Marco Tosatti
Cari amici e nemici di StilumCuriae, Benedetta De Vito, a cui va il nostro grazie di cuore, offre alla vostra attenzione queste immagini dal un paesino fiabesco della Sardegna, e alcune riflessioni su un articolo che dimostra, cifre alla mano, quanto il Concilio Vaticano II ha prodotto nella Chiesa (e nella società) italiana. Buona Lettura e diffusione.
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Appollaiato sul piccolo paesino rosa di Fordongianus, alto, in collina, c’è il Grand Hotel Terme, dove un viavai
continuo di ospiti, per la maggior parte sardi, rallegra la solitudine delle colline gialle e verdi. Le acque calde, che
furono utilizzate dai romani, ora riempiono piscine e vasche delle nuove terme che sono tra gli ossi portanti
dell’economia del luogo. Tra l’alto dell’albergo e il basso del paese mi par di individuar pochi legami anche perché,
come mi sembra di aver capito, la proprietà dell’hotel ènordestina, legata ad Abano Terme o a Montegrotto, ma
non sono sicura.
Io, andando a Messa nella chiesa intitolata ai Santi Pietro eArchelao (ma gli abitanti di Fordongianus venerano il loro
martire Lussorio che ha una chiesa campestre, tutta rosa e verde, fuori dal paese) faccio su e giù e passo il ponte
romano spesso e nello slancio del cammino, ecco i fichi generosi offrirsi alla mia mano, oh ci sono anche i capperi lì
lì per farsi fiori: i capperi che coglievo con mia mamma sulmuretto che costeggiava lo stradone d’ingresso della casa
del mio Romaamor. Vado, vengo, a volte alla fontanella prendo anche un poco d’acqua e sono a modo mio il fil che
unisce il su e il giù. Intanto, ben lontana dalla mia Romaamor e rinfrescata dal Tirso che somiglia, nella sua
flora ripense, al Tevere prima dei muraglioni piemontesi, mi arrivano, via M. di Firenze, articoli e commenti che a volte
mi paiono definitivi.
Come l’articolo di Maurizio D’Orlando, un economista, che si intitola “Dai frutti li riconoscerete. L’Italia cattolica,
sessant’anni dopo il Concilio”. Lo scritto offre un panoramadavvero desolante dell’anniversario. Le cifre leimmaginavamo tutti, cioè un crollo verticale di fedeli e di nascite e una salita esponenziale di immigrati non cattolici.
In breve la sostituzione è in atto e l’Italia è Cattolica così così, cattolica tiepida e distratta. Ma il nostro D’Orlando riesce a intrecciare così bene somme e sottrazioni, fili e cotoni da farci arrivare fino in fondo, pur avendo egli messo ben in chiaro di non essere un teologo, con la certezza chela Chiesa post conciliare è stato un vero bagno per la Fede. I frutti del disastro, sono sotto gli occhi di tutti. E la frase,
celebre, che dà il titolo all’articolo è di Nostro Signore (e quante, quante volte me la ha ripetuta il mio dolce Padre
Pedro che, dalla Spagna, mi ha detto che il mio Dormi Cecilia gli è piaciuto tanto, e sono felice).
E allora, che cosa fare? Prima di tutto i signori sacerdoti e tutte le gerarchie fino al vertice dovrebbero rendersi conto
della rovina e smetterla con la sinodalità, l’ecumenismo, la chiesa in uscita di senno e poi ricostruire, ritornare indietro
per andare avanti. Ripartendo dalla purezza. Non si può accettare che delle signorine irlandesi, anche se sono
nomadi (e chissene importa!) si presentino alla Cresima vestite come Cicciolina. E’ successo a Medjugorie. Non si
possono celebrare funzioni buddiste nelle chiese, come è avvenuto in una chiesa il cui parroco è il classico prete da
strada pieno di grilli per la testa. Non si possono benedire le coppie gay perché l’omosessualità è un peccato che grida vendetta all’Altissimo.
Non ci possono essere preti dj. E Roma dovrebbe intervenire e invece niente, un sorriso da jena ridens, e la mollezza impera e anzi bacia ogni puntosmagliato, innaffiando di vacuità, ecumenismo ed errori persino i documenti papali. La Chiesa doveva essere argine, ordine, difesa strenua dell’unica Via, Verità e Vita che è Gesù Cristo Re, invece si è sciolta nel mondo applaudendo ogni bruttura, mostrando musi di scimmia sulla facciata di San Pietro. Nel Cinque-Seicento, quando il monaco tedesco portò la sua divisione diabolica, tanti Vescovi si misero a scavare nelle antiche cripte per trovare i resti dei martiri,
testimoni della Fede e della purezza. A Roma Cecilia e Agnese e qui a Fordongianus San Lussorio e Sant’Archelao. Sì, cercarono la purezza che è il fondamento su cui poggiare il piede leggero e sicuro…
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