Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto si sta perpetrando a Gaza e in Medio Oriente con la complicità attiva dell’Occidente e del nostro governo. Buona lettura e condivisione.
§§§
Il primo è questo post su Instagram. Cliccate per il video.

“Ogni giorno perdiamo i nostri giovani. Ogni giorno perdiamo i nostri figli. Ogni giorno perdiamo le nostre donne. Poco a poco, non ce ne saremo più. Non è rimasto quasi nessuno”.
Sono le parole della zia di Basir al-Barsh, figlio del dottor Muneer al-Barsh, direttore generale del Ministero della Salute di Gaza, ucciso sabato 19 settembre in un attacco israeliano nel quartiere di al-Zahra, a ovest del campo profughi di Jabalia.
Il direttore generale del Ministero della Salute di Gaza ha raccontato di aver visto suo figlio ucciso a pochi metri da lui.
È la seconda tragedia per la famiglia al-Barsh: nel dicembre 2023 un attacco israeliano aveva ucciso la tredicenne Jinan, altra figlia del dottor al-Barsh, ferendo gravemente anche lui.
Secondo il fratello Mohammed, medico a Gaza, Basir stava aiutando alcune persone a riempire i contenitori d’acqua.
Il cessate il fuoco è in vigore ma a Gaza il genocidio continua.
Nella stessa mattinata sono stati uccisi altri due persone: a Nuseirat, nel centro della Striscia, una bambina di 10 anni è morta per le ferite riportate dopo essere stata colpita dal fuoco israeliano; a Shuja’iyya, a est di Gaza City, è stato ucciso un uomo. Tra i feriti, una donna colpita a est del campo di al-Maghazi, trasferita in condizioni critiche all’ospedale Al-Aqsa, e un bambino ferito nel campo di al-Bureij.
Segnalati anche attacchi con droni ed elicotteri a ovest di Khan Younis e nelle aree adiacenti di Rafah.
Solo tre giorni prima, mercoledì 16 settembre, 21 palestinesi, tra cui 11 bambini, erano morti nel crollo di un edificio di cinque piani a Gaza City, instabile per i danni dei raid israeliani: le famiglie continuavano a viverci per mancanza di alternative mentre ogni tentativo di ricostruzione resta bloccato da Israele.
Dall’inizio della tregua solo il 35% degli aiuti concordati è stato fatto entrare a Gaza.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono stati uccisi 1.387 palestinesi e feriti 4.784, tra cui oltre 300 bambini, 140 donne e 42 anziani.
Le violazioni israeliane documentate dall’inizio della tregua sono 4.931.
***
E poi c’è questo post su Instagram. Cliccate per vedere il video dell’assassinio.

bdel Fattah al-Sharif, 21 anni, giace a terra ferito dall’esercito israeliano a un checkpoint di Hebron. A israel #palestineia colpi. Accanto a Abdel giace un compagno palestinese già ucciso dai soldati israeliani.
Il soldato Elor Azaria, arriva sul posto qualche minuto dopo. Si avvicina al ragazzo ferito per terra e gli spara un colpo in testa uccidendolo.
Siamo nel 2016: il video dell’esecuzione fa il giro del mondo.
Secondo la versione dell’esercito, i due avevano avuto una colluttazione con alcuni militari, uno dei quali rimasto leggermente ferito, prima che i soldati aprissero il fuoco.
Azaria sostenne di aver sparato perché temeva che al-Sharif potesse nascondere una cintura esplosiva, versione mai confermata e respinta dai giudici.
A gennaio 2017 Azaria fu condannato per omicidio colposo; uscì dal carcere nel maggio 2018, dopo appena nove mesi di detenzione.
Sabato 19 settembre, dieci anni dopo l’esecuzione, il presidente israeliano Isaac Herzog ha concesso la grazia a Azaria, accogliendo una richiesta sostenuta a lungo dalla destra israeliana e nonostante l’opposizione dell’esercito.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha accolto la decisione: “Non abbandoniamo i nostri soldati, né li lasciamo indietro”.
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha chiesto al capo di stato maggiore di permettere ad Azaria di “tornare tra le fila” dell’esercito e ha sollecitato il presidente israeliano a concedere una grazia anche a Netanyahu, sotto processo per corruzione.
Per gli attivisti per i diritti umani, la grazia conferma l’indulgenza del sistema giudiziario israeliano verso i soldati accusati di crimini contro i palestinesi.
“Il sistema giudiziario israeliano non è né disposto né in grado di far rispettare la legge contro i soldati che commettono crimini nei confronti dei palestinesi”, ha dichiarato Ziv Stahl, direttrice della ONG israeliana per i diritti umani Yesh Din.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***

