreotti, del 21 ottobre 1948 e poi la risposta di Andreotti a Montini il 9 novembre 1948. |
| 5 In realtà, i registi della serie completa di “Don Camillo”, nei suoi cinque capitoli ufficiali, dal 1951 (“Don Camillo”) al 1970 (“Don Camillo e i giovani d’oggi”), furono tre: 1°) Julien Duvivier (Lille 1896 – Parigi, 1967), che diresse “Don Camillo” nel 1951/52 e nel 1953: “Il ritorno di don Camillo”; 2°) Carmine Gallone (Taggia, 1885 – Frascati, 1973), dal 1954: “Don Camillo e l’onorevole Peppone” al 1961: “Don Camillo, monsignore … ma non troppo” e, infine, 3°) Christian Jacq (Parigi, 1904 – Boulogne -Billancourt, 1994), che ha diretto solo “Don Camillo e i giovani d’oggi” per pochi mesi (luglio-agosto 1970) e che è rimasto incompiuto a causa della malattia (cancro al fegato, scoperto nell’aprile del 1970) e morte di Fernandel (26 febbraio 1971, a Parigi). |
| 6 Giovanni De Plato, Il figlio del Migliore, Bologna, Pendragon, 2018. |
| 7 Prima di convivere con la Magnani, Rossellini (1906-1977) aveva spostato, il 26 settembre 1936, in chiesa Marcella De Marchis (1916-2009) dalla quale si separò, di fatto non de iure, già nel 1942, prima ancora di convivere con Anna Magnani (1945). |
| 8 Lettera del cardinale Alfredo Ottaviani al cardinale Giovanni Battista Montini, 19 ottobre 1960, in ASDMI, Fondo Montini, busta Enti, cartella 108, fascicolo 126; cfr. Lettera di risposta di Montini a Ottaviani, 24 ottobre 1960, in ASDMI, Fondo Montini, busta Enti, cartelle 108, fascicolo 126. |
| 9 Lettera del cardinale Ernesto Ruffini ad Alcide De Gasperi, 17 maggio 1949, in SGA, fascicolo Roberto Rossellini, busta 1532. |
| 10 Cfr. Vanna Spadafora, Lettera ad alcide De Gasperi, 14 marzo 1949, in AGA, fascicolo Roberto Rossellini, busta 1532; cfr. anche Lettera del cardinale Ernesto Ruffini ad Alcide De Gasperi, 17 maggio 1949, in SGA, fascicolo Roberto Rossellini, busta 1532. |
| 11 Cfr. Julio Mienvielle, Da Lamennais a Maritain, Proceno, Effedieffe, 2020. |
| 12 Cfr. Giulio Andreotti, in “Atti Parlamentari. Camera dei Deputati. Discussioni. Seduta pomeridiana del 4 aprile 1950”, Tipografia della Camera dei deputati, Roma, 1951. |
| 13 Cfr. Lettera di Monsignor Angelo Dell’Acqua al Cardinale Giuseppe Pizzardo, 2 dicembre 1955, in AGOP, XIV.951PRO.1. |
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