Dio Penetra anche nelle Armature più Indurite dell’Ateismo. Antonello Cannarozzo.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curie, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla conversione, con esempi di grandissimo valore. Buona lettura e condivisione.

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Dio penetra anche nelle armature più indurite dell’ateismo

Tanti intellettuali, o presunti tali, che si dichiarino atei considerano spesso i cattolici o i credenti in genere, gente di profonda ignoranza. Ciononostante, proprio in questi ultimi tempi abbiamo avuto conversioni al cattolicesimo di personaggi importanti come la ricercatrice americana Holly Ordway, il filosofo inglese Antony Flew e i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura, i norvegesi Sigrid Undset e Jon Fosse. Solo quattro esempi, sulle migliaia di persone, che hanno abbracciato la Fede

Antonello Cannarozzo

 

Tempo fa abbiamo notato in una libreria due testi scritti da Piergiorgio Oddifreddi: “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) e l’altro, ancora più apodittico, “Perché Dio non esiste”.
Certamente Oddifreddi è un piacevole conversatore, divulgatore scientifico e ateo convinto. In “Perché Dio non esiste” scrive, tra l’altro, nella prefazione: “Mi è difficile credere che persone strutturate intellettualmente siano dei credenti. Ci credo poco – afferma – Non credo ci siano credenti”. Sicuramente, san Tommaso d’Aquino, faccio solo questo esempio tra le migliaia, per il divulgatore cuneese probabilmente era un povero ritardato mentale, ma  non essendo noi dei ricercatori e men che mai matematici, lasciamo ovviamente sospeso il nostro giudizio sulla sua opera, ma abbiamo aperto con Oddifreddi per affermare di come anche l’ ateo più incallito possa trovare, se lo vuole, la Fede come accaduto a intellettuali come Holly Ordway, Antony Flew, Sigrid Undset e Jon Fosse, tra i tanti esempi, di come anche la più solida armatura del miscredente può crollare davanti a Dio.

 

Figure che sono stati punti di riferimento della cultura contemporanea e per molti anni hanno segnato l’ambiente intellettuale americano, e non solo, attraverso la loro visione ateistica tout court.

Le persone appena citate hanno rimesso in gioco con coraggio e onestà le proprie certezze, oltre alla propria carriera e agli amici seguendo proprio il metodo scientifico e, come Saulo, ci permettiamo di dire, hanno trovato Dio sulla via di Damasco. In estrema sintesi riportiamo le loro esperienze più significative.

 

Holly Ordway

 

Credere ed essere anche cattolici, è una forma di profonda ignoranza” così si esprimeva Holly Ordway, ancora vent’anni fa, docente presso le prestigiose Università del North Carolina e della University of Massachusetts Amherst, e aggiungeva che “Le persone intelligenti non possono diventare cristiane” perché è una contraddizione logica dell’intelletto.

Donna di vasta cultura letteraria, Ordway è stata assai tenace nell’affrontare i temi a lei cara come l’incredulità religiosa ed esaltando il pensiero raziocinante, libero da ogni inutile Credo fideistico.

Poi, qualcosa cambia nella moderna donna intellettuale, sempre pronta a ogni battaglia di emancipazione.

Sulla sua strada, era il 2010, incontra colui che non avrebbe mai pensato di poter conoscere: Gesù e lo trova nella semplicità della preghiera, nell’incontro con persone di fede e con il bisogno, quello sì, di credere.

Come riferirà lei stessa, tutto cominciò venedo a sapere che uno dei più importanti colleghi universitari da lei stimato, era un cattolico fervente e da quel momento cominciò, per convincerlo, ad approfondire senza preconcetti il significato e il valore della religione, come scrive nel suo libro auto biografico “Un accademico razionale trova una fede radicale”.  Senza infingimenti, racconta come si è ricreduta sulla Fede e sul suo miserevole ateismo militante, arrivando all’amore in Gesù Cristo che, come afferma, le ha dato la vera pace dell’anima.

La sua conversione, inutile dirlo, suscitò un vero e proprio ciclone.

Gli amici, i colleghi e gli stessi suoi studenti non capivano come una persona di tale prestigio che aveva segnato la cultura atea dei nostri tempi, poteva diventare una credente e per di più cattolica, lei fermamente atea, convinta che uno scienziato non potesse mai credere in Dio, ha dovuto ricredersi sino a testimoniare: “E’ una cosa difficile da guardare la verità, soprattutto quando essa è in contrasto con quello che hai sempre creduto. Non ero in cerca di Dio, io non credevo che Lui esistesse. Ero allora una professoressa universitaria: logica, intellettuale, razionale e atea”.

Cosa è successo di tanto sconvolgente da cambiare la vita in maniera così totale? Come ha fatto ad arrendersi a Cristo e qualche anno dopo a entrare nella chiesa cattolica? Il suo percorso lo troviamo nella sua autobiografia dove, da accademica rigorosa, si è resa conto della verità del cristianesimo su basi razionali, ma anche, con sua grande sorpresa, della grazia di Dio che agiva in lei in un rapporto che evolveva ogni giorno dopo aver compiuto un doloroso abbandono del suo piccolo “io” ai piedi della Croce.

Il suo cammino spirituale l’ha portata prima ad abbracciare il cristianesimo evangelico e, successivamente, avendone constatato la solidità del pensiero, ad entrare nella Chiesa cattolica tutto questo proseguendo la sua attività di studiosa e pubblicando diversi libri di apologetica cristiana insieme a due studi su Tolkien, e tanti incontri letterari che le cambiarono la vita.

 

Antony Flew

 

Se l’incontro con Dio di Holly Ordway creò sconcerto nel mondo paludato della ricerca scientifica, la conversione del filosofo britannico Antony Flew, ateo convinto, docente nelle migliori università americane, fece letteralmente infuriare i suoi colleghi atei che in lui avevano visto un esempio di riferimento. Il 9 dicembre del 2004 l’agenzia internazionale di stampa Associated Press lanciò una notizia, sconvolgente per un certo mondo accademico: “Famoso ateo ora crede in Dio: uno dei principali atei del mondo ora crede in Dio basandosi sull’evidenza scientifica”; un colpo letale all’ateismo militante.

Antony Flew aveva coraggiosamente cambiato, all’età di ottant’anni, la sua visione del mondo con la forza del ragionamento ed esaminando le varie asserzioni scientifiche con coraggio, vista anche l’età, rinunciando a tutti gli onori e la fama acquistata in lunghi anni di studio.

Nel suo libro “Il mio pellegrinaggio dall’ateismo a Dio”, spiega con semplicità disarmante e da vero studioso come le nuove scoperte possono portare come meta finale l’uomo di scienza solamente a Dio e come la logica non possa sostenere nessun tipo di ateismo, insomma una vera rivoluzione proprio da chi era il simbolo della negazione del divino.

Autore prolifico che proprio sulla negazione di Dio aveva costruito un vero e proprio sistema di pensiero, come dimostrano i suoi numerosi libri, osannati come fondamentali per una visione della realtà senza l’impiccio di Dio.

Flew scrisse tra i tanti, durante il suo periodo di ateismo puro, un articolo dal titolo” Teologia e falsificazione“, dove sosteneva che le affermazioni su l’esistenza di Dio erano senza senso qualora non potessero essere sottoposte a un giudizio scientifico e testate se vere o false. Più tardi, in “Dio e filosofia” del 1966 e nel “I presupposti dell’ateismo” del 1976, Flew sosteneva però, con una certa onestà, che bisognerebbe accettare il concetto di ateismo, ma fino a quando non venga dimostrata definitivamente una prova di Dio.

Il 2003 è certamente l’anno della svolta per il filosofo.

Nel gennaio di quel anno Flew, durante un paio di chiacchierate telefoniche con il suo amico Jürgen Habermas, filosofo del pragmatismo e ateo, disse che stava pensando di diventare un deista. Non era uno scherzo, come aveva pensato Habermas, alcune considerazioni filosofiche e scientifiche stavano persuadendo Flew di fare un serio ripensamento ed alla fine il suo ateismo cominciò a sgretolarsi.

Inizialmente affermò la sua posizione come di un ateista in tensione, ma ancora con molti grossi punti interrogativi. Fu però l’anno seguente, nel gennaio del 2004, che Flew, in un’altra conversazione telefonica ancora con Habermas, lo informò di essere diventato ormai convintamente un deista.

Tempo dopo dichiarava di aver abbandonato il suo rapporto con l’ateismo, in favore del deismo e affermava che “Gli argomenti più impressionanti per l’esistenza di Dio sono quelli sostenuti da recenti scoperte scientifiche“, non solo, ma affermava che “L’argomento del Disegno Intelligente è ora enormemente più forte di quando l’ho incontrato la prima volta“. Antony Flew è scomparso nel 2010 a 87 anni

 

Sigrid Undset

 

L’elenco di scienziati che credono in Dio è assai lungo e spesso sono anche, per la maggior parte i migliori nel loro campo come due importanti norvegesi entrambe vincitrici del Premio Nobel per la Letteratura accomunati da un percorso spirituale che li ha condotti al cattolicesimo: Sigrid Undset e Jon Fosse.

Sigrid Undset, era nata nel 1882 in una famiglia agnostica, crescendo ebbe una grave crisi esistenziale acuita dalla fine del suo matrimonio e la dolorosa infermità di un figlio.

All’età di 42 anni, nel 1924, dopo una lunga e travagliata ricerca intellettuale e una profonda riflessione, si convertì al cattolicesimo e si battezzò ad Hamar nella cappella di St. Torfin, nella Norvegia orientale. Il giorno successivo, festività di Ognissanti, Undset ricevette assieme a due bambini la prima Comunione.

Una scelta assolutamente non facile nella sua Norvegia, fortemente luterana, ma la sua fede cambiò nonostante tutto profondamente sia la sua vita privata e sia la sua composizione letteraria, facendo nei suoi scritti elementi centrali il senso del peccato, ma soprattutto della Grazia divina.

La conversione le attirò durissime critiche, ma anche ammirazione, incarnava con il suo atto, oggi potremmo dire rivoluzionario, il coraggio di una scelta contro la cultura predominante dell’inizio del secolo scorso e per giunta una donna.

Nel 1928, quattro anni dopo la sua conversione, Undset ricevette il premio Nobel per la Letteratura con il suo capolavoro che esplora temi di fede, peccato e redenzione: la trilogia medievale Kristin, figlia di Lavrans “.

Nella sua visione cattolica fu particolarmente devota alla vita dei santi e alla loro comunione per la quale scrisse “con essi si realizza lo scopo che Dio aveva nel crearci”.

Di lei abbiamo ancora una bellissima testimonianza di un sacerdote proveniente dalla sua stessa città natale raccontando che Undset, dopo la conversione “usò la sua carriera e i suoi scritti per presentare la fede cattolica al pubblico norvegese e dimostrare che non c’è contraddizione tra essere norvegese ed essere cattolico” usando i media di allora per evangelizzare, per mostrare che non è qualcosa di estraneo, ma, piuttosto, essere credenti è parte della cultura e non c’è niente di più norvegese che essere cattolici. È morta il 10 giugno de 1949. Il vescovo di Oslo ha solennemente aperto la causa di beatificazione per il suo impegno di cattolica e di donna di grande carità verso i poveri.

 

Jon Fosse

 

Un caso particolare, in questa breve carrellata di persone di cultura convertite al cattolicesimo, è un altro premio Nobel norvegese, Jon Fosse. Lo scrittore non era un ateo, tutt’altro. Nei suoi lavori ha posto sempre l’accento su una visione superiore della vita, in una ricerca profonda di Dio, nella sua opera più conosciuta Mattino e sera scrive:” La parola e lo spirito di Dio esistono in tutto. Dio esiste, ma è molto lontano e del tutto vicino, perché è presente in ogni singolo essere umano”.

Nato nel 1959 da una famiglia luterana sentiva il bisogno di una fede più profonda che riempisse la sua vita e la trovò nella Chiesa cattolica; un viaggio, come definirà, al centro del suo cuore sentendosi ben presto attratto da Sacro, dalla sua solennità che ti eleva a Dio. In alcune interviste lo scrittore affermava in merito alla sua conversione:” Soprattutto perché mi piace molto la Messa. E preferisco la Messa in latino. E queste liturgie, queste ripetizioni… E ripetendo ti fermi davvero a pensare a quello che dici, ma si crea anche un silenzio a forza di ripetere. È molto strano per un norvegese essere cattolico, perché siamo pochissimi, forse duemila. Quasi tutti convertiti “.

Il percorso che lo ha portato alla vera Fede nasce da una profonda sofferenza e dalla depressione aggravatasi dall’alcolismo “Non ero mai ubriaco, ma per settimane il mio corpo aveva bisogno di grandi quantità di alcol solo per funzionare normalmente”. Dopo il ricovero e la riabilitazione, la fede di Fosse si consolida grazie allo studio delle opere del mistico tedesco medievale, Maître Eckhart e alla vicinanza della moglie cattolica,

Un lento cammino, dunque, che lo ha portato a cinquantatré anni ricevere la Cresima nel 2013 ed entrando così nella piccola comunità dei cattolici norvegesi facendogli dire:” Dove la disperazione raggiunge il limite, lì c’è Dio”.

Nella Chiesa sentiva sempre più sé stesso, lontano dalle ormai inutili idee di radicale di sinistra. Tutto assume una nuova luce. La letteratura si fa affine alla preghiera perché il suo sforzo tende a creare “un varco tra creato e increato”, tra il contingente della creazione e l’assoluto di Dio.

A quanti lo accusavano, come cattolico, di essere schiavo dei dogmi, così rispondeva: “Se sei un vero credente non credi nei dogmi o nelle istituzioni. Se Dio è una realtà per te, credi a un altro livello. Ma questo non significa che i dogmi e le istituzioni religiose non siano necessari” e davanti alle crisi della Chiesa aveva un sentimento di grande attenzione perché nonostante le macchie e le cadute, “ha conservato integro il mistero che lo ha potuto rendere accessibile anche a me, credente dell’ultimo banco”.

È morto prematuramente lo scorso 5 agosto lasciando un vuoto nella letteratura mondiale.

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