Il Furto Pisano delle Reliquie di San Lussorio Ribattezzato San Rossore. Benedetta De Vito

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione il frutto dei suoi pellegrinaggi sardi sulle orme antiche della fede. Buona lettura e diffusione.

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Tra il Cinque e il Seicento, quando il monaco tedesco (sempre la Germania, uffa…), da diavolo qual era, si staccò (dividendo  i fedeli come fa ogni suddito degli abissi) dalla Santa Romana Chiesa, partì in tutto il mondo cattolico, alimentato dal fuoco d’amore di Vescovi e prelati, una voglia di riassaggiare i felici tempi delle origini, quando le conversioni erano fiorenti, i catecumeni affollavano i sagrati, le vocazioni erano numerose ed era grande la sequela di Cristo. Così ovunque, e anche qui a Fordongianus, cominciarono gli scavi per portare alla luce le reliquie dei Santi martiri che, testimoni di quel tempo dorato, avevano sparso il loro sangue vivo e donato la vita per restare nella sempiterna Legge del Signore, adorare la Trinità e la Santa Croce. Ritrovare la purezza dell’origine per ricominciare il cammino…

A Roma, Agnese e Cecilia, qui a Fordongianus si cercarono le spoglie di San Lussorio e di Sant’Archelao. Le prime non furono trovate, perché, secoli prima, i pisani se l’erano portate via, a casa loro. Ancora oggi, con il nome mutato di San Rossore (che è anche il nome della tenuta reale toscana) le sante spoglie del martire di Fordongianus sono conservate “gelosamente” (come leggo in un sito dedicato a San Lussorio) nella chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri nell’omonima stupenda piazza pisana dove s’affaccia anche il palazzo della Carovana, sede della Normale di Pisa (dove si è laureato in filologia classica  mio marito!). Ah, quelle di Archelao furono portate a Oristano e io ho veduto il luogo – ossia nella Cattedrale dedicata all’Assunta – dove riposano le spoglie del Patrono della bianca cittadina arborense!

Ma torniamo a Lussorio che era un “apparitor” (di rango medio) romano vissuto nel III secolo. Lussorio, che viveva a Forum Traiani, cittadina termale e di confine con la Barbagia (barbara) di allora, era addetto a contrastare, per volontà dell’allora Governatore Delfio. le numerose conversioni al cristianesimo anche nell’isola. Per questo si informava e leggeva i testi sacri. La leggenda vuole che proprio scorrendo il salterio, gli stupendi inni di Davide, a Lussorio palpitò il cuore, capì che la sequela di Cristo era l’unica Via, Verità e Vita, e si convertì. Seguirono il processo e il martirio (il 21 agosto del 304), sicuramente a Fordongianus, e poi la sepoltura nella cripta della chiesa campestre del paesino rosa, dove sono andata in un bel mattino di settembre.

Oh che graziosina la chiesa costruita dai benedettini di San Vittore! La faccia spoglia in trachite rosa, verde e grigia la fa regina della campagna tutt’attorno e dentro la sua nudità solenne invita alla meditazione e alla preghiera. La nostra guida, la bella Giulia, ci porta nella cripta dove si respira l’antica venerazione per Lussorio che, qui a Fordongianus, è vivissima. La sua festa, il 21 agosto, marca il tempo per le processioni, le messe, la novena, i balli e i canti con i novenari riuniti nelle muristanes (ossia le casette che ricamano la piazza antistante la Chiesa), dove ci si ritira per giorni e notti in onore del Santo.

Che strano, patroni di Fordongianus sono San Pietro e Sant’Archelao, ai quali è dedicata la chiesa parrocchiale, eppure il cuore dei fedeli batte solo per San Lussorio. Lo stesso, tale e quale, ad Oliena, in Barbagia, dove la chiesa parrocchiale è dedicata a Sant’Ignazio di Loyola, ma gli olienesi venerano il loro San Lussorio nella chiesolina a Lui dedicata che non sono riuscita a visitare purtroppo. La parola a una signora che ho incontrato per le vie del borgo in festa per l’Autunno di Barbagia: “Noi Sant’Ignazio non ce lo filiamo proprio, il nostro cuore batte all’unisono per San Lussorio!”.

Ecco ho finito e proprio qui a Oliena – io che ho letto molti libri dedicati alla Sardegna di Dolores Turchi – scopro che la saggista e scrittrice, classe 1935, è nata proprio qui a Oliena. Ora prendo il pullman e torno a Nuoro dove m’attendono le figurine coronate della Madonnina e del Santo Bambino venerate nella Chiesa delle “Grassie”, casa dei figli di San Giuseppe Marello che, fatalità, a Roma han casa, tra le altre, a un passo da dove abito io: cioè a San Lorenzo in Fonte. Sul passo provvidenziale saluto tutti dalla Barbagia, Benedetta.

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