Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione questo lavoro complesso e articolato sul vero grande problema che sta vivendo il mondo occidentale, e la sua democrazia. L’influenza enorme e decisiva di poteri che nulla hanno a che fare con la volontà popolare. Buona lettura e condivisione.
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Questo articolo sarà più articolato del solito, perché si tratta di un’inchiesta giornalistica, che svela alcuni retroscena, a mio avviso importanti, nel rapporto fra “cristiani sionisti” ovvero “catto-conservatori”, evangelici, uomini potenti, denaro, all’ombra dell’Opus Dei, negli Stati Uniti.
A due isolati dalla Casa Bianca c’è una porta diversa dalle altre, perché non introduce ad uffici strategici o ministeri.
Un fedele molto conosciuto e potente assiste assiduamente alle funzioni ed ha un direttore spirituale nella comunità religiosa: è Kevin Roberts.
Il giro di dollari che l’organizzazione di Roberts muove, potrebbe essere in grado di sfornare politici per generazioni intere.
Un apparato simile manca in Italia al Centrodestra. In parte mi pare esistere qualcosa a sinistra, almeno nella corrente di “Magistratura democratica”.
Le prove disponibili non dimostrano l’esistenza di un’unica catena di comando segreta fra Opus Dei, Heritage Foundation, Leonard Leo, Teneo Network, organizzazioni evangeliche, blocco tecnologico e Casa Bianca.
Nel testo, fatti documentati, inferenze investigative e questioni ancora aperte sono mantenuti distinti.
Dentro quelle pagine, la lotta necessaria contro l’antisemitismo cambia natura. Diventa una strategia per identificare, isolare, privare di risorse e rendere politicamente impotente una parte del movimento pro-Palestina. E, quasi nascosta nel testo, compare una frase che trasforma il rapporto in qualcosa di più di un manifesto: il progetto attende una “willing Administration”, un’amministrazione disponibile a collaborare.
Ma esso non si limita a chiedere protezione, indagini sui reati o applicazione delle leggi contro le discriminazioni. Costruisce una categoria molto più vasta, definita “Hamas Support Network”, all’interno della quale colloca persone e organizzazioni accusate di promuovere direttamente o indirettamente la causa di Hamas.
La frase più importante, tuttavia, è nascosta nella descrizione della strategia: Heritage auspica che Project Esther possa diventare una collaborazione pubblico-privata quando alla Casa Bianca si insedierà una “willing Administration”, un’amministrazione disponibile a partecipare. Il documento viene pubblicato un mese prima della vittoria di Donald Trump, il quale sembra aver risposto positivamente, fin da subito.
Christians United for Israel dichiarò di non aver contribuito al rapporto. Lo stesso fecero World Jewish Congress, Republican Jewish Coalition, Hudson Institute e Atlantic Council. Tra le organizzazioni effettivamente associate alla task force figuravano invece Family Research Council, Faith and Freedom Coalition, National Committee for Religious Freedom e il Philos Project, realtà appartenenti soprattutto all’universo cristiano conservatore.
Il piano presentato come scudo per gli ebrei americani non nasce principalmente dalle loro maggiori istituzioni rappresentative. Nasce dentro un conservatorismo cristiano che considera il sostegno a Israele parte della difesa della civiltà occidentale, della guerra contro il progressismo e, per alcune componenti evangeliche, anche del compimento di una profezia biblica.
“Cattolici conservatori” ed evangelici partono da teologie differenti, talvolta persino incompatibili, ma arrivano alla medesima conclusione politica: il rapporto privilegiato tra Stati Uniti e Israele non deve essere sottoposto a una pressione popolare capace di modificarlo.
L’ordine impone alle agenzie federali di individuare gli strumenti civili e penali utilizzabili contro l’antisemitismo, dispone una ricognizione delle denunce riguardanti università e scuole e chiede ai Dipartimenti di Stato, Istruzione e Sicurezza interna di preparare raccomandazioni per identificare studenti e dipendenti stranieri potenzialmente soggetti a provvedimenti migratori. Misure severe borderline in base alla costituzione, spesso dibattute.
Nel 2020 l’imprenditore Barre Seid trasferisce le azioni della Tripp Lite al Marble Freedom Trust, organizzazione presieduta da Leonard Leo. Nel 2021 il trust vende la società a Eaton per circa 1,65 miliardi di dollari. Secondo ProPublica, la struttura dell’operazione avrebbe evitato fino a 400 milioni di dollari di imposte sulle plusvalenze, lasciando una somma ancora maggiore a disposizione della rete conservatrice.
Rimane un fatto enorme: uno dei principali architetti della trasformazione giudiziaria conservatrice ottiene il controllo di una riserva da 1,6 miliardi di dollari, collocata in una struttura privata che offre al pubblico una trasparenza molto inferiore a quella richiesta alle campagne elettorali. Il denaro può alimentare organizzazioni formalmente autonome che non hanno bisogno di ricevere istruzioni quotidiane perché condividono già criteri di selezione, linguaggio, interessi e avversari.
Project 2025 prepara le strutture: estensione del controllo presidenziale, sostituzione dei funzionari ritenuti ostili, riduzione delle protezioni amministrative, politiche restrittive su aborto, diritti LGBTQ e istruzione.
Se sul piano formale la tesi che Peter Thiel e David Sacks abbiano firmato la lettera di adesione ufficiale all’Opus Dei (il cosiddetto whistling) rimane non documentata, la realtà storica svela un legame genealogico e formativo ancora più profondo. I due titani del tecno-capitalismo americano non sono arrivati in questa galassia conservatrice per caso: sono il prodotto di una precisa matrice intellettuale, iniziata nei campus della Stanford University tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90.
Il mentore politico e spirituale che ha intercettato e plasmato il pensiero di Thiel, in quegli anni universitari, è stato Padre Arne Panula, figura di primissimo piano dell’Opus Dei e storico direttore del Catholic Information Center (CIC) di Washington. Thiel ha mutuato dal suo mentore lo stesso identico modus operandi, basato sul reclutamento precoce dei giovani talenti: scovarli nei campus d’élite, modellarne l’ideologia e proiettarli verso i gangli vitali del potere.
Cosa è il Network Teneo? La piattaforma dove il “Software” incontra l’”Hardware”.
L’esistenza di questa infrastruttura non emerge da indiscrezioni anonime. Nel 2023 ProPublica e Documented hanno analizzato oltre cinquanta ore di video interni e centinaia di pagine di documenti di Teneo. Le registrazioni mostrano che l’idea originaria nacque durante una conversazione tra Evan Baehr e il suo allora datore di lavoro Peter Thiel; che Leonard Leo ne assunse la presidenza nel 2021; e che fra i membri risultavano J.D. Vance, Josh Hawley, funzionari, magistrati, dirigenti finanziari e operatori dei media.
Nel 2019 Baehr dichiarava che “molte decine” di aderenti lavoravano già alla Casa Bianca, nei Dipartimenti di Stato e Giustizia e al Pentagono. Nel 2021 oltre tre milioni dei quasi cinque milioni di dollari incassati dalla rete provenivano da DonorsTrust. E’ plausibile che non si tratti di una coincidenza, ma di un’infrastruttura integrata e pianificata in decenni, che risiede in una sigla: Teneo Network. Fondata da Evan Baehr – braccio destro e uomo di fiducia cresciuto nei fondi di Peter Thiel – questa associazione d’élite ha il compito di colonizzare i vertici del capitalismo americano e del tech.
L’Hardware (Il Sionismo Cristiano ed Evangelico) fornisce la massa critica dei voti, il denaro delle mega-chiese e la pressione politica di piazza.
Il Software (l’ élite laica formata dall’Opus Dei e dai Teocon) apporta la sofisticazione giuridica, la filosofia politica e la capacità tecnica di tradurre la passione religiosa in leggi dello Stato, strategie di sicurezza e decreti attuabili.
La rete Teneo mostra il collegamento organizzativo.
Il ruolo dell’Opus Dei deve essere descritto con precisione. Non abbiamo prove che l’organizzazione abbia scritto Project Esther, diretto Leonard Leo o ordinato a Kevin Roberts di adottare determinate politiche.
La convergenza americana non nasce quindi da una teologia comune, ma da una guerra culturale comune. Manca, del resto, qualsiasi compatibilità escatologica: i cattolici conservatori non sposano la tesi evangelica del ‘rapimento della Chiesa’ né il millenarismo letterale sulla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme.
Gli evangelici portano la spinta profetica e la massa elettorale; l’élite catto-conservatrice legata agli ambienti dell’Opus Dei contribuisce a fornire a questa spinta una grammatica giuridica e intellettuale, traducendola in programmi politici, proposte normative e strategie di sicurezza nazionale. Israele viene presentato come frontiera della “civiltà giudaico-cristiana”, mentre il movimento palestinese viene associato all’islamismo, al marxismo, al progressismo universitario e alla sovversione dell’ordine occidentale; la contestazione della guerra a Gaza entra così nello stesso campo ideologico nel quale la destra religiosa colloca aborto, diritti LGBTQ, critical race theory e separazione tra religione e Stato.
La difesa di Israele smette di essere soltanto politica estera. Diventa una prova di appartenenza. C’è infine una contraddizione che l’alleanza “cristiano-sionista” americana preferisce non guardare. I palestinesi non sono soltanto musulmani. Esistono comunità cristiane palestinesi a Gaza, Betlemme, Gerusalemme Est e in Cisgiordania, alcune delle quali precedono di secoli la nascita delle moderne chiese evangeliche statunitensi. Sono comunità che denunciano occupazione, confisca delle terre, violenza dei coloni e progressiva erosione della propria presenza.
Se la difesa di Israele diventa un dovere cristiano assoluto, cosa accade ai cristiani palestinesi quando criticano il governo israeliano? Diventano anch’essi parte della rete sospetta? Le loro testimonianze possono essere ascoltate, oppure vengono sacrificate sull’altare di una geopolitica trasformata in profezia?
È qui che il “cristiano-sionismo” (già condannato da San Pio X direttamente in udienza col fondatore del movimento sionista) rivela la propria contraddizione più profonda: pretende di parlare in nome della Terra Santa, mentre marginalizza una parte dei cristiani che in quella terra vivono.
È proprio l’assenza di quella scena, così cinematografica e così rassicurante, a rendere difficile riconoscere ciò che abbiamo davanti. Il potere contemporaneo non ha sempre bisogno di una cabina di regia. Gli basta un think tank che scriva in anticipo le politiche; una rete religiosa che formi, colleghi e legittimi le élite; un sistema finanziario capace di mettere a disposizione risorse immense; organizzazioni cristiane che trasformino Israele in una prova di appartenenza; una filiera giudiziaria che selezioni interpreti prevedibili della Costituzione. Poi serve soltanto il momento giusto.
Tutto avviene alla luce del sole. Ogni passaggio può essere legale. Ogni organizzazione può dichiararsi indipendente. Ogni protagonista può sostenere di aver agito secondo coscienza. Ed è così che la protezione necessaria degli ebrei dall’antisemitismo rischia di cambiare funzione: da scudo contro l’odio a dispositivo capace di proteggere un governo straniero dalla critica, disciplinare le università e trasformare il dissenso in una possibile questione migratoria.
La porta di K Street, a questo punto, torna davanti ai nostri occhi. Non perché dietro quella porta sia stato certamente impartito un ordine, ma perché da quella stessa rete emergono uomini che preparano giudici, programmi e strategie; uomini che non devono necessariamente coordinarsi in segreto, perché condividono già il mondo che vogliono costruire.
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USA

3 commenti su “USA, le Strane Convergenze fra Catto-Conservatori e la Destra nel Nome dell’Antisemitismo.”
-La domanda molto scomoda è: quando una rete privata possiede il denaro per selezionare le élite, la macchina per scrivere le politiche e l’accesso per trasformarle in potere esecutivo, che cosa resta da conquistare?-
Bella domanda. La stessa che sorge spontanea pensando ai giovani virgulti del Wef, alle reti filantropiche infestanti, a quelle gemellate onusiane e gesuite, alle massonerie ufficiali tricentenarie, alle paramassonerie frattali nelle corti e nei cortili, alle plutocrazie fondiarie e dinastiche. Restando alla superficie. https://www.renovatio21.com/organizzazioni-del-controllo-globale/
Un’evidenza anzi due che i progressisti dogmatici scansano come la peste e il colera, il che non depone affatto a favore della loro “laicità”: scienza & tecnica sono tutto tranne che neutre. Vengono determinate da tempi e terre aventi logiche e padroni il cui vaglio stabilisce se concimarle, soffocarle e cospargerne di sale anche il ricordo (Petronio Arbitro e Plinio il Vecchio ci hanno tramandato come curiosità la storia del vetro infrangibile cassato da Tiberio in nome dell’imperial economia), usarle per abbellire la tavola, accantonarne i semi per una futura rotazione o ricoprirne il mondo fino a opprimerlo. Altrettanto importante: qualunque strumento operativamente valido è per sua natura ambiguo. La metafora del coltello è perfetta per banalizzare. La pubblicità rende l’idea ma induce l’illusione che per essere liberi e anticonformisti basti spegnere lo schermo.
https://frontiere.me/ordine-dal-caos/
-Come un virus che utilizza la cellula, come veicolo per la propria replicazione, così noi usiamo la popolazione, e le strutture che la organizzano, per inverare la nostra visione o, se vogliamo definirlo in modo più “operativo”, il nostro progetto.-
Pavlov nell’immaginario è quel simpatico etologo che giocava coi campanelli e l’appetito dei cani. Che i suoi esperimenti avessero lo scopo di studiare, provocandole, nevrosi e schizofrenia nelle cavie, che fossero finalizzati all’applicazione sugli umani, che, pur essendo ostentatamente ostile al nuovo regime, l’Unione Sovietica l’abbia tollerato e finanziato con una liberalità degna di una università Ivy League, che sia uno dei padri fondatori della moderna scienza del controllo sociale (“condizionamento operante”), bisogna invece andarlo a leggere su wikipedia. Tutte le consorterie elitiste di ogni segno e colore condividono un assunto e un corollario: la massa è animale, per istinto sceglierà sempre il mangime e la via qui e ora più facile, perciò si può istruire/addestrare come i cani o coltivare come le teste di cavolfiore a 50 pollici. Il libero arbitrio non esiste, come Chi ce lo avrebbe dato insieme alla dignità indisponibile di ogni essere umano, o è appannaggio dei soliti eletti illuminati. Cosa resta da conquistare? Ciò che nelle menti e nei cuori formati negli schemi non è comprensibile negli schemi. Che prima o poi comunque cozzano con la testa intrattabile dei fatti e saltano anche se si chiamano imperi o algoritmi.
Questa brutta estate ha fatto brutti scherzi a tanti. Si riguardi e riprenda un passo alla volta, adelante con juicio. L’obolo di una preghiera o di una Messa, per i don che non pensano sia una spaghettata con un altro nome, è il minimo. Un pensiero anche ad Alessandro Di Battista, tra le pochissime voci a rompere il coro dei brancacolleoni alle crociate dei padroni.
Sullo sfondo della ricostruzione del sistema cattocon USA si colloca l’opera fondamentale della Chabad Lubawitch. Stranamente non citata nell’articolo ma che, anche quotidianamente, appare con il Presidente Trump per confermare il proprio ruolo di potere. Tuttavia le radici dell’errore dei cristiani parte da lontano e precisamente dalla bibbia Scofield, un’aberrazione teologica ma che sostiene la sceneggiatura che lega i cattocon con il giudaismo. Dispensazionalism, rapture, sono tutte “invenzioni” che hanno minato il credo cristiano negli USA: la famosa Bible Belt che raccoglie all’incirca 40 milioni di americani e che rappresentano lo zoccolo duro neocon pro.Israele. Grandi masse di denaro per la propaganda pro Israele vanno ai “pastori” John Hagee, Pat Robertson, Jerry falwell, Tim La Haye, tutti con la propria “chiesa”. Impossibile per i neocon sopravvivere senza l’appoggio finanziario delle varie sette giudaiche che a loro volta, in mille modi, sottraggono denaro allo sciocco cittadino americano. Quanto a Thiel, ha piu’ volte dichiarato di essere cristiano e che tutti dobbiamo rispettare, sellettivamente, il primo e l’ultimo comandamento. Il resto, no. Sposato con Matt Danzeisen ex VP di Blackrock ha tre figli ottenuto con l’affitto di utero altrui.
Segnalo, per correttezza verso i lettori, che questa “inchiesta” riprende in maniera estremamente estesa il dossier “Project Esther: la rete cristiano-cattolica-sionista arrivata alla Casa Bianca”, che ho pubblicato su AntonellaNEWS il 27 agosto 2026, otto giorni prima di questo articolo.
Non mi riferisco semplicemente alla trattazione dello stesso argomento o all’utilizzo delle medesime fonti pubbliche. Coincidono la sequenza degli elementi investigativi, numerosi passaggi e formulazioni, alcune metafore utilizzate per spiegare la struttura della rete e persino parti dell’impostazione metodologica dell’inchiesta.
Il mio nome viene citato all’interno del testo, ma questo è cosa diversa dal chiarire al lettore che una parte sostanziale della ricostruzione deriva da un’inchiesta precedentemente pubblicata.
Non ho alcun problema con chi riprende, discute o sviluppa il mio lavoro: è anche così che circola il giornalismo. Ma esiste una differenza fondamentale tra citare una fonte e riprodurne l’architettura investigativa senza attribuirle chiaramente la paternità.
Invito quindi Marco Tosatti e Matteo Castagna ad aggiungere all’inizio dell’articolo un riferimento esplicito, con link, all’inchiesta originale di AntonellaNEWS del 27 agosto. https://antonellas.substack.com/p/project-esther-la-rete-cristiano?r=1knx7a&utm_campaign=post&utm_medium=web