Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, navigando su Facebook ci siamo imbattuti in questo commento di Gabriele Busti a cui va il nostro grazie, sull’intervento di Virginia Libero , dei Giovani Democratici che tanto scalpore mediatico sembra aver creato nel partito delle Picierno, delle Lorenzin, delle Zampa, dei Del Rio dei Fiano e del Profumier Fassino, atlantisti e sionisti al tempo del genocidio. Buona lettura e diffusione.
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In un’epoca avara di maestri di vita e di modelli di comportamento, rifulge l’esempio del Partito Democratico, luce nella notte, bussola che ci indica le modalità e le posture per superare le difficoltà della vita. Ci fanno un baffo le rimostranze dei criticoni pronti a saltarci addosso prima ancora di aver letto il nostro argomentare, “come si può pensare di assimilare la condotta di un individuo singolo a quella di un ente collettivo?”
Beh, innanzi tutto cominciamo col dire che Il PD è uno dei partiti più slavofobi, russofobi e guerrafondai d’Europa, e tale postura è diventata elettoralmente molto dannosa: i sondaggi attestano il rischio che addirittura lo zoccolo elettorale inscalfibile e tetragono di questo aggregato postmoderno di vincoli esterni e interessi privati (ridicolmente chiamato partito) possa finire intaccato dal gorgo della guerra e della crisi economica, milioni di stomaci di ferro stanno ribollendo come mai in passato. E il PD che fa?
Manda una ragazzina della sua sezione giovanile a dire che costruirà, in seno al partito, un sottogruppo di “disertori” che rifiuteranno “le guerre volute dalle destre”, creando un caso mediatico onde occupare le bacheche e far esplodere la novità assoluta di un’insperata dialettica interna, il partito è vivo, discute, si interroga si arrovella, ma soprattutto, quei milioni di elettori che volevano sentire tali parole sono stati accontentati e possono tornare tranquillamente a sostituire la realtà con la propria personale idealistica proiezione, “com’è possibile che a noialtri, che siamo sempre stati di sinistra, ci chiamano <<il partito del riarmo>>? Noialtri che siamo sempre stati pacifisti e disertori”.
È una questione di target, basta la spoken word di una giovane comparsa per coprire una categoria merceologica e sistemare alla bell’e meglio un settore di mercato, per allargare l’offerta culturale e lanciare un nuovo testimonial nell’agone mediatico ed elettorale.
Del resto, i maestri pubblicitari insegnano che alla gente bisogna dirle quello che vuole sentirsi dire, la differenziazione del target è infinitamente più importante dell’appianamento di quelle fratture logiche e cognitive grazie alle quali la dissimmetria assoluta tra le parole della virgulta e la condotta del suo partito salterebbe all’occhio di chiunque avesse compiuto dodici anni.
Il PD non è solo il partito del riarmo, ma anche e soprattutto il partito delle guerre umanitarie, del sostegno alla disfatta di Libia, alle rivoluzioni colorate degli anni Dieci che hanno devastato l’area mediterranea procurando 600 mila morti e quattro milioni di profughi, della devastazione di Belgrado (la prima condotta senza il beneplacito dell’ONU), del sostegno incondizionato all'”abbaiare dei cani ai confini della Russia” (cit. Bergoglio) con cui è stato condotto l’allargamento della NATO e che costituisce la scaturigine primaria del nostro merdoso presente. Tutte guerre non propriamente di destra, a meno di non considerare “di destra” il Partito Democratico americano di cui il PD è una gemmazione fedelissima e coerente.
A riguardo, vedasi il percorso parlamentare del funesto DDL Antisemitismo che vede il PD da entrambe le parti della barricata. Questo meraviglioso partito è impegnato in una duplice ossimorica battaglia: da una parte, bisogna recepire e riprodurre il vincolo feudale col sionismo internazionale e con la sua orribile inqualificabile demoniaca cellula italiana, dall’altra parte, bisogna assecondare il rifiuto popolare del genocidio palestinese adesso che sembra incarnarsi nella linea politica del progressismo internazionale a cavallo dell’Atlantico.
E il PD che ti fa? Si divide, ovviamente, lasciando libera la sua piccola ma influentissima corrente filo/genocidaria – la “sinistra per Israele” dei vari Fassino, Fiano, Delrio, etc. – di maramaldeggiare in sede parlamentare insieme alla “destra dei fascisti” (che ieri hanno calorosamente ringraziato per la sponda), mentre la maggioranza si schiera – correttamente, ma senza grossi strepiti – nel rifiuto di una delle leggi più incredibili, infami e liberticide della storia repubblicana.
Ma quindi, a conti fatti, quale lezione morale dovremmo trarre dal PD?
Che la coerenza interiore è incompatibile col vivere moderno, che in nessun modo ci è permesso di far combaciare le parole coi pensieri e con le azioni e ciò sia valido a ogni livello e in ogni ambito: sul posto di lavoro, nelle istituzioni, nella vita associata, e financo, irrimediabilmente, nei rapporti amicali e personali. Che per campare bisogna importare la logica aziendale anche nella dimensione privata, accettare le umiliazioni dei superiori e poi rifarsi sui sottoposti e perpetrare la subordinazione gerarchica lungo tutta la catena, che la cultura e il libero pensiero sono orpelli retorici buoni a legittimarsi in società, e come tali devono rimanere, che in un ambiente psicotico e schizofrenico la schizofrenia è una virtù, una pratica di vita, i pazzi sono sani e i sani sono pazzi, e l’unica morale possibile è quella di non avere una morale. Che la postura adatta al successo è il narcisismo amorale di questa pletora di influencer.
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3 commenti su “Il PD delle Guerre Cerca di Metterci una Pezza…Gabriele Busti.”
La classe politica in toto, qui in colonia, e’ una disgrazia per questo paese, ma il pd e tutto il cespugliame collocato a sinistra, sono una ulteriore disgrazia nella gia’ gravissima situazione.
Il post, anzi l’articolo, è senz’altro efficace e ben scritto. Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna partire dal rifiuto della realtà, così come intesa dalla tradizione tomistico-aristotelica, che ha trovato sempre più spazio con l’evolversi della modernità. Un tempo esisteva l’educazione, familiare ed anche scolastica, che insegnava a distinguere tra fatti e desideri, osservo invece che ai nostri tempi si preferisce anestetizzare e/o ignorare, ma, in tal modo, prima o poi i problemi si acuiscono perchè diviene impossibile rimuovere le cause profonde degli eventi che gli hanno generati.
Ecco perchè, ex multis, è utilizzata l’espressione “asset” russi, e non “proprietà” o “beni”, così come non vi sono più bombardamenti o azioni militari, ma solo “raid” mentre le restrizioni alla libertà personale all’uopo sono stati chiamate “lockdown”. E’ passato Orwell, Huxley eppure quei semi non hanno posto radici in menti troppo preoccupate dei dettagli, pertanto divenute incapaci di cogliere il quadro d’insieme. Eppure -da adulti avremmo dovuto capirlo- il tutto vale più delle sue parti.
Il post, anzi l’articolo, è senz’altro efficace e ben scritto. Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna partire dal rifiuto della realtà, così come intesa dalla tradizione tomistico-aristotelica, che ha trovato sempre più spazio con l’evolversi della modernità. Un tempo esisteva l’educazione, familiare ed anche scolastica, che insegnava a distinguere tra fatti e desideri, osservo invece che ai nostri tempi si preferisce anestetizzare e/o ignorare, ma, in tal modo, prima o poi i problemi si acuiscono perchè diviene impossibile rimuovere le cause profonde degli eventi che gli hanno generati.
Ecco perchè, ex multis, è utilizzata l’espressione “asset” russi, e non “proprietà” o “beni”, così come non vi sono più bombardamenti o azioni militari, ma solo “raid” mentre le restrizioni alla libertà personale all’uopo sono stati chiamate “lockdown”. E’ passato Orwell, Huxley eppure quei semi non hanno posto radici in menti troppo preoccupate dei dettagli, pertanto divenute incapaci di cogliere il quadro d’insieme. Eppure -da adulti dovremmo capirlo- il tutto vale più delle parti.