Non si Colonizza solo con le Armi. Agostino Nobile.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un fenomeno la cui ampiezza sta crescendo. Buona lettura e diffusione.

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Non si colonizza solo con le armi

Da anni si parla dei coloni in Palestina, ma raramente di quelli che si stanno diffondendo nel mondo. Tra gli israeliani ci sono due tipologie di coloni. I primi, dopo il servizio militare e le guerre i giovani vanno a disintossicarsi in India, nel resto dell’Asia, nell’America Latina e in Europa. I secondi, come vedremo, sembrano essere i giovani che considerano Israele una democrazia fallita.

L’Argentina ospita oltre 240.000 ebrei, il che la rende la più grande comunità ebraica del Sudamerica. I primi insediamenti iniziano alla fine del XIX secolo. Il filantropo barone Maurice de Hirsch contribuì alla fondazione di colonie agricole rurali attraverso l’Associazione Ebraica per la Colonizzazione. I villaggi ebraici dell’Argentina mantengono vive le tradizioni. Il presidente argentino Javier Milei ha instaurato un rapporto particolarmente stretto e visibile con l’ebraismo e Israele, rompendo con decenni di precedenti diplomatici. The Times of Israel ci ha informato che Milei vince il “Nobel ebraico” per il sostegno a Israele, in rottura con la tradizione. Chissà com’è diventato presidente dell’Argentina…

Milei ha trascorso anni a studiare approfonditamente la Torah e incorpora regolarmente testi e riferimenti ebraici nei suoi discorsi pubblici. Intrattiene uno stretto rapporto con il suo consigliere spirituale e rabbino capo Shimon Axel Wahnish. Milei ha espresso un forte desiderio di convertirsi all’ebraismo ortodosso, sebbene noti che pratiche rigorose come l’osservanza dello Shabbat siano incompatibili con il ruolo di presidente. Lo scorso gennaio il generale argentino in pensione César Milani, ha affermato che gli israeliani hanno causato gli incendi in Patagonia. Il Jerusalem Post considera il commento del militare argentino, insieme ad altre figure chiave dell’opposizione, un falso.Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 in Patagonia sono stati distrutti circa 360 chilometri quadrati,di foresta e vegetazione. Su YouTube è apparso il video di una giovane argentina sconvolta dagli incendi che accusa gli israelianihttps://www.youtube.com/watch?v=t4rU_8JyFMU.

Nel podcast “How Israelis Are Colonizing the World” https://www.youtube.com/watch?v=Yq_fWXKidhk si trovano alcune informazioni di prima mano, dove la giornalista gli stessi giovani israeliani raccontano le loro esperienze nel mondo. Il podcast è gestito e fondato dRafi Pinsky, laureato in Economia aziendale presso il Brooklyn College, NYCex soldato di fanteria delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che attualmente vive in Florida.

Giornalista«L’India è una delle destinazioni più popolari. Così popolare che gli israeliani hanno la loro rotta di backpacking, chiamata “Humus Trail”. Luoghi come Dharamkot, Old Manali, Vashish e Kasol hanno quasi la metà della popolazione di nazionalità israeliana. Cartelli stradali in ebraico, caffè che servono falafel freschi e shakshuka. Una città, Kasol, è stata soprannominata “Piccolo Israele”. Istituzioni come Chabad Lubavitch e altre hanno aperto sedi lungo questa rotta.»

Chabad è l’acronimo ebraico di Chochmah (saggezza), Binah (comprensione) e Da’at (conoscenza), che rappresenta un approccio intellettuale al misticismo ebraico. Lubavitch è il nome della città russa (Lyubavichi) dove si trovava la sede centrale del movimento per oltre un secolo. È l’organizzazione più potente e diffusa, i cui capi sono accolti con onori dalla Casa Bianca fino allo stato Vaticano.

Giornalista: «Uno dei tanti rabbini inviati da Israele, Stati Uniti e Canada per aiutare i giovani turisti israeliani a restare in contatto con le loro radici ebraiche in questa terra di dèi e dee, ha dichiarato: “In India c’è qualcosa che permette una libertà sfrenata, come nel Far West, la sensazione di poter fare tutto ciò che vogliono, che si tratti di fumare erba, guidare senza patente o fare baccano. È questo che cercano qui. E molti di loro lo fanno perfettamente”Secondo la gente locale i propri mezzi di sostentamento sono minacciati dagli israeliani che lavorano con visti turistici e gestiscono attività senza permessi. […] Tra tutti i visitatori stranieri, solo gli israeliani sono riusciti a costruire un centro religioso dove organizzano feste e celebrazioni.» Un giovane autoctono, commenta: “Questa città è completamente invasa dagli israeliani. Parlo di un rapporto di 3 a 1”.»

Giornalista: «Accanto alle segnalazioni di diverse attività gestite illegalmente da cittadini israeliani, ci sono resoconti di persone che fumano erba in ospedale, vietano l’accesso ai locali, agli hotel e agli spazi pubblici. […] Da dove viene tutto questo? Per capire il turista, bisogna capire la cultura che lo ha prodotto. Una delle parole più importanti da comprendere nella società israeliana è “frier”, solitamente tradotta come “ingenuo” o “fesso”. In Israele essere un “frier” non significa semplicemente essere facilmente ingannati. Riguarda soprattutto il perdere l’occasione di aggirare le regole, evitare i divieti o farsi strada con qualsiasi mezzo necessario. In una società in cui piegare le regole è spesso considerato astuto, essere un “frier” significa essere quello che rispetta le regole. E non è un complimento. Anzi, essere chiamati “frier” è uno degli insulti peggiori. […] Non sembra esserci vergogna nello sfruttare qualcun altro. La vergogna sta nel permettere a qualcuno di sfruttare te.

Non sai che cosa sia la cultura mediorientale? È aggressiva, è irascibile, è maleducata. Non segue gli standard delle regole della cultura occidentale. La differenza è che, quando gli israeliani vengono negli Stati Uniti, lavorano duramente. Per la maggior parte lasciano gli altri in pace. Si fanno i fatti propri. Non predicano nelle sinagoghe sulla necessità di conquistare la società. Non stanno pianificando di cambiarla. Vivono in America. Sono felici di farlo. Si fanno i fatti loro. La stragrande maggioranza sono cittadini rispettosi delle leggi e pagano le tasse.» Questo è vero solo in parte. Le lobby ebraiche gestiscono gran parte della politica, della finanza, dell’informazione e dello star system Statunitense.

Grecia-Cipro

Giornalista«Ad Atene, la scritta anti-israeliana si trova su quasi ogni muro. In Grecia c’è stata un’invasione immobiliare israeliana. Ci sono addirittura kibbutz che si stanno formando fuori Salonicco. Ci sono ritiri ecologici per soldati delle forze di occupazione israeliane per trovare riabilitazione dal trauma dopo il genocidio. A Cipro, gli israeliani stanno acquistando molte proprietà.

E questo va fino ai vertici. I governi di Grecia e Cipro agiscono come complici del genocidio israeliano in Palestina. Sono più uniti che mai in difesa, diplomazia ed energia. Hanno persino firmato un accordo, che in realtà è piuttosto coloniale: dà alle forze di difesa e all’aviazione israeliana il diritto di utilizzare lo spazio aereo e il territorio greco per esercitazioni belliche senza nemmeno il consenso del governo greco.

[La Grecia] sta diventando un satellite di un altro paese, che addestra per la guerra in un territorio straniero e sconosciuto. La maggior parte delle esercitazioni si svolgono effettivamente a Cipro. In tutto il mondo, i governi stanno aprendo le porte a una maggiore presenza sionista. […] C’è un senso di diritto, una violenza e un’illusione intrinseci nel sionismo che non si limitano ai confini della colonia. È un’ideologia coloniale, e i coloni non smettono di essere coloni quando attraversano un confine.»

Alcuni osservatori sostengono che l’invasione dell’Occidente da parte dei musulmani sia supportata dalle lobby israeliane al fine di esasperare l’opinione pubblica e farla parteggiare per gli ebrei. Tra i più noti finanziatori abbiamo George Soros, recentemente accusato di essere coinvolto nell’invasione di giovani musulmani a Ceuta con la complicità determinante della sua marionetta socialista Pedro Sánchez. Originale:

https://capitalresearch.org/article/a-soros-backed-nonprofit-aided-spains-ceuta-crisis/

La situazione in Italia?

La giornalista del video descrive un fatto di cui pochi italiani sono a conoscenza, grazie all’oscuramento metodico del Governo, dell’opposizione e dei media:

«Nascosta ai piedi delle Alpi italiane c’è una regione chiamata Valsesia. Conosciuta come la valle più verde d’Italia, è un paesaggio di montagne boscose e paesi tranquilli. Sta diventando anche la casa di una comunità sempre più numerosa di israeliani. Fanno parte di un’iniziativa chiamata Progetto Baita, lanciata da un italo-israeliano, che ha già portato 80 famiglie israeliane nella regione.

L’accordo viene presentato come una situazione vantaggiosa per tutti: la Valsesia soffriva di declino demografico, mentre questi israeliani cercavano un nuovo luogo da chiamare casa. Sono di classe media, istruiti, molto laici e credono che Israele fosse una volta una democrazia ora in declino. Non a causa del genocidio o dell’apartheid del colonialismo di insediamento, ma perché questo sionismo non corrisponde alla loro fantasia di ciò che dovrebbe essere.

Questo gruppo di coloni sono i cosiddetti sionisti liberali. E per capirli, dobbiamo sapere perché se ne sono andati. Tutto è iniziato all’inizio del 2023: manifestanti bloccavano le strade e si scontravano con la polizia a Tel Aviv. La causa? Un controverso piano di riforma del sistema giudiziario israeliano. Un giovane, commenta: “Sono nato in Israele. Ho lottato per 30 anni in questo paese per salvare questo paese. Ora lotto contro la dittatura che si è instaurata.

La riforma giudiziaria aveva portato centinaia di migliaia di israeliani in strada, per lo più ebrei laici. Sono il gruppo più numeroso in Israele e rappresentano la spina dorsale della sua economia.[…] Temendo il crollo di quella che credono essere la democrazia israeliana, molti hanno iniziato a lasciare il paese per stabilirsi altrove. È così che è nato il Progetto Baita. […]

Sotto tutto questo c’è uno strato di dolore: il dolore dei “buoni israeliani” che credevano che, dopo 2000 anni, potessero riposare sugli allori, ma che ora hanno dovuto riprendere in mano il bastone del viandante. Notate il “buoni israeliani”. Anche il fondatore del Progetto Baita [Ugo Luzzati, residente in Israele – ndt], usa un linguaggio simile, affermando di voler aiutare i “buoni israeliani” a fuggire da ciò che Israele stava diventando. In tutto questo c’è un senso di diritto: “Se qui non funziona, ho il diritto di andare a provare questo progetto altrove.” La mentalità del colono non è legata alla Palestina. È solo una narrazione comoda. Si sente nel modo in cui parlano della città in Italia dove si sono trasferiti.» Un giovane israeliano commenta“C’è qualcosa di vergine in questo posto, nel senso di innocente, ma anche aperto. Vuole essere fecondato.”»

Giornalista: «[…] la valle non viene descritta come una casa già esistente, con una sua storia millenaria. E si sente anche nel modo in cui parlano della Palestina, la terra che sostengono essere la loro patria: “Con tutto il rispetto per i discorsi sulla bellissima terra di Israele, forse Israele è bello se confrontato con la Siria o l’Arabia Saudita. Ma l’Europa e le Alpi sono un altro mondo.”

[…] Essere un colono significa non avere un rapporto con la terra. È solo un posto dove stabilirsi e sentirsi in diritto di appropriarsene a discapito dei suoi abitanti indigeni. Ci vuole una certa miscela di supremazia e senso di diritto [lo stesso vizio dei musulmani radicali]. Per una dei coloni in Italia, una life coach specializzata in studi sulla coscienza, il desiderio a lasciare la colonia è arrivato nell’ottobre 2023. Ha bisogno di tranquillità per lavorare e, quando ha realizzato che avrebbe dovuto tenere i suoi corsi dalla stanza sicura, ha deciso di andarsene: “La più grande minaccia per Israele è la religione. È una minaccia che non può essere risolta. E quando entra in conflitto con una disputa sulla terra, quello è un posto dove non posso più vivere.»

La comunità ebraica, in rapporto al numero della popolazione, ha la più alta percentuale di atei. Il loro legame è quasi esclusivamente di razza e di sangue, nonostante oltre il 90% sia di origine askenazita-kazara, dell’Europa centrale. Basti pensare che, tra i cosiddetti “ebrei”, è presente un numero schiacciante di caratteri somatici europei, nonché di persone bionde con occhi celesti che con i popoli semiti non hanno niente da spartire.

Giornalista«I coloni a Valsesia sembrano avere problemi con il modo in cui Israele viene gestito, ma credono ancora – o almeno credevano – nel progetto sionista: “Abbiamo cresciuto i nostri figli con ideali sionisti, perché in fondo credevamo nello Stato. Abbiamo tutti fatto un anno di servizio comunitario volontario e servito nelle forze di difesa. Il miracolo noto come la fondazione dello Stato di Israele e i suoi valori di solidarietà. Tutto questo sta svanendo.”» In realtà, molti di loro lavorano per Israele attraverso lo smart working, lavoro in remoto: un modello organizzativo che offre ai dipendenti la libertà di scegliere il luogo, l’orario e gli strumenti di lavoro.

Dopo aver capitalizzato tecnologie di controllo sulle terre occupate in Palestina, i grandi gruppi israeliani esportano il loro modello in Europa, e l’Italia rappresenta oggi un terreno di caccia ideale. Tra i nomi emersi da un’indagine troviamo colossi come Enlight Renewable Energy, Ecoenergy, Sunprime e Ellomay. Oggi, attraverso le sue sussidiarie, Enlight ha messo le mani su svariati progetti eolici e solari in Italia, come in PugliaBasilicata,  Molise e Sardegna. Per ora.

Chi vuole saperne di più sui progetti in Italia: https://www.infoaut.org/confluenza/dossier-sugli-investimenti-israeliani-nei-progetti-di-energia-rinnovabile-in-italia.

Sul traffico di dati sensibili a favore di Israele: https://eurasia-rivista.com/israele-in-italia/

 

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