La Malattia Trasformata in Affari. Mariano Amici, Trascrizione di Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, riceviamo da Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, questo messaggio che portiamo alla vostra attenzione. Buona lettura e diffusione.

§§§

Dott. Tosatti,

ho fatto la trascrizione di un video dal titolo  “La malattia trasformata in un affare- il medico non può più agire secondo scienza e coscienza ”   in cui il dott. Mariano Amici nel suo intervento ha fatto dichiarazioni molto forti e interessanti per i lettori.

Divulghiamo queste notizie per una presa di coscienza e consapevolezza.

qui il link del video https://youtu.be/eMcIkrQaVYo?is=zIHozNogKkf-mo79

 

TRASCRIZIONE  DEL VIDEO

Cari amici, buonasera a tutti.

L’argomento di cui dovrei parlare è quello di come hanno trasformato la salute in un affare.

È un argomento naturalmente molto vasto, quindi il tempo dell’intervento non mi consentirà di approfondire bene tutti gli aspetti. Una cosa, però, è importante dire: da molti decenni a questa parte si è agito su due linee parallele, una sul piano sanitario e l’altra sul piano delle leggi, per stravolgere anche quello che la Costituzione prevede, cioè che ogni cittadino deve avere diritto a essere curato.

Oggi, voi sapete meglio di me che, quando vi recate dal medico perché avete bisogno di cure, spesso non venite realmente curati. È triste dirlo, ma questa è la realtà.

Quindi, oggi, la medicina cura ancora?

È un interrogativo che vi dovete porre. E la risposta dovete darla voi stessi, cercando di capire se siete curati, se venite curati oppure no.

Allora, su queste due linee parallele hanno agito per trasformare quella che dovrebbe essere la salute garantita a tutti i cittadini da parte dello Stato in un mercimonio, che ha portato la salute a divenire un autentico affare per tutto il comparto dell’industria farmaceutica e, comunque, soprattutto per il comparto sanitario e molto, molto oltre.

Non approfondisco, perché altrimenti prenderei troppo tempo, quindi voglio venire al dunque.

Con l’avvento dell’industria farmaceutica si è trasformata la figura del medico e le leggi che sono intervenute nel tempo hanno consolidato questa trasformazione della professione medica.

Oggi siamo arrivati a un paradosso: il medico, a mio parere, e lo dico sulla mia pelle, non può più svolgere la sua professione secondo scienza e coscienza, ma spesso deve soggiacere a quelle che sono le direttive sanitarie calate, purtroppo, dalla politica.

E invece la politica non può entrare nella salute del cittadino.

La politica deve certamente mettere a disposizione tutte le strutture e tutto quanto è necessario per consentire al medico di tutelare la salute dei cittadini, ma non può intervenire sul modo in cui il medico deve curare.

E invece oggi si è arrivati al punto che la politica impartisce direttive e circolari a tutti i medici, salvo poi sentir dire che nessuno ne sapeva nulla.

La cosiddetta Tachipirina e vigile attesa: quella è stata una circolare che è arrivata a tutti i medici.

Io, quando partecipavo alle trasmissioni nazionali, venivo attaccato, ingiuriato, offeso, calunniato, vilipeso, eccetera, eccetera.

Ho mosso un’azione legale per tutelare la mia immagine e la politica, perché la mia è stata una sentenza politica, ha detto che io non sono stato diffamato perché, secondo il collegio giudicante, io non avrei curato secondo le direttive stabilite dalle normative vigenti, cioè, per esempio, quella della Tachipirina e vigile attesa.

Quindi non avrei curato secondo i protocolli impartiti dalle direzioni sanitarie, che però avevano preso le loro decisioni in perfetta obbedienza alle indicazioni della politica, che aveva detto: «Dovete fare così».

Vi ricordate bene: il ministro Speranza ha emanato quella circolare, poi ha detto: «No, io non ne so nulla di questa circolare». Il viceministro Sileri ha detto: «Io non ne so proprio niente di questa circolare».

E quindi questa circolare, secondo loro, è calata dal nulla.

Anche i sassi sanno che è stata calata dalla politica: è arrivata alle direzioni sanitarie e dalle direzioni sanitarie è arrivata ai medici.

Ma quello, tra l’altro, è stato il danno, per certi versi, minore, perché bene o male poi i medici a domicilio, i medici di coscienza  hanno curato a domicilio. Hanno curato secondo scienza e coscienza, non in obbedienza al protocollo Tachipirina e vigile attesa.

Ma non era solo quello il protocollo. Quello era il protocollo a domicilio. Poi il protocollo negli ospedali, sapete bene che cosa ha prodotto: migliaia di morti.

Chi vi parla è uno di quelli che, insieme a tanti altri, fortunatamente, ha dalla sua parte la documentazione di oltre 10.000 casi di malattia COVID trattati con successo a domicilio, guariti a domicilio, senza ricoveri e senza decessi.

Per quello che mi riguarda, ho anche la certificazione dell’ASL che conferma  che non si è verificato alcun decesso.

E allora, perché la politica, perché il mainstream mi dava la possibilità si parlare per poi offendermi dandomi dello studentello al secondo anno di medicina?

Ma, se era evidente che io curavo e guarivo,  perché secondo voi non hanno preso esempio da quelli come me e da tanti altri come me che invece hanno curato con successo?

Evidentemente non si voleva la salute del paziente, si volevano i morti, perché l’obiettivo era quello di far passare il vaccino come unica arma, spacciata come miracolosa, per la soluzione della malattia COVID.

Quindi non si cura.

E noi siamo arrivati addirittura a questo paradosso.

Ma sono partiti da lontano: dalla fine dell’Ottocento, dai primi del Novecento.

Con l’avvento dell’industria farmaceutica è stato stravolto il paradigma della medicina.

Il primo principio di Ippocrate recita: «Io insegno la salute, non curo la malattia». E questo è un principio sacrosanto.

Tant’è vero che poi a questo principio va seguito l’altro: primum non nocere, quindi prima di tutto non far del male.

Quindi introduce il concetto di cura, ma nell’introdurre il concetto di cura ti dice, prima di tutto, di non far del male. Quindi tu non puoi e non devi somministrare alcuna sostanza se non sei certo che non nuoccia.

Tutto questo è stato stravolto.

E allora hanno iniziato a criminalizzare quei medici che curavano secondo scienza e coscienza e che guarivano il paziente al proprio domicilio.

Una volta c’era il medico di famiglia, quello vero.

Il medico di famiglia dovrebbe essere la figura centrale della medicina, perché è quel medico che conosce la famiglia, che conosce ogni paziente, che conosce la storia del paziente, che conosce le abitudini del paziente e che conosce anche la spiritualità del paziente.

Perché hanno fatto dimenticare anche che noi non siamo solo corpo.

Noi siamo corpo, mente e spirito.

Esprimiamo dei pensieri che non si vedono, ma ci sono, e siamo spirito.

Quando noi ci rapportiamo agli altri, ci trasmettiamo un’energia, ci trasmettiamo quell’empatia che suscita delle emozioni, che suscita delle reazioni.

Quindi non parliamo di religione, parliamo di spirito, che non muore mai.

Noi non siamo solo corpo: siamo corpo, mente e spirito.

Ci ammaliamo quando si rompe questo equilibrio tra corpo, mente e spirito.

Allora, o siamo, in qualità di  medici, in grado di ricomporre questo equilibrio, oppure quel paziente non guarirà mai.

Tant’è vero che nessuno di voi che si sta curando è realmente curato.

Perché uno che viene curato, faccio l’esempio dell’ipertensione: tu gli dai il farmaco per un mese, due mesi, tre mesi, ma se il farmaco poi glielo propini a vita, significa che quel farmaco non cura.

Io, diversamente, curo con l’alimentazione, quindi non uso medicine, almeno per la maggior parte dei casi.

Posso usare la terapia chiamata allopatica, poi vi spiegherò che cos’è, per un periodo breve, per accelerare magari il processo di guarigione, ma mai cronicamente.

Il paziente va rimesso in salute con l’alimentazione, con il colloquio, con l’empatia.

Quando vedi il paziente, non puoi stare come si sta oggi: c’è il medico che dinanzi ad  una scrivania di otto metri quadrati,  invece di guardare il paziente, guarda il computer.

Ti dice tre cose,  poi dopo cinque minuti ti  dà la terapia e ti manda a casa.

Quella non è cura, quella non è medicina, quella non è neanche cura del corpo,perché quando ricevi un paziente e lo fai accomodare davanti a te, lo devi guardare negli occhi, lo devi osservare, deve sentire  quello che gli trasmetti, ci deve essere quel processo empatico da mettere in campo,perché, se non c’è , non scatta nulla.

E quindi devi parlare col paziente, lo devi guardare, lo devi toccare, lo devi abbracciare.

Non devi avere paura di prenderti il morbo, perché io durante la malattia COVID mi sono abbracciato e baciato con tutti, non mi sono ammalato e non ho trasmesso la malattia a nessuno.

Quello che conta più di tutto è proprio  parlare con il paziente, dare coraggio al paziente, scatenargli le emozioni e  fargli liberare determinate endorfine.

Hanno fatto dimenticare ai medici che l’organismo era considerato fino ai primi del Novecento, una macchina perfetta,  che, essendo perfetta, guarisce da sola, perché l’organismo è dotato di grandissimi processi di autoguarigione.

E allora, se l’organismo guarisce da solo, e ce l’hanno fatto dimenticare, l’intervento terapeutico non può essere certo quello della medicina, violando quasi sempre il secondo principio di Ippocrate,  “primum non nocere”.

Non puoi somministrare nulla se non sei certo di non far del male.

E allora, se l’organismo guarisce da solo, l’intervento terapeutico è facile da vedere, ma ce l’hanno fatto dimenticare: l’unico intervento terapeutico può essere quello che io chiamo terapia non farmacologica.

Quindi una serie di meccanismi, di consigli, di stili di vita tesi a mettere quell’organismo nelle migliori condizioni per fare da solo, piuttosto che somministrare sostanze che invece spesso gli nuociono, come poi spiegherò.

Se guarisce da solo, deve essere messo  nelle migliori condizioni per farlo. Non gli puoi togliere le armi per difendersi, agendo al contrario.

Faccio un esempio: la febbre non è una malattia, la febbre è un meccanismo di difesa dell’organismo.

E se è un meccanismo di difesa,  quella febbre non la puoi stroncare con la Tachipirina. La puoi modulare se supera i 40, la riporti a 39, ma non servono farmaci: basta che scopri il paziente in un ambiente tranquillo, non troppo ventilato, e quello, soltanto scoprendolo, si  abbassa la temperatura.

Non basta bagnarlo con l’acqua fredda sulla fronte, sul petto, sulle cosce, sull’inguine. Quello porta la febbre a 39-38 e se la deve tenere, perché a temperatura alta i germi non si replicano e, non replicandosi, al terzo giorno la malattia è guarita.

Le malattie virali, ad esempio la malattia COVID, non hanno cura, non c’è vaccino che tenga. Ormai lo sapete che non c’è vaccino che tenga, è chiaro.

Le malattie virali guariscono con la febbre e con la risposta anticorpale.

Ma mentre la febbre inizia subito il processo di guarigione e, se te la tieni, in tre giorni comunque sei guarito, la risposta anticorpale tu ce l’hai al quindicesimo giorno, gli anziani pure al ventunesimo o anche oltre.

E allora, spesso, se tu agisci soltanto sulla risposta anticorpale, non riesci, se la malattia è fortemente aggressiva, a guarire il paziente prima che si complichi oltre i limiti.

E allora, quindi, la febbre è fondamentale, come pure la risposta anticorpale.

Non può essere che la prima cosa che fai ad un malato di malattia virale,è abbassargli la febbre con la Tachipirina, perchè il soggetto pensa di stare meglio, continua a ballare, cantare, suonare, invece di starsene a casa a riposo e alimentarsi bene.

Dopodiché, però, se sei di fronte all’influenza, la malattia invece dura altri tre giorni, tre giorni canonici di mutamenti, ma non muori perché l’influenza, a meno che tu non sia un soggetto anziano con più patologie, non ti dà complicazioni mortali.

Ma se sei di fronte al COVID, se lo affronti bene e guarisci prima che si complichi, quello non ti dà complicazioni mortali.

E allora a quel povero paziente somministri la Tachipirina, gli togli la febbre, quello non reagisce,pensa di stare meglio e quindi magari lavora pure e alla settima –  ottava giornata la cosa si complica.

Ma la malattia COVID ha delle complicazioni mortali: l’eccesso di infiammazione con polmonite interstiziale bilaterale e l’eccesso di coagulazione, con spesso anche la coagulazione intravascolare disseminata.Entrambe queste complicazioni sono mortali.

Non c’è pronto soccorso, non c’è rianimazione, non c’è terapia intensiva che tenga quando sono sopraggiunte quelle complicazioni.

Il paziente sta più dall’altra parte che su questa terra.

E allora tu che fai?

Prima il protocollo Tachipirina e vigile attesa, quindi porti il paziente alle complicazioni.

Dopodiché che fai in ospedale? Altro protocollo, no?

Casco, intubazione con midazolam, le dosi super-eccessive, eccetera, eccetera.

Ma come, il midazolam è vero che ti aiuta a intubare il paziente, ma deprime anche la respirazione.

Allora quello già non respira perché c’è la polmonite interstiziale bilaterale, magari, o la coagulazione intravascolare disseminata.

Tu che fai? Deprimi pure la respirazione ulteriormente e gli somministri il midazolam a dosi cinque volte quelle che vengono usate in sala operatoria per intubare.

Ma allora tu che fai? Stai praticando l’eutanasia a quel poveraccio? Non lo vuoi salvare?

Oltre che, cosa pompi? Ossigeno?

Quando c’è la polmonite interstiziale bilaterale, gli alveoli sono pieni di liquido. Gli alveoli devono essere liberi perché sono preposti allo scambio dell’anidride carbonica che porta il sangue venoso con l’ossigeno che inspiri dall’aria.

Ma se l’alveolo è occupato dal liquido essudatizio derivato dalle polmoniti interstiziali, quindi da tutta l’infiammazione che c’è nell’interstizio, come può svolgere la sua funzione di scambiare l’ossigeno con l’anidride carbonica?

E allora tu che fai? Gli pompi l’ossigeno a pressione, sfondandogli pure gli alveoli, così, se quello per caso, per miracolo, superava la malattia, si ritrovava  gli alveoli sfondati e compromessi e senza  alcuna speranza  di sopravvivere.

Quei pazienti li ha salvati De Donno, con la plasmaferesi che si usa da decenni, straconosciuta.

Ma De Donno, dopo che ha cominciato a salvare quei pazienti in stato veramente di grande gravità con la plasmaferesi, l’hanno oltraggiato invece che mettergli il tappeto rosso.

È chiaro, questa è la nostra sanità, governata da certi governanti, servi delle multinazionali, sponsorizzati dalle multinazionali.

Stessa cosa dicono per l’altra complicazione, quella della coagulazione intravascolare disseminata.

Se nel letto dell’alveolo il sangue venoso è coagulato, non può fornire l’anidride carbonica all’alveolo per scambiarla con l’ossigeno.

E allora perché pompi l’ossigeno per sfondargli, pure in quel caso, gli alveoli?

Questi sono dei criminali incompetenti, ma non lo dice nessuno.

Ed è grave che ancora nessuno stia in galera.

È grave che la magistratura vada contro di me e mi condanni alle spese perché ho fatto richiesta di danni per diffamazione,  in quanto io non avrei usato le cure convenzionate e non badando al fatto che ho guarito migliaia di persone. Non ci sono stati morti come è successo a loro negli ospedali.

Però, intanto, sono stato condannato a oltre 150 mila euro di spese legali.

Quella è una sentenza politica, non è una sentenza di diritto.

Non c’è più giustizia in questa maniera.

Tornando al discorso, quindi: io insegno la salute, non curo la malattia.

Invece cosa hanno fatto?

Hanno cominciato a criminalizzare i medici che curavano, i medici di famiglia, prima di tutto, che dovrebbero essere il nodo centrale dell’attività medica, perché il medico di famiglia cura a domicilio.

Il 99 % delle malattie può essere curato a domicilio. Non bisogna ricoverare nessuno.

Adesso ricoverano perché la malattia è diventata un affare.

Fino al 1978 c’era la cosiddetta mutua.

La mutua, tanto schifata, garantiva l’assistenza a tutti.

Chiunque aveva necessità si rivolgeva al medico di famiglia, che si recava a domicilio quando occorreva e guariva a domicilio, è chiaro, senza spese a carico del paziente.

Quando c’era necessità di qualcosa di più importante, che necessitava di diagnostica particolare o di interventi particolarmente bisognosi di attrezzature, si andava in ospedale.

Ma non è detto che si andasse in ospedale per essere ricoverati, perché il ricovero ha un senso in una fase acuta particolare, dove si necessita di assistenza intensiva, oppure ha un senso nel momento in cui si deve essere sottoposti a una correzione chirurgica.Altrimenti l’ospedale non serve, si fa tutto a casa.

E se tu metti il medico di famiglia nelle condizioni di lavorare, mettendogli a disposizione i centri diagnostici 24 ore su 24, nel momento può fare un’attività diagnostica al paziente in 24 ore, come avviene in ospedale, il paziente se lo cura a casa.

È ovvio che lo deve ricoverare quando necessario.Ma questo è voluto nel momento in cui, se si chiede  l’attività diagnostica, gli fissano l’appuntamento a tre anni, probabilmente dopo che è morto.

E allora diamo i centri diagnostici a disposizione dei medici di famiglia e poi vediamo se il 90 %  viene curato a casa oppure no, come si faceva un tempo.

E quelli che necessitavano di andare in ospedale, addirittura andavano nelle cliniche universitarie.

Avevi qualcosa di urgente, dove bisognava intervenire? Tu andavi la mattina alle 5, senza prendere appuntamento.

Io queste cose me le ricordo bene . Parliamo del 1977, 1978, anche ’79.

Tu andavi nella clinica universitaria alle 5 di mattina, prendevi il bigliettino e magari alle 10, alle 11, ti ricevevano, ti visitavano, ti risolvevano il problema.

E laddove il problema non poteva essere risolto, ti davano il percorso da fare per risolverlo.

Era tutto gratis.

Oggi andate in intramoenia, pagate l’ospedale, ma non risolvete alcun problema, perché quello non ti guarda neanche in faccia.

Quello guarda l’orologio: 15 minuti a paziente, 10 minuti a paziente, 5 minuti a paziente.

Guarda l’orologio, guarda il computer, scrive tre cose: «Ecco, vada».

Questa è la cura di oggi.

E allora, quindi, il medico della mutua risolveva, risolveva e risolveva, come ho detto io, curando il corpo, la mente e lo spirito, perché col paziente ci dialogava, lo guardava negli occhi, lo visitava, se lo abbracciava.

Oggi l’esame obiettivo… io sfido qualunque medico a saperlo fare. Va a guardare nel computer per fare l’esame obiettivo.

Dopodiché, nel 1978, hanno fatto la riforma sanitaria nel Servizio Sanitario Nazionale che, a mio parere, e avendo vissuto queste cose, era meno valida della cosiddetta mutua, cioè l’INAM, Istituto Nazionale Assistenza Malattia.

Cioè era lo Stato che vi curava attraverso le assicurazioni. Non eravate voi che vi facevate le assicurazioni cosa che vogliono arrivare a fare adesso privatizzando tutto, perché non ci sono i soldi per curarvi, secondo loro.

Certo che, se i soldi vengono sperperati, non ci potranno mai essere.

Eppure una volta si curava gratis.

La 833/78 è tutto sommato meno valida, perché l’ho vissuta, della precedente mutua, l’INAM, però è sempre importante, sempre valida, perché tutti avevano il diritto a essere assistiti.

Dico tutti.

Poi, nel tempo, con le leggi hanno continuato  a stravolgere  il paradigma della medicina, cioè: «Io insegno la salute, non curo la malattia».

E quindi hanno cambiato le leggi e, nel 1992, con la 502/92, hanno trasformato le unità sanitarie pubbliche completamente in aziende sanitarie locali.

Le aziende hanno autonomia gestionale, devono incassare i soldi.

Quindi cosa hanno fatto?

Mentre prima il medico di ospedale, con le cliniche addirittura universitarie, vi curava gratis e vi curava senza appuntamento, hanno tirato fuori, con l’azienda, gli appuntamenti.

«Ma noi non possiamo proprio curare tutti, ti devi mettere in lista d’attesa».

Quindi tu vai lì per la visita e te la danno dopo tre anni.

Tu c’hai un problema acuto: come fai per risolverlo?

Allora fai l’intramoenia: vai in ospedale, paghi 152 euro e vieni visitato subito.

E allora vi dico un’altra cosa: secondo me vi pare normale che chi fa la visita intramoenia è lo stesso che dovrebbe farla a convenzione?

È lo stesso.

Come mai, secondo voi, per visitarvi a convenzione ce l’avete in lista d’attesa per più di tre anni, invece se pagate, dopo una settimana, un giorno, due, tre, massimo dieci giorni, venite visitati?

Come mai?

È lo stesso medico.

Ma chiedetevi anche un’altra cosa: l’ospedale, lo sapete di chi è?

È vostro.

Perché quell’ospedale è stato costruito, realizzato con i soldi di voi contribuenti.

Il personale che lavora lì dentro, compreso il medico che ti visita per 152 euro, è retribuito dai contribuenti, che pagano gli stipendi al personale medico, paramedico e via discorrendo, che pagano l’energia per mandare avanti l’ospedale, che pagano tutto perché l’ospedale funzioni.

Chi lo paga?

Voi!

E perché, quando voi dovete essere visitati, dovete pagare?

Dove sta più l’assistenza a tutti i cittadini? Dove è finita?

Questa è la garanzia dell’assistenza alla salute?

Questo grazie alle norme che nel tempo sono cambiate.

Adesso abbiamo l’aziendalizzazione delle strutture sanitarie, aggravata con la legge  229 del ’99, che ha calcato ulteriormente la mano rispetto all’aziendalizzazione delle strutture sanitarie, dove dovete pagare anche i ticket.

Quindi non solo pagate gli specialisti che vi visitano, che vi dovrebbero visitare e curare, ma non fanno né l’uno né l’altro, perché andate lì e  in un quarto d’ora senza guardarvi nelle palle degli occhi,  dovete pagare i ticket, sia per quanto riguarda le indagini strumentali, sia per quanto riguarda i farmaci.

E allora quale sanità pubblica?

Se quelle sono aziende con tanto di fatturato, devono fare utili.

E allora quale sanità pubblica, se quelle sono aziende con tanto di dirigente e di direttore e di tutto l’apparato economico che deve far quadrare i conti e portare a casa gli utili?

E che facciamo, gli utili sulla sanità?

E quando non bastano, chi interviene?

Le casse dello Stato, che sono riempite da voi contribuenti.

Però i dirigenti guadagnano in funzione del fatturato che fa quell’azienda.

Ma vi pare normale che, di fronte alla salute, dobbiamo fare i fatturati?

Che cos’è quello?

Non è mercimonio? Non è trasformare la salute in un affare?

E allora, ora ve la faccio breve, altrimenti rischio di parlare altre due settimane.

Quindi il paradigma è stato che, nel Novecento, hanno criminalizzato quei medici che curavano  e hanno tirato fuori la cosiddetta medicina allopatica.

Non si curava più corpo, mente e spirito.

La medicina allopatica  produce farmaci derivanti dal petrolio. Come prodotti petrolchimici, non sono biodegradabili, per cui l’organismo li accumula, si intossica e si generano altre malattie.

Con la terapia allopatica hanno cominciato anche a realizzare il loro sogno, perché il sogno dell’industria farmaceutica non è stato mai quello di curare gli ammalati, ma è sempre stato quello di curare i sani.

Allora, i sani, per curarli, bisogna farli ammalare in due modi.

Il primo: farvi passare l’idea che, per stare in salute, vi dovete curare, dovete prendere gli integratori, violando il principio di Ippocrate, del primum non nocere.

Dopodiché, per farvi ammalare, con l’alimentazione incongrua vi hanno propagandato quegli alimenti nocivi all’organismo, criminalizzando quelli invece utili e indispensabili all’organismo.

Ve ne dico solo uno.

Hanno propagandato i carboidrati, lo zucchero e tutti i prodotti processati di cui i supermercati sono pieni, criminalizzando l’uovo, che è l’alimento più nobile al mondo.

Perché è più nobile?

Primo, perché il colesterolo dell’uovo non è assolutamente nocivo: è quello che vi tiene in salute, è quello che vi fa accoppiare, è quello che vi fa prolificare.

Perché senza il colesterolo non si producono gli ormoni, né maschili né femminili.

L’uomo va incontro all’impotenza, la donna va incontro all’infertilità, oltre che al calo del desiderio.

Tanto per dirne una.

Ma il colesterolo è anche il precursore della vitamina D, per esempio.

Ecco perché a 40, 50 anni ormai le donne, e pure gli uomini, hanno l’ osteoporosi.

Per non parlare poi del fatto che il colesterolo è una sostanza indispensabile all’organismo, tant’è vero che i tre quarti  li produce da sè, perché è indispensabile; un quarto viene dall’apporto esterno.

E’  un potentissimo protettore della membrana cellulare.

Le cellule degli organi, che essi siano cervello,  fegato,  o altro, sono organi formati da un insieme di cellule.

Il fegato ha gli epatociti, cellule specializzate in un certo modo, ma che tra loro devono comunicare e comunicano grazie alla membrana fatta di colesterolo che riveste queste cellule.

Quindi, quant’è indispensabile?

Parliamo di Alzheimer, di malattie degenerative del sistema nervoso.

E se tu non gli dai il colesterolo, i neuroni, che sono ricoperti da colesterolo, come si proteggono?

Le guaine mieliniche, ricche di colesterolo, come conducono gli impulsi nervosi in periferia se vengono demielinizzate?

È ovvio che poi abbiamo l’Alzheimer, la demenza senile, la SLA, eccetera.

Tutte malattie neurodegenerative dovute all’alimentazione, ma non ve lo dicono.

Oggi hanno dichiarato come stato d’emergenza la malattia COVID con lo 0,14% di mortalità.

L’alimentazione incongrua, fatta di carboidrati piuttosto che di grassi sani, tipo quelli che stanno nell’uovo, oggi produce 280 mila morti l’anno dovute a malattie cardiovascolari, che rappresentano il 35% della mortalità complessiva. Altro che lo 0,14% della malattia COVID, per la quale è stata dichiarata l’emergenza sanitaria.

Come mai non dichiarano l’emergenza sanitaria per il 35% delle malattie cardiovascolari,  dovute alla cattiva alimentazione?

Sono deliranti, criminali, speculatori!

È chiaro o non è chiaro?

Alimentazione incongrua: hanno criminalizzato l’uovo, che è l’alimento più nobile al mondo, perché dall’uovo ci nasce un pulcino, un essere vivente.

E se  nasce un essere vivente, significa che nell’uovo c’è tutto quello che occorre all’organismo in termini di proteine, sali minerali, vitamine e grassi buoni, tipo il colesterolo.

Mettetevelo bene in testa e non date retta a questi criminali, che poi vi portano sulla strada sbagliata.

Secondo punto cardine con il quale vi hanno fatto ammalare e vi fanno ammalare e vi rendono cronicamente ammalati: la terapia allopatica, derivata dal petrolio, che non vi cura, ma agisce sul sintomo.

E pertanto, siccome il sintomo è sempre un meccanismo di difesa dell’organismo, attenuandolo la malattia si cronicizza.

Sembrate che state meglio perché il sintomo lo sentite di meno, ma la malattia si cronicizza.

Ma quel farmaco, non essendo biodegradabile, vi crea effetti avversi, vi dà altre patologie, cosiddette malattie iatrogene, che per curarle serve un’altra medicina, che a sua volta dà altri effetti avversi.

Vi fanno rientrare in quel circolo vizioso dove, a 70 anni, prendete 15 farmaci al giorno che non vi curano.

L’uno attenua l’effetto avverso dell’altro, vi cronicizzano le malattie e vi portano all’Alzheimer a 70 anni.

Mettetevelo bene in testa: vi fanno campare sempre cronicamente ammalati.

Il discorso sarebbe molto lungo, ma devo farla breve.

Il terzo punto cardine sono i vaccini, che sono tutt’altro che miracolosi.

E poi c’è da distinguere i vaccini veri,  proteici,  di vecchio stampo, da quelli che non sono vaccini perché sono farmaci genici  tipo quelli anti-COVID,che  non potevano e non dovevano essere assolutamente messi in commercio.

E non ci venissero anche a dire che hanno salvato vite: hanno prodotto i morti e stanno continuando a produrli.

Questa è la triste realtà.

Vogliono sostituire il vostro sistema immunitario naturale con un sistema immunitario artificiale che vi costringe a vaccinarvi periodicamente per tutta la vita.

Se volete vivere così, scegliete quella strada.

Diversamente, mettetevi di traverso.

Cominciate a dire no su tutto.

Non possiamo continuare così.

Vogliamo l’assistenza sanitaria gratuita per tutti i cittadini.

Non possiamo pagare dopo che abbiamo costruito le strutture sanitarie, cioè gli ospedali, gli ambulatori, i centri diagnostici, eccetera, con i  nostri soldi e poi, per essere curati, dobbiamo pagare.

Paghiamo addirittura con i nostri contributi gli stipendi al personale sanitario.

Con i nostri contributi compriamo medicine che ci fanno ammalare arricchendo l’industria farmaceutica.

Dobbiamo finirla.

Cominciamo a dire no.

Partiamo con l’alimentazione.

Distruggiamo le multinazionali che stanno distruggendo l’agricoltura.

Stanno distruggendo i contadini. Ormai non esistono più i semi veri.

Esistono  prodotti ibridi che non si riproducono l’anno successivo.

Il seme del cocomero, del grano, è un ibrido, è un OGM, pieno, tra l’altro, di sostanze tossiche.È chiaro che non può essere ripiantato l’anno dopo perché non produrrebbe.

Costringono così  i contadini ad andarli a comprare all’unica banca, quella delle multinazionali.

Sono dei criminali.

Devono farvi ammalare a tutti i costi.

Perché non vi fanno trovare più neanche i prodotti sani per poter mangiare.

Dovete andare ai supermercati, dove il 50-60% dei prodotti sono processati, altamente tossici e nocivi.

Distruggono la vostra salute costringendovi a comprare medicine.

Quello è il circolo vizioso che sta a testimoniare che hanno trasformato la salute in un autentico affare, dove ci inzuppiamo tutti il pane.

Non solo, quindi, le multinazionali del farmaco , tutti coloro che lavorano intorno al comparto sanità e anche tutte le altre aziende che, in qualche maniera, sono comunque sinergiche tra loro, perché fanno capo tutti agli stessi padroni.

Sono 10-12 famiglie mondiali che comandano il mondo, perché sono proprietarie dei pacchetti azionari di controllo di tutte le multinazionali delle armi, petrolchimiche, energetiche, della moneta, della finanza, farmaceutiche, eccetera, fanno tutte capo a loro.

Si sono accaparrati la moneta che  stampano a costo zero e, quando la chiedete in prestito, c’è un valore che poi dovete restituire con gli interessi.

È ora di finirla.

Cominciate a dire no!

Un abbraccio grande.

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