Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul ritorno della gnosi, e sul valore dei vangeli apocrifi. Buona lettura e diffusione.
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Da tempo si sta assistendo ad un certo risveglio di gnosticismo inteso come riscoperta di una conoscenza spirituale contrapposta alle verità di fede custodite e tramandate dal magistero della Chiesa.
Più volte su questo blog abbiamo scritto in merito a Vito Mancuso e al suo tentativo di separare il “Gesù storico” dal “Cristo teologico”, con l’ultimo libro “Gesù e Cristo”.
Un tentativo che sembra tutto proiettato al superamento della teologia cristiana in favore di una spiritualità “gesuana”, ovvero incentrata sugli insegnamenti del Gesù uomo, un maestro saggio che guida l’uomo alla conoscenza attraverso un percorso interiore capace di far scoprire la propria spiritualità al di fuori di dogmi o verità di fede. Un Mancuso che nel tentativo di voler attualizzare la teologia cristiana in linea con lo spirito dei tempi, non fa che demolirla in favore di uno spiritualismo sincretista e un cristianesimo senza Cristo.
Chi scrive ha criticato i tentativi di divulgare e promuovere l’autenticità del Vangelo di Giuda, testo gnostico completamente estraneo alle comunità cristiane dei primi secoli e già condannato da Sant’ Ireneo di Lione nel suo trattato contro le eresie. Eppure così affascinante da essere riproposto in versione cinematografica, come hanno fatto Giulio Base e Martin Scorsese o da ispirare scrittori come Giuseppe Berto e Luis Borges.
Ma attenzione a fare di tutta l’erba un fascio e a denigrare con lo gnosticismo l’intera tradizione apocrifa. Gran parte della tradizione cristiana, cattolica ed ortodossa, è infatti di origine apocrifa. Molte tradizioni non trovano il minimo riscontro nei Vangeli canonici, ma nonostante ciò hanno contribuito a consolidare devozioni molto radicate nel mondo cattolico.
Mettere sullo stesso piano il Vangelo di Giuda con il Protovangelo di Giacomo o il Vangelo dello pseudo Matteo o i Vangeli dell’ Infanzia e fare di tutta l’erba un fascio di gnosticismo, è intellettualmente sbagliato. Sappiamo che i genitori della Vergine si chiamavano Anna e Gioacchino dai Vangeli apocrifi, e sempre dagli apocrifi conosciamo l’infanzia e l’adolescenza di Maria, il suo incontro con Giuseppe e sappiamo perché è stato scelto proprio lui come promesso sposo.
Alcuni dogmi, come l’assunzione al Cielo di Maria o la Dormizione propria della tradizione ortodossa, sono di origine apocrifa, così come sempre dagli apocrifi sappiamo che Maria visse ad Efeso gli ultimi anni. Anche la tradizionale composizione del presepe è di origine apocrifa, il bue e l’asino non compaiono nel Vangelo di Luca, e dal Vangelo di Matteo non si evince che i magi fossero tre e che visitarono Gesù nella mangiatoia.
Non solo, l’arte cristiana è influenzata fortemente dalla letteratura apocrifa. Lo sposalizio della Vergine, la morte di San Giuseppe con Gesù che lo benedice, Gesù bambino che lavora il legno insieme a Giuseppe, l’assunzione di Maria al cielo con gli apostoli in estasi e l’incredulo Matteo che mette la testa nella tomba vuota, sono raffigurazioni che non trovano riscontri nei Vangeli canonici, ma soltanto negli apocrifi. La Chiesa dunque ha lasciato attingere dagli apocrifi molti racconti ed episodi che non sono riportati nei vangeli canonici e ha permesso che intorno ad essi potessero svilupparsi delle tradizioni che tramandare nei secoli hanno poi acquisito il canone della devozione.
I Vangeli apocrifi non sono stati adottati semplicemente perché sono stati ritenuti dei riadattamenti dei Vangeli canonici con l’aggiunta di diverse imprecisioni storiche e con caratteri eccessivamente miracolistici che vanno a contrastare con la sobrietà propria dei racconti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni basati sull’essenzialità e senza intenti sensazionalistici o spettacolari. Ma apocrifo non è sinonimo di eresia e leggere i Vangeli apocrifi, o favorire la loro diffusione, non vuol dire essere gnostici. Altra cosa lo gnosticismo vero e proprio che da tempo viene trattato con eccessiva strumentalità per dare addosso a papa Leone e dimostrare che non è il vero papa ma un pericoloso gnostico, che invita le suore ad essere tessitrici evocando simboli e linguaggi esoterici e massoni (come il culto di Maria che scioglie i nodi denigrato soltanto perché caro a Bergoglio e da questi promosso quando era arcivescovo in Argentina).
Attenzione con la caccia allo gnostico, si finisce per perdere di vista il pericolo reale andando dietro ad innocenti farfalle o innocue tartarughe e sottovalutando il vero gnosticismo, ben mascherato dietro la moda del gesuanesimo mancusiano o del giudaismo letterario e cinematografico.
Americo Mascarucci
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18 commenti su “Il Risveglio della Gnosi. Ma non Facciamo di Tutt’Erba un Fascio… Americo Mascarucci.”
De Diabolica Legis Interpretatione.
In italiano: “l’incertezza del diritto e la certezza dell’inganno”.
“76. Quodsi electio aliter celebrata fuerit, quam haec Constitutio statuit, aut non servatis condicionibus pariter hic praescriptis, electio eo ipso est nulla et invalida absque ulla declaratione, ideoque electo nullum ius tribuit.”
Questo Blog nascondeva una perla (va beh!) e nessuno lo sapeva! Monello di un Tosatti, non un canonista ma addirittura ci dai un dotto costituzionalista apostolico. Il primo ad applicare le leggi degli Inferi e che butta nella latrina del Vaticano quelle della chiesa, in una interpretazione della norma che capovolge, anzi sodomizza quella Letterale, la Logica e annulla quella Autentica, azzittendo il legislatore stesso, G. Paolo II e mettendosi in tasca il Vescovo Gracida! Bravo don pp! Tutto le è stato concesso per raccogliere le anime per la morte eterna e quelle? Zitte!!
Così, senza saper leggere e scrivere, un prete senza cultura canonica stupisce il Dicastero per i Testi Legislativi e apre alla conoscenza della Invertiti Dominici Gregis donando una visione satanizzata della UDG, la Legge Elettorale dei papi e spiazzando il lettore più esperto di diritto e canonica.
L’art. 76 che una volta diceva:
“Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.”
Se fino a ieri era chiaro e intellegibile, è ora oggetto della monata che suggerisce nell’orecchio di don pp. il primo demonietto che passa per strada: la Pachamama incinta in persona o Bergoglio dalla calda oltretomba?
Ma cari lettori che leggete e tacete per ignoranza crassa o per limiti intellettivi, se l’interpretazione infernale non vi quadra, arrangiatevi: dovete accettare le nuove disposizioni della Falsa Sede. E, se un giorno tramerete per sostituire un papa ancora vivo e non dimissionario, o se farete accordi per piazzare un impostore al suo posto, se sará eletto (come fu eletto Bergoglio) tranquilli, tutto a posto! Don pp -su ispirazione diavolina- ha schifezzato l’art 76! E intaccato questo, il prossimo papa potrà essere anche un ermafrodito o una donnina di alto bordo, validi e legittimi entrambi. Don pp dixit!
E cosí le altre baggianate che vi ha rifilato, con spiegazioni arzigogolate e fantasiose, sono la dimostrazione che i preti di Prevost fanno i cavoli loro e i lettori dei loro commenti (chilometrici) sono perculati anche questa volta.
Ma esiste un Dio d.pp e l’inganno non gli piace! Capisco tradire Dio per un Caprone cornuto, è di moda a Roma, ma manco una promessina da poco ha saputo mantenere al buon Tosatti!
No Signora, non è che chi non risponde non ha cultura o non ha interesse. Già che questo è ciò che deduce la dice lunga. Parla di sapere le cose e per prima ignora che dare addosso costantemente ad un sacerdote è dare addosso a Gesù, curiosa abitudine da chi cerca di sembrare davvero interessato alle sorti della Chiesa. La spiegazione di don Pietro è articolata ma perfettamente intellegibile e applica una cosa molto basilare : non si può attribuire ad un testo ciò che il testo non dice, per poi farne l utilizzo più comodo. A parte la solita triste sequela di insulti, e il misero tentativo di ledere alla reputazione e credibilità di don Pietro (altro enorme autogol per chi vuole dirsi difensore della Chiesa e di Cristo, perché nelle Scritture è detto chiaro che queste sono cose contrarie a Dio) non c’è mezza riga che dimostri dove eventualmente don Pietro sbagli. E non c’è nemmeno mezza risposta alle domande che vi ha posto su quale dunque sarebbe la Chiesa visibile e cui partecipate , visto che questa osate definirla falsa Chiesa.
Nessuno di voi è nel posto che compete per dire con cognizione di causa. Nessuno. Ma belli tronfi di protestantesimo vi avventurate a fare ciò che non vi è lecito, e ad interpretare da soli i pezzi di testi per fare intendere a chiunque abbia basi molto poco solide che avete visto giusto voi. La gerarchia non vi assiste in tale cammino (e infatti scegliete accuratamente quei sacerdoti che si sono più persi e allontanati finendo sotto provvedimenti da parte della Chiesa, senza provvedimento sicuramente per voi sono malvagio); non vi assiste tutta la parte laica (siete frammentati fra di voi, concordi solo nel volere sbranare il Papa e q ruota la Chiesa); non vi assistono i Santi, perché con e nelle loro vite hanno testimoniato come si agisce in queste circostanze, e non ce n’è uno che ha fatto come voi pretendete di fare; e non vi assiste manco Dio, visto che è Lui che ha promesso che la Chiesa non sarebbe caduta (non vi basta nemmeno la parola di Dio, ma sicuramente avete inteso bene e senza errori nel vostro pensare che di Dio non sa che farsene perche la Chiesa la sapete voi e la salvate voi…ma dai?!) .
Ma ovviamente quelli indemoniati sono quelli che vi ricordano che non è come dite, che la vostra non è condotta cristiana.
Sicuri?
Ovviamente si per ora. Siete completamente accecati e pieni di fiele.
Ma si spera arriverà un giorno, presto, per la vostra conversione e allora sì che in Paradiso faranno festa e la Chiesa beneficerà di figli che tornano dopo un lungo giro abissale.
Crio
signor#, lei non sarebbe degna di una mia risposta, considerato il linguaggio che adopera; se tuttavia Le rispondo, è soltanto per rispetto dei lettori, perché dietro la cortina di insulti, diavoli, caproni, latrine e fantasie varie c’è una questione seria che merita di essere chiarita.
Lei cita trionfalmente il n. 76 della Universi Dominici Gregis. Benissimo. Leggiamolo. Esso stabilisce che, se l’elezione avviene diversamente da quanto prescritto dalla Costituzione o senza le condizioni stabilite per la sua validità, l’elezione è nulla.
Ma da questo lei compie un salto che il testo non autorizza: qualsiasi violazione di qualsiasi disposizione della UDG renderebbe automaticamente nulla l’elezione.
Non è così. E non lo dico io: lo dice lo stesso Giovanni Paolo II.
Basta infatti continuare la lettura fino al n. 78. Il Papa contempla persino il gravissimo delitto della simonia, commina la scomunica ai responsabili e tuttavia stabilisce espressamente che ciò non comporta la nullità dell’elezione. Se la sua interpretazione del n. 76 fosse corretta, questa disposizione sarebbe incomprensibile.
E leggiamo anche il n. 81. Sono proibiti «patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni» che obblighino i cardinali a dare o negare il voto a qualcuno. Ma, qualora ciò avvenisse, Giovanni Paolo II dichiara nullo l’impegno e punisce i trasgressori; non dichiara per questo nulla l’elezione. Lo stesso numero precisa inoltre che durante la Sede vacante rimane lecito lo «scambio di idee circa l’elezione».
Veniamo allora al conclave del 2013. Non basta ripetere: San Gallo, accordi, manovre, Bergoglio. Occorre dimostrare tre cose: quale preciso fatto sia realmente avvenuto; quale specifica norma sia stata violata; e soprattutto perché quella violazione avrebbe prodotto la nullità dell’elezione anziché costituire eventualmente un illecito dei singoli responsabili.
È proprio questo passaggio che manca nel suo ragionamento.
Una violazione della legge e la nullità dell’elezione non sono la stessa cosa. Lo dimostrano gli stessi nn. 78 e 81 della Costituzione che lei invoca.
Dunque non ho «schifezzato» il n. 76, né ho bisogno di demonietti che me lo suggeriscano all’orecchio. Ho semplicemente letto la Universi Dominici Gregis senza fermarmi al numero che faceva comodo alla sua tesi.
Lei si è fermata al 76. Io ho avuto l’imprudenza di leggere anche il 78 e l’81.
Per il resto, lasci pure tranquilli l’inferno, la pachamama e il caprone: per leggere una Costituzione apostolica basta molto meno. E soprattutto serve un po’ più di diritto e un po’ meno di fantasia livorosa.
Lei sbaglia.
Essere profani nel campo giuridico, significa negar l’evidenza con una interpretazione illogica e fuori dal contesto, come fa lei. Se poi ci si mette con l’arte dell’inganno, l’ignoranza legis passa in secondo piano. L’art. 76 disciplina ció che é disatteso dalle prescrizioni della Costituzione Apostolica UDG: dunque SOLO nel caso della Simonia (art.78) é fatto salva la nomina del papa (l’eletto é valido) pur comminandosi la Scomunica LS ai cardinali simoniaci.
Gli altri articoli di cui trattasi, mio caro prete “giurista”, NON esprimono invece la salvaguardia della nomina e sono soggetti DUNQUE al combinato con l’articolo 76. Cioé non é contemplata tale salvaguardia, sia nel caso di accordi e di conventicole pre e fuori conclave (art.81), sia nel caso di trame compiute molti anni prima per imporre candidati personalizzati e far imbrogli per realizzar tali trame (S.Gallo) in costanza di vita del papa e non in tempo di sede vacante (art.79).
Una volta, a scuola, i ragazzi senza giudizio e senza voglia di studiare erano chiamati “asini” ma le cose sono cambiate, perche gli animali che non hanno cattiveria, pigrizia e malignitá non dovrebbero definire le persone … per i preti che si improvvisano canonici a scopo di salvare la legittimitá di Bergoglio e a danno delle anime che sono ingannate dallo scisma, con i loro mezzi culturali insignificanti peraltro e una intelligenza non eccelsa, approfittando della libertá data agli inferi, non so se si possono rappresentare con qualche animale; io per lei ne avrei diversi ma per rispetto del suo abito e della sua vaga umanitá la grazio, ma molti veggenti scesi nell’Inferno hanno visto anime di dannati dalle sembianze di bestie immonde. Spero di no, ma ci pensi caro prete dallo scisma facile, non subito ma poi cosa sará?? Esprima un desiderio.
Signora, almeno io sono sacerdote e il diritto canonico l’ho studiato. Ma lei chi è? con quale competenza pontifica, e con tanta sicurezza, sulla validità di un conclave?
Proviamo ancora una volta a rendere semplice la questione.
Lei sostiene: il n. 76 dichiara nulla l’elezione celebrata senza rispettare le condizioni prescritte; dunque, salvo il caso della simonia espressamente escluso dal n. 78, ogni altra violazione della UDG renderebbe nulla l’elezione.
Ma è proprio questo «dunque» che Lei deve dimostrare.
Prendiamo il n. 81. Giovanni Paolo II proibisce «patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni» che obblighino i cardinali a votare o non votare qualcuno. E stabilisce egli stesso la conseguenza: è nullo e invalido l’impegno assunto e i trasgressori incorrono nella scomunica. Non dice che diventa nulla l’elezione.
Se il legislatore avesse voluto stabilire automaticamente la nullità dell’elezione per quella violazione, perché avrebbe specificato che ad essere nullo è proprio l’impegno?
Quanto al n. 79 e a San Gallo, c’è poi un problema ancora precedente: prima di dichiarare nullo un conclave bisogna dimostrare quali accordi vietati siano realmente avvenuti, chi li abbia stipulati e in che cosa consistessero. «San Gallo» non è una formula magica capace di trasformare sospetti e ricostruzioni in una sentenza canonica.
Dunque la sequenza corretta è: fatto provato → norma violata → conseguenza prevista dalla legge. Lei invece procede così: San Gallo → violazione → n. 76 → conclave nullo. È proprio il passaggio centrale che manca.
Per il resto, almeno una curiosità me la conceda. Dietro questa «Signora» chi si nasconde veramente? Non sarà per caso proprio Minutella? Naturalmente è soltanto una mia provocatoria perplessità; ma tra dannati, Inferno, bestie immonde, anime perdute, falsi papi e condanne eterne, la somiglianza del linguaggio, fra l’altro a volte triviale e scurrile, è tale che qualche dubbio viene spontaneo.
In ogni caso, chiunque Lei sia, una cosa rimane certa: gli insulti non colmano le lacune di un ragionamento giuridico. E per interpretare la Universi Dominici Gregis servono argomenti di diritto, non veggenti che raccontano di essere scesi all’Inferno.
Studiare e non capire significa essere bocciato e mandato a zappare e a lei chi l’ha promosso? …ma dove l’ha studiato il diritto canonico? In seminario il suo papa Bergoglio ha dichiarato che si studia “frocioneria” e dunque quale valore hanno i suoi studi? Discente e docente: uno non vale, l’altro non serve. Ha forse una laurea in giurisprudenza? O in teologia? Risponda.
E poi lei comprende benissimo ma fa il furbo perché vuole raccogliere l’anima anche un solo sciocco che le da ascolto.
I suoi “passaggi” dove li ha studiati sul Codice della Strada? Mi dica chi era il titolare di cattedra che svergogno pure lui.
La mia risposta precedente é stata ben precisa, ma lei non vuole leggerla e accettarla per non ammettere che é un falso giurista, falso perché offende la Legge e il papa che l’ha promulgata.
Il testo dell’art. 76 UDG É CHIARISSIMO. Tutto ció che non é rispettato dai vari responsabili fra i VV. dettami della UDG può essere sottoposto o ad uno specifico intervento correttivo tipo una sanzione e/o altrimenti a una parziale validazione (es. Simonia: che da la scomunica agli attori ma valida l’eletto) e ciò è riportato dal singolo articolo violato (o espressamente richiamato da un altro), oppure é sottoposto all’art. 76. CAPITO??
Se non ci sono dei correttivi contenuti nei singoli articoli violati, il 76 UDG annulla il conclave e dichiara nullo l’eletto. CAPITO??
BERGOGLIO È PAPA NULLO E SE VUOLE LE DIMOSTRO PURE COME LO SIA PREVOST: NULLO E INVALIDO.
Con chi non ci arriva con la “zucca,” la didattica ha bisogno di un prof. di sostegno, ma con chi é in malafede non c’é Cristo che possa vincerne il tradimento (Giuda docet). Lei lo sa, uccide Gesú ogni volta che scrive contro il Magistero dei papi…e il bello è che se strafotte davanti a tutto il Blog.
Desidero far presente che, già nel luglio 2018, il grande soldato di Cristo Mons. René Henry Gracida rivolse una lettera aperta ai legittimi Cardinali pre-2013, esortandoli ad obbedire alle leggi della Cost. Ap. UNIVERSI DOMINICI GREGIS, per le quali, “solo” i legittimi cardinali di Santa Romana Chiesa hanno il “diritto” e il “dovere” di dichiarare nulle le elezioni del card. Bergoglio e proclamare un “INTERREGNO” per convocare UN NUOVO VALIDO CONCLAVE.
Queste le sue parole:
“Credo che Papa Benedetto XVI sia stato costretto CRIMINALMENTE a dimettersi dall’esercizio attivo del ministero e non del Munus e che le sue dimissioni non fossero valide.
Questo Il testo integrale della sua lettera aperta ai Cardinali 👇
https://youtu.be/8rFjZKvoST0
(Atti 10): “E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nel paese dei Giudei e in Gerusalemme; […] Ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e volle che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni prescelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha comandato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è colui che è stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti.”
La Gnosi non é un argomento banale, specie per la sua continua presenza nei secoli e soprattutto per il suo attuale riaffermarsi.
Contrariamente al titolo, l’articolo peró non parla della Gnosi ma di una semplice contrapposizione fra i Vangeli e un discutibile e non ben espresso concetto di “vangelo apocrifo”.
Non sono una esperta, ma quello che andava almeno accennato é che i Vangeli inseriti nella Bibbia non furono scelte arbitrarie imposte della Chiesa ma questa li ritenne gli unici che potessero portare ad una fede giusta e retta gli uomini, sulla base della loro base storica, filosofica e teologica. I vangeli “canonici” quindi sono connessi e risalenti alle origini del cristianesimo e coevi ai primi cristiani, riuniti in comunitá attorno agli apostoli e quindi sono fondati su principi apostolici, delineando un passaggio dal tempo dell’Allenza del Vecchio Testamento a quella del Nuovo.
I vangeli apocrifi invece furono posteriori, scritti dal II Secolo in poi e, pur prendendo la denominazione da un apostolo, non furono che forme di pseudoepigrafia e non sono storicamente collegati ai tempi di Cristo come quelli Canonici. Come riporta il testo degli Atti (in premessa), i Vangeli canonici sono fatti storici riferiti da testimoni della vita e delle opere di Cristo, cosí come quei testimoni che (molti secoli piú tardi) si proclamarono “veri ed attendibili” col detto: «Nos, qui cum eo fuimus»: i frati che vissero con un Alter Christus, S.Francesco d’Assisi.
Quello che l’articolo doveva aggiungere, ma non lo ha fatto, é che alcuni vangeli apocrifi riportano, falsitá, deviazioni tali da adulterare la dottrina cristica, attestando leggende e dottrine esoteriche, avulse dalla fede cristiana e tendenti a intaccare lo scopo e la dimensione storico-teologica di Gesú Cristo: la “gnosi”, che si slega dalla vera storia cristiana che parte dall’A.T. modificandone le basi teologiche e adattandola ad una vista settaria e non salvifica della fede delle origini, autenticamente cristiane.
Sinceramente delude il non veder partire il tutto da queste minime basi storiche e magari arrivare all’esistenza attuale e contingente della Gnosi dai risvolti di satanismo nella Massoneria e chissá pure nei due antipapi. Dunque il testo proposto non solo non parla della Gnosi ma si perde in dettagli che non la riguardano. Nonostante la “deludente” lettura, la fine l’articolo scopre il vero motivo della sua stesura: attaccare ancora l’opera e la ricerca di un collega che, pur non nominato, ha piú volte saputo ben collegare il pontificato di Bergoglio e ora di Prevost, a principi gnostici e ad una loro obbedienza a una Governance massonica, in una indagine giornalistica che va ben oltre la critica ad una pseudomadonna sciogli-nodi.
Ecco lo scopo, un atteggiamento quasi una invidia professionale, che perdura contro un buon giornalismo d’inchiesta che invece bada ai fatti e alle decisioni della chiesa negli ultimi 13 anni, sconfessandone i principi gnostici dei protagonisti. Un atteggiamento che non sarebbe sleale se argomentasse e se sapesse dimostrare nel dettaglio gli errori di Cionci… ma forse non ne trova??
Caro Mascarucci, per trovare qualche esempio di questo curioso impasto tra cristianesimo e suggestioni gnostiche o esoteriche non occorre neppure andare troppo lontano: basta talvolta leggere i commenti di questo stesso blog.
Vi scrive infatti chi interpreta tranquillamente il cristianesimo attraverso categorie mutuate dalla New Age, mescolando linguaggi, simbolismi e “conoscenze” spirituali di provenienza assai diversa dalla Rivelazione cristiana e, in alcuni casi, in aperto contrasto con essa; e gli fa buona compagnia chi è arrivato perfino ad auspicare una qualche riabilitazione ecclesiale di Marcione. Proprio Marcione, la cui dottrina la Chiesa antica respinse radicalmente perché contrapponeva il Dio dell’Antico Testamento al Padre annunciato da Cristo e mutilava le Scritture secondo il proprio sistema teologico.
La cosa più singolare è che simili costruzioni trovino poi entusiastici estimatori — Fritz, Anonimo e altri — che si autoproclamano difensori della “vera Chiesa” e custodi della “fede pura”, prontissimi a scorgere eresie, gnosticismo, massoneria ed esoterismo in ogni parola o gesto proveniente da Roma, ma assai meno vigilanti quando certe aberrazioni teologiche prosperano tranquillamente nel giardino di casa.
E poi c’è chi si presenta addirittura come “signora”, ma all’argomentazione preferisce troppo spesso l’invettiva e alla confutazione la scurrilità. Tanto che verrebbe quasi da restituirle una delle immagini che ama riservare agli altri: più che una “signora”, una “razza” spinosa che sguazza nelle acque melmose dell’insulto. Anche questo è istruttivo: si pretende di difendere la purezza della fede mentre si dimentica perfino quella elementare disciplina della parola che il Vangelo richiede.
Insomma, caro Mascarucci, la caccia allo gnostico rischia di diventare davvero comica: si inseguono farfalle e tartarughe nei discorsi del Papa, mentre qualche esemplare di gnosticismo nostrano passeggia proprio sotto casa, facendo di tutto per farsi notare. E magari vorrebbero ricevere pure gli applausi dei custodi dell’ortodossia.
“Quousque tandem abutere, Donpipina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit schismatica audacia?” (Oratio in Donpinam – Cicero).
Insomma tutti contro un povero innocente difensore della Gnosi Romana. Tutti, nessuno escluso in un popoloso Blog, contro una povera vittima che ha dovuto abbandonare la Chiesa per appoggiare baracca e burattino americano del Nuovo Ordine Mondiale. E imperterrito chiede continue prove e dimostrazioni che non vuole vedere a quelli che sono offesi nella loro intelligenza.
Marcione al suo cospetto, caro Marpione e a quello del falso papa Prevost, il sicario di Cristo, è un pivellino, anzi un custode della fede che lei ha tradito.
Signora, non tutti, solo quelli che hanno il bisogno sfrenato si vomitare fuori l astio e il fiele che trabocca dal loro cuore a sentire la dottrina, quella retta, non le cose di cui vogliono stare satolli e che li avvelena. E siete una nicchia, una setta ormai, ma non la spuntate né potete contro chi vi riporta le cose come stanno e vi ricorda la parola di Dio. Non potete avere ragione della parola di Dio. Ecco perché vi appigliate a rinfacciare che don Pietro chiede prove e però non ne fornite. Non le avete.
Don Pietro fa bene a fare quello che fa: ricordare le cose come stanno, a beneficio di tutti , nonché vostro, per quanto ormai vogliate essere sordi e lo attacchiate.
Tanto per ricordare che c’è ancora il cattolicesimo e ci sarà, perché Dio lo ha garantito. Il resto cadrà, specie il chiacchiericcio
Criogenico commento! Suggerisco a lei e al suo amico (tranquilla, fra poco gli scismatici pervosticolini si potranno sposare!) con la sottana nera di leggere Il testo integrale della sua lettera aperta ai Cardinali:
https://youtu.be/8rFjZKvoST0
proposto dalla signora Danieli, che è una piccola parte delle prove che da tempo, sono state citate su questo spazio.
Signora, non si và dietro a chi ha preso i dirupi. Conosco la pappa pronta nemmeno farina sua che la signora Danieli propone senza sosta come un mantra , che più ripete e più si radica con le tristi conseguenze abbastanza evidenti. Quello che sfugge , alla signora Danieli e non solo, che il “taglia e cuci” che propinate dei testi dei Santi, dei documenti papali, delle Scritture vi condanna , non vi autorizza né vi assolve. Appena si và a fare ricerca del documento di volta in volta tagliato presuntamente ad arte, si scopre il misero tentativo di storpiatura in malafede che ne fate. Ripeto, non potete piegare la parola di Dio per darvi ragione, vi inchioda invece. E le leggi della Chiesa non sono tali negli ultimi vent’anni, sono vecchie di secolo e hanno affrontato altre tempeste e hanno retto. Uscire da lì significa suicidarsi e lo fate volontariamente pieni di orgoglio, e invitate gli altri a farlo. A chi vi sconfessa rispondete con fiele e odio. Alle domande dirette che ricevete, quando ne ricevete, non rispondete e quindi si finisce ad un nulla di fatto dove voi fate finta di uscirne bene e invece si vede solo che siete nel niente più buio. Voi non portate prove. Le chiamate tali ma non lo sono, e quando c’è chi come don Pietro ve le smonta in quanto prove rimanete con le mosche in mano e allora ancora di più andate a sputare il veleno acido che coltivate in corpo. Mancate di prove, mancate di buona fede, mancate di umiltà , mancate di carità, mancate di fede in Dio. Al momento : mancate.
Ed è triste situazione.
Ma c’è ancora speranza, perché Dio è anche Speranza.
E avrà sempre la bontà di mettere sul cammino chi riporta la Sua parola e sbriciola le velleità del cornuto suggeritore così mai mancherà l aiuto e il richiamo a chi davvero con Dio vuole starci.
Crio
Caro, dott. Tosatti, So benissimo che quanto di seguito è molto lungo, ma credo che per i lettori sia illuminante risposta a quanto sostenuto da mons. Gracida e qui evocato dalla cosiddetta “signora” e più volte sostenuto dalla Danieli:Con tutto il rispetto per mons. René Gracida, il suo lungo ragionamento presenta un problema fondamentale: cita ripetutamente Universi Dominici Gregis, ma le attribuisce un principio che nella Costituzione non c’è: qualsiasi violazione delle sue disposizioni renderebbe automaticamente nullo l’intero conclave.
Vediamo punto per punto.
1. Il n. 76: «l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida».
È il cavallo di battaglia di Gracida. Giovanni Paolo II stabilisce che, se «l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto» o non fossero osservate «le condizioni qui stabilite», essa sarebbe nulla.
Verissimo.
Ma Gracida introduce surrettiziamente una parola che il testo non contiene: qualsiasi.
Il n. 76 riguarda l’elezione e le condizioni stabilite per la sua validità: forma dello scrutinio, elettori legittimi, maggioranza richiesta, computo dei voti e così via. Non dice che ogni trasgressione disciplinare contenuta nei novantadue numeri della Costituzione annulli retroattivamente l’intero conclave.
Se così fosse, le successive norme che stabiliscono specificamente le conseguenze delle singole violazioni sarebbero largamente incomprensibili.
2. La simonia del n. 78 proverebbe, secondo Gracida, che tutte le altre violazioni rendono nulla l’elezione.
È uno dei suoi argomenti principali, ma non dimostra ciò che pretende.
Giovanni Paolo II stabilisce che la simonia comporta la scomunica dei colpevoli, ma non rende nulla l’elezione.
Gracida ne deduce: se il Papa ha dovuto fare un’eccezione per la simonia, allora tutte le altre violazioni rendono nullo il conclave.
No. È un argumentum e silentio trasformato in legge universale.
La Costituzione stessa mostra che Giovanni Paolo II sa distinguere perfettamente tra atto nullo, elezione nulla, scomunica del trasgressore e semplice proibizione. Quando vuole la nullità dell’elezione, la dichiara. Quando vuole una pena personale, la commina.
Non possiamo sostituire alla legislazione ciò che immaginiamo il legislatore avrebbe voluto dire.
3. Il n. 81 e la cosiddetta “mafia di San Gallo”.
Qui la confutazione è ancora più netta.
Il n. 81 vieta «patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni» capaci di costringere i cardinali a dare o negare il voto a qualcuno.
E Giovanni Paolo II stabilisce immediatamente la conseguenza: l’impegno è «nullo e invalido» e i trasgressori incorrono nella scomunica latae sententiae.
Che cosa non dice?
Non dice: l’elezione eventualmente risultante è nulla.
Anzi, aggiunge immediatamente: «Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione».
Dunque, prima ancora di parlare di nullità, Gracida avrebbe dovuto dimostrare due cose: che a San Gallo esistette proprio il patto vincolante descritto dal n. 81, e che la sanzione prevista per quel patto comportasse la nullità dell’elezione.
La prima è da provare; la seconda non è scritta nella norma.
4. «Erano scomunicati, quindi non potevano eleggere né essere eletti».
Neppure questo automatismo regge.
La stessa Universi Dominici Gregis dispone che nessun cardinale elettore può essere escluso dall’elezione attiva o passiva per scomunica o altre censure ecclesiastiche; tali censure rimangono sospese agli effetti dell’elezione.
Altrimenti si arriverebbe al risultato paradossale che una pena personale possa distruggere automaticamente il collegio chiamato ad assicurare la successione petrina.
Dunque l’equazione:
scomunica = perdita del diritto elettorale = conclave invalido
non è quella stabilita dalla Costituzione.
5. Le violazioni del segreto renderebbero nullo il conclave.
Ancora una volta Gracida confonde la gravità dell’obbligo con l’effetto giuridico della sua violazione.
Giovanni Paolo II prescrive severissimamente il segreto e, in determinati casi, prevede perfino la scomunica. Ma non dice che, se qualcuno viola il segreto, tutti i voti degli altri cardinali diventano nulli e il Papa validamente eletto cessa retroattivamente di esserlo.
Sarebbe oltretutto un sistema singolare: basterebbe un cardinale infedele al segreto per possedere personalmente il potere di annullare l’elezione del Romano Pontefice.
6. La clausola finale: «scienter vel inscienter».
Gracida insiste particolarmente su queste parole: Giovanni Paolo II dichiara nullo quanto fosse stato escogitato, consapevolmente o inconsapevolmente, contro la Costituzione.
Ma quella è la clausola di promulgazione e tutela della Costituzione. Non dice affatto:
«Qualsiasi violazione di qualsiasi disposizione rende nulla l’elezione».
Se la si interpretasse così, si cancellerebbero le distinzioni accuratamente poste dallo stesso legislatore fra nullità dell’elezione, nullità di determinati atti, scomuniche e altre proibizioni.
In altre parole, Gracida utilizza la clausola generale per neutralizzare le norme particolari. Giuridicamente è un metodo assai discutibile: una disposizione deve essere letta nell’insieme della legge, non isolata per farle dire ciò che le singole norme espressamente distinguono.
7. Il n. 5: soltanto i cardinali possono interpretare i punti controversi.
Gracida richiama anche questo numero.
Ma proprio qui il ragionamento gli si ritorce contro.
Giovanni Paolo II stabilisce effettivamente che, qualora sorgano dubbi sulle prescrizioni della Costituzione o sulla loro applicazione, «ogni potere di emettere un giudizio al riguardo spetti al Collegio dei Cardinali».
Benissimo.
Allora perché dovrebbe essere mons. Gracida a stabilire con «certezza morale» che il conclave era nullo?
Se soltanto il Collegio possiede l’autorità interpretativa che egli invoca, Gracida non può contemporaneamente appellarsi al n. 5 e anticiparne autoritativamente la sentenza.
8. I cardinali creati da Francesco sarebbero falsi cardinali.
Ma questa conclusione dipende interamente dalla premessa ancora da dimostrare: che Francesco non fosse Papa.
Francesco non sarebbe Papa perché il conclave sarebbe nullo; il conclave sarebbe nullo secondo l’interpretazione di Gracida; i cardinali creati da Francesco sarebbero quindi invalidi; perciò soltanto i cardinali precedenti potrebbero riunirsi e dichiarare che Francesco non era Papa.
È un magnifico circolo logico: la conclusione viene utilizzata per dimostrare la premessa.
9. Soltanto alcuni “veri cardinali” potrebbero dichiarare l’interregno e convocare un nuovo conclave.
Qui la costruzione diventa ancora più problematica.
Chi stabilisce quali siano questi “veri cardinali”?
Gracida stesso esclude non soltanto quelli creati da Francesco, ma ipotizza l’esclusione persino di cardinali creati da Giovanni Paolo II o Benedetto XVI che avrebbero violato Universi Dominici Gregis.
Così, partendo da una legge promulgata per garantire ordinatamente la successione petrina, si arriva a un piccolo gruppo auto-selezionato che dovrebbe stabilire chi è cardinale, chi non lo è, chi è Papa, chi non lo è e quando sia cominciata una Sede vacante che la Chiesa universale non avrebbe riconosciuto.
Più che applicare Universi Dominici Gregis, significa attribuirle un meccanismo di autodistruzione che nel testo non compare.
10. E Benedetto XVI?
Alla fine rimane l’altra premessa di Gracida: Benedetto potrebbe essere stato costretto a rinunciare.
“Potrebbe”.
Ma un potrebbe non produce la nullità di una rinuncia.
Benedetto dichiarò di agire liberamente, dichiarò che la Sede di Pietro sarebbe diventata vacante e dispose la convocazione del conclave per eleggere il nuovo Pontefice.
Perciò abbiamo da una parte le dichiarazioni pubbliche di Benedetto XVI; dall’altra l’ipotesi che egli fosse stato costretto.
Un’ipotesi, per quanto ripetuta, resta un’ipotesi.
11. «Francesco ha operato contro la fede, dunque non poteva essere Papa». Ma quando è infallibile un Papa?
Qui compare un’ulteriore confusione, questa volta non canonica ma teologica.
Dagli errori, dalle ambiguità o dalle decisioni discutibili attribuite a Francesco si pretende di ricavare un’altra prova della sua illegittimità: un vero Papa, assistito dallo Spirito Santo, non potrebbe sbagliare contro la fede; Francesco avrebbe sbagliato; dunque Francesco non sarebbe stato Papa.
Ma questa non è la dottrina cattolica sull’infallibilità pontificia.
Il Concilio Vaticano I non ha definito che il Papa sia infallibile sempre e in tutto. L’infallibilità riguarda il Romano Pontefice quando, esercitando il suo ufficio di Pastore e Dottore supremo di tutti i cristiani, con atto definitivo proclama una dottrina riguardante la fede o i costumi da tenersi da tutta la Chiesa. È ciò che comunemente indichiamo come definizione ex cathedra. La medesima dottrina è ribadita da Lumen gentium 25 e dal can. 749 §1.
Un Papa, dunque, non è infallibile perché parla.
Non sono automaticamente infallibili le sue interviste, le conferenze stampa, le conversazioni private, le omelie, le valutazioni politiche, le scelte prudenziali, le nomine, gli atti di governo e neppure ogni singola formulazione contenuta nel Magistero non definitivo.
Ciò non significa che tutto ciò sia irrilevante: esiste anche un Magistero autentico non infallibile, al quale è dovuto il religioso ossequio dell’intelletto e della volontà secondo la natura dell’insegnamento. Ma autentico non significa automaticamente infallibile.
E l’infallibilità della Chiesa non si esaurisce nelle definizioni ex cathedra: appartiene anche al Collegio episcopale e al Magistero ordinario e universale quando, nelle condizioni previste dalla dottrina cattolica, una verità di fede o di morale viene proposta definitivamente.
Bisogna quindi evitare due errori opposti.
Il primo è una sorta di papolatria, secondo cui qualsiasi parola, gesto o decisione del Pontefice sarebbe garantita dallo Spirito Santo e sottratta a ogni possibile critica.
Il secondo è il sedevacantismo pratico: se il Papa sbaglia, allora non è Papa.
La Chiesa non insegna né l’una né l’altra cosa.
Un Pontefice può compiere scelte di governo infelici, essere imprudente, usare espressioni ambigue, scegliere collaboratori discutibili e compiere atti pastorali legittimamente criticabili senza che per questo la Sede Apostolica diventi automaticamente vacante.
Altrimenti saremmo davanti a un principio ecclesiologico devastante: ogni cattolico dovrebbe prima giudicare l’ortodossia di ciascun atto pontificio e, qualora lo ritenesse incompatibile con la fede, potrebbe concludere che colui che occupa la Sede di Pietro non è più Papa.
In tal modo non sarebbe più Pietro a confermare i fratelli nella fede: sarebbero i singoli fedeli a confermare continuamente Pietro nel suo pontificato.
E c’è un’altra conseguenza che i sostenitori di questa tesi dovrebbero spiegare.
Se Francesco non fosse mai stato Papa e per anni la quasi totalità dell’episcopato cattolico, il Collegio cardinalizio e la Chiesa visibile lo avessero riconosciuto come Romano Pontefice, celebrando pubblicamente in comunione con lui, dove sarebbe rimasta la Chiesa visibile e indefettibile promessa da Cristo?
In qualche gruppo capace di capire ciò che l’intero episcopato non avrebbe capito? In qualche blog? In coloro che, reinterpretando Universi Dominici Gregis, avrebbero scoperto retroattivamente che la Sede di Pietro era vacante?
È un problema ecclesiologico enorme che non può essere liquidato dicendo semplicemente: «Francesco ha sbagliato, dunque Francesco non era Papa».
L’assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa e al Successore di Pietro è una cosa seria. Ma proprio per questo non può essere trasformata in una caricatura dell’infallibilità che la Chiesa non ha mai insegnato.
Conclusione
Mons. Gracida aveva certamente il diritto di sollevare questioni canoniche e di criticare anche severamente il pontificato di Francesco. Ma altra cosa è trasformare dubbi, possibili violazioni, giudizi sulle scelte di un Pontefice e interpretazioni personali nella certezza che per anni la Chiesa abbia riconosciuto come Papa un uomo che Papa non sarebbe mai stato.
E soprattutto Universi Dominici Gregis non dice quello che Gracida le fa dire.
La Costituzione distingue accuratamente tra nullità dell’elezione, nullità di singoli atti, scomuniche e proibizioni. Gracida prende tutte queste categorie, le mette nello stesso contenitore e vi appone un’unica etichetta: «conclave nullo».
A ciò aggiunge un secondo salto logico: dalle parole o dagli atti di Francesco che egli giudica contrari alla fede passa alla conclusione che Francesco non potesse essere Papa.
Ma anche questo significa attribuire alla dottrina cattolica dell’infallibilità ciò che essa non insegna.
Paradossalmente, dunque, per dimostrare che Francesco non fu Papa occorre prima riscrivere Universi Dominici Gregis e poi riscrivere il dogma dell’infallibilità pontificia.
Un articolessa interminabile…
signor# — che, almeno nel linguaggio, signora non è affatto — risparmi Cicerone: accostarlo alla sua prosa è una crudeltà che il povero Marco Tullio non merita. Parte dalle Catilinarie e precipita subito in “Donpipina”, “Marpione”, “sicario di Cristo”, “baracca e burattino”. Più che un’orazione, un campionario d’insulti da osteria, che a questo punto da da pensare suo luogo abituale, travestito da polemica teologica. Tolte le contumelie, infatti, rimane il nulla argomentativo.
E proprio lei parla continuamente di “amore”! Prima di riempirsene la bocca, ne riscopra almeno il significato cristiano: appena qualcuno non si inchina alle sue tesi, l’amore evapora e traboccano bile, dileggi e anatemi. Curiosa spiritualità.
Il capolavoro, però, è accusare me di scisma mentre lei definisce Leone XIV «falso papa» e «sicario di Cristo». Veramente risibile. Io sarei apostata perché sono in comunione con il Romano Pontefice e con tutto il collegio episcopale che lo riconosce tale; lei invece sarebbe custode dell’ortodossia. Teologia capovolta.
E Marcione promosso «custode della fede» completa degnamente il quadretto: pur di colpire Roma, riesce persino a rivalutare un eresiarca condannato dalla Chiesa antica.
Ma adesso basta nomignoli e risponda, se ne è capace, a tre domande: lei con chi è in comunione? Quale Papa riconosce? Con quale Vescovo cattolico è in comunione? Sa,se finalmente me li indicasse, potrei perfino esamina le credenziali ecclesiologhe delle sue corbellerie.
Perché prima di distribuire patenti di apostasia dovrebbe almeno dirci dove si trovi questa sua “vera Chiesa” e con quali successori degli Apostoli sia visibilmente in comunione.
Questa volta meno Cicerone, meno bile e una risposta. Sempre che abbia il coraggio di darla.
Parola del Grande Inquisitore! 😁
Malgrado la mia situazione, per reagire all’attacco, io mi rifaccio solo ai Quattro Vangeli e al Catechismo. Qui nel Maceratese sta andando di moda l’antro nella Valnerina in cui soggiornava la Maddalena, sposa o amante del Maestro Gesù, da cui aveva avuto figli. Dalla Valnerina la favola fu passata ai Francesi, che appoggiavano il Papa, per cui il Sangue Reale passò ai Re francesi. Il Vangeli fasulli servivano, e servono ancora oggi, per rimettere in discussione certi poteri e certe gerarchie. E comunque furono scritti sempre dopo i primi quattro. I motivi dono di diversa natura. Ma tutti per distruggere la Chiesa di Roma. La quale, tanto per stare ai tempi, si inventa Pacha Mama, ma -PEGGIO – cambia le formule dei Sacramenti, che erano andate bene dall’inizio, fino a Pio XII… E se le “parole” della Consacrazione non vengono date secondo la “formula” data dal Cristo stesso durante l’Ultima Cena, oppure, per il Battesimo, non si bagna con l’acqua la sommità della scatola cranica mentre CONTEMPORANEAMENTE si affermano le Parole stabilite, i due Sacramenti “non funzionano” e non danno i risultati per cui furono creati. Ossia, il Cristo non “scende” nel Pane e nel Vino e il battesimo non è valido.
Adesso nulla parte più dall’altere mentre il sacerdote officia, ma, mentre si recita il Padre scende dal cielo una “rugiada”… Con i fedeli che volgono le palme delle mani verso il cielo, come se qualcosa scendesse dagli spazi siderali, quando invece da un paio di metri di distanza, un po’ da sopra, per utilizzare i vari “corpi” del sacerdote per passare nel pane e nel vino, che diventano Corpo vivente e Sangue vivente del Cristo.
Io continuo a congiungere le mani, onde creare una forza “positiva” che posso indirizzare verso la Divinità, o verso persone viventi o defunte. Comunque sia ciò che è scritto è stato cambiato o manomesso a favore del Nemico, in spirito, o in carne ed ossa.